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Reina, l’agente: “Dimostra di essere tra i migliori portieri al mondo. Scudetto? Napoli tra le favorite”

Ottima la prestazione di Pepe Reina nel match di ieri sera contro il Bologna al Dall’Ara. Manuel Garcia Quilon, agente dello spagnolo, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli:

“Ogni volta Pepe dimostra di essere uno tra i migliori portieri del mondo. Scudetto? Napoli è tra le favorite”.

UFFICIALE – Shakhtar Donetsk-Napoli, il tedesco Zwayer arbitrerà il match

Shakthar Donetsk-Napoli, prima giornata di Champions League, sarà diretta dall’arbitro tedesco Zwayer.

Assistenti: Schiffer-Archmuller; addizionali di linea: Siebert-Stegemann; IV uomo: Foltin.

Da sscnapoli.it

WEB TAX – FINE DEI PRIVILEGI FISCALI PER LE MULTINAZIONALI DELL’E-COMMERCE

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(di Virginia Murru)

‘L’unione fa la forza’, sulla scia del vecchio adagio comincia la sfida ai comportamenti elusivi delle web company, ovvero i colossi dell’economia digitale che fanno affari d’oro con le transazioni on line, ‘dribblando’ il fisco dei paesi europei in cui operano, e trasferendo gli utili nei cosiddetti paradisi fiscali.

Ormai queste multinazionali sono conosciute da tutti, perché si avvalgono della rete per i loro traffici commerciali. Si allude a Google, Facebook, Amazon, Airbnb, Apple, Booking, Ebay, tanto per citare le più note, ma l’elenco va oltre. Ora sono nel mirino dell’Unione Europea e dell’Ocse, e c’è da scommettere (che sia la volta buona..) che si riuscirà finalmente ad inchiodarle alle loro responsabilità nei confronti del fisco.

Intanto i paesi più forti dell’Eurozona, hanno preso accordi recentemente per indurre l’Ue ad approvare un disegno di legge sulla web tax, che non lasci scampo o vie di fuga alle multinazionali americane fedifraghe (la maggior parte sono proprio targate Usa), così che i loro profitti non transitino altrove, dopo avere realizzato ingenti fatturati nei paesi dell’Unione europea (ma non solo, ovviamente).

Con il preciso intento di bloccare l’evasione fiscale di questi colossi, Italia, Francia, Germania e Spagna hanno programmato un incontro nella capitale dell’Estonia, a Tallinn, il 15 e 16 settembre prossimi, per discutere delle strategie che saranno messe in atto per porre fine all’’impunità fiscale’ di cui le multinazionali hanno finora goduto.

Il ministro dell’Economia Piercarlo Padoan, insieme ai colleghi Le Maire (francese), Wolfgang Schaeuble (tedesco), Luis de Guindos (spagnolo), hanno sottoscritto un accordo congiunto, un paper comune, al fine d’intraprendere i provvedimenti necessari per obbligare le grandi web company a corrispondere il dovuto al fisco nei paesi europei in cui fatturano miliardi.

Seguendo anche l’esempio della Francia, che ha presentato un conto salato a Google alcuni mesi fa, e ora a Microsoft, per gli incassi sulla pubblicità on line. Conti che vanno dai 600 mln al miliardo.

Il Mef, che proprio in questo periodo cerca di reperire ovunque risorse per fare fronte all’aggiustamento strutturale dei conti – in vista degli impegni assunti con l’Ue, dalla quale ha ottenuto il dimezzamento della correzione richiesta, ossia lo 0,3 punti (l’Ue chiedeva lo 0,6) di saldo strutturale del Pil nel 2018 (con la prossima legge di bilancio, in autunno) – potrebbe trarne vantaggio.

Padoan, sta pensando già di tassare gli utili sulla pubblicità delle multinazionali, attraverso un intervento fiscale che ha qualche attinenza con la ‘cedolare secca’.

In definitiva, le quattro principali economie dell’Eurozona, chiedono di equiparare sul piano fiscale il fatturato di competenza di ciascuno di questi stati, evitando le fughe rocambolesche dei profitti con espedienti illegali, tramite le società del gruppo. E basterebbe calcolare anche un’aliquota minima sul fatturato per rendere più equo il ritorno verso l’erario, certamente oltre gli importi quasi simbolici versati finora.

In gioco c’è la regolare residenza fiscale, visto che finora le multinazionali hanno contato proprio su questo stratagemma. Per questo i quattro ministri insistono sul fatto che si è transatto fin troppo sui loro adempimenti fiscali, veramente irrisori. Padoan sostiene che “non è più possibile la tolleranza, dato che le web company compromettono con i loro comportamenti iniqui i principi di sostenibilità ed equità fiscale dell’Ue”.

I ministri hanno provveduto a trasmettere una copia del documento al Commissario per la Fiscalità dell’Unione, ossia Moscovici, il più agguerrito nella lotta contro l’evasione.
Non siamo indietro solo in Italia in materia di lotta contro l’evasione, è un problema che attanaglia un po’ tutti i paesi europei, e non solo. Gli Usa, infatti, con la nuova amministrazione, vocata al protezionismo esasperato, non collaborerà con l’Ue per le misure fiscali in dirittura d’arrivo contro le “over the top” americane.

Hanno cominciato gli inglesi nel 2015 ‘aggredendo’ Google (la Google tax), alla quale hanno imposto il 25% sul fatturato superiore ai 10 mln. Ma anche l’Italia ha reagito, sui fatturati originati dalla pubblicità on line che superano i 50 mln.

Attraverso gli accordi comuni, i 4 principali paesi dell’Ue, intendono esercitare una maggiore pressione fiscale, e rendere più efficaci i provvedimenti legislativi che saranno adottati a breve. In fondo si tratterebbe di responsabilizzare questi colossi, e indurli ad una compliance spontanea, senza necessità di interventi coattivi, che andrebbero poi a scapito delle società stesse, le quali incorrerebbero in sanzioni non più soft, come finora è accaduto, ma piuttosto pesanti.

Tuttavia il 7 giugno scorso è stata firmata la convenzione multilaterale tra più di 60 paesi Ocse sulla web tax. La convenzione ha il fine di contenere l’evasione fiscale delle big web company, con iniziative giuridiche di carattere internazionale e accordi multilaterali, volti a rendere più efficace anche la normativa esistente.

Gli accordi presi a giugno (e firmati a Parigi), definiti con la sigla Beps, ossia ‘Base erotion and profit shifting’, stabiliscono che gli stati firmatari potranno avvalersi della loro autorità per indurre le multinazionali a versare le tasse nel paese in cui si generano i profitti derivanti dalle transazioni on line e relativa fatturazione.

Con la convenzione esiste già un argine per contenere gli slalom fiscali di questi colossi che finora hanno consentito di mettere al riparo miliardi su miliardi in paesi con una normativa compiacente. Come già si sapeva, gli Usa non hanno firmato.

Quello che conta per la convenzione è il trasferimento sul piano multilaterale, di un insieme di accordi che si propongono di combattere lo ‘shopping fiscale’ dei grandi gruppi nel web, e dunque la tendenza di tradurre altrove la base imponibile, nonché gli utili societari, dai paesi in cui si originano a quelli che hanno una normativa fiscale bassissima, quando non nulla.

Il fatto è che questo genere di elusione causa danni enormi agli stati di ‘competenza’ e alle loro finanze pubbliche. Secondo le stime dell’Ocse, i danni globali si aggirerebbero intorno ai 200 mld di dollari.
In Italia, paladino della webtax è stato, nel 2013, un esponente politico del PD, Francesco Boccia, che ha voluto la sua introduzione per obbligare le big web company a versare le imposte indirette sui loro profitti derivanti dai traffici commerciali nel nostro paese, e che non fanno regolare uso di partita Iva.

Cos’è dunque la web tax di cui si parla spesso negli ultimi mesi?

Semplicemente è un’iniziativa di carattere giuridico-fiscale che mira a regolamentare la tassazione sulle multinazionali che operano nel web, al fine di garantire ‘equità fiscale e concorrenza leale’.
E infatti la proposta di legge mira alla ‘ratio nel contrastare l’evasione delle transazioni on line, non registrate secondo le regole del paese di competenza dell’e-commerce, diretto o indiretto, e che pertanto sfugge al regolare regime di tassazione’.

E non è che queste ‘big’ non possano permetterselo. Si stima che grandi colossi come Facebook, Nintendo, Yahoo, eBay, Amazon, Expedia e tanti altri, nel complesso, capitalizzino circa 3mila miliardi di euro. Tanto per avere un’idea, si tratta di un importo sei volte superiore alla capitalizzazione della Borsa di Milano, del cui listino fanno parte circa 400 società..

Maltempo: dal 2010 al 2016 ci sono state oltre 145 le vittime e 7,6 miliardi di euro i danni 

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La violenza del maltempo porta morte e distruzione in un’Italia il cui territorio si dimostra sempre più fragile. Roberto Giovannini ricorda come, nel periodo dal 2010 al 2016, sono state oltre 145 le vittime e 7,6 miliardi di euro i danni per il patrimonio pubblico, privato e per le attività produttive.

Italia fragile: in sei anni si sono verificati 242 eventi catastrofici

Un’ecatombe dovuta all’incuria e alla scarsa programmazione

È bastata la prima forte pioggia – con vere e proprie bombe d’acqua, e precipitazioni fino a 250 millimetri in sole due ore – a riportare morte e devastazione in un territorio già fragile. Un recente studio di Legambiente ricorda che dal 2010 al 2016 in Italia si sono registrati 242 eventi meteo catastrofici: 52 casi di allagamenti da piogge intense, 98 casi di danni alle infrastrutture da piogge intense, 56 giorni di stop a metro e treni urbani, 8 casi di danni al patrimonio storico, 44 casi di eventi tra frane causate da piogge intense e trombe d’aria e 40 esondazioni fluviali. Disastri che hanno causato la morte di oltre 145 persone e l’evacuazione di oltre 40mila. Un’ecatombe dovuta a incuria e scarsa programmazione, che ha un costo notevolissimo: tra il maggio 2013 e il dicembre 2016 per 56 casi di stato di emergenza sono stati accertati danni per circa 7,6 miliardi di euro per patrimonio pubblico, privato e attività produttive. Lo Stato ha stanziato solo circa il 10% di quanto necessario, 738 milioni di euro, erogandone fino ad oggi circa 618 milioni.

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Precipitazioni calate del 6% ma molto più violente  

Il territorio italiano è fragile, e amplifica gli effetti degli eventi meteo. Ma è anche cambiato il clima: meno “dolcezza” di piogge, temperature e calore, un maggiore numero di eventi estremi e, in generale, di maggiore intensità.

Secondo il recente rapporto dell’Ispra sugli indicatori del clima in Italia, nel 2016 sono state registrate temperature medie annuali sempre al di sopra della media storica (+1,35 gradi rispetto al trentennio 1961-1990), e soprattutto particolarmente alte durante l’inverno. Molto più scarse le precipitazioni: complessivamente inferiori alla media di circa il 6%. Tra i casi più estremi, i 334 giorni su 366 senza pioggia nei pressi di Nuoro, mentre Castellari, vicino Savona, ha avuto 125 giorni consecutivi asciutti. Nel Triveneto, in Lombardia, Marche e altre aree del Centro Sud, l’intero mese di dicembre del 2016 è stato praticamente asciutto. E l’estate 2017 appena terminata, è stata dappertutto all’insegna della siccità. Tuttavia, gli eventi meteo diventano più estremi e rovinosi: esemplare il novembre 2016 in Liguria e Piemonte, con piogge record pari a 583 millimetri in un solo giorno, e di 100 millimetri in una sola ora. Nel complesso l’umidità media sul territorio nazionale è diminuita del 2,4%, anche se non ci sono state ondate di calore. In superficie, la temperatura dell’acqua dei mari italiani ha segnato un’anomalia media di +0,99 gradi rispetto alle temperature medie storiche.

Il 21 per cento del Paese rischia la desertificazione  

Il 2017 è un’eloquente testimonianza: secondo gli esperti dello European Drought Observatory, l’ente europeo che monitora le situazione di siccità, dopo una delle primavere più asciutte degli ultimi 60 anni, in cui le precipitazioni sono calate anche dell’80%, in giugno e luglio si sono registrate importanti ondate di calore. Risultato: in agosto due terzi dell’Italia registravano livelli di siccità preoccupanti, con l’allargamento delle zone siccitose anche in aree del Paese come il Centro, che storicamente non avevano problemi. Le piogge, anche sconvolgenti, di queste ultime settimane non è detto che bastino a risolvere il problema. Anzi. Secondo gli scienziati, se piove dopo dieci giorni di bel tempo il terreno è comunque in grado di assorbire l’acqua; ma se la pioggia non si fa vedere per cento giorni il suolo diventa incapace di gestire il flusso idrico. E le piante stesse non sono in grado di gestire lo stress del passaggio dalla siccità alla massiccia presenza di precipitazioni. Secondo gli esperti, circa un quinto – il 21%, per la precisione – del territorio italiano è da considerare a rischio desertificazione. È il Mezzogiorno l’area più minacciata (Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia), ma il fenomeno coinvolge anche Emilia Romagna, Marche, Umbria e Abruzzo.

Sette milioni di italiani vivono con l’incubo frane e alluvioni 

Allagamenti, alluvioni, frane: l’Italia è uno dei Paesi europei maggiormente a rischio per quanto riguarda il dissesto idrogeologico. Secondo l’ultimo rapporto redatto dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) per il 2015, ogni anno sono oltre un migliaio gli eventi franosi che colpiscono il territorio nazionale. Il che mette in pericolo circa 7 milioni gli italiani che vivono in aree a rischio idrogeologico. Si tratta del 12 per cento della popolazione totale, che risiede nell’88 per cento dei Comuni, esposti al pericolo di frane e alluvioni. Di questi 7 milioni a rischio, circa un milione vive in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e 6 milioni in zone alluvionabili, classificate a pericolosità idraulica media. Le regioni più fragili sono Valle D’Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata. Le cause: consumo del suolo, cementificazione, disboscamento, mancata manutenzione del territorio. In particolare il suolo consumato con edifici, strade, parcheggi e così via è passato dal 2,7% della superficie totale del Paese negli anni ’50 al 7,6% del 2016. In termini assoluti, il consumo di suolo ha intaccato ormai 23.039 chilometri quadrati del nostro territorio.

Mettere in sicurezza i territori e dare il via al piano casa 

Il problema del dissesto in Italia ha due facce: da una parte, la gestione di un territorio molto antropizzato, complesso, da sempre fragile, dove regnano l’abusivismo edilizio e l’abuso di consumo del suolo. Dall’altro, la necessità di affrontare le conseguenze del cambiamento climatico, che moltiplica la potenza, l’intensità degli eventi meteo. Come spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, il nostro Paese non è tutto uguale rispetto ai rischi: «Ci sono alcuni territori che per ragioni morfologiche, geografiche, di come si è costruito, sono da sempre più a rischio e sempre più lo saranno. Di fronte a questi problemi di fatto non stiamo facendo nulla se non rincorrere le emergenze idrogeologiche, con risorse che spesso vanno a progetti pensati 20 anni fa». Il riferimento va ai circa 27 miliardi di euro che stanno finanziando i 9.400 cantieri del progetto #Italiasicura del governo. Risorse che peraltro vengono spese con eccessiva lentezza, e che come dichiara lo stesso ex coordinatore di #Italiasicura, Erasmo d’Angelis, non sono sufficienti a risolvere i problemi di prevenzione strutturale del Belpaese, anche in assenza delle mappe dei rischi in molte Regioni. E l’annunciato piano Casa Italia per l’adeguamento sismico del patrimonio edilizio, per la riqualificazione del costruito e la riduzione del rischio idrogeologico è rimasto lettera morta.

vivicentro.it/cronaca
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lastampa/Italia fragile: in sei anni si sono verificati 242 eventi catastrofici A CURA DI ROBERTO GIOVANNINI

Eccellenza,Barano-Savoia: durante la gara scontri tra tifosi ospiti e locali

Sabato pomeriggio allo stadio “Don Luigi Di Iorio” si è giocata la prima partita del campionato di Eccellenza girone B, tra Barano e Savoia. La gara è terminata sul risultato di 0-2 per gli ospiti con le reti di due ex Ischia Isolaverde: Galizia e Liccardo entrambe arrivate nel secondo tempo. Ma torniamo a quello che è accaduto sugli spalti durante la gara. Tutto è scaturito da un brutto fallo di Liccardo a centrocampo su Capone a far scatenare la contestazione dei tifosi locali con qualche protesta,ma solo verbale. Dal settore ospiti invece dove vi erano presenti i tifosi arrivati da Torre Annunziata, sono cominciate a volare bottiglie piene di acqua verso la parte del settore locale occupata dai tifosi baranesi. La reazione dei tifosi ospiti,con il rischio di far male davvero a qualcuno con le bottiglie d’acqua piene che volavano ha purtroppo portato alla reazione anche di qualche persona presente nel settore di casa. Inutile dire che ci è voluto l’intervento dei Carabinieri per calmare gli animi, ma solo nei riguardi dei tifosi di casa,con invece dall’altra parte continuavano ad arrivare minacce,offese e sputi. Di tutto questo resta da dire soltanto una cosa: ma per quale motivo ogni volta che arrivano sull’isola tifosi  dalla terra ferma al seguito per seguire la propria squadra,dobbiamo assistere a queste scene davvero brutte,ma sopratutto in un campo come quello di Barano che è sempre stato un ambiente abbastanza tranquillo. In più vale la pena aprire il settore ospiti per questi tifosi, per poi assistere a queste scene di un calcio violento ma senza alcuna passione per la propria squadra?

Di Simone Vicidomini

Allan: “Vittoria importantissima! Ora testa nella Champions”

Allan: “Vittoria importantissima! Ora testa nella Champions”

“Vittoria importantissima!! Bravi ragazzi, ora testa nella CHAMPIONS“, è il messaggio scritto da Allan sul proprio profilo ufficiale di Instagram dopo la vittoria ottenuta sul campo del Bologna per 3-0, grazie alle marcature di José Callejon, Dries Mertens e Piotr Zielinski.

“E’ un grande campione”, De Laurentiis esalta le qualità di Diawara

“E’ un grande campione”, De Laurentiis esalta le qualità di Diawara

Lo stadio Dall’Ara porta davvero bene a Aurelio De Laurentiis che ieri era sugli spalti con tutta la famiglia a vedere il Napoli. Non ha rilasciato interviste, ma prima della gara ha salutato Cristiano Giuntoli. Lasciando lo stadio si è detto molto soddisfatto della vittoria davanti ad alcuni tifosi che l’hanno fermato per foto e autografi come riporta Il Mattino. Su Diawara, beccato come non mai ieri dai tifosi rossoblu, il numero uno del Napoli ha detto: “E’ un grande campione”.

Cori razzisti, ‘lavali col fuoco’, e contro Diawara un mare di ‘vaffa’

Cori razzisti, ‘lavali col fuoco’, e contro Diawara un mare di ‘vaffa’

L’ultima mezz’ora contro il Napoli s’è rivelata fatale per il Bologna, perchè la qualità del Napoli ha colpito in maniera chirurgica. Dighe aperte, come riporta La Repubblica, “ed epilogo scontato come i cori razzisti che costeranno probabilmente l’ennesima multa al Bologna (“lavali col fuoco” e parafrasi varie). Insulti che non hanno risparmiato nemmeno l’ex Diawara, entrato nella ripresa in un sabba di “vaffa” per la nota diserzione dalle convocazioni in ritiro di due estati fa”.

Arriva il diktat di Sarri al termine del match col Bologna

Arriva il diktat di Sarri al termine del match col Bologna

La Gazzetta dello Sport racconta un retroscena su squadra e Maurizio Sarri al termine del match contro il Bologna: “Sarri punterà molto sulle ripartenze di Callejon e sugli inserimenti di Mertens oltre che sul talento di Lorenzo Insigne. In Ucraina non si potrà sbagliare, l’ha detto chiaramente il tecnico alla squadra, invitandola ad accantonare subito questa vittoria e a concentrarsi sull’impegno europeo. Uno degli obbiettivi stagionali è quello di superare la fase a gironi di Champions League e di giocare gli ottavi di finale, così come è avvenuto nella scorsa edizione, giocando il doppio confronto col Real Madrid, ultimo atto della stagione europea del Napoli”

EDITORIALE – Juve Stabia, un mattoncino alla volta…

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Prime due gare stagionali e primi due punti portati a casa per la Juve Stabia di Caserta e Ferrara. Dopo le buone indicazioni lasciate dal match contro la Fidelis Andria, anche la gara di Catanzaro conferma come certamente le Vespe debbano crescere, ma che la base su cui costruire è senza dubbio forte. Pareggio meno spettacolare di quello in terra pugliese ma che consente già di notare i progressi rispetto a due settimane fa.

La Juve Stabia ha creato almeno tre nitide palle gol, confermando che, quando gli esterni e le punte sono in vena, la via del gol è a portata di mano delle Vespe. La crescita si registra in difesa, con i gialloblù che passano da 3 a 0 gol subiti contro un avversario altrettanto importante. Buono l’esordio di Branduani, che ha dato sicurezza al reparto, guidato bene i compagni e risposto bene quando chiamato in causa. Ugualmente positive le prestazioni dei quattro difensori che, al netto di qualche errore in fase di appoggio, hanno mostrato attenzione e solidità.

Inevitabile che qualche tifoso possa non essere pienamente soddisfatto delle prime due gare in campionato della Juve Stabia ma lanciarsi in giudizi appare francamente affrettato. Quattro sono le gare stagionali della Juve Stabia (comprese quelle di Tim Cup contro Bassano ed Ascoli) ed il ruolino dei ragazzi di Caserta risulta positivo. Una vittoria, una sconfitta e due pareggi in quattro gare che vanno evidenziate nella loro interezza.

Con il Bassano il 30 luglio è arrivata una vittoria assolutamente convincente; contro l’Ascoli, squadra di categoria superiore, le Vespe sono uscite sconfitte di misura al termine di una gara decisa dagli episodi ed in cui i padroni di casa hanno spesso sofferto Paponi e compagni. L’esordio vittorioso in Tim Cup non è stato poi replicato in campionato, ad Andria, solo a causa dell’eurogol di Minicucci a tempo scaduto e sabato è arrivato un pareggio tutto sommato giusto. Dunque un ruolino di marcia positivo ma che poteva essere sensazionale.

A ciò si aggiunga che, come è giusto che sia, la squadra ed i tecnici hanno ancora bisogno di conoscersi a vicenda, inserendo negli schemi i tanti arrivati negli ultimi giorni di mercato. Una fase della stagione non semplice sempre, a maggior ragione quando si è costretti ad allenarsi ed a preparare le gare lontano dal proprio stadio, non potendo contare appieno su una tifoseria in grado di fare la differenza come quella stabiese. Lecito sperare che la Juve Stabia abbia conservato la prima vittoria in campionato per l’esordio in casa, che sia la casa provvisoria di Caserta o, come si spera, il Romeo Menti.

I primi due mattoncini dell’obiettivo salvezza, mai come quest’anno primario, sono dunque stati messi in due campi ostici. La permanenza in Serie C va inevitabilmente costruita in casa, con il sostegno dei tifosi stabiesi e puntando sulll’armonia tra tutte le componenti. Un mattoncino alla volta, mettendo ora nel mirino l’esordio in casa contro il Trapani.

Raffaele Izzo

Gazzetta critica il Napoli: “Dà spettacolo solo a risultato deciso”

Gazzetta critica il Napoli: “Dà spettacolo solo a risultato deciso”

La Gazzetta dello Sport commenta così il successo del Napoli a Bologna: “Napoli sull’ottovolante con qualche brivido in più del previsto, perché all’inizio le discese sono state davvero pericolose, di quelle da chiudere gli occhi: ma l’atterraggio è stato bello, spettacolare e da primo in classifica (con Juve e Inter). Napoli all’ottavo successo di fila in campionato compreso l’anno scorso, record eguagliato, e se aggiungiamo la Champions diventano dieci: ma nessuno l’ha fatto soffrire più di questo Bologna che per oltre un’ora è stato in partita. Anzi la partita l’ha fatta mettendo a nudo qualche limite del Napoli di cui altri potranno approfittare in seguito. «Un’ora», però, è stata la risposta impietosa a chi si chiedeva quanto poteva durare il Bologna a questi ritmi. E così, passata la breve nuttata, Callejon, Mertens e Zielinski hanno riaffermato la regola del tre con loro qualità inarrivabile: tre gol al Verona, tre all’Atalanta, 3-0 a Donadoni che aveva azzeccato quasi tutto. Il campionato si vince anche così, ma per Sarri non è stato un passo avanti: il Napoli spettacolare s’è visto soltanto a risultato deciso, quand’era tutto più facile”.

Festival di Venezia, Leone d’oro a Guillermo Del Toro

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La 74 esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia si conclude con la vittoria di The shape of Water del regista e produttore cinematografico Guillermo Del Toro. Vince così il disimpegno e il fantastico in un’edizione blindata per la paura di attentati e con molti film politici incentrati sull’immigrazione e sui problemi legati all’ambiente.

THE SHAPE OF WINTER

L’opera del regista messicano è ambientata in piena Guerra Fredda, a metà tra cronaca e fantasia. Elisa, giovane donna muta, lavora come donna delle pulizie in un laboratorio scientifico di Baltimora, dove gli americani sono impegnati a combattere la Guerra Fredda. La ragazza è molto amica di due colleghi emarginati come lei: Zelda,  afroamericana che combatte per i suoi diritti e Giles, omosessuale discriminato sul lavoro. I tre scoprono che all’interno del laboratorio vive una creatura anfibia di grande intelligenza e sensibilità, capace di vivere tra aria e acqua. Elisa se ne innamora, ricambiata.

TUTTI I VINCITORI

Ad aggiudicarsi le Coppe Volpi per la migliore performance femminile e maschile sono rispettivamente CharlotteRampling, icona del cinema protagonista in Hannah, e Kamel El Basha per il film libanese The insult, dove interpreta un meccanico cristiano-libanese che ha troppi conti aperti con i palestinesi per tollerare una modifica al suo balcone. Il Leone d’Argento per la miglior regia è di Xavier Legrand per Jusqu’a’ la garde. Tra gli altri premi, miglior sceneggiatura a Martin McDonagh per The Manifest a Ebbing, Missour; Gran Premio della Giuria a Samuel Maoz per Foxtrot; Premio Speciale della Giuria a Sweet Country di Warwick Tarriton. Nella sezione Orizzonti trionfa Nico, 1988 dell’italiana Susanna Nicchiarelli.

FOTO e VIDEO ViViCentro – Bologna-Napoli, dall’ingresso dei tifosi a quello delle squadre

FOTO e VIDEO ViViCentro – Bologna-Napoli, dall’ingresso dei tifosi a quello delle squadre

Il Napoli ha battuto in trasferta il Bologna, centrando la decima vittoria consecutiva, partendo dalle ultime cinque della passata stagione. Gara ben giocata con un super Reina. Questi alcuni scatti e il video dell’ingresso in campo delle squadre.

Pasta, Amore e… Pomodoro. Un successo “incontenibile” per l’11^ Edizione della Festa della Pasta di Gragnano (VIDEO)

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Torna la storica Festa della Pasta a Gragnano, capitale mondiale della pasta. Intervista ai passanti

Gragnano- Tre serate dedicate alla pasta, l’antica tradizione della ridente città campana situata ai piedi dei Monti Lattari. Dopo sette anni di assenza, a causa dell’avvicendarsi delle diverse amministrazioni degli ultimi anni, finalmente ritorna la storia e la tradizione di un Paese che ha fatto della pasta non solo il suo passato, ma soprattutto il suo presente e il suo futuro. L’8 settembre ha avuto inizio l’11^ Edizione della Festa della Pasta, un successo confermato da una presenza incontenibile di persone: venerdì 9 sono accorsi in circa settemila per degustare le bontà culinarie servite a Via Roma dai cuochi dei più noti pastifici gragnanesi che hanno aderito all’iniziativa del Consorzio Pasta di Gragnano IGP e patrocinata dal Comune di Gragnano.

Vincenzo Parmentola, del pastificio Antiche tradizioni di Gragnano, commenta così la serata: “La vendita è stata ottima, ottima la serata e bella la gente. Piene le strade, pieni i parcheggi. Un bel riscatto per la città di Gragnano, l’evento è stato molto atteso ed è stato ben ripagato sia dalla partecipazione della gente che da noi con questa ottima prestazione”.

Le strade si sono intasate, in breve tempo, di persone disposte a fare la fila agli stand per degustare un piatto tipico napoletano: dalle candele al ragù al classico spaghetto, ma la più gettonata è stata la frittata di maccheroni con mozzarella, uova e provolone del monaco, infatti in un solo stand, nella serata di venerdì, sono state consumate circa 1200 porzioni.

Vivicentro ha raccolto in un video i pensieri di alcuni partecipanti, tutti accomunati dall’amore per la pasta.

VIDEO: Interviste in strada (di Giovanni Matrone e Maria D’Auria)

Leggi anche: Festa della Pasta. Le dichiarazioni del Sindaco Paolo Cimmino (VIDEO)

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Catch

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Ve lo ricordate il Catch?

Sarò pure un nostalgico degli anni ‘80, ma non si può non ricordare il Catch. Più tardi l’America lo trasformò in Wrestling con le cronache di Dan Peterson sulle reti Fininvest, ma prima era giapponese, si chiamava Catch (“puroresu”, professional wrestling). Uno stile di lotta popolare che si è sviluppato nel tardo XIX secolo.

A rendere eroi personaggi che in Italia non si erano mai visti, le cronache di Tony Fusaro, Cristina Piras e il commento tecnico di Paolo Angeli in “Catch the Catch”, grazie alla I.T.B. (Italian Tv Broadcasting SRL) di Roma prima, EuroTv dopo, OdeonTv e Supersix infine, che lo importò dal Giappone.

“Catch”, il brano sigla del popolare programma televisivo, era cantata da “I Condors”, ovvero, i “Fratelli Balestra”, un gruppo musicale di arrangiatori, autori, coristi ed interpreti di sigle televisive di anime e colonne sonore.

Il più famoso dei lottatori è stato Inoki Kanij detto Antonio Inoki, che scelse proprio quel nome italiano in onore di un lottatore italo-americano degli anni ‘50, Antonio Rocca, segno particolare quel mento particolarmente prolungato. Nel 1972 fondò la New Japan Pro-Wrestling (NJPW) una federazione di puroresu giapponese. Nel 1976 a Tokyo affrontò perfino Muhammad Alì, in un incontro camuffato in pugilato, non fu spettacolare e finì pari. Nel 1989 si sposò per la terza volta e venne eletto nella Camera Alta del Parlamento giapponese, rieletto poi nel 2013. La sua carriera si concluse il 4 aprile 1998 davanti a 70mila persone con uno show intitolato ”The Inoki Final”.
Uno dei suoi avversari più noti era frutto della fantasia dei fumetti e dei cartoni animati, quel famoso “Uomo Tigre” che esisteva per davvero e si chiamava “Tiger Mask”, la maschera indossata da Satoru Sayama. Un famoso incontro disputatosi nel 1995 in Corea del Nord, in segno di pace verso il Giappone, vide la presenza di ben 150mila spettatori. Gli si contrapponeva l’altra maschera tigre del puroresu giapponese, Black Tiger, ovvero Mark Rocco, un wrestler di Manchester nato a Tenerife.
Spesso affrontava un famoso gigante buono, André René Roussimoff, detto André “The Giant” (224 cm per 245 Kg), scomparso poi nel 1993 nella sua Parigi per infarto mentre si trovava per il funerale del padre.
Vinceva sempre invece contro Dynamite Kid (Thomas Billington): wrestler inglese, insomma una vittima sacrificale che da qualche anno però è su una sedia a rotelle.

Tatsumi Fujinami: altro wrestler indimenticabile, il delfino di Antonio Inoki, che purtroppo non si è mai scrollato di dosso questa etichetta. “Il dragone”, come lo chiamava Fusaro, dal 1999 sta rivestendo l’incarico di presidente della NJPW, ma anche in questo caso si dice che in realtà, come quando era sul ring, le decisioni le prenda tutte Inoki.
Kengo Kimura: anche lui ha ottenuto molto meno di quello che avrebbe meritato. Ritiratosi nel 2003, recentemente è stato nominato responsabile dello scout per la New Japan. Tuttavia Kengo e Tatsumi vinsero in coppia il titolo mondiale.

Qualcuno portò sul ring anche il supereroe di una serie tv giapponese, Ultraman. E ancora tanti altri volti noti: Kenta Kobashi, Shohei “Giant” Baba, Masked Superstar e Abdullah The Butcher.

Un’altra cosa che rendeva il catch giapponese interessantissimo erano gli incontri femminili, ragazze che si menavano con urli assordanti, dallo sguardo ancor più cattivo degli uomini.
La più bella era Mimi Hagiwara, quella che alla fine vinceva sempre. La “farfallina bianca” come l’aveva soprannominata il buon Fusaro, per la leggerezza di ogni suo movimento. Oltre ad essere molto bella e ad essere indicata dai più come la wrestler giapponese più affascinante era molto brava anche come cantante. Proprio come una farfalla, purtroppo la sua carriera non fu di lunga durata e il suo abbandono fu definitivo nel 1983.

Infine dall’America giunse l’ultimo eroe, Hulk Hogan, riferimento non causale ai cartoni della Marvel per i suoi muscoli. Quel Terrence Eugene Bollea che entrava con le note di “Eye of the Tiger” dei Survivor, strappandosi la maglietta, con la mano all’orecchio per incitare i fan e che grazie al business del wrestling è diventato un uomo ricco e potente. Ma i numerosi problemi di salute, il divorzio chiesto dalla moglie Linda nel 2007, la diffusione di un sex tape nel 2012, la chiusura per fallimento del ristorante e il licenziamento dalla WWE (World Wrestling Federation)
nel 2015, ne hanno segnato l’inesorabile declino.

Ricordo però con molto dispiacere quel giorno in cui un politico buontempone che, comodamente seduto su una poltrona in commissione di vigilanza della Rai, fece una crociata contro questo sport. Disse: “Il Wrestling è da oscurare, vietarlo ai minori, vietare gli spettacoli in Italia e mai un ritorno alla tv in chiaro”, così è stato.

Ma già da alcuni anni quel politico noto con il soprannome di “er Pecora” se n’è andato, mentre il Wrestling, grazie alle voci di Chistrian Recalcati e Giacomo Valenti, è tornato, sì, ma alla pay-tv.

Per rivivere quelle emozioni e non solo: canale RicordiTv di Youtube, i dvd della MHE (Mondo Home Entertainment) con gli incontri del Catch commentati da Fusaro, i siti tuttowrestling.com, wethewrestling.net, worldofwrestling.it e il forum giapponeforum.com.

Ho vissuto entrambe le ondate di wrestling mania, dagli anni ottanta ad oggi, e non è violento, si capisce benissimo che è un gioco. È diseducativo per i bambini? E i calciatori? Molti hanno subito seri danni da questo sport? Come per tutti gli altri sport di questo mondo.
Qualche adolescente poteva avere un “nuovo” eroe, un eroe buono che combatte lealmente (i cattivi sleali vengono sempre fischiati e difficilmente vincono, tant’è che erano e sono diversi i divieti, come dare un pugno con il palmo chiuso, calci con la punta, ecc.).
Lotta senza esclusione di colpi, drammatizzata da tatuaggi, acconciature strane, divise orripilanti: equivale né più né meno ai miei cari Mazinga o Goldrake, è solo spettacolo, un circo itinerante, uno show. Una grottesca messa in scena. Il gioco fanciullesco della guerra trasferito nell’epoca dell’homo videns. Semmai il fatto grave è che fra gli adulti si trovi qualche infelice mal cresciuto, portato a epicizzare quei combattimenti. Ma quando ci si imbatte in simili tare psichiche, mica penseremo di cavarcela dando la colpa al wrestling. I bambini sono bambini, non deficienti.
Chi dice che i bambini non sono in grado di discernere la realtà dalla finzione? A quando il divieto ai minori di 18 anni di truculente fiabe? E di quelle raccapriccianti scene di violenza di cui sono pieni la Bibbia e il Vangelo? Forse per qualcuno c’è il timore che un giorno “quel” bambino possa avventarsi sulle parti basse ululando coi gomiti acuminati in postura “suplex”.

Vincenzo Vanacore

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Livorno devastata dalle acque (VIDEO)

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Livorno è stata devastata da un nubifragio che in pochissime ore ha scaricato 200 millimetri di pioggia provocando frane e smottamenti. Sette le vittime, due i dispersi. In un appartamento sono morti padre, madre, un bambino di 4 anni e il nonno.

Nella città devastata da fango e detriti

Torrenti esondati. tombini come geyser, argini sbriciolati. Almeno 7 morti e 2 dispersi. Stazione chiusa e treni bloccati. In 2500 senza acqua né luce. I cittadini: colpa dell’incuria

LIVORNO – «Non si può morire per il Libeccio», si dispera Maria, amica di famiglia di una famiglia distrutta dall’alluvione, padre, madre, nonno e figlio, pensando a quel vento che dalla sera prima ha iniziato a spirare fortissimo. Il mare non ha più raccolto l’acqua dei fiumi, saturandoli e poi facendoli esplodere.

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Così quell’acqua ha devastato la città, ha invaso negozi e abitazioni, ancora una volta ha portato con sé un bilancio di morte. «Non si può morire – sospira Pietro Berni, che ora consola la madre nel condominio accanto alla villa della tragedia in via Rodocanacchi – per incuria e trascuratezza. Qui, quarant’anni fa, c’è stata un’altra alluvione, identica e devastante. Pensate che in quarant’anni qualcuno abbia fatto qualcosa? Almeno pulire i rivi dei fiumi?». Nella località dei Tre Ponti il rio Ardenza passa sotto tre ordini di arcate bassissime e chi, solo due giorni fa è transitato lì, ha ipotizzato: «Se non puliscono da arbusti e detriti il torrente esce». È uscito, l’Ardenza, e ha fatto strage.

Perché l’alluvione di Livorno non è solo una storia di perturbazioni che, ancora una volta, sorprendono i meteorologi, cambiano strada, risparmiano la Liguria dove dovevano colpire duro come avevano già fatto in Francia, in Costa Azzurra, e poi scaricano la loro potenza in Toscana. È anche una vicenda dove entra in gioco ancora una volta l’assetto idrogeologico delle città. Sommare, al diluvio, un torrente sporco e trascurato e un altro tombato, che passa a lambire lo stadio e poi scorre sotto viale Nazario Sauro, il punto più colpito, rappresenta la devastazione come conseguenza logica.

Era atteso, questo rovescio catastrofico, in questa entità? In cui scarica, in quattro ore, la pioggia di tre mesi? Evidentemente no. Michele Sensi, un addetto della Tecnospurghi che manovra una gigantesca idrovora, lo conferma: «Ancora ieri sera eravamo stati dirottati tutti a Genova, dov’era previsto un disastro. Invece nel cuore della notte abbiamo dovuto fare rapidamente dietrofront». Però il territorio non ha retto.

Altra scena, altra zona della città. In via Fontanelle, nel quartiere di Collinaia, un tecnico dei Vigili del fuoco osserva un argine crollato. Lì vicino un’altra vittima, Raimondo Frattali, 70 anni. «Era sceso nel seminterrato per andare a prendere dei documenti, è rimasto lì sotto, hanno appena portato via il corpo», raccontano i vicini. Ma l’argine crollato che imprigionava l’Ardenza è il sintomo della sofferenza del territorio: «Quel che porti via ai corsi d’acqua, poi se lo riprendono. Non doveva esserci, qui, un argine così stretto». Poi indica più a Sud: «C’è un muro, dietro è nato un intero quartiere di ville nuove, il torrente non ha sfogo quando esonda. Stavolta il muro ha retto, lo farà ancora?». Così l’Ardenza, osservando il disastro a qualche ora della piena, ha invaso i campi, rovesciato le macchine agricole, fatto volar via le baracche. Dove non si è potuto allargare, ha tentato di farlo lo stesso. Spaccando i muri di protezione, invadendo le case. Un altro morto, qui vicino, Roberto Vestuti, in via di Sant’Alò. C’erano i muraglioni, per proteggere questo quartiere sul rio. Si sono sbriciolati come grissini e ora le scene sono quelle che accompagnano i disastri di questo tipo. I mobili sono accatastati fuori dalle abitazioni.

Gli uomini della Protezione civile spalano, aspirano il fango, rimuovono carcasse di auto ribaltate. Accanto a loro ancora una volta gli angeli del fango. Tutta la tifoseria calcistica della curva si è mossa sin dal mattino. Andrea, 18 anni: «Non c’è stato nemmeno bisogno del passaparola, ognuno di noi è salito in auto o in moto ed è andato a portare aiuto nelle zone più colpite».

Poi la stazione chiusa, i treni bloccati, le 2500 persone rimaste senza luce né acqua a Livorno e a Pisa. I ponti che crollano, come accade a Chioma, isolando case e persone, la tromba d’aria che a Rosignano lascia 15 persone senza casa. L’Aurelia bloccata, così come la Firenze-Pisa-Livorno e i caselli autostradali. Ancora un morto, in un incidente in cui il maltempo potrebbe aver giocato un ruolo determinante. Quattro i dispersi.

In viale Nazario Sauro, dove l’intera famiglia Ramacciotti, tranne la piccola Camilla, ha perso la vita in una tomba di fango, arriva la sera e si lavora ancora per rimediare al disastro. «Questa è una zona a livello più basso di quelle circostanti, dello Stadio, e qui sotto scorre un rivo tombato». Inevitabile la crisi, annunciata dai tombini trasformati in geyser. Il tempo è diventato più maligno e imprevedibile, ma non è tutta colpa del tempo.

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lastampa/Nella città devastata da fango e detriti MARCO MENDUNI – INVIATO A LIVORNO

Gragnano, Festa della Pasta. Le dichiarazioni del Sindaco Paolo Cimmino (VIDEO)

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Gragnano- Un successo preventivato, una partecipazione di oltre settemila persone in una sola serata. La festa organizzata dalla capitale mondiale della pasta non ha deluso le aspettative del Primo cittadino di Gragnano, il sindaco Paolo Cimmino che, ai microfoni di ViViCentro, si è dichiarato soddisfatto per l’organizzazione e la risposta del “pubblico”.

L’organizzazione è stata perfetta e la risposta è quella che ci aspettavamo. Una festa che ritorna dopo sette anni e Gragnano è orgogliosa e onorata di ospitarla essendo la capitale del mondo della pasta. Dobbiamo dire grazie soprattutto a quegli impiegati, quegli operai che, con amore e passione e con semplici prodotti, hanno trasformato un mestiere in arte, appunto l’arte bianca di Gragnano”.

La Festa della Pasta, che quest’anno è stata denominata “Pasta, Amore e… pomodoro” (rifacendosi al noto film di De Sica), torna dopo ben sette anni di assenza. Il Sindaco Cimmino ci spiega le problematiche che hanno interferito con la tradizionale festa di Gragnano.

Ci sono stati problemi di commissariamento negli anni scorsi. L’ultimo anno fu organizzata dalla Regione Campania ma non diede la stessa risposta che ha sempre dato la festa organizzata anche dal consorzio di Gragnano”.

Due serate dedicate anche agli spettacoli in piazza: artisti di strada si sono esibiti a Via Roma negli adiacenti stands; il comico Simone Schettino sul palco di Via T. Sorrentino il venerdì sera; Enzo Avitabile con i Bottari sabato sera e a seguire il ballerino Sven Otten che ha chiuso la serata con strepitose performaces che hanno coinvolto e affascinato il pubblico presente.

La scelta degli artisti ha voluto accontentare un po’ tutti- spiega il Sindaco Cimmino– Il ballerino per i giovani, Avitabile per tutti e il comico Schettino che è unico!”.

Video: Intervista Sindaco Gragnano, Paolo Cimmino

Maria D’Auria

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Cesari: “Mertens il primo giocatore a chiedere il Var”

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Le parole di Graziano Cesari nel post partita Bologna – Napoli

Graziano Cesari, al termine della partita valida per il posticipo della terza giornata di Serie A Bologna–Napoli, ha dichiarato ai microfoni di Premium: “L‘assistente è stato bravo sul gol di Callejon ad osservare la posizione del difensore e complimenti a Giacobelli per l’arbitraggio. L’unica pecca il fallo di Palacio su Callejon che meritava un cartellino. Mertens il primo giocatore a chiedere il Var e Giacobelli è stato buono a dirgli di non farlo più, perchè sarebbe stato ammonito”

Il Napoli conquista tre punti importanti a Bologna, Reina su Twitter: “Più tre!”

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“Più tre!”.

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