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Sicilia, dopo un anno di governo il bilancio del Presidente Musumeci

Il Governo regionale compie un anno e il presidente Nello Musumeci ha fatto un bilancio di questi dodici mesi con numeri e considerazioni.

In un incontro organizzato al museo Branciforte (nell’immagine di copertina l’esterno e la sala interna), un palazzo cinquecentesco siciliano, ubicato nel centro storico di Palermo, con il mondo accademico, della ricerca e delle categorie, il governatore Musumeci ha elencato le cose fatte in questi 365 giorni “È stato difficile, ma esaltante. L’anno più bello della mia vita. Sono soddisfatto ma non appagato. Dobbiamo fare di più, in tutti i settori ma in alcuni in particolare“.

Ha riservato parole dure all’Anas e a Ferrovie italiane: “Non ci piace come lavorano, sono un cancro per la Regione Siciliana, o cambiano marcia o saremo costretti a mettere in mora i nostri interlocutori ai quali per un anno abbiamo dato quasi illimitata fiducia“. E a fine incontro ha aggiunto: “Ci sono i cantieri vuoti, due o tre operai al massimo, non lavorano di notte. Non ci sta più bene questa situazione“.

Sarebbe stato opportuno a questo punto citare anche tutti gli innumerevoli Enti vari regionali, cui diversi da anni in liquidazione, che notoriamente in Sicilia da decenni prosciugano soldi pubblici per mantenere bacini elettorali di più livelli ed estrazione. Tra l’altro l’Ente che si occupa delle autostrade, il CAS (Consorzio Autostrade Siciliano), di certo non ha mai brillato, vedasi ad esempio la Messina Catania che sembra un’autostrada da terzo mondo e nonostante in mezzo ci sia Taormina e all’estremo l’aeroporto internazionale di Fontana Rossa che è il sesto aeroporto d’Italia per traffico passeggeri e secondo dell’Italia Meridionale).

Sono state sciorinate le somme spese o impegnate dal governo regionale in questo primo anno: 3.5 miliardi di euro spesi o impegnati nel 2018. E nel dettaglio 323 milioni per il risanamento del territorio, 1 miliardo e 207 milioni per servizi formazione lavoro e acquisto di autobus, in agricoltura impegnati 200 milioni di euro, erogati 175 milioni; per la pesca 143 milioni; per le imprese 145.700 dal polo finanziario e 209 milioni direttamente dalle casse regionali; per le infrastrutture 1 miliardo 208 milioni e 400 mila euro.

Su tali importi Musumeci ha evidenziato quasi in modo ironico: “Questi i risultati che qualche opposizione giudica del nulla. Io non so se sono del nulla, ma nel primo semestre del 2018 la Banca d’Italia certifica una lenta crescita in Sicilia dopo anni di decrescita. Anche l’associazione nazionale dei costruttori ha dichiarato pubblicamente che finalmente in Sicilia si vede un po’ di luce. Non siamo lumache, noi abbiamo un metodo: la programmazione. Sappiamo cosa faremo da qui a quattro anni e con quali risorse” ha detto il presidente Musumeci.

Il governatore ha quindi preso l’argomento delle ex Province: “Continuano a donare il sangue pur essendo ormai all’anemia. Lo Stato preleva ogni anno circa 200 milioni di euro. Di finanza pubblica deve occuparsi Roma: occorre rivitalizzare le province e restituire loro la dignità che hanno avuto in oltre 160 anni”. “Lo Stato – prosegue – non può più stare a guardare mentre muoiono i comuni, mentre muoiono le province. Una nuova legge che cancelli la Delrio e metta il punto al prelievo forzoso non è più rinviabile. La Regione può far fronte ben poco al dissesto dei comuni perché altrimenti andremmo in dissesto pure noi“.

Informatici su ciò, ci è stato tuttavia obbiettato che per via dello Statuto speciale della Regione siciliana, quest’ultima ha competenza esclusiva su una serie di materie, tra cui beni culturali, agricoltura, pesca, enti locali, ambiente, turismo, polizia forestale. E il relativo personale quindi sarebbe nei ruoli della Regione e non dello Stato. Negli anni la Regione siciliana, per risaputi fini politico-clientelari-elettorali, avrebbe assunto tanto di quel personale che i costi sono ora divenuti insostenibili, addirittura da “dissesto”. Ma per via dello Statuto speciale sarebbe un problema suo. Argomento che ci è rimasto non certo.

Ha quindi continuato il presidente Musumeci: “In pochi avrebbero scommesso che ce l’avremmo fatta, ma anche in questo caso rispetteremo le promesse: il Piano ordinario dei rifiuti, che avevamo detto sarebbe stato pronto entro dicembre, sarà deliberato dalla giunta la prossima settimana. Musumeci ha illustrato anche i dati sulla raccolta differenziata, che nell’Isola complessivamente corrono verso il 50 per cento di media, che potrebbe essere raggiunto nel 2019, ma che a Palermo, Catania e Messina sono inchiodati tra il 9 e l’11 per cento.

“Complimenti ai piccoli comuni che hanno raggiunto risultati virtuosi”, ha detto il presidente. Il presidente Musumeci evidentemente non sa che per raggiungere questi risultati in alcuni cosiddetti piccoli Comuni virtuosi, l’aliquota era già al massimo e ancora nell’ultimo anno ha subito ulteriori rincari del 30%. Se questo però sarebbe essere virtuosi, allora chi estorce criminalmente denaro arricchendosi dovrebbe essere definito in gamba e con l’unica differenza che il primo lo fa per legge (criminale).

Il presidente della Regione ha parlato della pubblica amministrazione: “Abbiamo sostituito il 60 per cento dei dirigenti regionali ma nessuno è stato penalizzato (e figurarsi). Solo che in molti non erano abituati a certi ritmi, in troppi non erano abituati a ricevere la chiamata del presidente per sapere a che punto è una certa pratica. Abbiamo cambiato il modo di lavorare con 12 assessori, 10 dei quali senza esperienza di governo alle spalle e con un nuovo segretario generale, Maria Mattarella. Quelli che non hanno compreso che questa è una nuova stagione – ha proseguito – presto lo comprenderanno sulla loro pelle perché pretendiamo che ognuno faccia il proprio dovere fino all’ultimo. La classe dirigente politica e la classe dirigente burocratica devono andare allo stesso passo“.

Musumeci ha citato anche le società partecipate regionali: “Sono la nostra spina nel fianco, sono il risultato di anni e anni di politica clientelare. Servivano soltanto per assumere galoppini e amici del giaguaro. Migliaia di persone assunte senza concorso. La nostra logica – ha detto il governatore – è quella di salvare i lavoratori, anche attraverso mirate riqualificazioni, non i posti di lavoro“.

Il presidente non si è sottratto a chi vociferava di un dialogo aperto con il Movimento 5 stelle: “Non sono fatto per i ribaltoni, non ho maggioranza, ma questa è la mia coalizione e con questa coalizione, al di là dei numeri, io andrò avanti per tutta la legislatura. Il contratto è fatto, non c’è più un rigo bianco, ma se altre forze politiche dell’opposizione volessero proporre nuovi obiettivi e nuovi temi, potremmo pensare di aggiungere qualche allegato. Ma vengano senza arroganza, con umiltà, non abbiamo bisogno di lezioni da nessuno. Questo governo non è fatto da santi, ma altrove non vedo eroi“.

Musumeci ha infine annunciato la ricostituzione dell’ufficio stampa della Regione: “Il precedente governo con un’operazione irriguardosa ha smantellato la struttura di comunicazione. Noi a breve lanceremo il nuovo concorso pubblico per giornalisti. Il bando è già all’esame dell’Aran Sicilia“.

Sembra che il bando preveda una riserva del 50 per cento dei posti per i precedenti giornalisti dell’ufficio stampa.

Adduso Sebastiano

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