Politica

L’intercettazione della Raggi: la sindaca si sfoga con l’ex braccio destro Marra contro Beppe Grillo e Casaleggio jr

intercettazione della Raggi
«Le nomine di Minenna e Raineri mi sono state imposte. Il sindaco sono io».

A parlare è Virginia Raggi all’interno di una chat di Telegram. Nelle conversazioni acquisite dai pm la sindaca si sfoga con l’ex braccio destro Marra contro Beppe Grillo e Casaleggio jr.

“Mi hanno imposto quelle nomine”. Così Raggi si sfogava con Marra

Le conversazioni via chat acquisite dai pm. L’ex braccio destro, ora agli arresti, diceva al fratello: «Devi farti amico De Vito, è della Casaleggio. Io parato, ha firmato solo Virginia»

ROMA – «Le nomine di Minenna e Raineri sono imposte. Ma il sindaco sono io». A parlare è Virginia Raggi, all’interno dell’ormai stranota chat di Telegram “Quattro amici al bar”. Gli interlocutori sono Salvatore Romeo, Daniele Frongia e Raffaele Marra, l’ex braccio destro che, subito l’arresto, la sindaca ha rinnegato in un baleno liquidandolo come «uno dei 23 mila dipendenti del Comune».

La prova che Raggi ha qualche problema nell’ammettere la realtà dei fatti è contenuta in questa intercettazione del Nucleo investigativo dei Carabinieri, ora agli atti della Procura di Roma che ha messo sotto indagine Raggi per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico nell’inchiesta sulle nomine in Campidoglio.

Quante volte Raggi ha smentito che il suo mandato fosse commissariato da Beppe Grillo, dai parlamentari romani più in vista e dalla Casaleggio Associati? Anche di fronte all’evidenza, anche di fronte all’imprenditore Massimo Colomban, amico di Gianroberto e spedito dall’erede Davide a Roma in qualità di assessore alle Partecipate dopo i pasticci della ricerca di un assessore al Bilancio, Raggi ha sempre dato la stessa risposta: «Le decisioni le prendo io con i miei assessori e i miei consiglieri». Per dire, un mese dopo l’arresto di Raffaele Marra, dopo i giorni del caos in Campidoglio, dopo che la costrinsero a far fuori il suo cerchio magico (il vicesindaco Frongia e il capo segreteria Romeo), lei è andata nel salotto tv di Giovanni Floris su La7 a dare un’altra versione: «Si sono dimessi loro per tutelare il Movimento». Falso. Come false appaiono, alla luce di questa intercettazione su Minenna e Raineri, le sue manifestazioni di autonomia all’indomani della vittoria.

 

Massimo Minenna, ex Consob, e Carla Raineri arrivano a Roma in qualità di super-assessore al Bilancio e alle Partecipate, lui, e di capo di gabinetto, lei, per volontà del minidirettorio romano, di Grillo e di Casaleggio. Si sa com’è andata a finire, poi. La guerra in Campidoglio, guidata nell’ombra da Marra, ha portato alle dimissioni di entrambi nel giro di una notte, alla ricerca affannosa di un nuovo assessore al Bilancio (trovato dopo un mese e dopo tanti rifiuti a ottobre) e alla vacatio che dura tuttora per il capo di gabinetto.

Che Raggi sia stata di fatto commissariata dal M5S è ormai indubitabile. Ma forse lo era anche dall’interno, domata dall’influenza che Marra esercitava su di lei ben prima che fosse eletta. «Ho appena finito di studiare i nominativi per gli incarichi delle strutture di diretta collaborazione del sindaco e del vicesindaco», scrive Marra a Romeo su WhatsApp a maggio 2016. Marra, Romeo, Frongia e Raggi si muovevano come una squadra compatta già mesi prima del voto.

I messaggi in chat depositati nel fascicolo del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pm Francesco Dall’Olio complicano le cose a Raggi ma gettano un’ombra sull’intera giunta, soprattutto leggendo lo scambio su WhatsApp tra Marra e suo fratello Renato, ex vicecapo dei vigili promosso a dirigente con una nomina poi revocata su cui indagano i magistrati. Nel luglio 2016, incassata da pochi giorni la vittoria alle urne, rivolgendosi al fratello Renato che ambiva a diventare capo dei vigili, Marra dice: «Devi farti amico De Vito, lui è potente. Se diventa tuo amico metà strada è fatta». Inoltre, parla di alcuni incontri con Di Maio anche se il vicepresidente della Camera ha sempre negato. Perché De Vito? Perché l’ex candidato sindaco sconfitto da Ignazio Marino e poi battuto alle primarie da Raggi, oggi presidente dell’Assemblea capitolina, è considerato l’uomo forte del M5S nella giunta. Il suo sponsor è Roberta Lombardi, all’epoca ancora nel cuore di Grillo e Casaleggio perché non in violento contrasto con la sindaca.

Renato a quel punto si mette in contatto con Adriano Meloni, assessore allo Sviluppo economico e al Turismo, ex amministratore delegato di Expedia, anche lui arrivato a Roma in quota Casaleggio Associati. Renato Marra cerca Meloni su WhatsApp e lui gli risponde: «Sei il fratello di Raffaele? Mi ha spiegato di te». Frase che è stata confermata martedì dallo stesso Meloni ai pm che lo interrogavano proprio su questi passaggi: «E’ stato Raffaele a suggerirmi di prendere suo fratello». Poco dopo, Renato riscrive a Raffaele (sempre luglio 2016): «Sai che mi ha chiamato Meloni? De Vito sta nella stessa squadra di Meloni?». Raffaele risponde sicuro: «De Vito sta proprio con Casaleggio».

In quello scambio in chat Raffaele incalza ancora il fratello: «De Vito è un amico, mi voleva fare direttore del terzo dipartimento per parare il culo alla moglie». A luglio Giovanna Tadonio, la moglie di De Vito, diventa assessora alla sicurezza del Personale e alla Polizia locale del municipio III. Una nomina anticipata dalla Stampa il 5 luglio in un articolo sulla parentopoli grillina. Suc cessivamente, nel novembre 2016, Diego Porta viene nominato capo dei vigili e l’attenzione si sposta sul dipartimento del Turismo. Dopo aver incassato la nomina di dirigente Renato scrive a Raffaele ringraziandolo ma mostrando timore per le prime voci sulle nomine che si rincorrono sui giornali. Raffaele è però sicuro: «Tranquillo gli atti li ha firmati la sindaca. Io che c’entro? Sono parato». L’ennesima frase che, assieme alle precedenti ricostruzioni sull’attivismo di Marra a favore del fratello, smentirebbe ancora una volta Raggi. La sindaca, infatti, sulla nomina di Renato ha detto di aver agito da sola.

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