La trattativa Stato-mafia c’è stata. Tra i condannati: Dell’Utri e Mori

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Si è chiuso, ieri, un primo importante capitolo del processo iniziato nel maggio 2013 sulla cosiddetta Trattativa Stato-Mafia per la quale in cinque anni ci sono state 220 udienze, mentre sono stati ascoltati 200 testimoni ed il verdetto attesta che, secondo i giudici di Palermo, la trattativa Stato-mafia c’è stata.

Tra gli imputati, oltre a Totò Riina, ormai deceduto, c’erano boss, politici e carabinieri tutti accusati di avere intavolato un dialogo scellerato tra la mafia e le istituzioni e quindi di aver arrecato violenza a Corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato

Tra gli esponenti mafiosi chiamati a giudizio figuravano:

Leoluca Bagarella
Giovanni Brusca
Antonino Cina

Tra gli ex alti ufficiali del Ros:

Mario Mori
Antonio Subranni
Giuseppe De Donno

A questi si aggiungono:

Massimo Ciancimino, chiamato a risponderedi concorso esterno in associazione mafiosa e calunnia nei confronti dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro
Marcello Dell’Utri, ex senatore di FI

e, per finire:

Nicola Mancino, ex ministro dell’Interno ed ex presidente del Senato, chiamato a rispondere del reato di falsa testimonianza.

Dalla dura sentenza dei Giudici della Corte d’assise di Palermo presieduta da Alfredo Montalto e pronunciata ieri pomeriggio poco dopo le 16, nell’aula bunker del Pagliarelli, dopo una camera di consiglio iniziata alle 10.30 di lunedì scorso e durata poco più di quattro giorni, viene fuori che la trattativa c’è stata. Il patto scellerato tra pezzi dello Stato e Cosa nostra è stato siglato per cui, dopo cinque anni di udienze, tutti i boss ed i politici, di cui sopra, sono stati dichiarati colpevoli del reato per minaccia e violenza al corpo politico dello Stato.

Queste le singole condanne:

28 anni di carcere, la pena piu’ pesante, a Leoluca Bagarella;
12 anni di carcere ai generali del Ros Mario Mori e Antonio Subranni, all’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri e al boss Antonino Cinà;
8 anni al colonnello Giuseppe De Donno e a Massimo Ciancimino accusato, quest’ultimo, di calunnia nei confronti dell’allora capo della polizia Gianni De Gennaro, che è stato invece assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

Assoluzione anche per l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino, che era stato accusato di falsa testimonianza, e per Giovanni Brusca.

In conclusione e in breve, la sentenza attesta che da una parte la trattativa sarebbe stata intavolata dai carabinieri del Ros che sono stati quindi condannati per i fatti commessi fino al 1993 mentre, dall’altra da Dell’Utri, che è stato condannato perché ritenuto colpevole dei fatti del 1994.

Stanislao Barretta

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