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La sinistra del PD conferma il no e prepara lo scontro finale

Matteo Renzi, 41 anni, interviene alla Direzione del Pd (ansa)
Matteo Renzi, 41 anni, interviene alla Direzione del Pd. Diversamente dal solito si è presentato in giacca blu (non in maniche di camicia) e ha parlato leggendo degli appunti (ansa)

Matteo Renzi propone alla minoranza di modificare l’ Italicum dopo il voto sul referendum costituzionale ma la sinistra del partito conferma il no e prepara lo scontro finale. Per Marcello Sorgi “il Pd da ieri non esiste più”.

“È l’ennesimo bluff”. La sinistra Pd non si fida: scatta il libera tutti

Il segretario è convinto che la base sia con lui

«Nulla è cambiato: se non si incardina subito una proposta del Pd su cui Renzi ci metta la faccia, noi il 4 dicembre votiamo No». La porta di Bersani, Speranza e Cuperlo resta socchiusa se non già chiusa: la sinistra Pd pubblicamente non vuole fare come se nulla fosse avvenuto e dice di esser disposta a vedere le carte. «Se il comitato fa il miracolo siamo felici…», tanto che Speranza è pronto a farne parte. Ma in realtà non si fida di quello che il braccio destro di Bersani, Miguel Gotor, definisce «il bluff» di Renzi che liquida «in tono sprezzante come un alibi le nostre richieste». E dunque non lo segue nello stretto sentiero aperto, poiché «l’impegno a cambiare la legge elettorale prima del 4 dicembre sarebbe un’altra cosa visto che l’esperienza suggerisce che è sempre meglio prima vedere il cammello».

Nessun placet a chi invece vara un comitato, «si sa che le commissioni si fanno quando in realtà non si vuol decidere nulla». Dunque i compagni non ci stanno «perché il 5 dicembre cambia il mondo e se vince il Sì ognuno fa come vuole». Ergo, Renzi potrebbe dire di averci provato ma che mancando un accordo con le opposizioni, l’Italicum resta com’è. La sinistra non scorge una reale volontà del premier a cambiare, non apre spiragli anche perché nei territori «molti compagni stanno già facendo campagna per il No».

E dietro le quinte rigetta con sdegno la dose di «fuffa» – così definiscono l’apertura del premier nei loro sms – profusa nelle loro orecchie per non prendere il toro per le corna. Già nell’ascoltare la relazione gli sbuffi e le occhiate tra Roberto Speranza e Nico Stumpo erano le stesse di quando i due andarono a Catania a sentire cosa avrebbe detto il segretario nel comizio di chiusura della Festa nazionale, appuntamento simbolico. «E sono le stesse, un comitato che verifichi cosa vogliono fare gli altri partiti e se vi sia una maggioranza in Parlamento», commentano. Ma poi, quando nella replica Renzi non coglie la palla lanciata da Franceschini di mettere nero su bianco una modifica dell’Italicum targata Pd, il segnale è chiaro: un tana libera tutti.

E anche l’appello di Franceschini, «ma come si fa a non vedere che vincitori del No saranno Grillo e Salvini?», cade nel vuoto, perché se «Renzi oggi ha aperto uno spazio importante malgrado due interviste della vigilia che dicono no», loro vedono solo fumo negli occhi. Perché Renzi ha dimostrato di esser convinto che il problema non sussista e invece di impegnarsi in prima persona ha delegato a Guerini e ai capigruppo la quadratura del cerchio. E per giunta ha fatto la sua «apertura» con un tono di sfida che è parso molto contundente, «con l’aria di chi concede un contentino a chi si mette di traverso al referendum con argomenti pretestuosi, poiché siccome è rimasto da solo con un pezzo di Pd e tutti contro ora è nei guai e prova a correggere, ma senza esserne convinto».

Da parte sua, il premier è deluso ma non stupito: se lo aspettava questo sindacato di blocco, ma è sicuro di aver «stanato» i compagni e che il popolo del Pd lo seguirà in massa mettendo all’indice «la vecchia guardia». Per questo darà il via libera all’Italicum 1.0, quello con il premio alle coalizioni, ma solo dopo il referendum, su questo non arretra: dopo il voto ogni scenario sarà più chiaro per trattare con Forza Italia e i grillini che ora non vogliono saperne.

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