Scontri tra fazioni militari in Libia: Italiani evacuati, ma l’Ambasciata resta aperta

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Caos in Libia dove è in atto un violento scontro tra fazioni militari. Nella giornata di ieri il Consiglio presidenziale libico è stato costretto a dichiarare lo stato d’emergenza a Tripoli e nelle periferie della capitale, dove la rappresaglia ha  provocato 47 morti e 129 feriti in otto giorni. La misura è diretta a “fermare lo spargimento di sangue, ridurre le perdite materiali e di vite umane, tutelare la sicurezza dei civili, le strutture pubbliche e private“, dopo che il capo della “Settima Brigata” di Tarhuna ha annunciato che lancerà l’assalto dal Sud per avanzare verso il centro della capitale e conquistare il quartiere di Abu Salim.
Fonti della Difesa assicurano che i militari italiani nel Paese stanno bene e in sicurezza e che nessun problema è riscontrato all’ospedale da campo a Misurata, mentre la ministra Elisabetta Trenta segue costantemente l’evolversi dei fatti anche in seguito al colpo di mortaio che ha raggiunto un palazzo vicino all’ambasciata.
In un tweet, l’ambasciata italiana a Tripoli ha smentito il sito “Al Mutawasset”, che aveva dato la notizia, da fonti anonime, della chiusura della rappresentanza diplomatica. “L’ambasciata d’Italia in Libia rimane aperta. Continuiamo a stare al fianco dell’amato popolo libico in questa difficile congiuntura“, si legge nel messaggio. Ieri pomeriggio una nave dell’Eni avrebbe evacuato tecnici impiegati nei terminali e pozzi legati al complesso di Mellitah e alcuni militari dipendenti dell’ambasciata: una misura puramente precauzionale, secondo fonti diplomatiche.

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