L’Europa a rate. MASSIMO GRAMELLINI*

Se non pagherai sette rate del tuo mutuo, la banca potrà portarti via la casa: la venderà, tratterrà la parte di denaro che le spetta e il resto, se ci sarà un resto, lo darà a te per comprarti una tenda da metterti sopra la testa. Lo stabilisce una direttiva europea che ha giustamente agitato i Cinquestelle. Magari l’applicazione non sarà così automatica e brutale: se il debitore moroso si rifiuta di sgomberare, la banca dovrà pur sempre ricorrere a un giudice, con conseguente dilatazione dei tempi e incertezza sugli esiti. Ma al di là degli effetti concreti, rimane il quesito di base: come fa un cittadino, non dico a provare senso di appartenenza, ma almeno a non provare disgusto per l’Europa, se ogni provvedimento che si associa a quel nome sembra studiato apposta per tutelare i più forti e vessare i più deboli?

L’euroburocrate che ha confezionato la direttiva spazza-mutui sarà sicuramente convinto di avere agito in nome dell’efficienza economica. Nella sua testolina asettica non si sarà affacciato neanche per un attimo lo scenario di un padre o di una madre di famiglia che perde il lavoro, non riesce a pagare le rate e si ritrova in mezzo a una strada. Questo genere di pensieri può venire in mente solo a un politico, che ancora qualche relazione di interesse con gli elettori è costretto ad averla. Purtroppo l’Europa non la stanno facendo i politici e tantomeno gli elettori. La stanno disfacendo i burocrati. Ed è a loro che va sfilata, prima che finiscano di distruggerla a colpi di direttive.

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