L’isola di Capri potrebbe diventare la sede di accoglienza per le delegazioni sportive delle Universiadi 2019, che si terranno in Campania. E’ questa la volontà dell’ex sindaco isolano Costantino Federico. A Capri sarà costruita anche una cittadella dello sport, il cui termine per la presentazione delle offerte è stato prorogato fino al 21 dicembre per permettere al comune di avere sotto le mani più progetti. Il termine ultimo precedente era fissato tra 10 giorni.
Gragnano, il comune ottiene un pulmino per i diversamente abili
Un servizio a favore delle persone diversamente abili. Il comune di Gragnano, in collaborazione con la Città Metropolitana di Napoli ha ottenuto un pulmino che sarà destinato alla mobilità dei disabili, in comodato d’uso. “Un servizio di trasporto che mira a garantire sostegno e integrazione “, come dice il gruppo consiliare Gragnano Hub. La città della pasta è molto attiva sulle tematiche delle Politiche Sociali, infatti è partita anche un’iniziativa per l’assegnazione dei buoni libro per l’anno scolastico 2015-2016, fermi a causa di mancanza di fondi. L’assessorato all’Istruzione, con i vari enti di riferimento è riuscito ad ottenere i fondi necessari per far partire anche questo progetto.
Luca Toni: “Insigne deve giocare, è il più in forma in Italia”
“Non andare al mondiale sarebbe una tragedia sportiva”
Luca Toni ha parlato durante Si Gonfia la Rete in onda su Radio Crc: “I ragazzi sanno l’importanza della gara e con tutto il pubblico si lotterà: andare al mondiale è importante, sarebbe una tragedia sportiva non farlo. Gli italiani tirano fuori sempre qualcosa in più. Anche a noi capitò di partire tra insulti e politici che non ci volevano al mondiale, ma tornammo con le frecce tricolore. Insigne? Devono giocare i più forti e lì gli adatti lo schema. Non può non giocare, è il più informa in Italia e a Napoli fa sfracelli”.
“Il centrosinistra non sa più parlarsi” commenta Federico Geremicca
“ Il centrosinistra non sa più parlarsi ” commenta Federico Geremicca. “Bersani e D’Alema puntano a ottenere la testa di Renzi e lui lavora per l’obiettivo inseguito sin da quando Bersani e D’Alema erano ancora nel Pd e cioè ridurli all’irrilevanza politica”.
Il centrosinistra che non sa più parlarsi
Bersani e D’Alema puntano a ottenere il risultato non raggiunto quando erano ancora nel Pd, e cioè la testa di Matteo Renzi; e Renzi, d’altro canto, lavora per l’obiettivo cocciutamente inseguito sin da quando Bersani e D’Alema erano ancora nel Pd, e cioè ridurli all’irrilevanza politica.
È evidente che se le cose stanno così – ed è oggettivamente complicato sostenere che stiano in altra maniera – non soltanto il centrosinistra farà molta fatica a trovare un minimo comun denominatore che renda possibile la nascita di una coalizione, ma si prepara ad una campagna elettorale che potrebbe vedere il massimo della conflittualità svilupparsi proprio all’interno dello schieramento che un tempo (e non un secolo fa) andava sotto il nome di Ulivo.
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In un’intervista Pier Ferdinando Casini parla delle crisi bancarie, da Montepaschi agli istituti veneti. Il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta annuncia che convocherà il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, e il capo della Consob, Giuseppe Vegas, ma avverte che “per il futuro bisogna cambiare e mettere fine ai regolamenti di conti. Anche perché non possiamo diventare terreno di conquista della finanza internazionale”. Per Franco Bruni è arrivato il momento di “riscrivere le regole della stabilità”. Nel Pd continuano le trattative tra Renzi e le minoranze. Oggi è prevista la Direzione del partito e il segretario punta a trovare l’intesa su un documento condiviso. Ma i problemi sono tanti, a partire dai rapporti con Mdp.
Che la situazione sia messa così, lo conferma – in fondo – l’andamento stesso dell’ennesimo raduno di Campo progressista andato in scena ieri. Infatti, Giuliano Pisapia (sempre più insofferente di fronte all’estenuante braccio di ferro in corso) non ha potuto che ripetere il suo appello per un disarmo bilanciato e bilaterale: a Renzi ha chiesto aperture e passi di lato, che vuol dire affidare ad una figura meno divisiva il compito di federare le forze in campo; a Bersani e D’Alema di non pretendere dal Pd quel che il Pd non può dare, e cioè la sconfessione del suo segretario e un’esplicita abiura di molte delle cose fatte in questi cinque anni di governo.
L’aspetto paradossale del violentissimo scontro in atto è nel fatto che entrambi i contendenti (il Pd a trazione renziana e il neo-partito di Bersani e D’Alema) sanno perfettamente che la guerra aperta non potrà concludersi con un armistizio, e che qualcuno dovrà necessariamente uscirne sconfitto: o Renzi – dichiarando fin da ora la sua rinuncia a Palazzo Chigi – o Mdp, tornando a Canossa e accettando una leadership così contestata da aver addirittura portato alla scissione. Sia l’uno che gli altri, insomma, sanno che lo scontro in atto ha il profilo drammatico dell’«ultima battaglia»: e non sembrano intenzionati a perder l’occasione per assestare il colpo finale.
È per questo che ogni proposta avanzata viene respinta al mittente come insufficiente o irricevibile, tanto che il faticoso confronto in atto ricorda sempre più il famoso «ti piace il presepe?» di «Natale in casa Cupiello», dove il povero Luca, capofamiglia, cambiava e ricambiava la sua composizione, ricevendo dal figlio sempre l’identica risposta: il presepe non mi piace. E sembra esser questa – di fronte alle pur timide aperture di Renzi – la posizione scelta in particolare da Mdp: Matteo Renzi no, qualunque cosa dica e qualunque cosa prometta.
Bersani, D’Alema e Speranza, infatti, non si limitano a chiedere un passo indietro del segretario Pd – cosa già difficile da ottenere – ma pretendono dall’intero Partito democratico la sconfessione dei principali atti di governo di questi ultimi cinque anni, dal Jobs Act alla buona scuola, dalle politiche fiscali ai toni da tenere nei confronti dell’Europa: una piattaforma certo legittima, ma che sembra fatta più per rompere che per cercare un’intesa. La sensazione, insomma, è che Mdp cerchi più la spallata nei confronti di un Renzi (ed un Pd) in chiara difficoltà che un patto per cercare di vincere – o almeno non straperdere – le elezioni.
Molti analisti interpretano questo tira e molla come l’ennesima riedizione del famoso (in politica) gioco del cerino: io propongo una cosa, tu dici di no e allora la responsabilità del futuro disastro ricade su di te e io esco dalla tenzone incolpevole e innocente. Può darsi sia così: ma può darsi anche che, per una volta, il cerino acceso resti nelle mani di entrambi, ustionando tutti e due i contendenti. Onestamente, sarebbe un capolavoro: ma un capolavoro, considerati i toni, tutt’altro che impossibile. Tanto che a un sempre più sconfortato Veltroni non resta che dire: «Fare ora una campagna elettorale in polemica, è aprire un’autostrada alla destra». La cosa inquietante è che sia l’uno che gli altri lo sanno – e da tempo – perfettamente.
vivicentro.it/opinione
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Soldi falsi in Campania e in Romania, stamperie anche a Torre Annunziata: 13 arresti e 28 milioni sequestrati
Soldi falsi in Campania e in Romania, stamperie anche a Torre Annunziata: 13 arresti e 28 milioni sequestrati
Il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli e il nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza di Roma stanno eseguendo un provvedimento che dispone misure cautelari personali – emesso dal gip del locale tribunale, su richiesta della procura della Repubblica di Napoli, Dda – nei confronti di 13 persone (otto arresti domiciliari, tre obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e due divieti di dimora), ritenute responsabili a vario titolo, tra l’altro, per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla produzione e alla commercializzazione di banconote contraffatte.
L’operazione di oggi s’inquadra in una più ampia e articolata indagine, iniziata nel 2012 e sviluppata sotto la direzione della Procura della Repubblica di Napoli/Direzione Distrettuale Antimafia, che ha permesso di disvelare la costituzione e la piena operatività di un’organizzazione criminale – ramificata sul territorio nazionale ed europeo, con basi operative in Campania e in Romania – dedita prevalentemente alla falsificazione di banconote di euro contraffatte ed alla loro messa in circolazione nel territorio italiano e dell’Unione Europea.
Nel corso dell’attività investigativa, sono state scoperte 3 stamperie clandestine (di cui una in Romania), complete di macchinari e strumentazione per la produzione di banconote false, sono stati sottoposti a sequestro oltre 28 milioni di euro di banconote contraffatte (in specie, 939.775 banconote contraffatte da 10, 20 e 50 euro) e sono stati tratti in arresto in flagranza di reato 13 responsabili. I sofisticati macchinari off set sequestrati nelle stamperie si sono dimostrati altamente performanti e gli accertamenti effettuati sulle banconote hanno permesso di constatarne la pregevole fattura, in grado di ingannare facilmente chiunque ne fosse venuto in possesso.
La compagine delinquenziale ruotava attorno alle figure di Giuseppe Angellotti (64 anni), di Marano di Napoli, e Giovanni Capasso Giovanni (59 anni), di Casoria, che avvalendosi di una decennale esperienza nel settore, hanno allestito stamperie clandestine per la produzione di banconote contraffatte Euro contraffatte sia in Italia (Torre Annunziata) che all’estero (Romania). Per la predisposizione degli opifici abusivi, l’organizzazione si è avvalsa del contributo essenziale di Aniello Rivieccio (67 anni) e del figlio Michele (38 anni) di Torre del Greco, esperti manutentori di macchinari tipografici professionali (unitamente a Sergio Gargiulo, 61 anni, di Santa Maria Capua Vetere) nonché di appoggi logistici garantiti dalla complicità di Antonio Carillo (46 anni) e della famiglia Visiello (Gennaro, 71 anni e i figli Michele, 47 e Santo, 42), tutti di Torre Annunziata e anche finanziatori delle operazioni illecite). Il ruolo di intermediario per lo smercio della valuta contraffatta era svolto invece da Felice Izzo, 51 anni, di Torre Annunziata, che si prodigava nel procacciare clienti interessati nell’acquisto delle banconote falsificate tra i quali spiccavano le posizioni dei fratelli Cante, Enrico (49 anni) e Domenico (52 anni) entrambi di Giugliano in Campania.
Il modus operandi utilizzato dalla consorteria criminale consisteva nell’individuare immobili commerciali riconducibili a soggetti privi di pregiudizi penali specifici per contraffazione di banconote che davano la loro disponibilità a modificare strutturalmente i locali, ricavando al loro interno aree opportunamente occultate grazie alla predisposizione di pareti amovibili. Una volta impiantato in tutta sicurezza l’opificio clandestino, attraverso la messa in funzione dei relativi macchinari (prevalentemente macchine da stampa offset professionali), l’organizzazione iniziava la produzione di banconote contraffatte per un brevissimo lasso temporale (circa 10/15 giorni nell’arco dei quali potevano stampare oltre 15 milioni di euro falsi) per poi interrompere le operazioni e, in taluni casi, trasferire del tutto le illecite attività in altri luoghi già preventivamente individuati. Il sodalizio criminale si era evoluto stringendo accordi con soggetti italiani (di origine campana) residenti in Romania, titolari di regolari attività tipografiche in quello Stato, delocalizzando la produzione di banconote contraffatte in territorio estero ed utilizzando le medesime strategie operative legate all’occultamento dei macchinari.
Proprio in quest’ultimo Paese (in particolare, nella città di Oradea) – ove, per garantire l’alta qualità della falsificazione, si sono trasferiti gli esperti tipografi napoletani, Capasso e Angellotti, per oltre sei mesi – a seguito di un’attività di osservazione transfrontaliera effettuata da militari della Guardia di Finanza, con la collaborazione della polizia nazionale della Romania, stimolata dai servizi di cooperazione Interpol ed Europol, è stato individuato l’opificio riconducibile al gruppo criminale campano. Dopo le conferme pervenute da sequestri operati in Italia a carico di taluni corrieri di valuta contraffatta veniva dato l’input all’organo collaterale della Romania per eseguire la perquisizione nel sito precedentemente individuato, nel corso della quale venivano rinvenuti oltre 13 milioni di euro in banconote false da 50 euro pronte per inondare il mercato europeo. La consorteria, benché avesse come “core business” la falsificazione monetaria, non disdegnava il compimento di altri reati, come ad esempio la detenzione illegale di armi, la contraffazione delle tessere personali di riconoscimento delle Forze dell’Ordine, nonché la falsificazione di passaporti e permessi di soggiorno.
/Il Mattino
Gragnano, polemiche dopo l’ondata di maltempo: l’opposizione contro il sindaco!
Gragnano, polemiche dopo l’ondata di maltempo: l’opposizione contro il sindaco!
Non si placano le polemiche all’indomani dell’ondata di maltempo che ha messo in ginocchio la città della pasta con fiumi di fango e detriti. Dai banchi dell’opposizione i consiglieri Silvana Somma, Salvatore Castrignano e Patrizio Mascolo, infatti, hanno firmato un’interrogazione al sindaco lamentando l’assenza della Protezione Civile nei punti di maggiore necessità. “Nella notte tra il 5 e il 6 novembre – scrivono – il territorio cittadino veniva funestato da rilevanti precipitazioni piovose, che provocavano il traboccamento del fiume Vernotico con conseguente blocco della circolazione, specie nel centro cittadino, e rilevanti danni a cose. Sin dalle prime ore dell’alba – continuano – si registrava la presenza attiva degli agenti della locale polizia municipale e dei carabinieri della stazione di Gragnano. Gli stessi, unitamente a diversi volontari, si sono adoperati per l’intera giornata nelle operazioni di ripristino, messa in sicurezza c pulizia delle strade. Inopinatamente si è registrata l’ingiustificata assenza degli uomini e mezzi della Protezione civile, costringendo i valorosi operati impegnati a fare ricorso all’ausilio dei volontari di altri Comuni”.
Renzi punta a trovare l’intesa su un documento condiviso
Nel Pd continuano le trattative tra Renzi e le minoranze. Oggi è prevista la Direzione del partito e il segretario punta a trovare l’intesa su un documento condiviso. Ma i problemi sono tanti, a partire dai rapporti con Mdp. “Il centrosinistra non sa più parlarsi” commenta Federico Geremicca. “Bersani e D’Alema puntano a ottenere la testa di Renzi e lui lavora per l’obiettivo inseguito sin da quando Bersani e D’Alema erano ancora nel Pd e cioè ridurli all’irrilevanza politica”.
L’ultima offerta renziana per un documento condiviso
Oggi la Direzione. Il segretario: con Mdp governiamo già nelle regioni
Operazione non facile, come sa chi ci sta lavorando. Quella di costruire un documento tutti insieme è solo un’ipotesi: talvolta, le direzioni dem si chiudono con un voto sulla relazione del segretario, talaltra con un voto su un testo. Ma sul discorso di Renzi nessuno ha possibilità di mettere le mani: per quanto aperturiste, il rischio è che alle minoranze le sue parole non bastino. Per questo circola l’idea di un testo ulteriore che, rispettando lo spirito del segretario, possa trovare gli accenti giusti per accontentare tutti e evitare divisioni che, sebbene ininfluenti sul piano dei numeri (Renzi ha una maggioranza schiacciante), restituirebbero l’immagine di un partito diviso.
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In un’intervista Pier Ferdinando Casini parla delle crisi bancarie, da Montepaschi agli istituti veneti. Il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta annuncia che convocherà il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, e il capo della Consob, Giuseppe Vegas, ma avverte che “per il futuro bisogna cambiare e mettere fine ai regolamenti di conti. Anche perché non possiamo diventare terreno di conquista della finanza internazionale”. Per Franco Bruni è arrivato il momento di “riscrivere le regole della stabilità”.
Ammesso che questo possa bastare, perché la discontinuità che una parte del partito chiede è nei contenuti, dall’occupazione giovanile ai ticket sanitari fino allo spinoso argomento dell’articolo 18. E Renzi non ha nessuna intenzione di pronunciare abiure e cambiare rotta su quanto fatto negli anni di governo, anzi: dal Jobs act («ne farei un altro», ripete a ogni piè sospinto) al lavoro di Minniti sull’immigrazione alla flessibilità strappata all’Europa, quello che per una parte del partito è da rivedere, per lui sono ottimi risultati da rivendicare, «abbiamo salvato l’Italia», è quello che lui pensa.
Quello su cui cercherà il consenso delle sue opposizioni interne, forte dell’appello di ieri di un padre nobile come Veltroni, è l’impegno sulla coalizione. «Ci stiamo sinceramente lavorando», insiste, guardando al centro ma anche a sinistra. Giovedì sera, ospite a cena del maestro Riccardo Muti a Ravenna insieme a Dario Franceschini, l’ha messa così: «Mdp è un partito nato contro di me, ma abbiamo comunque il dovere di provare a stare insieme». Il fatto è che molti, nel partito e fuori, sono convinti che si tratti solo del gioco del cerino, una disponibilità generica e inconcludente, per arrivare a un nulla di fatto potendo incolpare gli altri del naufragio. Nel suo discorso proverà a convincerli della buona fede e della possibilità di stare insieme ragionando su come, anche dopo la scissione, in quattordici Regioni e migliaia di Comuni Pd e Mdp continuino a governare insieme.
Prima della direzione, il segretario avrà un incontro con Emma Bonino, Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova, reso noto e fissato proprio a ridosso dell’incontro di partito come a dimostrare la buona volontà di parlare con tutti. Il leader della minoranza Andrea Orlando da giorni chiede però un atto concreto anche verso Mdp: per questo oggi dalla minoranza si aspettano che il segretario si sbilanci a indicare una delegazione, o dei tempi certi per sedersi a un tavolo con gli scissionisti. Anche se in privato confessa di avere molti dubbi sulla reale volontà di tutta la sinistra di trovare un accordo, proverà a rassicurare il partito della sua volontà di provarci.
«L’importante è iniziare presto a ragionare sui contenuti: ogni giorno in cui parliamo di tatticismi elettorali e non di problemi reali perdiamo consenso», ha ripetuto in questi giorni ai suoi. Da qui la volontà di uscire oggi dalla riunione in modo unitario, per imprimere più forza alla proposta. E per evitare che, fuori dal Pd, si possa giocare sulle divisioni interne del partito.
vivicentro.it/politica
vivicentro/Renzi punta a trovare l’intesa su un documento condiviso
lastampa/L’ultima offerta renziana per un documento condiviso FRANCESCA SCHIANCHI
Castellammare di Stabia, Gori: sospensione erogazione idrica. Le zone interessate e gli orari
Castellammare di Stabia, Gori: sospensione erogazione idrica. Le zone interessate e gli orari
GORI comunica che per lavori programmati è programmata la sospensione dell’erogazione idrica dalle 13:30 alle 14:30 di lunedì 13 novembre 2017, nelle seguenti zone del comune di Castellammare di Stabia:
Tutta la zona del Parco Imperiale
Insigne, parla il fratello: “Mio fratello non è tipo da farsi sopraffare dalla tensione”
Insigne, parla il fratello: ” Mio fratello non è tipo da farsi sopraffare dalla tensione”
Antonio Insigne, fratello di Lorenzo, anch’egli calciatore, con trascorsi con Fondi ed Arzanese, ha rilasciato alcune dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport: “Faremo innanzitutto il tifo per l’Italia. Certo, siamo orgogliosi del fatto che Lorenzo stia ricevendo attestati di stima da parte dei tifosi di tutte le squadre. Avvertire la fiducia della gente per lui è fondamentale. Mio fratello non è tipo da farsi sopraffare dalla tensione. Lui deve solo giocare come sa. Glielo scriverò anche nel messaggio che gli manderò prima della partita”
La Campania rompe gli schemi: per la prima volta batte la Toscana per il boom di visitatori
La Campania rompe tutti gli schemi battendo la Toscana per il gran numero di visite a musei e zone archeologiche. È un risultato storico, merito soprattutto dell’attrattiva che esercitano Pompei, Capodimonte, Museo Archeologico di Napoli e Reggia di Caserta.
Sono i numeri a parlare: la Campania si posiziona al secondo posto, subito dopo il Lazio ancora egemone senza rivali, con più di 8 milioni di visitatori. Rispetto al 2013 c’è stato un incremento del +32,6% di turisti, e oltre 41,7 milioni di euro di introiti rispetto ai 28,7 di quattro anni fa.
Italia, Jorginho si candida per una maglia da titolare
Italia, Jorginho si candida per una maglia da titolare
Se Insigne sembrerebbe sempre più destinato a riscaldare anche questa sera la panchina, l’altro azzurro, invece, Jorginho, si candida per una maglia da titolare. Infatti l’oriundo, vista la squalifica di Verratti e la probabile esclusione di De Rossi, avrà, molto probabilmente, le chiavi della regia azzurra, con ai propri fianchi Florenzi e Parolo. In avanti, anticipa Sky, si potrebbe vedere addirittura titolare un altro che a Castel Volturno conoscono molto bene; parliamo di Manolo Gabbiadini.
Parcheggiatore abusivo aggredisce e minaccia ausiliare del traffico: “Fatti i fatti tuoi, altrimenti…”
Parcheggiatore abusivo aggredisce e minaccia ausiliare del traffico: “Vattene, altrimenti non puoi essere tranquillo a casa tua”
Un parcheggiatore abusivo ha aggredito e minacciato un ausiliario del traffico perché non doveva multare i suoi clienti. È avvenuto a Napoli, in piazza San Francesco di Paola dove i carabinieri lo hanno arrestato.
Secondo quanto ricostruito dai militari, intervenuti grazie ad una richiesta di aiuto al 112, l’ausiliario stava provvedendo a fare delle multe quando è stato strattonato e minacciato dall’abusivo – «Fatti i fatti tuoi e vattene da un’altra parte!» – per convincerlo a non multare le automobili che stavano sotto la sua custodia.
L’ausiliario ha continuato nel suo lavoro e il parcheggiatore ha ulteriormente alzato il tono delle minacce intimandogli di non scrivere nulla altrimenti lo «avrebbe mandato a prendere a casa». L’ausiliario ha però raccontato tutto ai carabinieri che hanno arrestato Giovanni Giunto, già noto alle forze dell’ordine e accusato di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni.
/il Mattino
Per Franco Bruni è arrivato il momento di “riscrivere le regole della stabilità”
Se Casini afferma: “Basta regolamenti di conti sulle banche” Franco Bruni, nel suo editoriale, afferma che è arrivato il momento di “riscrivere le regole della stabilità”
Intanto nel Pd continuano le trattative tra Renzi e le minoranze. Oggi è prevista la Direzione del partito e il segretario punta a trovare l’intesa su un documento condiviso. Ma i problemi sono tanti, a partire dai rapporti con Mdp. “Il centrosinistra non sa più parlarsi” commenta Federico Geremicca. “Bersani e D’Alema puntano a ottenere la testa di Renzi e lui lavora per l’obiettivo inseguito sin da quando Bersani e D’Alema erano ancora nel Pd e cioè ridurli all’irrilevanza politica”.
Riscrivere le regole della stabilità
Ma a correr rischi a volte si guadagna. Se la presidenza saprà guidarla senza soffocarla, qualche utilità potrebbe uscirne. Essenziale è lavorare «non per regolare i conti del passato, ma per aiutare l’economia italiana del futuro», come dice l’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nella sua lettera a La Stampa e come lui stesso avrebbe dovuto tener sempre più presente.
La politica e il potere legislativo possono contribuire alla vigilanza sulla correttezza e la stabilità degli intermediari e dei mercati finanziari. Sono questioni tecnicamente complesse, soprattutto dopo che la globalizzazione finanziaria le ha rese radicalmente internazionali e in rapida evoluzione.
La complessità tecnica rende delicato il rapporto fra politica e burocrazia. Perché la prima tenga bene il suo ruolo deve fare con rigore i suoi compiti ma lasciare alle burocrazie autonomia e responsabilità.
Compito del legislativo, in gran parte del mondo avanzato, è essere sede regolare (al di là di commissioni d’inchiesta estemporanee) e competente dove i controllori della moneta e del credito vengono a render conto dei modi con cui stanno perseguendo, con indipendenza, gli obiettivi loro assegnati. L’organizzazione e l’attrezzatura del Parlamento italiano sono adeguate a questi fini? Andremo a eleggere un numero sufficiente di parlamentari con la competenza, dedizione, serietà e l’esperienza adatte per costituire commissioni e gruppi di lavoro con questo compito? Che sappiano porre le domande giuste, anticipando i problemi e aiutando i controllori del credito a individuarli?
La resa dei conti alla politica delle autorità creditizie è delicato anche per il contrasto che si può sviluppare fra la loro trasparenza e la stabilità finanziaria. Raccontare i guai delle banche alla politica può diffondere panico e aggravare i guai. Ma l’esperienza internazionale e le riflessioni di chi ha studiato da tempo queste cose suggeriscono come superare anche questo problema. Si tratta di verificare ed eventualmente integrare e correggere quel che avviene in Italia.
Il rapporto fra politica e autorità monetarie e finanziarie può andare molto oltre. Il concetto stesso di stabilità finanziaria è oggi da definire meglio, in tutto il mondo. Una volta, per esempio, significava che nessuna banca dovesse mai «fallire», che cambi, tassi e borse dovessero variare solo molto gradualmente. Oggi non è più così. Vanno ridefiniti gli stessi obiettivi delle autorità di controllo. Nonostante la difficoltà tecnica, questo è compito della politica. Anche il Parlamento italiano può contribuire: basta che sappia articolare il suo lavoro con quello del governo e, anche per suo tramite, partecipare alle sedi europee e internazionali dove solamente ha senso prendere decisioni in proposito. Non sono materie dove funziona la democrazia diretta e la politica chilometro-zero.
Il Parlamento europeo, discutendo con la Bce sul trattamento delle sofferenze bancarie, ha appena incontrato un’atra questione: fino a che punto chi vigila sulle banche può e deve esimersi dal dettare loro regole? Non è facile rispondere: è vero che le regole le fissa la politica ma chi ne vigila l’applicazione non può esimersi da aggiungere dettagli che il legislatore non riesce neanche a immaginare. Questa zona grigia fra regolamentazione e vigilanza va affrontata con impegno e senza ricerca di polemiche appariscenti.
E così via. Basti pensare che, con l’euro e l’unione bancaria europea, il ruolo di Banca d’Italia è mutato radicalmente. Riconsiderarne governance e organizzazione non è peccato di lesa maestà, anzi. Ma va fatto col dovuto anticipo, con cautela, competenza, concordia istituzionale e concertazione europea.
vivicentro.it/editoriale
vivicentro/Per Franco Bruni è arrivato il momento di “riscrivere le regole della stabilità”
lastampa/Riscrivere le regole della stabilità FRANCO BRUNI
Juve Stabia, non solo calcio: Bacci e Nava al Palamangano!
Juve Stabia, non solo calcio: Bacci e Nava al Palamangano!
Non solo calcio in casa Juve Stabia. Infatti ieri pomeriggio al Palamangano di Scafati, dove la Givova, nel suo fortino, si è sbarazzata in maniera convincente di Agrigento, erano presenti il numero 1 stabiese Alessandro Bacci e l’esterno classe ’94 Valerio Nava. I due, come confermato anche dalle loro immagini sui social, sembrerebbero grandi appassionati della palla a spicchi.
A cura di Giovanni Donnarumma
Juve Stabia, da dicembre si torna alla domenica: ecco date e orari dalla 17ª alla 27ª
Juve Stabia, da dicembre si torna alla domenica: ecco date e orari dalla 17ª alla 27ª
Sono stati definiti dalla Lega Italiana Calcio Professionistico gli orari e le date delle gare del campionato di Serie C 2017-2018 dalla 17ª alla 27ª giornata. Ricordiamo che gli orari o le date possono essere soggetti a variazioni su disposizione della Lega Pro per esigenze televisive. Di seguito riportiamo gli appuntamenti delle vespe:
Domenica 3 dicembre – 17ª giornata
JUVE STABIA-CASERTANA, ore 20.30
Domenica 10 dicembre – 18ª giornata
SIRACUSA-JUVE STABIA, ore 16.30
Domenica 17 dicembre – 19ª giornata
JUVE STABIA-REGGINA, ore 16.30
Sabato 23 dicembre – 20ª giornata
JUVE STABIA-FIDELIS ANDRIA, ore 16.30
Sabato 30 dicembre – 21ª giornata
Riposa: JUVE STABIA
Domenica 21 gennaio – 22ª giornata
JUVE STABIA-CATANZARO, ore 16.30
Domenica 28 gennaio – 23ª giornata
TRAPANI-JUVE STABIA, ore 16.30
Domenica 4 febbraio – 24ª giornata
JUVE STABIA-PAGANESE, ore 20.30
Domenica 11 febbraio – 25ª giornata
RACING FONDI-JUVE STABIA, ore 20.30
Domenica 18 febbraio – 26ª giornata
JUVE STABIA-BISCEGLIE, ore 16.30
Domenica 25 febbraio – 27ª giornata
LECCE-JUVE STABIA, ore 20.30
Gragnano, problemi di sicurezza per la Fiera: tagli agli stand
Gragnano, problemi di sicurezza per la Fiera: tagli agli stand
La Fiera di Gragnano ridimensionata per problemi di sicurezza. C’è poco spazio di manovra e troppe le richieste dei venditori ambulanti per il 21 novembre. La Fiera di Gragnano occuperò più strade ma le postazioni saranno soltanto su un lato della carreggiata stradale. Bancarelle anche in piazzale Amendola lato accesso ex stazione delle Ferrovie ed ex scalo merci per la compravendita del bestiame. Lo riporta l’edizione odierna di Metropolis.
Sigarette, aumento in arrivo: 70 centesimi in più al pacchetto
Il prezzo delle sigarette potrebbe subire un ulteriore rialzo: 70 centesimi in più, per via di due emendamenti, uno al decreto fiscale che accompagna la manovra, e il secondo direttamente alla legge di Bilancio.
Il rincaro serve per colmare le esigenze finanziare del ministero dell’Economia. E l’aumento riguarderebbe soprattutto quelle sigarette oggi vendute a un prezzo più basso rispetto le altre.
Inoltre – come riporta Vesuviolive – entro due anni le sigarette potrebbero subire un rincaro fino a due euro. In questo caso, i pacchetti di fascia bassa costerebbero quanto quelli di fascia alta. Così, oltre ai fumatori, sarebbero penalizzati anche i produttori minori di tabacco, visto che, a parità di prezzo, i consumatori sceglierebbero sigarette di fascia alta.
BENEVENTO: Mercatini di Natale a Torrecuso
Tra le novità dell’edizione 2017 dei Mercatini di Natale a Torrecuso, il Villaggio di Babbo Natale per la gioia di tutti i bambini
Sarà la “Tenuta La Fortezza” in località Tora, frazione di Torrecuso, in provincia di Benevento, ad ospitare il tradizionale appuntamento con i Mercatini di Natale e il Villaggio di Babbo Natale a partire da giovedì 16 novembre, per quattro weekend, fino al 10 dicembre.
Per l’occasione saranno allestiti stand enogastronomici – con degustazioni di vini, formaggi, salumi, dolci e prodotti tipici del Sannio – e l’esposizione di prodotti artigianali, oggetti di antiquariato, pregevoli ceramiche e giocattoli fatti a mano dagli artigiani presenti.
Non mancheranno spettacoli musicali e intrattenimento per i più piccoli, all’interno scenario da favola, impreziosito da luminarie e giochi di animazione.
La novità dell’edizione 2017 sarà rappresentata dal Villaggio di Babbo Natale, dove i più piccoli troveranno Santa Claus con i suoi piccoli aiutanti, gli elfi, potranno giocare sulla slitta e visitare il magazzino coi giocattoli.
Per i più gradi, la Rievocazione Storica di Benevento Longobarda consentirà di fare un tuffo nella storia, fino al Medioevo e osservare da vicino un vero e proprio villaggio medievale dove si potranno conoscere le principali attività e usi dei longobardi, come la scrittura beneventana, il duello con le spade, il tiro con l’arco e la balestra.
/ecampania
Mi dici di De Luca ?
Comincia così un messaggio di un contatto che da Milano mi chiedeva di questo, ormai, personaggio locale, regionale e anche nazionale, di nome De Luca. E, senza entrare nel merito delle questioni giudiziarie (15 processi tutti conclusi con assoluzione e un procedimento penale con arresti domiciliari attualmente in corso) e di cui hanno abbondantemente riportato i media e giornali, vorrei innanzitutto raccontare un po’ per come lo conosco indirettamente e dire che idea di massima mi sono fatto.
Nel 2012 si svolgevano le elezioni comunali a Santa Teresa di Riva, bel paesino sul mare della costa jonica messinese, più noto di recente per avere acquisito la “bandiera” blu” proprio sotto la passata amministrazione De Luca e nel quale, in antitesi alla nomenclatura di centrosinistra e mezza destra, improvvisamente si candidava una persona originaria di Fiumedinisi (altro paese del comprensorio) di cui era stata anche sindaco.
Trattavasi di un certo Cateno Roberto De Luca, noto da quando ha ricoperto il ruolo di deputato regionale, per avere contestato sui media il rancido sistema politico-regionale con un improvvisato quasi spogliarello (sulla contestazione al putrido sistema regionale non posso che essere solidale).
Durante quelle elezioni scrivevo su un sito locale. Mi capitò di seguire un comizio della parte avversa a De Luca. L’aver sentito dal palco il termine “straniero” al suo indirizzo, per il fatto che venisse da un altro paese della zona, sollevò la mia civile indignazione, tanto che all’epoca scrissi un articolo risentito per questa forma di razzismo addirittura conterraneo.
Al riguardo (apro una breve parentesi), mi sono ritrovato in un’analoga situazione allorché, interessatomi socialmente in un paese limitrofo, mi sono visto definire: da uno di sinistra “immigrato”, come se tale termine fosse persino un disvalore, e da uno di destra “extracomunitario”. La grettezza culturale, specie se dissimulata, non ha differenze sociali ed estrazioni.
De Luca nel 2012 arrivò nell’arena elettorale santateresina quando la condizione politica locale era ormai rafferma. La sua parlantina e verve nei comizi fece di certo la differenza. Nonostante la sua lista fosse povera di voti, ebbe infatti un notevole successo personale. Quindi vinse le elezioni.
Personaggio particolare, fa dei suoi dibattiti un monologo. Però Santa Teresa di Riva in pochi anni ha visto quanto meno l’ordinarietà e la pulizia funzionare a discreti livelli. Tuttavia le aliquote tributarie sono salite ai massimi rispetto a prima. Ciò è accaduto anche in altri paesi e città, con la differenza che altrettanto non hanno fatto i servizi.
Cosa non condivido. Una certa eccessiva spesa pubblica con i soldi dei contribuenti. L’albo pretorio, ben tenuto dal Comune, infatti, ne è in modo trasparente un riscontro.
Santa Teresa di Riva va pure detto che gode in atto anche di una Minoranza che fa seriamente Opposizione con il suo capogruppo avv. Antonio Scarcella. Cosa rara nei nostri enti, regioni e governo, ove, risaputamente, passate le elezioni, di notte si siedono quasi tutti alla medesima “tavolata” (e alcuni arrogantemente anche di giorno).
Il delfino di De Luca, Danilo Lo Giudice, che nel 2012 si era candidato a Santa Teresa di Riva nella lista di De Luca, facendone dopo il vicesindaco, alle ultime elezioni del 2017 è stato votato in modo plebiscitario quale sindaco di Santa Teresa di Riva, poiché Cateno De Luca aspirerebbe a fare il sindaco di Messina, città cosiddetta “babba”, ma che era anche definita negli anni passati “l’università della mafia” come viene detto in un servizio d’inchiesta della Rai3 e Rai Storia con un’introduzione nel documentario dell’allora Procuratore nazionale antimafia.
Nel frattempo De Luca si è anche candidato nelle liste dell’UDC regionali siciliane insieme al suo delfino Lo Giudice, venendo eletto il 5 novembre 2017 con un discreto numero di voti e arrivando secondo anche il Lo Giudice.
Infine c’è la questione del patronato Fenapi di cui De Luca è il direttore e che ha saputo in questi ultimi anni allargare a livello nazione e internazionale in più nazioni europee. Su questo sindacato c’è in corso un’inchiesta giudiziaria per presunta evasione fiscale di oltre un milione di euro per cui il De Luca è ai domiciliari.
Cosa penso del personaggio. Mi appare come una sorta di bene e male messi insieme. Da un lato il diavolo e contemporaneamente l’angelo. Un personaggio che per questo ammalia le folle.
Tuttavia, i De Luca (come gli Sgarbi) sono figure inevitabili ai giorni nostri. L’Italia, la Sicilia, le nostre città e paesi, almeno per chi può e vuole vedere, sono palesemente ammuffiti sotto la gestione di persone e strutture politiche, istituzionali, professionali e sindacali, che ripetono sempre gli stessi declami per non cambiare nulla, poiché tanto loro (a cominciare dai Giudici che decidono anche su questo) hanno i “diritti acquisiti” sul sangue dei cittadini produttivi, lavoratori, privati e operosi. I privilegi di queste caste sono il cancro di questa Nazione che andrebbe estirpato anche con una rivoluzione.
Ma noi non siamo più i nostri nonni. E, pertanto, un personaggio come De Luca, che quando sale sul palco trascina molto meglio di uno Sgarbi in televisione, è quasi visto dal popolo come un profeta per uscire da questo stagno putrido di corporazioni, sanguisughe, misantrope e sprezzanti, le quali s’ingozzano con la forzosa estorsione fiscale (le LORO leggi, sentenze e regolamentazioni e solo per LORO), dallo scranno più alto dello Stato all’ultimo più piccolo Ente.
Questa Riviera Jonica Messinese in particolare, nonostante sia una costa e un entroterra baciati dalla Natura con un mare Jonio a volte così blu da sembrare dipinto, è stata sempre relegata a un’area trattata come un parco buoi, un bacino elettorale di sottosviluppo, disoccupazione e bisogno per quando servono i voti. Uno come De Luca, laureato in legge e con una certa esperienza amministrativa, che grida pure contro il sistema, è pertanto visto (o travisato) come quasi un “messia”.
Forse se le forze politiche soffrissero meno di supponenza cronica e retorica programmatica e al contrario ritornassero sul territorio invece di farsi persino una legge elettorale assoggettante, i De Luca non ci sarebbero. Ma questa è la realtà italiana e siciliana di oggi. Quindi i De luca ci sono.
Da un lato infatti c’è un deennale sistema politico-statale-regionale di predatori e parassiti, dall’altro i restanti cittadini, sottomessi, vessati, estorti, avviliti, prostrati, falliti e anche suicidati. Nel mezzo i De Luca, visti come l’ultima spiaggia dalla gente che cerca comunque di sopravvivere a questa patinata dittatura italiana.
Il Presidente della Repubblica, siciliano, ogni tanto scenda dal suo piedistallo e come lui tutti gli altri di seguito, prima che la soglia di non ritorno si superi. E solo così che anche i De Luca non avranno più un senso. Ma al contrario, così continuando, non potranno che moltiplicarsi come i pani e i pesci.
Auguri quindi ai De Luca. È il loro momento.







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