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dichiarato prescritte le truffe
Cronaca Sicilia

Restituita la polizza da 16 milioni di euro alla moglie dell’ex deputato messinese

La Commissione regionale tributaria ha disposto la restituzione della polizza assicurativa alla moglie di Francantonio Genovese.

Ci si era occupati dei vari giudizi a carico dell’ex deputato ed anche ex sindaco di Messina, Francantonio Genovese, prima del Pd ed in ultimo passato a Forza Italia ed il cui figlio luigi è deputato All’Ars (Assemblea Regionale Siciliana), negli articoli “20 Settembre 2019 Corsi d’oro 2, ridotta in appello la pena a 6 anni e 8 mesi ad ex deputato Pd e poi Fi” e “1 Ottobre 2019 L’ex parlamentare del Pd e poi di FI condannato a 4 anni e 2 mesi”.

A settembre del 2018 la sentenza di appello a Messina aveva ridotto le condanne per la moglie di Francantonio Genovese, Chiara Schirò, a un anno e 8 mesi. Sconto in Appello anche per Sauta, condannato a 5 anni e la moglie Graziella Feliciotto a 2 anni e 2 mesi in Appello. Condannato a l’ex assessore comunale di Messina, presidente dell’Ancol, Carmelo Capone a 8 mesi. Condanna a 4 mesi per Daniele D’Urso, moglie dell’ex sindaco Peppino Buzzanca. Le accuse contestate a vario titolo erano di associazione finalizzata al peculato ed alla truffa reati finanziari e falsi in bilancio connessi alla gestione degli enti di formazione professionale.

Il 15 gennaio 2020 la Sesta sezione della Cassazione si era pronunciata sulla prima indagine “Corsi d’Oro” che travolse la formazione professionale nel 2012, alla quale fece seguito l’operazione “Corsi d’Oro 2” che vide il coinvolgimento di Francantonio Genovese e del cognato Franco Rinaldi, rimasti fuori da questo primo troncone, poi condannati in primo e secondo grado. In questo primo troncone erano 11 gli imputati, tra cui la moglie di Genovese, Chiara Schirò. La Cassazione ha in sostanza tenuto in piedi l’associazione a delinquere, ma dichiarate prescritte le truffe mentre ha rigettato il ricorso della Procura di Messina sul peculato, decisione che potrebbe riflettersi anche sul giudizio di Corsi d’Oro 2. Cassata senza rinvio la condanna di Daniela D’Urso, moglie dell’ex sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, mentre resta in piedi l’associazione a delinquere per Chiara Schirò, moglie di Genovese, la cui pena dovrà essere rideterminata dalla Corte di Reggio Calabria. Ridotta la pena a due anni e sei mesi per Elio Sauta, presidente dell’Aram, ente di formazione professionale.

Adesso la Seconda sezione della Commissione tributaria regionale, presieduta da Mario Zumbo, ha depositato le motivazioni della sentenza del 5 novembre 2019, relatore il magistrato Giuseppe Costa, con la quale aveva disposto l’annullamento degli atti impugnati negli anni dall’Agenzia delle Entrate di Messina,  ordinando la restituzione della polizza assicurativa a suo tempo sequestrata Life Bermuda da sedici milioni di euro sottoscritta a favore della moglie Chiara Schirò dell’ex deputato, così facendo proprie le tesi del tributarista Gianfilippo Ceccio, affiancato dallo studio dell’ex ministro delle Finanze Augusto Fantozzi, che ha assistito Francantonio Genovese.

Infatti, già il 12 dicembre 2018, la Corte di Cassazione aveva sospeso il giudizio e con una successiva ordinanza del 6 giugno 2019, cassando la sentenza della Commissione tributaria regionale con Presidente e relatore prof Santa Micali e composta anche da Angelo Giorgianni e dal Procuratore capo di Barcellona Emanuele Crescenti, disponendone il rinvio ad altra sezione per la totale revisione.

La Cassazione aveva contestato ai Giudici tributari di Messina l’errata applicazione retroattiva della legge 102 del 2009 sugli illeciti depositi di somme all’estero e la mancata indicazione nell’apposito riquadro della dichiarazione dei redditi. In sostanza con la sentenza di primo e secondo grado, i Magistrati messinesi non avevano tenuto conto che Francantonio Genovese: avesse disposto l’apertura della polizza assicurativa a favore della moglie nel lontano 2005; non avevano ritenuto utili le informazioni fornite dal contribuente sulla provenienza dei soldi detenuti all’estero quale dichiarato lascito familiare degli anni passati; e avevano stimato in quasi ventisei milioni di euro le somme che l’ex parlamentare, prima Pd e poi di Forza Italia, dovesse versare al fisco italiano. Inoltre la Cassazione ha pure contestato, per mancanza di presupposti, l’applicazione della legge 167 del 1997 sul monitoraggio fiscale dei fondi detenuti all’estero.

La polizza Life Bermuda era venuta a galla dai controlli operati dalla Guardia di Finanza di Milano sui conti all’estero di cittadini Italiani, dopo le indagini avviate a seguito delle rivelazioni dell’informatico italo francese, Harvè Falciani e si era saldata sull’inchiesta Corsi d’Oro 1 e 2 aperta a Messina a carico del parlamentare sui corsi professionali che ne determinarono la condanna a undici anni, dimezzata in appello a sei e ora rivista dalla Cassazione che ha escluso, come aveva sempre sostenuto il primo difensore di Genovese Carlo Enrico Paliero, la configurazione del peculato.

Adduso Sebastiano

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