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Twitter, svolta storica: addio ai 140 caratteri, adesso ne saranno il doppio

Il famoso social network Twitter, ha deciso di raddoppiare i caratteri a disposizione per scrivere un proprio post o cinguettio. Infatti nelle ultime ore si è passati dai famosi 140 ai 280. Nelle ultime settimane Twitter aveva sperimentato questa novità con poche persone, riscuotendo dei consensi non indifferenti, ma anche qualche protesta dagli utenti affezionati al classico formato più breve dei tweet da 140 caratteri. Ecco perché si è arrivati a questa decisione storica, secondo quanto scrive il social network: Tradizionalmente, il 9 per cento dei tweet in inglese raggiunge il limite dei caratteri. Questo riflette la difficoltà nel condensare un pensiero in un tweet, con il risultato che spesso si spreca molto tempo nel fare l’editing o si abbandona il piano di fare un tweet. Con il limite più ampio, questo problema è stato ampiamente ridotto: la percentuale è scesa a 1. Avendo rilevato meno tweet che raggiungono il limite, pensiamo che gli utenti abbiano impiegato meno tempo a scriverli prima di inviarli. Questo dimostra che più spazio semplifica la condivisione dei pensieri in un tweet, in modo che si possa dire ciò che si vuole, e che si possano inviare tweet più velocemente di prima.

Salvini si smarca da Berlusconi

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Salvini si smarca da Berlusconi e, in un colloquio con Amedeo La Mattina, spiega: “Bisogna avere più rispetto per i grillini, dobbiamo batterli sui contenuti”. Tra gli avversari,  Di Maio detta la strategia dei Cinque Stelle: “Prendiamoci i voti dei giovani del Pd”.

Salvini si smarca da Berlusconi: “Più rispetto per i grillini. Serve batterli sui contenuti”

Il leader leghista: non basta presentarsi come moderati

CATANIA – Davanti alla piccola sede di «Noi con Salvini» c’è aria di festa attorno al leader della Lega che veste un vestito blu e la camicia bianca stile presidenziale. Spilla di Alberto di Giussano. «Il mio abbigliamento è da vero moderato. La prima volta che ho incontrato Berlusconi avevo una felpa e l’orecchino. Gli è venuto un coccolone. Non sopporta la mia barba – Matteo Salvini se la gratta – ma qualcosa dovrà pur accettarla di me, no?». È soddisfatto, contento. Un deputato regionale, la prospettiva di due assessori nella giunta Musumeci, almeno a sentire Alessandro Pagano, parlamentare e segretario siciliano del Carroccio. Immancabili selfie. «Matteo sei il salvatore della Sicilia», dice uno dei militanti. Salvini allarga le braccia: «Addirittura, ora non esageriamo».

Telefona il neopresidente Nello Musumeci che il giorno dopo la vittoria è andato al cimitero. Al figlio scomparso da alcuni anni ha dedicato questa vittoria e «a tutti i figli di questa terra». Si danno appuntamento all’aeroporto. Al bar chiedono loro se vogliono un arancino. «Basta con questa storia del “patto dell’arancino” con Berlusconi e Meloni. Andiamo oltre», risponde Salvini che decidere di dividere una brioche con Musumeci. Di «Nello» si fida. Solo di lui. Si aspetta un lavoro serio e trasparente, senza accordi al ribasso e condizionamenti opachi. Ma ora è il momento di guardare al resto del Sud, alla campagna elettorale per le politiche, ai rapporti con il Cavaliere. Le loro strategie di comunicazione non coincidono su come affrontare i grillini. «Non condivido chi nel centrodestra insulta o riduce a una scelta di disperati o fannulloni il voto dato ai M5s, che invece merita rispetto. C’è stato un voto disgiunto a favore del candidato presidente che ha preso più preferenze della lista. Loro sono il primo partito in Sicilia quindi ci devi ragionare e dialogare. E se fossi Musumeci li interpellerei sulle scelte più importanti».

Quando finisce la conferenza stampa si fuma una sigaretta e continua a parlare dei 5 Stelle e di cosa dovrebbe fare Musumeci. Gli piacerebbe molto che il nuovo presidente siciliano si mettesse in contatto con Maroni e Luca Zaia per affrontare insieme la questione dell’autonomia. «Sarà uno dei temi principali che voglio inserire nel programma del governo». Ma è lo scontro elettorale che deve essere messo a fuoco. L’avversario principale non sarà Renzi, «verrà sostituito», è convinto Salvini. Saranno i grillini, ma l’atteggiamento da tenere nei confronti deve essere più intelligente. «Sicuramente i grillini sono incapaci di governare ma in Sicilia hanno preso una barca di voti e sono voti di siciliani, di italiani che vogliono un cambiamento vero. E noi – spiega – questo cambiamento dobbiamo incarnarlo non solo a parole. Non possiamo dire, come fa Berlusconi, che contro i 5 Stelle si vince con l’arma della moderazione. Vanno bene i toni moderati, non i contenuti molli. Occorre discontinuità di programmi. Ad esempio voglio sapere se Berlusconi vuole cambiare la Fornero: per me è il primo punto del programma ma da lui finora non ho mai sentito una parola».

Salvini forse si illude, ma crede di avere messo una piccola radice in Sicilia che presto farà germogliare una piantina destinata a diffondersi in tutto il Sud. «Adesso anche nelle regioni meridionali sarò più credibile e attrattivo. Dopo la Sicilia potrò dire che anche con noi si può essere eletti. Tutto questo sta accadendo senza perdere nulla al nord: è quello che mi dice un sondaggio». Fa una pausa. Guarda le strade di Catania attraverso il finestrino della macchina ed esclama: «Questa isola è veramente meravigliosa. Guardate che sole che c’è. Certo, ha le sue peculiarità…», precisa sorridendo. «Ad esempio c’è una scienza perfetta delle preferenze. Ci azzeccano al millesimo. Ma come fanno?». Già, chiediamo, come fanno? «Comunque, ragazzi, devo ammettere che mi fa impressione vedere il primo eletto fuori dai confini tradizionali della Lega…».

Saluti e a presto. Il neo-sudista si avvia verso l’imbarco con una busta di arancini in mano e un libro sotto il braccio, L’Italia in camicia a nera di Indro Montanelli. Non gliel’ha regalata Musumeci.

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Dopo la sconfitta del Pd in Sicilia, il premier Gentiloni frena i suoi sostenitori e assicura: “Non mi candido contro Renzi”. Il segretario dem va in tv da Floris e tenta il rilancio: “Riconosco i miei errori” spiega “e non pongo veti per ricostruire il centrosinistra”. Secondo Federico Geremicca “Renzi si dimostra combattivo ma contemporaneamente evasivo. Nel Pd la partita del nuovo premier resta aperta”.

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lastampa/Salvini si smarca da Berlusconi: “Più rispetto per i grillini. Serve batterli sui contenuti” AMEDEO LA MATTINA – INVIATO A CATANIA

Dolce e Gabbana firmeranno i pacchi di pasta del pastificio Di Martino di Gragnano

Il noto marchio di alta moda italiana Dolce e Gabbana, ha deciso di utilizzare il territorio napoletano per pubblicizzare i suoi nuovi prodotti. Ma hanno deciso di utilizzare il folklore della città anche per sponsorizzare i nuovi pacchi di pasta del famoso pastificio Di Martino. I pacchi sono a edizione limitata e fatti apposta per il Natale 2017. Le confezioni dei pacchi di pasta, avranno la firma del brand dei due famosissimi stilisti. Di seguito vi proponiamo un video di presentazione dei nuovi abiti di Dolce e Gabbana, con degli assaggi della pasta di Gragnano.

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Napoli, Quagliarella spegne le voci su un suo possibile arrivo

“Voglio prolungare il contratto con la Samp”

Fabio Quagliarella, attaccante di proprietà della Sampdoria, ha parlato ai microfoni del Secolo XIX del suo prolungamento di contratto e di un suo eventuale passaggio al Napoli“Sì, questo è uno dei periodi più belli della mia carriera. Mi trovo in un ambiente dove si vive benissimo, ho rapporti eccezionali con tifosi, società e compagni. E un allenatore che mi da continuità e quindi tanta serenità mentale quando gioco. Mi piacciono gli orologi svizzeri, ma non sono un appassionato. E ne regalerei uno a Giampaolo a fine stagione. A due condizioni: che resti alla Samp e che mi faccia prolungare il contratto”.

Castellammare- Fondi mai usati per il rischio idrogeologico. Arriva la svolta

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Negli ultimi giorni su Castellammare di Stabia si è abbattuto un forte nubifragio che ha creato non pochi disagi a tutta la popolazione stabiese. Frane e allagamenti hanno colpito la città delle Acque dopo questo temporale. Ma da circa due anni il Ministero dell’Ambiente aveva stanziato circa 10 milioni di euro per la mitigazione del rischio idrogeologico, che però non sono state ancora utilizzati. Durante la guida di Nicola Cuomo, questi non furono usufruiti, perché paradossalmente non si avevano le competenze giuste per sfruttarli. Ma ora c’è stata una piccola svolta. In consiglio comunale è stata approvata una mozione da parte del gruppo del Movimento 5 Stelle, in cui prevede che il Comune si impegni a stanziare 300 mila euro per presentare un progetto per accedere a questi fondi.

Gazzetta: “Hamsik fa errori che non gli appartengono”

“Qualcosa lo turba”

L’allenatore del Napoli, Maurizio Sarri, ha come obiettivo quello di riportare Marek Hamsik al pieno delle proprie potenzialità. L’edizione odierna della Gazzetta dello Sport dedica uno spazio proprio al capitano degli azzurri.

“Dopo dodici giornate, qualcosa è cambiato, il capitano sta lottando per riprendersi il suo Napoli. La crescita è lenta, però, nonostante il rendimento sia di poco superiore alla sufficienza. Un momento, certo, che dura da troppo tempo, però, i suoi alti e bassi sono consuetudine, ormai. Anche nella passata stagione il centrocampista della nazionale slovacca ebbe problemi simili, salvo poi riprendersi nel girone di ritorno. In quest’annata la questione si sta riproponendo, il giocatore sta evidenziando difficoltà che non riguardano la tenuta fisica, ma l’aspetto tecnico-tattico. Lasciano perplessi le incertezze, quegli errori che non gli appartengono, lui che ha sempre avuto una qualità indiscutibile. C’è qualcosa, probabilmente, che lo sta turbando, che non gli permette di esprimersi per quelle che sono le sue qualità eccellenti”.

Di Maio detta la strategia dei Cinque Stelle

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Tra gli avversari di Renzi, Di Maio detta la strategia dei Cinque Stelle: “Prendiamoci i voti dei giovani del Pd”. Salvini si smarca da Berlusconi e, in un colloquio con Amedeo La Mattina, spiega: “Bisogna avere più rispetto per i grillini, dobbiamo batterli sui contenuti”.

“Prendiamoci i voti dei giovani Pd”. Così Di Maio sfida il centrodestra

Il leader dei pentastellati pronto ad aprire sullo Ius soli

ROMA – Il nemico è cambiato. La vittoria del centrodestra in Sicilia ha spostato gli equilibri anche nel Movimento 5 stelle. E Luigi Di Maio, che sul voto aveva puntato una buona parte della sua credibilità interna, ha capito di dover imprimere una svolta. «La nuova strategia, adesso, deve essere quella di svuotare il Partito democratico dei suoi voti», ragiona deciso con i suoi uomini più fidati. E una volta conquistati i voti dei delusi di centrosinistra, lanciare la sfida finale per Palazzo Chigi a Salvini e Berlusconi.

Tutto si muove da un semplice dato, particolarmente interessante, che sui fogli dei report elettorali di Di Maio è stato sottolineato con forza. Secondo le analisi dell’Istituto Cattaneo un elettore su quattro, tra quelli che nel 2012 avevano votato il candidato del Pd Rosario Crocetta, ha scelto di migrare verso i lidi pentastellati. Con il voto disgiunto, e quindi con la possibilità di votare il simbolo di un partito e il candidato di un altro partito, uno strano filone di voti si è mosso dal centrosinistra per finire nel forziere di preferenze di Giancarlo Cancelleri, candidato governatore del Movimento 5 stelle. Un interesse, questo degli elettori di centrosinistra nei confronti dei grillini, che si sposa perfettamente con il nuovo quadro politico. «Renzi è politicamente morto. Gli elettori hanno capito che l’unica alternativa a Berlusconi siamo noi», vanno ripetendo come un mantra i vertici M5S che, come da copione, hanno già spostato il mirino dei loro attacchi sul leader di Forza Italia. Ma proprio per questa debolezza del Pd, l’assalto a quei voti deve partire al più presto. E con un target iniziale che Di Maio ha già chiaro in mente: «Dobbiamo prenderci i voti dei giovani del Pd».

L’operazione non è così fantasiosa. Il voto tra i 18 e i 35 anni è quello meno strutturato. E poi, la fascia più adulta di elettori tradizionalmente di sinistra, tra i 25 e i 35 anni, è cresciuta nel periodo dell’anti-berlusconismo e, secondo Di Maio, farebbe di tutto pur di non votare il centrodestra. In quel momento – nella strategia di Di Maio – andranno calate le reti da pesca. Chi potrebbe rendere più difficile il successo del piano pentastellato è Mdp. Il partito a sinistra del Pd, guidato da Bersani e Speranza, in Sicilia è però rimasto inchiodato al 5%, senza riuscire a intercettare l’emorragia di elettori dal partito di Renzi.

Dall’altra parte, l’ipotesi di un’alleanza con la Lega di Matteo Salvini si fa sempre meno concreta. Appiattirsi sulle posizioni sovraniste non aiuterebbe a candidarsi come «unica alternativa al centrodestra». Ma va dato un segnale forte in questo senso. E non è un caso che il M5S abbia tenuto aperto uno spiraglio sulla posizione da prendere a proposito di Ius soli. «Ius soli è una parola che svia. Noi siamo aperti, ma servono alcune garanzie», aveva detto Beppe Grillo a Palermo, pochi giorni prima delle elezioni. La cittadinanza agli stranieri, d’altro canto, è materia in grado di spostare l’orientamento di una forza politica. E se dovesse mai vedere la luce in Parlamento, si potrebbe sempre decidere di cambiare idea. La torsione necessaria al Movimento è rumorosa, certo, ma non per questo sconvolgente. D’altronde, sono le grandi comodità di guida che solo un partito che si definisce post-ideologico può offrire.

In quest’ottica, anche il ballottaggio che si terrà a Ostia «verrà seguito con grande interesse», confermano i vertici del Movimento. Nel quartiere romano, grande quanto una città di 230 mila abitanti, si sfideranno tra due settimane proprio Cinque stelle e centrodestra. Casapound, che ha ottenuto il 9,1%, ha chiesto ai suoi elettori di non recarsi alle urne. Il Pd, invece, rimasto fuori dai giochi, ha lasciato libera scelta. «Sarà un banco di prova importante per capire quanti elettori possiamo attrarre dal centrosinistra», si ragiona tra i deputati grillini di peso. Ostia, come la Sicilia, fornirà al Movimento un altro spunto di riflessione importante.

Insomma, Ostia e la Sicilia hanno più di una cosa in comune. Anche sul litorale romano, così come sul’isola, i Cinque stelle non sono riusciti a incidere sull’astensionismo, che ha raggiunto percentuali addirittura peggiori rispetto al passato. «Ma l’astensionismo è una questione culturale», si difende un deputato vicino a Di Maio. «Per recuperare la fiducia di chi non vota ci sarà bisogno di molti più anni. Adesso, invece, pensiamo a vincere contro il centrodestra».

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lastampa/“Prendiamoci i voti dei giovani Pd”. Così Di Maio sfida il centrodestra FEDERICO CAPURSO

De Luca :”Fincantieri ci dica che vuole fare del cantiere di Castellammare”

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Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania ha attaccato, durante la presentazione del Rapporto Svimez 2017, l’amministratore delegato della Fincantieri, Giuseppe Bono. «Ci dica chiaramente quale produzione intende affidare nei prossimi 10 anni al porto di Castellammare di Stabia. Mi pare continui a fare il gioco delle tre carte ». In questo momento il cantiere della città delle Acque si sta occupando della realizzazione di una nave militare che dovrà essere consegnata nel 2019, ma dopo quel varo non sono state ancora previste commesse. In ballo c’è il futuro di più di 500 operati.

CHEMIOTERAPIA: I CAPELLI SI SALVANO

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Buone notizie per chi affronta il dramma della chemioterapia: i capelli sono salvi. Grazie ad una apparecchiatura elettromedicale che somiglia molto ad un casco da parrucchiera. Alcuni organi di stampa ne parlano in questi giorni come se fosse una acquisizione recente da parte di un ospedale torinese. In effetti già da anni questa singolare apparecchiatura viene usata in Italia nei reparti di oncologia dal Sud al Nord. Avellino, Carpi, Parma e recentemente Torino.
E’ da tutti risaputo che i farmaci chemioterapici colpiscono le cellule a moltiplicazione veloce come sono appunto le cellule tumorali. Ma non hanno la capacità di distinguere e discriminare le cellule sane dei tessuti a rapido accrescimento come quelle del midollo osseo (che produce le cellule del sangue) o le cellule dei bulbi piliferi che producono i capelli. Le sostanze antitumorali fanno strage di tutte le cellule giovani, sia tumorali che sane. Ed ecco spiegato – sommariamente – il perchè della caduta dei capelli quando si combatte un tumore con i farmaci.
Il casco che protegge i capelli si chiama “Paxman” – dal nome del suo inventore inglese – ed è formato da una cuffia siliconata refrigerante. Messa a contatto con il cuoio capelluto raffredda gradatamente – ma in modo significativo fino a meno 4 ! – la cute ed il sottocute. Col freddo i capillari sanguigni tendono a chiudersi facendo circolare meno sangue nel distretto raffreddato. Così, arrivando meno sangue, arrivano meno farmaci killer di cellule giovani. Ed i bulbi piliferi possono continuare a lavorare per mantenere una chioma fluente. Il trattamento è molto semplice ed indolore. Il casco si applica durante l’intera seduta di chemio, anzi si parte a raffreddare una mezz’oretta prima e si continua per un’ora abbondante dopo la fine dell’infusione del farmaco. In letteratura medica non si possiedono dati scientifici accurati circa l’efficacia della metodica. Si parla di succeso in oltre il 60% dei casi trattati, che in medicina è un dato realistico e confortante.
Per una donna i capelli sono fondamentali per la percezione della propria femminilità.
Una donna che lotta con un tumore, oltre a patire il dolore esistenziale di una malattia drammatica vive il disagio di vedere deturpata perfino la sua femminilità. Avere attenzioni anche verso questi aspetti della psicologia della personalità della malata è segno di sensibilità umana che una donna apprezza immensamente. E gli ospedali che se ne sono dotati vanno elogiati.
Bisogna, piuttosto, domandarsi perchè tutti i reparti di oncologià non ne siano provvisti.
Considerato che il casco non costa uno sproposito, ma 30 mila euro. Che per un ente ospedaliero non sono una cifra da capogiro, considerato che gli sprechi negli ospedali non mancano. Questo non sarebbe uno spreco. Ma un sostegno psicologico a chi vive un dramma esistenziale doloroso e talvolta demotivante.
Intanto, per la maggiorparte degli ospedali che ne sono attualmente dotati, i caschi refrigeranti sono frutto di donazioni da parte di associazioni di malati o di Onlus varie. Si spera che anche altre associazioni di volontariato facciano da stimolo e da traino per altre iniziative nel resto d’Italia. Chissà che le nostre note non risveglino qualche iniziativa similare ad emulazione di quelle già esistenti…

Carmelo Toscano

Napoli, Parisi: “Vice Ghoulam? Bisogna prendere elementi congeniali”

“Sarri ha un credito (quasi) illimitato”

Fabio Parisi, intermediario di mercato, è intervenuto ai microfoni della trasmissione Si gonfia la rete in onda su Radio CRC, rilasciando alcune dicharazioni: “Nuovo Ghoulam? E’ dura, bisognerà vedere quali occasioni offrirà il mercato. Non bisogna prendere per forza qualcuno se poi non è congeniale a questa squadra.
Se Sarri cambiasse ora e non arrivassero i risultati verrebbe criticato lo stesso. Questo tecnico ha del credito illimitato quasi”.

Le foto di Juve Stabia vs Francavilla (1-1) | ViViCentro

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Guarda le foto di Juve Stabia vs Francavilla realizzate dal nostro fotografo Antonio Gargiulo che ci racconta così la partita finita 1-1 delle Vespe allenate dal duo Caserta – Ferrara con i ragazzi di Mister D’Agostino allo stadio Romeo Menti di Castellammare di Stabia

Si sblocca al minuto 46′ il match con Canotto che scappa sulla destra e mette al centro per Simeri che aggancia e scarica in rete: 1-0. Dopo un minuto di recupero, termina il primo tempo.
JUVE STABIA – Branduani, Nava, Morero, Bachini, Lisi, Matute, Viola, Mastalli, Canotto, Simeri, Paponi. A disp. Bacci, Polverino, Awua, Allievi, Capece, Costantini, Redolfi, Gaye, Strefezza, Zarcone, Calò, D’Auria. All. Caserta-Ferrara

VIRTUS FRANCAVILLA – Albertazzi; Prestia, Maccarrone, Agostinone, Pino; Folorunsho, Biason, Sicurella, Di Nicola; Ayina, Saraniti. A disp. Battaiola, Scarafile, De Toma, Buono, Gallu, Viola, Valotti, Delvecchio, Albertini, Mastropietro, Madonia, Monaco. All. D’Agostino.

Al 17esimo il traversone dalla destra d Pino, sfortunata la deviazione di Bachini che di testa insacca un clamoroso autogol: 1-1.
Si sblocca al minuto 46′ il match con Canotto che scappa sulla destra e mette al centro per Simeri che aggancia e scarica in rete: 1-0. Dopo un minuto di recupero, termina il primo tempo.
Al 17esimo del secondo tempo il traversone dalla destra d Pino, sfortunata la deviazione di Bachini che di testa insacca un clamoroso autogol: 1-1.
Vengono concessi 4 minuti di recupero. Dopo due minuti, Branduani si ritrova un pallone difficile tra le mani, rischio ancora per i padroni di casa sul manto erboso scivoloso. Finisce così il match, risultato finale di 1-1.

Prossimo match, sabato a Cosenza, in casa dell’ex Braglia.

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Schwoch: “Al Napoli prenderei un attaccante più che un terzino”

“Quagliarella non direbbe ‘no’ ma giocherebbe pochissimo”

Stefan Schwoch, ex attaccante di Napoli e Torino, è intervenuto ai microfoni di Radio Marte rilasciando alcune dichiarazioni:
“Al Napoli serve più un attaccante che un terzino. Reputo l’assenza di Ghoulam molto grave per il Napoli che è già una squadra poco fisica e senza l’algerino ha un problema in più. Io prenderei un attaccante a gennaio, quei tre dovrebbero riposare. Quagliarella? E’ un giocatore di estremo valore, che sa cosa vuol dire giocare in piazze importanti vista l’esperienza alla Juve. Bisogna vedere quanta voglia ha di giocare, a Napoli giocherebbero poco. Penso che difficilmente direbbe di no al Napoli, ma deve pensare che è alla fine della sua carriera”.

Renzi combattivo ma ancora evasivo

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Secondo Federico Geremicca “Renzi si dimostra combattivo ma contemporaneamente evasivo. Nel Pd la partita del nuovo premier resta aperta”. Dopo la sconfitta del Pd in Sicilia, il premier Gentiloni frena i suoi sostenitori e assicura: “Non mi candido contro Renzi”. Il segretario dem va in tv da Floris e tenta il rilancio: “Riconosco i miei errori” spiega “e non pongo veti per ricostruire il centrosinistra”.

La partita del nuovo premier dem

Combattivo, ma contemporaneamente evasivo. Puntiglioso nel difendere i risultati del suo governo, ma vago nell’indicare la via della ricostruzione del centrosinistra

Combattivo, ma contemporaneamente evasivo. Puntiglioso nel difendere i risultati del suo governo, ma vago nell’indicare la via della ricostruzione del centrosinistra. Poche e deboli aperture nei confronti dei possibili alleati elettorali e tenace – invece – nel rivendicare la legittimità del suo restare leader del Pd.

La sconfitta siciliana, dunque, non sembra aver lasciato segni nel modo di argomentare di Matteo Renzi: più o meno, come se non fosse mai avvenuta. E potremmo dire che è questo, in sintesi, il copione mandato in scena ieri dal segretario democratico negli studi televisivi de «La7», dove avrebbe dovuto svolgersi il faccia a faccia invece disertato da Luigi Di Maio.

Difficile dire se fosse realistico aspettarsi altro: il carattere ed il modo di intendere l’azione politica del leader Pd sono ormai noti, e non hanno mai lasciato grande spazio all’autocritica o alla riflessione collegiale. Ma dopo il voto in Sicilia e le difficoltà in cui si agita il Pd, non erano in pochi ad attendersi una correzione di rotta, se non proprio un cambio di passo. Non pare sia questa – invece – la direttrice di marcia scelta: e non ci vorrà molto a registrare effetti e conseguenze di tale decisione.

Intorno a lui, però, le operazioni di accerchiamento sono intanto ormai quasi completate, e lo spazio di manovra di Matteo Renzi sembra farsi sempre più limitato. La saldatura tra il fronte degli avversari interni e i possibili alleati alle elezioni, infatti, è cosa fatta: e a dettare le condizioni ora sembrano esser loro. L’offerta che fanno al segretario comincia a somigliare molto ad una di quelle che, come si dice, «non si possono rifiutare». Ed è sintetizzabile più o meno così: caro Matteo, puoi restare segretario ma a patto che annunci chiaramente un passo indietro sulla futura premiership.

Una dialettica inimmaginabile ancora fino a un anno fa, diciamo fino alla sconfitta nel referendum costituzionale del 4 dicembre scorso: una data spartiacque per l’allora segretario-premier. Da lì in poi, per errori commessi e per quelle paradossali stimmate da «perdente» che hanno cominciato a segnarne il profilo (Liguria, Torino, Roma, il referendum e poi Genova, la Sicilia) la parabola discendente del «rottamatore» è sembrata farsi inarrestabile. E oggi, nel momento della massima difficoltà, Matteo Renzi sta facendo i conti con l’altra faccia della medaglia dell’insidiosa metafora dell’«uomo solo al comando».

Non ha più molti amici disposti a condividerne le difficoltà: e in ragione dei modi spicci con i quali ha gestito il grande potere detenuto per tre anni, non ha più – soprattutto – molta gente in giro che si fidi di lui. Con Enrico Letta è andata come è andata; con Berlusconi non molto meglio, dopo quello che l’ex Cavaliere considerò il «tradimento» del patto del Nazareno; con Alfano ha rotto quando tentò di far passare una legge elettorale alla tedesca che avrebbe tenuto Alternativa popolare fuori dal Parlamento; per non dire dei rapporti all’interno del Pd, anche al netto di chi ha fatto i bagagli ed è già andato via.

Verrebbe da chiedersi come sia stato possibile, ed in così poco tempo. Le risposte possono essere diverse, ma il ricorso ai tempi che corrono (certo difficili per la sinistra in tutto il mondo) non basta a spiegare tutto. Così come non è sufficiente aggrapparsi alla pur incontestabile annotazione che l’Italia, oltre a non essere un Paese per giovani, certo non è terra favorevole ai rinnovatori. Sia come sia, è però più o meno in questo quadro che Matteo Renzi si accinge a giocare quella che – in caso di sconfitta alle prossime elezioni – molti immaginano essere la sua ultima battaglia da leader.

Si tratta di una sfida che il Pd e il centrosinistra sbaglierebbero a considerare (come accaduto per la Sicilia) già persa: ma la possibilità di un buon risultato sembra ormai passare, appunto, attraverso un passo indietro dell’ex presidente del Consiglio. È questo quel che chiedono i possibili alleati (da Pisapia a Mdp) e ormai anche una buona parte del Pd. Matteo Renzi oscilla tra una possibile disponibilità e la tentazione di giocare anche questa partita alla sua maniera: cioè, solo contro tutti. E se dovesse imboccare questa seconda strada non ci sarebbe, in fondo, da restarne meravigliati.

Ed è infatti questa la sensazione trasmessa ieri dal leader Pd anche dagli studi de La7. La sua disponibilità ad andare incontro alle richieste che gli arrivano è parsa di maniera e l’insistenza nella rivendicazione delle cose fatte nei tre anni di governo è stata così netta e insistita da non lasciar spazio o quasi ad autocritiche o ripensamenti. L’impressione è che i potenziali alleati e quanti nel Pd gli chiedono un «passo di lato» non possano esser rimasti soddisfatti dalle cose ascoltate ieri: piuttosto che una spinta al dialogo, hanno ascoltato parole che sembrano preludere al sempreverde «muoia Sansone con tutti i filistei».

Nulla di rassicurante, insomma. Ma al voto mancano ancora mesi, ed è per questo che nel centrosinistra c’è chi spera ancora.

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Tra gli avversari di Renzi, Di Maio detta la strategia dei Cinque Stelle: “Prendiamoci i voti dei giovani del Pd”. Salvini si smarca da Berlusconi e, in un colloquio con Amedeo La Mattina, spiega: “Bisogna avere più rispetto per i grillini, dobbiamo batterli sui contenuti”.

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lastampa/La partita del nuovo premier dem FEDERICO GEREMICCA

Napoli- La Guardia di Finanza smantella un opificio clandestino con più di 1 milione di pezzi falsi

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I finanzieri del I Gruppo Napoli hanno individuato un opificio clandestino adibito alla produzione di prodotti contraffatti e sequestrato quasi 1.500.000 pezzi falsi. 1 responsabile denunciato. Ecco il comunicato delle fiamme gialle:

Nel quadro della costante attività di controllo del territorio finalizzata alla prevenzione e repressione delle attività illecite, con particolare attenzione al fenomeno della contraffazione, i finanzieri del comando provinciale della guardia di finanza di Napoli hanno scoperto in città – alla via Bologna – un opificio clandestino dove venivano prodotti articoli falsi.

In particolare, i militari del dipendente i gruppo Napoli, a seguito di un’attività info-investigativa, accedevano in un deposito cittadino, ricavato all’interno di una vecchia portineria abbandonata, sorprendendo un soggetto extracomunitario intento a realizzare capi contraffatti di noti marchi della moda.

All’interno dell’opificio illegale venivano rinvenuti numerosi macchinari (da taglio, presse, cucitrici e spillatrici), clichè di noti brands (Louis Vuitton, Gucci, Fendi ed altri) e quasi 1.500.000 pezzi tra borse ed etichette, che a breve potevano essere immessi nel circuito commerciale illecito.

Al termine del servizio venivano sottoposti a sequestro l’opificio abusivo, i macchinari, i clichè e la merce rinvenuta all’interno del deposito, mentre il responsabile, colto in flagranza di reato, veniva deferito all’autorità giudiziaria competente per la produzione di prodotti contraffatti.

L’odierna attività di servizio testimonia il costante presidio esercitato dalla guardia di finanza di Napoli sul territorio a contrasto dell’illegalità economico-finanziaria ed a tutela dei marchi di fabbrica e dei cittadini onesti che rispettano le regole e la legalità.

 

Napoli, potrebbe saltare l’accordo con Ghoulam

Vrsaljko sarebbe l’uomo giusto per gennaio e per il futuro

Il giornalista della RAICiro Venerato, è intervenuto a Televomero affrontando il tema Ghoulam (e terzino sinistro) e le varie possibilità per il Napoli.
“Il Napoli non tratterà Criscito, la società raggiunse l’accordo quando giocava al Genoa, poi Pasqualin, che con D’amico era l’agente del calciatore, lo portarono allo Zenit che offriva 3 milioni di euro a stagione contro 1 del Napoli. Vrsaljko potrebbe essere l’uomo giusto: è un terzino destro ma può adattarsi anche a sinistra come ha fatto in passato e la società a giugno potrebbe prendere un terzino destro. In passato era del Napoli, ma poi per ragioni contrattuali passò all’Atletico Madrid rifiutando la società azzurra. Nei giorni scorsi è stato fatto un sondaggio con Tripper del Tottenham, vecchio pallino di Giuntoli che lo aveva chiesto ai tempi del Burnley. Se il Napoli a dicembre saprà di non poter contare su Ghoulam prima del previsto allora può saltare il rinnovo e può arrivare un terzino sinistro nella sessione di gennaio. La via più percorribile è quella del rinnovo: accordo totale con l’algerino e il suo agente, ora hanno tutto in mano gli avvocati, rinnovo di 4 milioni a stagione”.

Renzi in TV da Floris: “Riconosco i miei errori” pronto a “ricostruire il centrosinistra”

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Il segretario dem Renzi va in tv da Floris e tenta il rilancio: “Riconosco i miei errori” spiega “e non pongo veti per ricostruire il centrosinistra”. Intanto, dopo la sconfitta del Pd in Sicilia, il premier Gentiloni frena i suoi sostenitori e assicura: “Non mi candido contro Renzi”.
Secondo Federico Geremicca “Renzi si dimostra combattivo ma contemporaneamente evasivo. Nel Pd la partita del nuovo premier resta aperta”.

Renzi in trincea: non mi fanno fuori

Il segretario in tv: “Sul futuro premier dibattito sterile, lo deciderà il Parlamento Non ho l’ansia di tornare a Palazzo Chigi, adesso c’è Gentiloni e non è lì per caso”

ROMA – «Sono mesi che cercano di mettermi da parte, ma non ci riusciranno nemmeno stavolta. Qui non si molla di un centimetro». Matteo Renzi tenta di uscire dall’assedio. Dopo il flop in Sicilia, utilizza la sua e-news per dire che «per farmi fuori hanno studiato vari modi: le prove false di Consip, la polemiche sulle banche, le accuse sulla mancata crescita…».

In serata, ospite di Giovanni Floris su La7, per il mancato duello con Luigi Di Maio, il leader Pd rivendica la differenza tra elezioni locali e politiche. «Io un leader vincente? Lo vedremo dopo le politiche. In Sicilia non si è votato su di me, io sono stato responsabile di due grandi campagne elettorali, le Europee e il referendum, una vinta e una persa». «E se il Pd fa il Pd e smette di litigare al proprio interno, possiamo raggiungere quella percentuale, il 40%. Dopo il voto il Pd sarà il primo gruppo parlamentare. Non siamo il partito dei perdenti». «Faremo il 40% insieme ai nostri compagni di viaggio», concede agli avversari interni che insistono per una coalizione. «Già oggi c’è e siamo pronti ad allargarci al centro e a sinistra, come ha detto Franceschini». Renzi rivendica le riforme fatte dagli ultimi governi, a partire da “Dopo di noi”, spreco alimentare, vaccini. E cerca di stare alla larga dai nodi che impediscono la nascita di un nuovo centrosinistra. «Cosa devo fare per accontentare D’Alema? Darmi fuoco in piazza? So che lo accontenterei… Ognuno pensi al suo partito, al mio posto mi ci hanno messo due milioni di voti alle primarie». E a Mdp che gli chiede autocritica, replica: «Vorrei un altro Jobs act, con altri 986mila posti di lavoro».

«Questa discussione sul premier è sterile, chi andrà a palazzo Chigi lo decideranno il Parlamento e il Capo dello Stato», ragiona. «A chi mi chiede discontinuità dico: cancelliamo gli 80 euro? Gli altri prima continuavano ad alzare le tasse. Io mi alleo con chi vuole fare una battaglia in Europa per tagliare le aliquote Irpef». «I sondaggi? Abbiamo molto da recuperare», concede. «Ma la gente non contesta la Buona scuola e gli altri risultati, ci accusa di essere stati troppo vicini a chi ha potere e poco presenti nei luoghi del dolore». «È arrivato il momento di cominciare la campagna elettorale, basta chiacchiere». «Questo Paese non è stanco e deluso», manda a dire a Pietro Grasso. Sul mancato ritiro dalla politica: «Ho pagato questa oggettiva incoerenza, ma se me ne fossi andato sarebbe stato un atto di arroganza».

Nomi alternativi per Palazzo Chigi? «Uno c’è già e si chiama Paolo Gentiloni. Non ho ansia di tornare a occupare la poltrona, ho l’incubo che si ritorni al meno 2% sul Pil». Fendenti a Di Maio: «Scappa dal confronto perché in Sicilia hanno perso. Di Maio è il nulla, chi si candida premier non può provocare e poi fuggire. Gli avrei chiesto perché ha partecipato solo al 30% delle votazioni alla Camera. E lo sfido a rinunciare all’immunità, altrimenti è lui la casta». Per Renzi è già campagna elettorale: «Vorrei introdurre la possibilità di scaricare dalle tasse il costo della badante».

COLLEGATE:

Tra gli avversari di Renzi, Di Maio detta la strategia dei Cinque Stelle: “Prendiamoci i voti dei giovani del Pd”. Salvini si smarca da Berlusconi e, in un colloquio con Amedeo La Mattina, spiega: “Bisogna avere più rispetto per i grillini, dobbiamo batterli sui contenuti”.

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lastampa/Renzi in trincea: non mi fanno fuori ANDREA CARUGATI

Il Louvre del Golfo

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Ad Abu Dhabi inaugura il Louvre del Golfo, il grande museo di arte realizzato in collaborazione con i francesi. Rocco Moliterni ci è stato e ce lo racconta in anteprima. Jean Nouvel, l’architetto che l’ha progettato: “Ho pensato a un’agorà, un luogo dove le culture si incontrano, ma anche a una medina”.

Il Louvre del Golfo racconta il cammino dell’arte nel mondo

S’inaugura ad Abu Dhabi il grande museo realizzato in collaborazione con i francesi

ABU DHABI – A vederlo appena arrivi, dalla strada che corre lungo il mare il Louvre di Abu Dhabi, sembra una sorta di immensa palafitta che si staglia sull’acqua, con un tetto grigio e le pareti di un bianco abbacinante. All’interno la struttura ideata da Jean Nouvel si trasforma in una medina, una cittadella araba dove gli edifici (l’auditorium, lo spazio per le mostre temporanee, i padiglioni della collezione permanente, il ristorante, il museo per i bambini) si inseguono e si incastrano uno nell’altro, aprendo qua e là spazi o piazzette segrete dove scopri fontane o prospettive verso il mare.

Al centro una grande piazza sovrastata da un tetto le cui geometrie ricordano l’intrecciarsi di foglie di palma. «Ho pensato – spiega l’archistar d’Oltralpe – a un’agorà, un luogo dove le persone e le culture si incontrano, ma anche a una medina, perché credo che il mio compito fosse tradurre in questa struttura la cultura del luogo. Mi sembrava importante poi che il tutto avesse una dimensione spirituale, e che le persone potessero vivere in modo gradevole la loro esperienza di visita».

Jean Nouvel è stato il protagonista della presentazione ufficiale (l’apertura al pubblico sarà sabato) del nuovo museo, che vede la luce dopo non pochi rinvii: l’accordo per realizzarlo (il costo si aggira su un miliardo di euro) tra gli Emirati Arabi Uniti e la Francia è del 2007, la costruzione e stata avviata nel 2013 e l’inaugurazione avrebbe dovuto avvenire a dicembre del 2015. Il clima tra mondo arabo e Francia era dieci anni fa molto diverso, il terrorismo islamista non aveva ancora colpito in modo così traumatico, per cui ieri tanto Mohamed al Mubarak, ministro della cultura degli Emirati, quanto Manuel Rabaté, direttore del Louvre Abu Dhabi, quanto Jean Luc Martinez, presidente del Louvre di Parigi ci hanno tenuto a sottolineare che la nuova creatura rappresenta una sfida al fanatismo e che il modo migliore per combatterlo può essere proprio quel dialogo tra le culture, di cui il museo vuol essere espressione.

Per realizzarlo nacque dieci anni fa in Francia un’apposita struttura che coinvolge 13 musei e istituzioni d’Oltralpe, per cui non c’è da stupirsi se nel percorso espositivo trovi preziose opere (statuette cinesi o indiane) del Quai du Branly o del Musée d’Orsay che si priva temporaneamente addirittura di una delle sue icone, il Pifferaio di Manet, oltre che di un celebre autoritratto di Van Gogh.

Sebbene il nuovo museo abbia già acquisito molte opere per la sua collezione, la parte del leone la fanno i prestiti del Louvre, che quasi simbolicamente cede alla neonata costola araba il celebre ritratto di Dama di Leonardo, che in Francia chiamano la Belle Ferronnière e che si candida ad essere la Gioconda di Abu Dhabi. La struttura ospiterà quattro mostre temporanee l’anno, la prima si aprirà a dicembre, ma gia il percorso «permanente» giustifica ampiamente la visita. È scandito in dodici tappe che ambiscono a ripercorrere attraverso l’arte, ovviamente non solo (anche se a conti fatti si direbbe soprattutto) occidentale, l’evoluzione della civiltà nelle varie aree geografiche del pianeta.

Si parte con le statuette che rappresentano la maternità o i primi uomini in preghiera in Africa come in Cina, si prosegue con i primi villaggi per passare poi ai primi grandi imperi, dai faraoni (notevole la statua di Ramsete II) ai romani, passando per i persiani. Ci si confronta poi con le religioni universali, ed è molto bella, nella sua penombra la sala dove si susseguono antichissimi esemplari di sacri testi: Torah, Bibbia e Corano.

Ci sono le rotte che portano verso l’India e quelle che riportano in Europa, così le statue indù occhieggiano a una splendida Madonna con Bambino di Bellini. Antiche mappe, astrolabi arabi e paraventi giapponesi costellano la sala della Cosmografia. Si arriva quindi alle prospettive del mondo nel ’500 (qui la Dama di Leonardo e l’Apollo Belvedere di Primaticcio, oltre a statue cinesi e iscrizioni arabe). Lo splendore delle corti ai quattro angoli della terra e rappresentato da testimonianze del XVII secolo che comprendono tra l’altro bronzi africani, elmetti ottomani e il monumentale gruppo statuario dei Cavalli del sole di Gilles Guerin. Incombono le rivoluzioni americane e francesi, incombe Napoleone che David ritrae a cavallo nel celeberrimo dipinto.

Poi arriva l’età moderna che per l’Occidente è stata narrata soprattutto dagli impressionisti e dalla fotografia. La lunga cavalcata si conclude dopo aver occhieggiato all’arte contemporanea (tra le altre ci sono la Sedia Elettrica di Warhol, alcuni Rothko e un Mondrian, oltre a Calder) con la galleria della globalizzazione, dove campeggiano l’Albero di famiglia di Zhng Huan, la Fontana di luce di Ai Wei Wei, un’opera dei nativi australiani e last but non least Cibo per il pensiero, un’installazione costruita con grandi pentole dell’artista araba Maha Malluh.

Da non dimenticare che ad accogliere i visitatori nella grande agorà sono due opere di Giuseppe Penone (l’albero in realtà si perde sotto il tetto, più azzeccato il disegno in porcellana Germinazione), l’Homme qui marche di Rodin, e un’installazione di Jenny Holzer che riproduce in scala gigantesca alcune tavolette di 4000 anni fa ritrovate in Mesopotamia, prima testimonianza di dialogo tra la cultura sumera e quella accadiana. La prima sala che conduce alla biglietteria vede invece sei grandi tele di Cy Twombly.

Uscendo si prova un po’ di sgomento se si pensa a quella fotografia in bianco e nero mostrata da Jean Nouvel in conferenza stampa: vi si vedeva solo una striscia di mare e una spiaggia, ossia com’era dieci anni fa il luogo dove oggi sorge il sontuoso Louvre. Peraltro è solo il primo tassello di un più grande distretto culturale che vedrà tra l’altro nascere il nuovo Guggenheim firmato da Gehry, e interventi di Zaha Hadid e Norman Foster.

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lastampa/Il Louvre del Golfo racconta il cammino dell’arte nel mondo ROCCO MOLITERNI

Maltempo, riapre la Funivia del Faito. Ecco quali sono gli orari

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La Funivia del Faito, a seguito nel nubifragio che negli ultimi giorni si è abbattuto su Castellammare di Stabia e dintorni riaprirà per facilitare la comunicazione con Monte Faito. A comunicarlo è l’EAV: “Si avvisa che, in conseguenza dell’emergenza maltempo che ha interrotto ogni comunicazione stradale tra il monte Faito ed i Comuni di Castellammare e Vico Equense, per venire incontro alla popolazione residente sino al 12 novembre, riapre in via eccezionale e transitoria la Funivia del Faito dalle ore 8:35 alle ore 15:25“.

 

Questi gli orari:

 

8,35 -,8,50 – 9,05 – 9,35 – 10,05 – 10,35 – 11,05 – 11,35 – 12,05 – 12,35 – 13,05 – 13,25 – 13,45 – 14,05 – 14,35 – 14,55 – 15,15 – 15,25

Gambizzato un uomo in Via Marina: è in prognosi riservata, ma non in pericolo

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Ieri in Via Marina a Napoli, un uomo mentre usciva dalla sua abitazione è stato ferito da un colpo da arma da fuoco alle gambe, ed è stato trasportato di urgenza all’ospedale Loreto Mare, dove ha ricevuto un intervento di rimozione del proiettile. L’uomo, 45 enne, è ricoverato in prognosi riservata, ma non sarebbe in pericolo di vita. Le forze dell’ordine sono al lavoro per capire quali siano i motivi di questo gesto.

Napoli, contatti avviati con l’entourage di Dalot

Possibile il suo arrivo a gennaio

Secondo quanto riportato da SkySport, i contatti tra il Napoli e Carlos Gonçalves, agente di Diego Dalot, esterno destro portoghese classe ’99 in forza al Porto. Nel caso in cui si dovessero creare tutti i presupposti, l’operazione potrebbe concludersi già a gennaio.

Gonçalves, tra l’altro, è anche l’agente di Rui Patricio, portiere campione d’Europa con il suo Portogallo, che potrebbe prendere il posto di Reina, in scadenza nel prossimo giugno. Anche se in pole position resta Geronimo Rulli.