Cultura

I problemi della scuola

Problemi della scuola

Le classi si riaprono oggi per milioni di studenti: la scuola italiana che fotografiamo mostra alcuni handicap. Migliaia di vincitori del concorsone sono senza cattedra, i presidi fanno una corsa contro il tempo per trovare i supplenti e nei territori colpiti dal terremoto tre istituti su dieci sono ancora inagibili.

Primo giorno in classe per gli studenti di Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Molise, Piemonte, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto e provincia di Trento: ma i problemi restano sul banco.

Mancano i prof. Un terzo delle cattedre coperto dai supplenti  

Nonostante gli annunci di un anno fa quando fu approvata la Buona Scuola, anche questo settembre l’anno scolastico si avvierà con una truppa nutrita di supplenti. Un posto su tre messo a concorso docenti non verrà mai assegnato. Il numero di vincitori è inferiore a quello dei posti messi a bando, come emerge dai dati forniti dal sito Tuttoscuola che sta pubblicando, giorno per giorno, le cifre messe a disposizione dagli Uffici scolastici regionali. Più della metà (il 55%) dei partecipanti al concorso non è stato promosso. A causa di questa selezione, per molte materie da insegnare nelle classi il numero dei vincitori sarà inferiore ai posti disponibili.

Il contatore di Tuttoscuola registrava nel fine settimana il 32% di posti vacanti (3655) su 522 graduatorie pronte. Quel 32%, proiettato sul totale dei posti a concorso, comporterebbe alla fine 20.404 posti vacanti sui 63.712 messi a concorso, spiegano gli esperti del sito. Poiché mancano ancora gli esiti dei concorsi di infanzia e primaria, quella percentuale è destinata a salire, e non di poco. È verosimile, quindi, che alla fine almeno un terzo dei 63.712 non sarà coperto e che dovranno intervenire i supplenti.

Secondo Lena Gissi, a capo della Cisl Scuola, «non è neppure detto che gli alunni troveranno tutti i docenti in classe per l’avvio delle lezioni» perché «contrariamente agli anni passati, le operazioni sul personale dovranno concludersi entro il 15 e non entro il 1° settembre. La nomina dei supplenti arriverà soltanto dopo». L’unico dato positivo è che i supplenti sono in calo. Erano 118.176 nell’anno scolastico 2014-2015, sono scesi a 105.395 in quello 2015-16, per quest’anno si prevede un numero variabile tra i 60 e gli 80mila.

Sisma, ancora inagibile il 30% degli istituti

Si torna in classe questa settimana ma buona parte dell’Italia centrale lo fa con grande paura e in alcuni casi anche con ritardo rispetto alle date previste. Dopo il terremoto che il 24 agosto ha provocato persino il crollo di un istituto che, secondo tutti, aveva anche una patente di antisismicità, in questa settimana sono stati completati i controlli della Protezione Civile nelle regioni colpite dal sisma hanno fatto capire che 390 istituti, pari al 70% del totale, sono stati ritenuti agibili, il 30% inagibile perché danneggiato mentre tre, pur non essendo danneggiati, risultano comunque inagibili perché vicini a edifici pericolanti.

Diverse scuole della provincia di Macerata sono state dichiarate parzialmente inagibili e in questi giorni ci si sta affrettando a effettuare lavori di «somma urgenza» perché possano riaprire al più presto, anche se non il 15 settembre, giorno di inizio dell’anno. Posticipo dell’avvio delle lezioni di qualche giorno anche in alcune zone della provincia di Teramo e in Molise.

Eppure il governo ha investito molto nell’edilizia scolastica, quasi 6 miliardi per mettere in sicurezza, ristrutturare e perfino abbellire gli edifici scolastici italiani. Fu Renzi a insistere in prima persona su questo tema e a istituire la Struttura di missione per l’edilizia scolastica presso la Presidenza del consiglio per sottolineare un accentramento della materia. Ma non bisogna dimenticare che su 41.666 edifici, sono in 18.817 a ricadere in zone sismiche di prima e seconda categoria: quelle dov’è possibile che si verifichi un terremoto violento o potenzialmente distruttivo come quello che ha frantumato la scuola di Amatrice.

Il Concorsone: migliaia di vincitori senza un posto

Sono migliaia, hanno vinto il concorso superando le ostilità di commissioni spesso troppo severe, e prove che hanno decimato la metà dei partecipanti, ma non insegneranno perché per loro non c’è posto. È l’ultima beffa dell’avvio dell’anno scolastico su cui si è scatenata una violenta protesta in questi giorni. Come spiega Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief: «Mancano i posti liberi. Il Miur, infatti, non li ha accantonati e sono stati probabilmente utilizzati per tamponare il caos estivo sulla nuova mobilità su ambiti territoriali. Se la stessa situazione si ripeterà nel prossimo biennio, i vincitori del concorso perderanno l’immissione in ruolo». Cioè fra tre anni per insegnare dovrebbero partecipare di nuovo al concorso. «È una truffa» conclude Pacifico, e annuncia ricorsi.

La ministra dell’Istruzione Stefania Giannini ha provato sabato a rassicurare i vincitori: «Sento parlare di concorso truffa, di vincitori che non saranno mai assunti, ma voglio rassicurare gli insegnanti che non sarà così». L’assunzione, precisa la ministra, avverrà nell’arco dei tre anni di validità delle graduatorie di merito e avverrà regolarmente come previsto dalla Buona Scuola.

In attesa di capire che cosa accadrà il prossimo anno, per questa stagione in alcuni casi le cifre sono davvero drammatiche e non riguardano solo il Sud ma tutta l’Italia. Un esempio è l’insegnamento di Filosofia e Scienze Umane e quello di Filosofia e Storia che in molte regioni non ha nemmeno un posto. È l’effetto dei trasferimenti da Nord a Sud ma anche dei passaggi di ruolo o dei trasferimenti dai posti di sostegno a disciplina.

Chiamate dirette: la lotta contro il tempo dei presidi delle scuole

Ad agosto presidi e aspiranti professori sono rimasti impegnati per buona parte del mese tra bandi, email, curriculum da leggere e colloqui da organizzare per la chiamata diretta. Ma non è finita. In una circolare del 7 settembre il Miur ha definito le tappe forzate delle ulteriori operazioni da completare entro martedì: sei giorni di tempo, weekend compreso. Entro sabato 10 settembre andavano assegnati anche i vincitori del concorso ai rispettivi ambiti territoriali. In due giorni i presidi hanno pubblicato nell’albo online del sito web della scuola un avviso di disponibilità dei posti rimasti vacanti dopo le operazioni di agosto. L’avviso comprende anche data e ora entro cui i docenti devono inviare una mail di autocandidatura insieme con il curriculum. La mail deve essere stata per forza inviata ieri perché solo sabato i vincitori del concorso hanno saputo a quale ambito territoriale sono stati assegnati.

Fatto questo, entro oggi i dirigenti dovranno avere perfettamente chiaro il quadro delle autocandidature ricevute e della corrispondenza dei curriculum degli aspiranti professori alle figure mancanti nel loro organico. A questo punto dovranno rispondere con una mail di convocazione a colloquio o di proposta diretta dell’incarico triennale. Entro domani dovranno aver svolto gli eventuali colloqui. «Si sconsigliano colloqui notturni», sottolinea con ironia l’Associazione Nazionale Presidi in una nota. Dovranno quindi effettuare la scelta, ottenere l’accettazione dei docenti e registrare il tutto sul Sidi, il portale del Miur.

Ce la faranno?

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