L'Esperto

L’allarme dello smog da Legambiente

Smog, nelle città è già allarme

Le nostre città sono più inquinate: a gennaio nove capoluoghi italiani, tra cui Torino, hanno registrato 15 o più superamenti della soglia della media giornaliera di polvere sottili (smog). Luca Mercalli spiega che la situazione migliorerà grazie alle perturbazioni atlantiche, ma non c’è una soluzione strutturale all’orizzonte.

Ancora smog sulle nostre città, ancora superamenti delle soglie di sicurezza. Problema annoso, se già nel 1958 Calvino gli dedicava il racconto «La nuvola di smog», immaginando l’Epauci, un ambiguo e poco efficace «Ente per la Purificazione dell’Atmosfera Urbana dei Centri Industriali». Oggi le Agenzie regionali per l’Ambiente non si stancano di misurare dati e stimolare l’adozione di misure contro l’inquinamento, ma poi ogni inverno la situazione si ripropone, anche a causa degli anticicloni che inibiscono le precipitazioni, e soprattutto in pianura Padana riducono la ventosità provocando ristagni d’aria. L’ultimo rapporto di Legambiente «Mal d’aria 2017» parla chiaro: complice proprio la recente scarsità di pioggia e neve al Nord e sul versante tirrenico, solo in questo primo mese dell’anno nove città italiane – e in particolare Cremona, Torino e Frosinone – hanno già registrato 15 o più superamenti della soglia media giornaliera di 50 microgrammi di polveri (Pm10) al metro cubo d’aria, limite che non andrebbe oltrepassato per più di 35 giorni in un anno intero. Una situazione che conferma la tendenza negativa del 2016, che ha visto un capoluogo di provincia su tre superare i 35 giorni con particolato fuori limite. Torino l’anno scorso è stata la città italiana con la peggiore qualità dell’aria, con ben 89 superamenti in periferia Nord, primato che non stupisce se si considera la posizione della città subalpina, collocata in una delle pianure più urbanizzate e meno ventilate d’Europa, chiusa tra Alpi e Appennino settentrionale.

Tuttavia non dimentichiamo che queste classifiche sono solo indicative: ci sono anche città dove semplicemente il dato o non è significativo o addirittura non esiste. Ma quali sono le maggiori fonti di emissioni di particolato? Tra i principali imputati c’è il traffico veicolare, soprattutto i vecchi diesel, ma negli ultimi anni è aumentato anche il ruolo della combustione di biomasse come legna e pellet, soprattutto nelle zone rurali, ma non trascurabile nemmeno nelle grandi città. A Milano, stufe e caminetti contribuiscono per il 18% alle polveri fini (Pm2,5) rilevate nell’aria. Del resto un solo fuoco di foglie umide e sterpaglie può inquinare come centinaia di caldaie a metano, mentre i caminetti aperti fumano molto più di quelli moderni con inserto chiuso da vetro: anche per stufe e camini si va infatti facendo strada la certificazione. Infine ci sono le fonti industriali, gli inceneritori e le centrali elettriche, che sono comunque più controllate. Insomma, la miscela delle emissioni è varia e complessa, cambia a seconda delle zone e dei giorni, proprio come la fluttuante nuvola di smog di Calvino. Nei prossimi giorni la situazione migliorerà grazie alle perturbazioni atlantiche che da giovedì porteranno piogge e nevicate sopra i 1000 metri – non solo al Nord-Ovest, ma anche tra Lombardia e Nord-Est. Come sempre si tratterà di un aiuto temporaneo: in assenza di rimedi strutturali, l’aria tornerà malsana al primo anticiclone.

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