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I quiz INVALSI servono a ben poco, per cui andrebbero superati

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: INVALSI

Puntuale come Sanremo, ogni anno, nel mese di maggio, ritorna pure il dottor INVALSI *. Ma a che serve, visto che la situazione non è affatto migliorata, anzi peggiora ulteriormente ogni anno che passa? In questo caso, il malato sarebbe la scuola italiana, ma i medici (ovvero il dottor INVALSI, che poi sarebbe il MIUR) non sono assolutamente in condizione di formulare la diagnosi esatta e tantomeno di suggerire la terapia più efficace per debellare il virus.

Mi sorge spontaneo il dubbio che il virus possa appartenere al ceppo dello stesso INVALSI. In sostanza, il virus del morbo potrebbe addirittura essere (paradossalmente) il medico che dovrebbe debellarlo.

I test INVALSI sono inadeguati ai tempi, se non altro perché oggi non basta monitorare e valutare (in termini statistici) gli standard generali di apprendimento degli alunni e la qualità delle scuole, ma servirebbe anche saper accertare se i discenti, oltre a studiare ed imparare la grammatica italiana e la matematica, sono educati ai valori della cittadinanza attiva. E per verificare simili aspetti formativi, i quiz INVALSI servono a ben poco, per cui andrebbero superati.

vivicentro.it-sud-opinioni / I quiz INVALSI servono a ben poco, per cui andrebbero superati (Lucio Garofalo)

  • Il test INVALSI (o Prova Nazionale[1]) è una prova scritta che ha lo scopo di valutare i livelli di apprendimento degli studenti al terzo anno della scuola secondaria di primo grado[2]. I contenuti dei test sono realizzati dall’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione (INVALSI).

Introdotto con la legge n. 176 del 25 ottobre 2007, il test è suddiviso in due parti fino all’anno scolastico 2014/2015:

  • Prova di Matematica
  • Prova di Italiano

È stato somministrato per la prima volta, a scopo puramente statistico, nell’Esame di Stato 2007-2008.

Dal 2009, la prova concorre nella valutazione finale dell’esame del primo ciclo d’istruzione.

La prova del 2010 è stata caratterizzata da un generale abbassamento del livello degli studenti, soprattutto nella matematica, con conseguente riduzione dei voti finali degli esaminati. La riduzione è stata in parte imputata anche alla difficoltà del Test.

Critiche
La reale efficacia del test è stata sottoposta a diverse critiche.

Comparabilità tra diverse situazioni e aree geografiche
Una delle critiche riguarda l’efficacia comparativa dei risultati conseguiti dagli allievi nelle diverse realtà, a seguito di irregolarità nella somministrazione dei test. Il sociologo Luca Ricolfi, ad esempio, ha valutato le percentuali di irregolarità nella somministrazione in base a quelle che definisce come diverse aree geopolitiche, ravvisando differenze che si ripercuotono pesantemente sulla genuinità e la comparabilità dei risultati: nell’effettuazione delle prove, l’intromissione di docenti “compiacenti” nei confronti degli allievi raggiungerebbe percentuali più alte nelle scuole dell’Italia centro-meridionale (20%, con una punta di quasi il 30% in Calabria, Sicilia e Campania”) rispetto alle aree settentrionali del paese (tra il 2 e il 5%). L’alterazione indotta sul test da simili comportamenti vanificherebbe quindi la possibilità di utilizzarne i risultati in un’ottica comparativa. Lo stesso Ricolfi ha suggerito che, prendendo spunto da quanto succede in altri paesi europei, i test siano gestiti e somministrati da personale dell’Invalsi, che dovrebbe dotarsi allo scopo di una “rete nazionale di rilevatori professionisti”, un’opzione il cui costo non è specificato, ma definito “modestissimo” dal proponente.

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