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I Rusteghi, una scena con Emiliani e Pea
"I Rusteghi" una scena con Emiliani e Pea
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I RUSTEGHI di Goldoni, recensione di Francesco Cecoro

Con i Rusteghi , commedia in prosa di Carlo Goldoni, messa in scena per la prima volta a Venezia nel 1760, assistiamo ad una rappresentazione di vita dell’alta borghesia di quel tempo, ad una critica del ceto medio.

Con un pizzico di sarcasmo e al tempo stesso con un briciolo di parodia, Goldoni descrive gli uomini di rigida maniera. Da una parte i Rusteghi:despoti,prepotenti,autoritari, padri padroni. Dall’altra,contrapposti,i giovani e le donne che con una forte vitalità riescono a far crollare e a sgretolare il polso duro dei Rusteghi. Tutto è vietato! Il carnevale che viene celebrato in quel periodo, il teatro, sono luoghi di perdizione,di corruzione, da evitare categoricamente. Divieti imposti ai giovani figli e alle mogli con modi dispotici e imperativi. Comportamenti dettati dalla paura, dall’insicurezza che tutto può sfuggirgli di mano. Il divertimento, la moda,l’evoluzione di una società che sta cambiando, di una società emergente, di una nuova Venezia, devasta la mente di questi uomini che sono radicati a forti valori morali. Goldoni sottolinea l’inappropriatezza del comportamento del ceto borghese, radicato a determinati valori anacronistici solo perché temono che il loro onore esplicitato dai comportamenti di correttezza morale da parte delle rispettive mogli, possa essere inquinato attraverso la corruzione che la nuova società  emergente impone. Bravi gli attori magistralmente diretti da Giuseppe Emiliani. Il quale ha osato, in modo impavido, rappresentare fedelmente ed integralmente il testo di Goldoni, direi con grande bravura, raccogliendo un enorme successo. Una scenografia,seppur sobria , ma indicativa del luogo. Anche i costumi, magnifici e sfarzosi colorati abiti, indossati con disinvoltura dagli attori, ci portano con la mente a quei tempi. Una commedia divertente ma con un forte messaggio morale.

Repliche fino a Domenica 13 Marzo al teatro sociale di Brescia.

Francesco Cecoro

Alcuni diritti riservati

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