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Cronaca Cronaca Sicilia

Due nuovi consiglieri eletti al CSM in sostituzione dei dimissionari dopo il caso “Palamara”

Il Magistrato campano D’Amato e quello siciliano Di Matteo, eletti nuovi consiglieri del Csm. Cambiano i numeri tra le correnti al CSM.

Sono Antonio D’Amato e Nino Di Matteo i due Magistrati eletti al Consiglio Superiore della Magistratura. D’Amato, Procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere – candidato dalla corrente moderata Magistratura Indipendente – ha avuto 1460 voti, mentre Di Matteo, Pm del processo sulla trattativa Stato-mafia e ora sostituto alla Dna, indipendente ma vicino ad Autonomia&Indipendenza ne ha ottenuti 1184. D’Amato e Di Matteo sostituiscono a Palazzo dei Marescialli i due togati Antonio Lepre e Luigi Spina, che si sono dimessi dopo lo scandalo che ha travolto il Csm per i fatti emersi dall’inchiesta di Perugia.

D’Amato è stato il Magistrato più votato. Originario di Torre del Greco, mosse i primi passi in toga come Pm a Palmi, dove trova come Procuratore Agostino Cordova. Quando il Magistrato calabrese viene nominato a capo della Procura di Napoli, D’Amato lo segue poco dopo. Sono gli anni di Tangentopoli e il Pm entra a far parte del pool che si occupa di uno dei filoni più importanti della Mani pulite napoletana, quello sulle tangenti nel settore della sanità. In questo anni, D’Amato ha avuto esperienze anche al Mistero della Giustizia, al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e come Pm anticamorra, prima di essere nominato Procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere. È in servizio alla Direzione Nazionale Antimafia venendo da una lunga esperienza alla Procura di Palermo. Appartiene a Magistratura Indipendente, la corrente più coinvolta nella bufera che ha investito il Csm per la vicenda delle nomine, legata all’inchiesta di Perugia sul pm Luca Palamara, seppure D’amato si dichiarerebbe distante da Cosimo Ferri, esponente di primo piano di Magistratura Indipendente e politico italiano, Sottosegretario di stato alla giustizia nel Governo Letta, nel Governo Renzi e nel Governo Gentiloni e dal 2018 deputato per il Partito Democratico in quota Renzi e ora passato con lui in Italia viva. Su D’Amato si sarebbero riversati anche i voti di Unicost, la corrente centrista in cui c’era precedentemente Palamara.

Con l’elezione del Pm Nino Di Matteo cambiano i rapporti di forza tra le correnti al Csm. È stato eletto per “Autonomia e Indipendenza” la corrente nata da una scissione di Magistratura Indipendente. L’anno scorso al suo esordio al Csm poteva contare su due soli consiglieri, Piercamillo Davigo (eletto con un bagno di voti, oltre 2500 preferenze) e Sebastiano Ardita. Di Matteo è noto soprattutto per avere indagato sulla Trattativa Stato-mafia. Di Matteo, palermitano, all’anagrafe Antonino Di Matteo, dal 2012 è anche Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati di Palermo. È entrato in Magistratura nel 1991 come Sostituto procuratore presso la DDA di Caltanissetta. Divenuto Pubblico ministero a Palermo nel 1999, ha iniziato ad indagare sulle stragi di mafia in cui sono stati uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e gli agenti delle rispettive scorte, oltre che sugli omicidi di Rocco Chinnici ed Antonino Saetta; per l’omicidio Chinnici ha rilevato nuovi indizi sulla base dei quali riaprire le indagini e ottenere in processo la condanna anche dei mandanti, riconosciuti in Ignazio e Antonino Salvo, mentre per l’omicidio Saetta otteneva l’irrogazione del primo ergastolo per Totò Riina.

Dal 1993, a causa della sua attività, Di Matteo è sotto scorta. È attualmente impegnato nel processo in relazione ad ipotesi di reato eventualmente connesse alla trattativa Stato-mafia. Nel corso di tale processo veniva resa pubblica la minaccia di morte da parte del boss Totò Riina, intercettata dalla Magistratura durante una conversazione privata in carcere con un altro recluso: «A questo ci devo far fare la stessa fine degli altri». In seguito alle minacce ricevute Di Matteo è stato sottoposto ad eccezionali misure di sicurezza, compresa l’assegnazione del dispositivo Bomb Jammer (Dispositivo di sicurezza che impedisce l’attivazione di telecomandi per esplosivi nell’area di passaggio del veicolo blindato inibendo la teletrasmissione di impulsi via rete telefonica cellulare), elevando il grado di protezione al massimo livello. Il Pm ha però rifiutato l’uso offertogli di un mezzo blindato Lince, a suo avviso “un carro armato” a tutti gli effetti, non adatto a circolare in un centro abitato.Di Matteo ha seguito dall’inizio delle indagini il processo Borsellino III, conclusosi definitivamente con la condanna di oltre 20 mafiosi tra organizzatori ed esecutori dell’attentato (tra cui compaiono boss come Giuseppe “Piddu” Madonia, Benedetto “Nitto” Santapaola, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Raffaele Ganci, Michelangelo La Barbera, Mariano Agate, Cristoforo Cannella, Filippo Graviano e Domenico Ganci). Proprio da questo processo emersero per la prima volta le vicende in merito all’accelerazione che portò alla morte del giudice Borsellino oltre che riguardo il possibile coinvolgimento dei cosiddetti “mandanti esterni”. È in quel dibattimento, infatti, che il collaboratore di giustizia Salvatore Cancemi fa i nomi di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri che verranno indagati, e poi archiviati, sotto gli pseudonimi “Alfa e Beta”. La verità emerse in seguito al pentimento del reale colpevole, Gaspare Spatuzza. La revisione del processo a carico delle 11 persone ingiustamente condannate si concluse nel 2017 con l’assoluzione piena dei 9 ancora in vita. Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso, lanciò dure accuse alla Procura di Caltanissetta, definita «massonica», e ai pm che si occuparono delle indagini, tra cui Gianni Tinebra, Annamaria Palma, Carmelo Petralia e lo stesso Di Matteo.

Dal “caso Palamara” in poi tutto è cambiato tra le correnti del CSM, dopo che l’inchiesta sull’ex Presidente della ANM (Associazione Nazionale Magistrati) si è trascinata dietro le dimissioni di cinque consiglieri, tre di “Magistratura Indipendente” e due di “Unicost”. Sono così subentrati come primi dei non eletti, due giudici di “Autonomia e Indipendenza”, Ilaria Pepe e Giuseppe Marra. Ora l’elezione di Di Matteo porta a cinque il numero dei componenti del gruppo, facendone il più numeroso. Lo segue, con quattro consiglieri, il gruppo delle toghe progressiste, Area. Magistratura Indipendente, il cui candidato in questa elezione, Francesco D’Amato, è stato il Magistrato più votato, sicché la corrente risale a tre consiglieri mentre un anno fa ne aveva cinque. Come Unicost, che resta ferma a 3 consiglieri. A dicembre si tornerà al voto per sostituire l’ultimo dei togati dimessi.

A votare tra domenica e lunedì è stato il 74 percento degli aventi diritto (6799 magistrati su 9234). Sedici i candidati per i due posti riservati a magistrati inquirenti: oltre Di Matteo e D’Amato, correvano l’aggiunto di Milano Tiziana Siciliano, Anna Chiara Fasano, Grazia Errede, Simona Maisto, Gabriele Mazzotta, Alessandro Milita, Francesco De Tommasi, Lorenzo Lerario, Paola Cameran, Fabrizio Vanorio, Andrea Laurino, Antonio D’Amato, Francesco De Falco, Alessandro Crini e Anna Capena.

L’8 e 9 dicembre i Magistrati torneranno alle urne per indicare un sostituto ad un altro componente dimessosi nel frattempo a seguito dell’inchiesta su Palamara ex presidente dell’ANM.

Adduso Sebastiano

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