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Stella (Confprofessioni): “In studi professionali welfare è albero robusto, ma servono cure”

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(Adnkronos) – “All’interno degli studi professionali il welfare ha radici profonde.Il prossimo anno celebreremo i vent’anni di attività della Cassa di assistenza sanitaria integrativa, nata dal Ccnl degli studi professionali per offrire prestazioni di assistenza sanitaria e socio-sanitaria ai dipendenti di studio.

Un lungo percorso che nel corso degli anni ha portato a estendere le tutele di welfare ai familiari dei lavoratori e quindi a tutto il personale di studio fino a coprire i professionisti datori di lavoro.Oggi il welfare è un albero robusto, come conferma il ‘Rapporto Welfare Index Pmi 2024’, al quale Confprofessioni contribuisce fin dalla prima edizione, che cresce e si ramifica giorno dopo giorno”.

Così Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, che oggi è intervenuto alla presentazione del ‘Rapporto Welfare Index Pmi 2024’ di Generali Italia sullo stato del welfare nelle piccole e medie imprese italiane, giunto alla ottava edizione. Secondo Stella, il welfare “richiede, però, particolari cure per assecondare i profondi cambiamenti economici e sociali che si registrano all’interno delle imprese e degli studi.In quest’ottica s’innesta il recente rinnovo del Ccnl degli studi professionali.

Il rafforzamento delle tutele e il potenziamento degli strumenti di welfare (pensiamo all’introduzione della giornata della prevenzione) si focalizza, in particolare, su quelle realtà di più piccole dimensioni, nella consapevolezza che la salute e il benessere di tutti coloro che operano negli studi sia alla base di ogni processo di crescita”.  “L’obiettivo è favorire una maggior produttività, certo; ma soprattutto una sempre più diffusa cultura del benessere che si estende nella sicurezza, nella formazione, nel sostegno al reddito e nella conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, coinvolgendo sempre più i lavoratori autonomi”, ha concluso.  —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Bernini (Confcommercio): “Welfare centrale per superamento gap occupazionale e retributivo”

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(Adnkronos) – “Le misure di welfare mirate a favorire una maggior conciliazione vita-lavoro e al rafforzamento del secondo pilastro previdenziale e assistenziale rappresentano un importante aiuto per le famiglie e un significativo passo volto al superamento del gender gap occupazionale, retributivo e conseguentemente pensionistico.Il sistema multipilastro di welfare nel quale da sempre crediamo e il recente rinnovo del nostro Ccnl vanno in questa direzione al fine di perseguire efficienza, equità e inclusività, agendo su servizi e costi che, in assenza di interventi di tipo collettivo, sarebbero oneri a carico delle famiglie e delle categorie più fragili”.

Così Laura Bernini, responsabile settore welfare pubblico e privato Confcommercio, che oggi è intervenuta alla presentazione a Roma del ‘Rapporto Welfare Index Pmi 2024’ di Generali Italia sullo stato del welfare nelle piccole e medie imprese italiane, giunto alla ottava edizione. —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Baroni (Confindustria): “Welfare aziendale eccezionale leva per crescita”

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(Adnkronos) – “Il welfare si dimostra ancora una volta un’eccezionale leva per accelerare crescita, produttività e sostenibilità nelle nostre imprese.Tante sono le sue declinazioni: dalla conciliazione vita-lavoro, alla formazione del capitale umano per arrivare alla salute e benessere.

Su ognuna di queste le aziende possono dare un contributo importante, facendo la differenza.Tuttavia, guardando alle priorità, senza dubbio la sanità integrativa rappresenta un tassello centrale di ogni politica di welfare.

Non mi sorprende, quindi, che la presenza di fondi e polizze integrative nelle pmi sia in continua crescita.La sanità integrativa, infatti, oggi copre quasi 16 milioni di italiani tra lavoratori e familiari intercettando circa 4,5 mld di risorse, a testimonianza di quanto le aziende, attraverso i contratti collettivi, stiano investendo in questa importantissima tutela di welfare che non è più solo appannaggio delle imprese grandi, anzi”.

Così Giovanni Baroni, vicepresidente Confindustria e presidente Piccola Industria, in occasione della presentazione a Roma del ‘Rapporto Welfare Index Pmi 2024’ di Generali Italia sullo stato del welfare nelle piccole e medie imprese italiane, giunto alla ottava edizione. “In un Paese come il nostro, dove la spesa pubblica per la salute rimane una delle più basse d’Europa, circa il 6,5% del Pil, quanto le imprese possono fare a supporto della tutela sanitaria di lavoratori e familiari è straordinario, a dimostrazione del grande ruolo sociale che svolgono ormai in ogni territorio.E il nostro auspicio è che possa crescere ancora, arrivando a raggiungere fasce ancora più ampie della popolazione italiana, in un’ottica di integrazione e supporto del Welfare State pubblico”, ha concluso.  —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Calderone: “Welfare aziendale strategico per Paese”

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(Adnkronos) – Il Welfare Index pmi 2024 ci consente di “ragionare sull’importanza strategica del welfare aziendale nel nostro Paese, come sulla funzione che Generali svolge proprio attraverso il Welfare Index.La capacità del nostro sistema economico di fare un salto di qualità verso l’innovazione porta a maggiore produttività e valore aggiunto, con il risultato di rendere più competitive le imprese e migliorare le condizioni del lavoro.

Maggiore produttività significa poter definire, attraverso i contratti, trattamenti retributivi più alti e al tempo stesso migliori prospettive di carriera e condizioni del lavoro”.Così la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, in un messaggio inviato alla presentazione oggi a Roma del del ‘Rapporto Welfare Index Pmi 2024’ di Generali Italia sullo stato del welfare nelle piccole e medie imprese italiane, giunto alla ottava edizione. “Welfare Index -ha continuato la ministra- ha il merito di concentrarsi sulle piccole e medie imprese, tessuto portante dell’economia italiana che va analizzato da due punti di osservazione.

Le potenzialità che derivano dalla capacità delle imprese di aggregarsi in reti, filiere e distretti, e di costituire in questo modo il perno delle produzioni del made in Italy e dei servizi che generano qualità”, ha sottolineato.  “E la persistenza nei settori a minore valore aggiunto di condizioni in cui per le piccole e imprese risulta più difficile fare innovazione e quindi investire sul miglioramento del welfare e delle condizioni di lavoro.La consapevolezza -scrive ancora – che credo che condividiamo, è che il salto di qualità delle nostre piccole e medie imprese dipende dalla volontà e capacità di investire, sui servizi e sugli strumenti del welfare aziendale”.  “E’ mia intenzione nella prossima legge di bilancio, intervenire per il rafforzamento dei fringe benefits e gli incentivi al welfare aziendale legato alla produttività” ha concluso. —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Roccella: “Welfare aziendale è punto innovazione su cui misurare crescita Paese”

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(Adnkronos) – “C’è una grande storia del welfare aziendale in Italia, non solo Olivetti, ma una grande attenzione di molti imprenditori al benessere dei lavoratori e della comunità di appartenenze, che ha costituito una storia e che oggi con queste iniziative proseguiamo.Oggi il welfare aziendale è veramente uno dei punti di innovazione su cui si misura la crescita del Paese.

A partire dalle richieste degli italiani: un ambiente di lavoro amichevole che consenta il work life balance e i nostri interventi sono andati in questa direzione e quindi di sollecitare la responsabilità sociale d’impresa.E lo abbiamo fatto in diverso modo: con la decontribuzione per le madri, con i fringe benefit, e con tanti altri provvedimenti”.

Così Eugenia Maria Roccella, ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, intervenuta alla presentazione a Roma del ‘Rapporto Welfare Index Pmi 2024’ di Generali Italia sullo stato del welfare nelle piccole e medie imprese italiane, giunto alla ottava edizione. Un’iniziativa importante, secondo il ministro, “nella strada della collaborazione pubblico-privato che vogliamo perseguire.C’è bisogno di una collaborazione, di avere tutti insieme un progetto, di sapere dove vogliamo andare e il primo punto è la natalità, sui cui la politica è stata assente per troppi anni.

Questo è il primo governo che ha inserito delle competenze sulla natalità.E in questi mesi abbiamo ottenuto ottimi risultati sulla crescita dell’occupazione e in particolare di quella femminile, snodo fondamentale del nostro progetto.

Ma dobbiamo andare avanti”, ha aggiunto. “La denatalità è la più grande questione del nostro tempo, perché porta con sé tutte le altre: la coesione sociale, la sostenibilità economica, l’ambiente, il senso del futuro.Il governo ha fatto della sfida demografica una propria priorità, in termini di visione, iniziativa e investimenti.

Ma questa sfida richiede lo sforzo di tutti, non può essere affrontata solo attraverso la leva delle politiche pubbliche.In questa chiave il welfare assume una portata centrale e assolutamente decisiva, perché dalla capacità del mondo produttivo di agevolare la conciliazione vita-lavoro e di essere accogliente nei confronti della genitorialità passa la rimozione di uno dei più grandi ostacoli, materiali ma anche culturali, che disincentivano la natalità” ha spiegato Roccella, che poi ha aggiunto: “Fin dal primo giorno noi abbiamo puntato molto sul coinvolgimento del lavoro e dell’impresa in questa sfida che ci riguarda tutti e deve coinvolgere tutti.

Lo abbiamo fatto con misure concrete, dalla decontribuzione per le mamme lavoratrici ai fringe benefits, e con iniziative come il codice di autodisciplina per le imprese.Ma è un segnale incoraggiante il fatto che accanto all’impegno della politica e delle istituzioni si registri una crescente consapevolezza da parte del mondo produttivo”, ha concluso.    —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Donne vivono più degli uomini, studio spiega il gender gap della longevità

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(Adnkronos) –
Le donne vivono più a lungo degli uomini.E questo gap nell’aspettativa di vita non è prerogativa del genere umano.

Questa tendenza a una maggiore longevità la si osserva nelle quote rosa di una vasta gamma di animali.Gli scienziati si sono chiesti perché e una teoria formulata dai biologi è che la discrepanza nella lunghezza della vita femminile e maschile possa essere in qualche modo, almeno in parte, collegata alla riproduzione.

Ma come?Per scoprirlo un team di ricercatori dell’università di Osaka ha deciso di mettere sotto la lente l’invecchiamento del killifish turchese, un pesciolino d’acqua dolce noto per una caratteristica: la sua è un’esistenza ‘lampo’, fra le più brevi che si registrano nei vertebrati.

Si parla di “pochi mesi di vita”, spiegano gli autori del lavoro pubblicato su ‘Science Advances’, mentre la maturazione sessuale in genere avviene in appena “un mese”.E, come negli esseri umani, anche nella comunità di questi pesci le femmine vivono più a lungo dei maschi.   Studiando il ‘Nothobranchius furzeri’ – questo il nome scientifico del killi turchese – i ricercatori giapponesi hanno scoperto per la prima volta che le cellule germinali, cioè le cellule che si sviluppano in ovuli nelle femmine e in spermatozoi nei maschi, determinano differenze nella durata della vita – dipendenti dal sesso – negli animali vertebrati. Quando infatti il team ha rimosso le cellule germinali dai pesciolini ‘arruolati’ nella ricerca ha osservato che sia i maschi che le femmine avevano una durata di vita simile. “I killifish maschi vivevano più a lungo del solito e la durata della vita delle femmine si accorciava”, spiega l’autore principale Kota Abe. “Volevamo capire come le cellule germinali potessero influenzare” gli esemplari di entrambi i sessi “in modo così diverso”, praticamente opposto. “Il nostro passo successivo è stato quello di indagare sui fattori responsabili”. Gli studiosi hanno scoperto che la segnalazione ormonale era molto diversa nelle femmine rispetto ai maschi.

Le femmine di killifish senza cellule germinali avevano una segnalazione significativamente inferiore di estrogeni, il che può ridurre la durata della vita aumentando il rischio di malattie cardiovascolari.Le femmine avevano anche una segnalazione significativamente maggiore del fattore di crescita insulino-simile 1.

Questo ha fatto sì che le pescioline diventassero più grandi, sopprimendo allo stesso tempo i segnali all’interno del corpo importanti per mantenere la salute e rallentare l’invecchiamento.Al contrario, i killifish maschi senza cellule germinali avevano migliorato la salute dei muscoli, della pelle e della struttura ossea. È interessante notare, dicono gli esperti, che questi pesci avevano quantità maggiori di una sostanza che attiva la vitamina D, oltre a prove di segnali di vitamina D nei muscoli e nella pelle. Anche la vitamina D può essere considerata un ormone, osservano gli autori dell’ateneo nipponico.

Mentre è ben noto il suo ruolo nel mantenere le ossa forti e sane, questa sembra avere anche effetti positivi più ampi su tutto l’organismo.I risultati del team giapponese hanno dunque evidenziato la possibilità che la vitamina D migliorasse la longevità.

E seguendo questo ragionamento gli esperti hanno deciso di verificare se un integratore di vitamina D avrebbe potuto aumentare la durata della vita dei pesci. “Quando abbiamo somministrato la vitamina D attiva, abbiamo scoperto che la durata della vita sia dei maschi che delle femmine” killi “era significativamente prolungata, suggerendo che la segnalazione della vitamina D fornisce benefici per la salute in tutto il corpo”, spiega l’autore senior Tohru Ishitani. “Il nostro lavoro suggerisce che la segnalazione della vitamina D potrebbe influenzare la longevità di altri vertebrati, compresi gli esseri umani”. 
La scoperta che le cellule germinali influenzano la longevità maschile e femminile in modi opposti è un indizio importante per svelare le misteriose interazioni tra riproduzione, invecchiamento e durata della vita.Non è chiaro esattamente come la vitamina D si inserisca in questo puzzle, ma potrebbe far parte di strategie future per prolungare la durata della vita sana, concludono gli esperti. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Rifiuti, al via campagna ‘Piccoli gesti, grandi crimini’, focus sui ‘micro Raee’

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(Adnkronos) – Appena 1 italiano su 3 sa che i Raee, Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, sono anche oggetti più piccoli di uso comune come, ad esempio, le sigarette elettroniche, tanto che 1 su 5 crede che i piccoli Raee possono essere gettati nell’indifferenziata e che non rilascino sostanze tossiche.Partendo dai dati del rapporto Swg ‘Gli italiani e lo smaltimento dei piccoli Raee’, Marevivo lancia, in collaborazione con Bat Italia e con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, la quinta edizione della campagna ‘Piccoli Gesti, Grandi Crimini’, con l’obiettivo di informare correttamente sui piccoli Raee e sul loro smaltimento.  “Il riciclo dei piccoli Raee è indispensabile per ridurre i danni ambientali causati dall’impatto del loro scorretto smaltimento.

Occorre attuare una transizione ecologica per arginare la crisi climatica, abbandonando il modello di economia lineare, insostenibile, che depreda risorse naturali, produce beni dal ciclo di vita brevissimo che generano montagne di rifiuti – dichiara Raffaella Giugni, segretario generale Marevivo – e passare con urgenza a un’economia circolare, che imita la natura dove tutto si trasforma senza creare rifiuti se non quelli che alimentano nuovi cicli di vita.I piccoli Raee sono una risorsa importante.

Da essi è possibile estrarre risorse utili al ciclo produttivo, metalli e materiali preziosi che diventano materie prime seconde, rientrando in un ciclo economico e ambientale virtuoso.L’ecologia è parte integrante dell’economia e della politica.

Solo un modello di società sostenibile può far invertire la rotta, salvare il Pianeta e noi stessi”.  Nata nel 2020, l’iniziativa ‘Piccoli Gesti, Grandi Crimini’ mira a sensibilizzare le persone sui danni causati dal littering, ovvero l’atto di gettare rifiuti di piccole dimensioni nell’ambiente, con un focus particolare sull’abbandono dei mozziconi di sigaretta.Un percorso virtuoso che, in questi anni di campagna, ha permesso di risparmiare al Pianeta un totale di 3.164.676 mozziconi, tanti quanti ne servirebbero a coprire uno spazio di 326 ettari pari a circa 466 campi da calcio.

Quest’anno ‘Piccoli Gesti, Grandi Crimini’ torna con un focus rinnovato e ben preciso: aumentare la consapevolezza sull’impatto ambientale che hanno tutti i piccoli dispositivi elettrici ed elettronici se non correttamente smaltiti e fornire una formazione adeguata.Per raggiungere un pubblico più ampio e diffondere in modo capillare le informazioni necessarie per una corretta gestione dei Raee, il progetto sfrutterà le potenzialità della rete e vivrà online permettendo di inserire ‘Piccoli Gesti, Grandi Crimini’ nel panorama delle iniziative di comunicazione digitale che mirano a incentivare comportamenti responsabili verso l’ambiente e la società. LA CAMPAGNA 2024 – L’edizione 2024 di ‘Piccoli Gesti, Grandi Crimini’, dal titolo ‘Micro Raee, Maxi Rifiuti’, si trasforma in una vera e propria piattaforma di sensibilizzazione, un contenitore di più format in grado di intercettare un pubblico quanto più ampio ed eterogeneo.

Gli elementi di questa attività varieranno dai quiz interattivi ai video, fino a una serie di materiali informativi sull’importanza di smaltire correttamente questi prodotti conferendoli nei centri di raccolta dedicati oltre a una vera e propria mappa delle tabaccherie che raccolgono i piccoli Raee aggiornata in tempo reale.Quest’ultima iniziativa, in particolare, è resa possibile grazie a Recycle-Cig, il circuito organizzato di raccolta per le sigarette elettroniche esauste attivato da Logista, principale operatore di distribuzione integrata ai punti vendita d’Europa.

Il progetto Recycle-Cig, a cui Bat Italia ha aderito sin dal suo annuncio, prevede la possibilità per i consumatori di conferire le sigarette elettroniche e i dispositivi da fumo esausti, indipendentemente dall’acquisto di un nuovo prodotto, in una delle circa 30mila tabaccherie aderenti.   “Siamo fieri e onorati di essere, ancora una volta, partner della campagna di Marevivo ‘Piccoli Gesti, Grandi Crimini’, che ci permette di essere parte di un sistema virtuoso che coinvolge cittadini, tabaccai e amministrazioni locali per raggiungere un obiettivo comune: la tutela dell’ambiente – afferma Fabio de Petris, ad di Bat Italia – Oggi ci troviamo davanti a un mercato che continua a evolversi e che abbraccia nuove categorie di prodotti.Prodotti di nuova generazione che, una volta esausti, diventeranno un rifiuto da smaltire.

Questo vuol dire che tutti dovremo avere contezza del fatto che, seppure di piccole dimensioni, anche questi prodotti vanno differenziati correttamente.Siamo entusiasti di collaborare con Logista per l’edizione di quest’anno: Bat, da sempre attenta alle tematiche di sostenibilità, è stata la prima azienda del settore a sentire l’esigenza di adottare un programma di corretto smaltimento, dotando già nel 2022 i propri punti vendita temporanei di contenitori per la raccolta dei dispositivi esausti e realizzando nel 2023 un progetto pilota nella città di Torino in partnership con Interzero Italia”.  “Grazie all’accordo con il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e il Centro di Coordinamento Raee – afferma María Pilar Colás, amministratore delegato di Logista Italia – Abbiamo lanciato Recycle-Cig, il primo circuito organizzato di raccolta per le sigarette elettroniche esauste in Italia: un supporto concreto all’intera filiera e di tutti i nostri clienti e stakeholder.

Abbiamo posizionato nelle circa 30mila tabaccherie aderenti, facilmente individuabili attraverso l’App ‘Logista per te’, apposite box dove il consumatore può conferire le sigarette elettroniche o device senza obbligo di acquistarne di nuovi.A breve lanceremo anche un’importante campagna di sensibilizzazione sul tema”. Sebbene il tema di quest’anno sia interamente dedicato ai Raee, resta vivo l’impegno di Marevivo e Bat Italia nel portare avanti anche la lotta al littering, l’abbandono di mozziconi e piccoli rifiuti nell’ambiente attraverso il supporto ai Comuni che vogliono sensibilizzare i propri cittadini sul tema.

In linea con quanto fatto negli anni precedenti, anche quest’anno i Comuni che vorranno aderire all’iniziativa riceveranno il kit per dare vita a un’installazione che rappresenta una vera e propria ‘scena del crimine’, in cui, accanto alle sagome delle ‘vittime’ raffiguranti tartarughe, pesci e stelle marine, è posta la riproduzione di un mozzicone gigante, come simbolica ‘arma del delitto’.Per il 2024 sono disponibili cinque kit per altrettanti Comuni, con Procida e Sciacca già confermati.  —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Proteine e dieta mediterranea, 8 cose da sapere

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(Adnkronos) – Perché le nostre scelte a tavola sono centrali per noi e per il mondo in cui viviamo?Perché nella nostra dieta le proteine sono fondamentali, e perché la dieta mediterranea è il modello alimentare ideale per assumerle?

A queste domande risponde la Fondazione Istituto Danone, da sempre impegnata nella divulgazione di temi nutrizionali legati alla salute, con il volume ‘Proteine nella dieta mediterranea’, in 8 punti chiave, a cura di Federico Mereta, edito da Gribaudo e realizzato da un board scientifico di esperti: i professori Lorenzo Morelli, Andrea Ghiselli, Maurizio Muscaritoli e Michele Sculati, la Professoressa Elisabetta Bernardi e l’Ingegnere Assunta Filareto. Il libro, pensato per il benessere, senza rinunciare ai gusti della tradizione e per contribuire a diffondere, nel dibattito sull’alimentazione, messaggi fondati sul rigore della scienza – si legge in una nota – sfata il mito che la dieta mediterranea sia un modello nutrizionale rigido e unico. È infatti un modello alimentare vario ed equilibrato in termini di quantità e densità energetica degli alimenti, sia di origine vegetale sia animale, in una combinazione di diverse consuetudini alimentari storicamente seguite nei Paesi del bacino del Mediterraneo.Si tratta però di modello un po’ abbandonato dagli italiani.

Secondo uno studio del Crea Alimenti e Nutrizione, pubblicato sulla rivista scientifica ‘Frontiers in Nutrition’ e basato su un campione di 2869 persone, in Italia solo il 13%, una percentuale minoritaria della popolazione, segue oggi i principi della dieta mediterranea, con forti spaccature geografiche.  Le proteine sono correlate anche alla longevità per la loro funzione plastica fondamentale: costruiscono, riparano, mantengono il benessere di cellule e tessuti che, anche e proprio grazie a loro, sono costantemente rimpiazzati.Esiste una connessione certa tra il consumo di proteine e la salute, in particolare con la sopravvivenza complessiva: l’aumento dell’assunzione di proteine può essere inversamente associato alla mortalità.

In particolare, negli over 60 grazie ai loro effetti protettivi sulla forza muscolare, sulla fragilità e sulle risposte immunitarie.Analizzando i dati, queste affermazioni non sono generalizzabili a tutte le fonti proteiche.Le proteine, inoltre, contrastano l’invecchiamento del muscolo e la sarcopenia della terza età.

I muscoli impattano per il 40% del nostro peso corporeo (a meno che con l’allenamento la loro massa non aumenti) e ne possediamo più di 600.L’invecchiamento è fisiologicamente associato a una riduzione della massa muscolare: dopo i 40 anni il tasso di perdita è stimato intorno all’8% ogni dieci anni e, dopo i 70 anni è al 15%.  Aldilà dell’ambito fisiologico, vi sono fattori che accelerano la perdita di massa muscolare progressiva e generalizzata, con conseguente riduzione della forza e della prestazione fisica, nonché della qualità di vita: è la sarcopenia.

Un’adeguata distribuzione della quota proteica ai pasti, con un apporto di proteine in almeno due pasti principali e una riabilitazione fisica rappresentano una strategia potenzialmente efficace nel contrastare la sarcopenia nella terza età. Nel libro si chiarisce anche la differenza tra proteine animali e vegetali.Le Linee Guida per una corretta alimentazione in Italia ne raccomandano un consumo equilibrato che, salvo altre indicazioni, è del 45% di animali e del 55% di vegetali.

Tra le fonti di proteine animali, l’apporto maggiore dovrebbe arrivare dai prodotti lattiero-caseari, per il loro fondamentale apporto di calcio, e dai prodotti della pesca, mentre le carni dovrebbero far parte per il 10% della nostra alimentazione.Le proteine di origine animale hanno un elevato valore biologico (più facilmente digeribili e assorbibili dall’organismo) e un’importante quantità di aminoacidi essenziali (costituenti che l’essere umano può trarre solo alimentandosi).

Le proteine vegetali sono collegate a una minore mortalità̀ complessiva, in particolare cardiovascolare, e a una migliore sensibilità̀ insulinica (ovvero l’organismo risponde meglio alla regolazione insulinica della glicemia).Va comunque tenuto presente che non si può isolare il nutriente – la proteina – dalla fonte che lo apporta – l’alimento.

Noi mangiamo alimenti e non nutrienti.Quindi è più corretto parlare di fonti proteiche. Il testo spiega anche il perché le proteine ci rendano sazi, in 5 mosse.

La prima è perché la quantità di proteine presenti in un alimento aumenta il tempo di permanenza nello stomaco, e questo diventa un potenziale condizionamento per la lavorazione orale (dal primo morso alla deglutizione), con conseguente maggiore stimolo saziante.Inoltre, un pasto ricco di proteine, combinato con una giusta quantità di carboidrati, stimola il rilascio dell’ormone Glp-1 che rallenta lo svuotamento dello stomaco, aumenta il senso di sazietà e riduzione dell’appetito.

L’entità dell’energia dispersa in calore è maggiore dopo aver assunto proteine. È stata avanzata l’ipotesi che la sazietà possa essere indotta con efficacia dagli aminoacidi ramificati (leucina, isoleucina e valina) presenti nelle proteine di elevata qualità.Infine, per spiegare l’effetto saziante delle proteine si parla anche del loro ruolo nell’induzione della gluconeogenesi (produzione di glucosio) postprandiale. Le proteine hanno anche un ruolo nel micobiota intestinale (miliardi di microrganismi i appartenenti a migliaia di specie differenti) che molti studi dimostrano avere un ruolo essenziale per la salute dell’intero organismo.

Le proteine vegetali sono importanti per il microbiota, perché lo modulano attraverso effetti prebiotici e sostengono la crescita di lactobacilli e bifidobatteri, diminuendo la proliferazione dei batterioidi.Le proteine animali modulano il microbiota grazie a un rapporto più ‘corretto’ tra gli aminoacidi essenziali e la facilità di digestione. Infine, anche nello sport le proteine hanno un ruolo centrale.Il loro fabbisogno infatti aumenta nello sportivo, in una percentuale che va dal 20% fino al 100% negli atleti a livello agonistico, in particolari situazioni di allenamento.

Per chi fa sport, l’aumento del dispendio energetico – e quindi delle calorie consumate ogni giorno – porta a un aumento sistematico della quota proteica.Ma questo – conclude la nota – deve avvenire in una dieta varia e bilanciata, con una corretta proporzione tra carboidrati, proteine, grassi, fibre e altri nutrienti chiave che si raggiunge solo attraverso la varietà e non focalizzandosi solo su un nutriente. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Autonomia, martedì opposizioni unite in piazza a Roma: “Difendiamo l’unità nazionale”

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(Adnkronos) – Le opposizioni scendono in piazza unite martedì 18 giugno a Roma. “Dopo le aggressioni fisiche della maggioranza in Parlamento non possiamo accettare che anche il Paese sia ostaggio di questo clima di intimidazioni continue.Il Governo Meloni sta forzando la mano e prova a minare le basi democratiche della nostra Costituzione, procedendo a colpi di maggioranza verso l’approvazione dello Spacca-Italia e del premierato”. È l’appello che lanciano in una nota congiunta Pd, M5s, Avs e Più Europa.  “Non permetteremo che vengano compromesse l’unità e la coesione nazionale.

Per questo invitiamo la cittadinanza, le forze politiche e sociali, quelle civiche e democratiche di questo Paese ad unirsi alla nostra mobilitazione.Ci vediamo a Roma alle ore 17:30 di martedì 18 giugno, in piazza SS.

Apostoli”.  “Ieri è stata una delle pagine più brutte della storia del Parlamento.Avete visto le immagini.

Era in discussione a Montecitorio il progetto dell’autonomia differenziata, questa secessione dei ricchi, questo Spacca Italia voluto da Salvini, Meloni, Tajani.Contro cui ci stiamo battendo con tutte le nostre forze perché è un progetto che romperà l’unità nazionale e non avvantaggerà nessuno”, afferma Giuseppe Conte in un video sui social. “Il nostro deputato Leonardo Donno voleva semplicemente consegnare, pensate che gesto rivoluzionario, il Tricolore al ministro Calderoli che è l’artefice di questo progetto.

Ne è nata una reazione assolutamente inaccettabile, lo hanno aggredito in tanti delle forze di maggioranza, con minacce, calci, spintoni e cazzotti.Con un cazzotto lo hanno colpito all’addome, gli hanno tolto il respiro e hanno colpito anche un commesso che è dovuto essere anche lui soccorso.

I dico rivedete quelle immagini e immaginate che non ci fossero i commessi a fare da forza di interdizione, cosa avrebbero fatto in un aula del Parlamento i deputati di maggioranza, come avrebbero ridotto il nostro deputato Donno”.  “E’ una cosa inaccettabile e peraltro per cosa?Per un Tricolore.

E’ la nostra bandiera.Se il vostro problema è il Tricolore e difendere l’unità del Paese, ebbene noi rilanciamo e scenderemo in piazza con i Tricolori.

Martedì prossimo a Roma, piazza Santi Apostoli, ci ritroveremo con le altre forze di opposizioni per ribadire nostro no all’autonomia, al premierato, a questo clima intimidatorio, a queste aggressioni che ormai non sono più solo verbali ma diventano fisiche.Alzeremo il livello della battaglia, serve la spinta di tutti noi, venite in piazza, sventoliamo il nostro Tricolore, diciamo a questo clima e questi tentativi di vile aggressione”.  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Parlamento come un ring, cronache e diari di tumulti e scontri in Aula

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(Adnkronos) – “Così, mai.Non era mai successo prima”.

Ma davvero?Davvero, come esclamavano stupiti diversi deputati, la rissa sull’autonomia al culmine della quale Leonardo Donno (M5s) è finito in ospedale non si era “mai vista” alla Camera?

Più o meno, perché le cronache parlamentari traboccano di racconti di colluttazioni di vario tipo: spintoni, pugni, ceffoni, parolacce, lancio di oggetti, gestacci e persino sputi e morsi. Il video degli scontri alla Camera al momento del voto di Montecitorio è impietoso, ma anche in epoca pre-smartphone, senza testimonianze filmate, i parlamentari si sono dimostrati sempre pronti alla ‘pugna’.La madre di tutte le battaglie in Parlamento (e anche fuori) resta quella sulla legge ‘Truffa’, siamo nel ’53. “Volano anche i cassetti”, titola la Domenica del corriere parlando di “tumulti al Senato”. “Mentre il presidente Ruini proclamava i risultati del voto, volò una tavoletta che lo colpì alla fronte”, dichiara Pietro Ingrao.  Il quale, alla Camera, si presenta con la testa sanguinante per una “secca randellata” presa da un poliziotto negli scontri intanto scoppiati a via del Tritone tra manifestanti e forze dell’ordine.

Al momento del voto “dai banchi volava giù di tutto e il governo abbandonò l’aula”.Unico a resistere, riportano sempre i resoconti, il sottosegretario Giulio Andreotti, in piedi sui banchi del governo con un cestino sulla testa.  Qualche anno prima, siamo nel ’49, sempre il testimone d’eccezione Andreotti scrive di una riunione molto accesa alla Camera sull’adesione dell’Italia alla Nato: “La seduta fu contraddistinta da pugilati, scambi di percosse e persino da un morso alla mano del mite Achille Marazza, azzannato dal comunista Di Mauro, che cercava di aggredire De Gasperi alle spalle”.  Nella prima, primissima Repubblica, spesso si è faticato a tenere a bada i ‘bollori’ dei parlamentari.

Con conseguenze anche terribili. “Io protesto!”, scandisce Giacomo Matteotti nel suo discorso del 30 maggio del 1924 alla Camera, l’ultimo.Lo stenografico riporta bene il clima dell’aula, drammatico: ‘interruzioni’, ‘proteste’, ‘vivi commenti’, ‘urla’ (da ‘viva la milizia’ a ‘vai in Russia’) nei confronti del deputato socialista. Ma senza arrivare al dramma di Matteotti, tra l’altro richiamato più volte nel ‘caso Donno’, le cronache sono fin troppo ricche.

Nel ’94 la Camera esamina il Dl Salva Rai.Clima acceso.

Forse troppo: Francesco Storace e Mauro Paissan arrivano alle mani, dopo essersi detti di tutto: “Tangentari e tangentisti!”, dice il progressista. “Quella checca di Paissan mi ha graffiato con le sue unghie laccate di rosso, ma io non l’ho toccato!”, si difende l’esponente di An.L’anno prima (’93) non sono volati schiaffi e pugni, ma come si fa a non ricordare il cappio sventolato in aula nel ’93 dal leghista Luca Leoni Orsenigo?  E la seconda Repubblica?

Un match di pugilato continuo, a leggere i resoconti.Nel 2004 Davide Caparini (Lega) e Roberto Giachetti (Margherita) vengono alle mani.

I due se la cavano con poco, ma l’altro Dl Renzo Lusetti finisce in infermeria dopo aver preso un pugno.L’allora giovane deputata del Nuovo Psi Chiara Moroni si trova Caparini davanti nell’emiciclo: “Ho pensato, adesso mi ammazza!”, dice.  
Nel 2008, al Senato, il governo Prodi balla su numeri risicatissimi per la fiducia.

Quando l’Udeur Nuccio Cusumano annuncio il suo sì, il collega Tommaso Barbato è una furia: “Pagliaccio, traditore, venduto”, con tanto della gesto della pistola. “E’ arrivato e ha sputato in faccia a Cusumano”, raccontano altri senatori.Cusumano avverte un malore, sviene e viene portato via in barella.

Nel 2002, in aula, Ignazio La Russa e Ciriaco De Mita se le danno (verbalmente) di santa ragione.A De Mita non basta, esce dall’aula e aspetta La Russa.

I commessi evitano il corpo a corpo a fatica: “Fascista eri, fascista rimani!”, urla l’esponente Dc. “Meglio fascista che ladro!”, la lapidaria replica di La Russa.  
Nel 2010 l’aula discute il Ddl della ministra Giorgia Meloni per il sostegno alle comunità giovanili.Il tema, evidentemente, divide e scoppia una rissa.

Franco Barbato (Udeur) riporta un “trauma contusivo della regione zigomatica e all’occhio destro”.A ‘stenderlo’, con un pugno, il Pdl Carlo Nola.

Più di recente il clima non migliora: nel 2018, si discute di manovra, Emanuele Fiano (Pd) scala i banchi del governo e prende il vice ministro Massimo Garavaglia a fascicoli di emendamenti in testa.   —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

G7, Meloni ‘pigliatutto’ e 6 anatre zoppe: il vertice per Politico

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(Adnkronos) –
“Sei anatre zoppe e Giorgia Meloni”.Così ‘Politico’ in un articolo dedicato al G7 che si svolge da oggi a Borgo Egnazia. “Con la guerra in Ucraina giunta al terzo anno, i partiti di estrema destra che assaltano i centri di potere europei e il Medio Oriente in fiamme, il mondo democratico – sottolinea il quotidiano Usa – ha urgentemente bisogno di una forte leadership da parte del G7 questa settimana.

Un sogno.Il vertice del G7 nella località costiera di Borgo Egnazia, nel sud dell’Italia, presenta probabilmente il più debole raduno di leader che il gruppo abbia raccolto da anni.

La maggior parte dei partecipanti al Summit è distratta da elezioni o crisi interne, disillusa da anni di mandato o aggrappata disperatamente al potere”, scrive ‘Politico’. Il francese Emmanuel Macron e il britannico Rishi Sunak, rileva, “stanno entrambi affrontando delle campagne elettorali che hanno convocato per tentare di invertire le loro sorti.La Germania di Olaf Scholz è stata umiliata dai nazionalisti di estrema destra dell’Afd nelle elezioni del Parlamento europeo dello scorso fine settimana.

Justin Trudeau, primo ministro per nove anni in Canada, ha parlato apertamente di lasciare il suo ‘folle’ lavoro.Il giapponese Fumio Kishida sta sopportando il suo più basso indice di gradimento personale in vista del voto per la leadership che si svolgerà nel corso dell’anno.

E poi c’è Joe Biden.Il figlio dell’ottantunenne presidente degli Stati Uniti, Hunter, è stato condannato martedì scorso, ad appena due settimane dal primo, cruciale dibattito del padre con Donald Trump, in una campagna presidenziale che il democratico rischia seriamente di perdere “. “Con l’eccezione della Meloni, i leader al vertice del G7 sono tutti piuttosto deboli”, afferma Ivo Daalder, che è stato ambasciatore degli Stati Uniti presso la Nato sotto l’ex presidente Barack Obama. “Trudeau probabilmente non vincerà le prossime elezioni.

Biden ha una corsa elettorale difficile.Scholz è indebolito.

Macron è indebolito.Sunak è un ‘uomo morto che cammina’ e Kishida ha seri problemi anche in patria”.

L’italiana Giorgia Meloni, invece, rileva ‘Politico’, “non riesce a smettere di vincere.Due anni dopo essere salita al potere” la “combattiva e popolare fan di Tolkien, proveniente da un quartiere popolare di Roma, ha aumentato la popolarità del suo partito alle elezioni europee di domenica.

Ora è pronta a svolgere un ruolo critico nel definire la direzione futura della politica dell’Ue a Bruxelles”.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Università, Unicamillus: bene dati Almalaurea su profilo e condizione occupazionale laureati

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(Adnkronos) – “Grande soddisfazione in UniCamillus per i dati emersi dal Rapporto AlmaLaurea 2024 sul profilo e la condizione occupazionale dei laureati.Le percentuali relative alle performance formative, ai tassi di soddisfazione degli studenti e a quelli di occupazione dei neolaureati emergono spesso in modo rilevante rispetto alla media nazionale.

Il Rapporto di AlmaLaurea ha intervistato un campione di circa 300mila laureati di 78 università differenti nel 2023.Ne è emerso che il 97,2% dei laureati in UniCamillus si è dichiarato soddisfatto dell’esperienza universitaria nel suo complesso.

Dato avvalorato dal fatto che, dopo la laurea, il 97,3% degli occupati considera il titolo conseguito “molto efficace” per il lavoro, elemento affiancato dall’apprezzamento da parte del 94,4% dei laureati del rapporto positivo instaurato con i propri docenti, tanto che l’82,2% degli intervistati si iscriverebbe nuovamente in UniCamillus, allo stesso Corso di Laurea”.E’ quanto si legge in una nota.  “Anche l’ambiente universitario ha fatto la sua parte: l’88,7% ha trovato di buon livello le aule, i laboratori, le infrastrutture e gli strumenti messi a disposizione dall’Università.

Questi elementi, insieme alla particolare attenzione nel seguire il percorso formativo dello studente, hanno favorito il completamento nei tempi previsti del percorso di laurea: il 92,8% dei laureati ha concluso gli studi in corso (l’84,2% per i corsi triennali e il 100% nei corsi magistrali biennali).La media generale dei voti di laurea è in linea con queste premesse: 107,1 su 110 (104,2 le lauree triennali e 109,5 le lauree magistrali)”, si legge ancora nella nota.  “Ha trovato un riscontro significativo anche la vocazione internazionale di UniCamillus con il 19,1% dei laureati proveniente dall’estero, contro una media nazionale del 4,7%.

Focalizzando l’attenzione sulle lauree triennali, il dato lievita fino al 41,8% dei laureati con cittadinanza diversa da quella italiana.Infine sono i dati sull’occupazione entro un anno dalla laurea a completare una rilevazione straordinariamente positiva dell’attività dell’Ateneo e la solidità del progetto didattico di un’Università giovane e in crescita”, spiega la nota. “A un anno dal conseguimento del titolo, il 94,9% degli ex studenti di UniCamillus è impegnato in un’attività retribuita, di lavoro o di formazione.

Per fare un confronto, il tasso medio nazionale di occupazione a un anno dalla laurea è del 74,1%.Tra gli occupati, il 5,4% prosegue il lavoro iniziato prima della laurea, mentre il 10,8% ha cambiato ambito.

L’83,8% inizia invece a lavorare solo dopo il conseguimento del titolo: il 35,1% come dipendente a tempo indeterminato, il 10,8% a tempo determinato, il 5,4% con un part-time e il 48,6% come libero professionista.Ultimo dettaglio significativo, la retribuzione media di chi si laurea in UniCamillus è di 1.654 euro mensili già dal “primo stipendio”, contro una media nazionale di 1384 euro”, ha concluso la nota. —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

G7, in bozza manca riferimento ad aborto “ma dossier è ancora aperto”

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(Adnkronos) – Continua a tenere banco anche nella prima giornata del G7 il dibattito sull’aborto.Nella bozza delle conclusioni finali del summit, spiegano fonti diplomatiche, al momento manca il riferimento all’interruzione volontaria di gravidanza, presente invece nella dichiarazione finale del G7 di Hiroshima.

La questione però non è ancora chiusa, riferiscono le stesse fonti, invitando ad attendere le conclusioni definitive a cui approderanno i leader presenti a Borgo Egnazia.  Il caso era scoppiato alla vigilia del summit.Mentre gli sherpa lavoravano alle conclusioni, rimbalzavano indiscrezioni circa l’elimazione, nella bozza, di un passaggio volto a rimarcare l’importanza di garantire “un accesso effettivo e sicuro all’aborto”, tra i punti inseriti nel vertice di Hiroshima.

Alcuni Stati, tra i quali la Francia, avrebbero chiesto di ‘rafforzare’ il concetto, rendendolo più incisivo.Una richiesta che avrebbe generato un impasse, tanto da spingere la presidenza del G7 a guida italiana a precisare che “nessuno Stato ha chiesto di eliminare il riferimento alle questioni relative all’aborto dalla bozza delle conclusioni del vertice G7, così come riportato da alcuni organi di stampa in una fase in cui le dinamiche negoziali sono ancora in corso.

Tutto quello che entrerà nel documento conclusivo – si puntualizzava – sarà un punto di caduta finale frutto di un negoziato fra i membri G7″.Vale a dire che la questione è ancora aperta, la quadra da trovare.  “Il presidente Biden parla sempre di diritti umani, lo fa con tutti gli interlocutori e non mi aspetto che sia diverso nei prossimi due giorni.

Non so dire nello specifico di questo argomento riguardo alle discussioni sul comunicato finale, ma il presidente non cambia il suo messaggio in base all’interlocutore e niente di tutto questo cambierà oggi”, ha detto intanto il consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, in un briefing con i giornalisti al seguito, parlando della possibilità che il diritto all’aborto non sia inserito nella dichiarazione finale e che il presidente Usa ne parli nel bilaterale con Giorgia Meloni previsto per domani. “Non so se a un G7 a cui partecipa anche il Papa fosse opportuno” inserire nella bozza finale il tema dell’accesso effettivo e sicuro all’aborto, “se hanno scelto di non metterlo ci sarà un perché e una ragione più che condivisibile”, ha detto intanto il ministro dell’Agricoltura e sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida.  “Non sta a me commentare – ha sottolineato – se i presidenti delle grandi nazioni, capi di Stato e governo hanno scelto di non inserirlo nel documento, ci saranno buone ragioni per non farlo”.  Secondo Lollobrigida, “c’è libertà di esprimersi, di avere posizioni chiare e di fare scelte che siano condivise da tutti, le cose su cui si lavora a un G7 anche in confronto con altri stati sono quelle su cui si è d’accordo”.  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Antonella Clerici operata per cisti ovariche, come funziona l’intervento

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(Adnkronos) – L’intervento chirurgico a cui è stata sottoposta Antonella Clerici e di cui ha dato lei stessa notizia sui social “è semplice, mininvasivo perché si fa per via laparoscopica (con piccolissime incisioni), di una durata abbastanza breve e senza nessuna problematica di tipo estetico né funzionale in menopausa.L’asportazione delle due ovaie, in presenza di una cisti che presenta anomalie, è l’indicazione giusta secondo le linee guida.

Ma la diagnosi definitiva può essere data solo dall’esame istologico”.A dirlo all’Adnkronos Salute è Vito Trojano, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) che spiega, “a partire dalle informazioni che Antonella Clerici ha pubblicato”, il tipo di operazione a cui la conduttrice è stata sottoposta.  Le cisti ovariche sono un problema abbastanza comune, anche in post menopausa e, spiega ancora Trojano, “possono essere di varia natura: benigne; essere l’inizio di una problematica di tipo oncologico o borderline tra una patologia benigna e una maligna”.

Se una cisti, già nota – come sembra nel caso della conduttrice – “presenta delle variazioni anomale si rimuove e, nel caso di una paziente in menopausa, la prevenzione vuole che si asportino entrambe le ovaie perché non ha significato lasciare un ovaio che è ‘fermo’ e che può solo, nel tempo, produrre una problematica successiva e dovrebbe essere, per questo, controllato periodicamente”.  E se, come sembra, sono state asportate solo le ovaie “molto probabilmente si tratta di una patologia benigna che, essendo in evoluzione, è stata giustamente asportata chirurgicamente.Il carattere d’urgenza, riferito dalla conduttrice, potrebbe essere legato ad un fatto infiammatorio o a variazioni interne alla cisti di tipo proliferativo”, ha concluso Trojano facendo gli auguri di rapida ripresa ad Antonella Clerici.  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Cardiologia strutturale, in Italia il tour formativo ‘Your Heart Matters’

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(Adnkronos) – È arrivato anche in Italia il roadshow ‘Your Heart Matters’, iniziativa europea di Medtronic rivolta ai professionisti sanitari nel campo della cardiologia strutturale, che prevede alcune tappe anche nel nostro Paese per promuovere la formazione continua sulle tecniche interventistiche più recenti e più innovative come la procedura dell’impianto di valvola aortica transcatetere (Tavi) per la cura della stenosi valvolare aortica.Il tour, realizzato in collaborazione con alcune strutture ospedaliere e universitarie di eccellenza, è partito il 4 giugno da Pisa, il tour nazionale, dopo a ver toccato Bologna e Torino, si concluderà il 20 a Lecce. “Your Heart Matters – spiega Stefano Lusian, responsabile divisione di Cardiologia Strutturale di Medtronic Italia – è un progetto che punta alla formazione degli operatori sanitari in cardiologia strutturale mettendo i pazienti al centro, al fine di migliorare la qualità dell’assistenza a loro rivolta.

Con questa iniziativa Medtronic si conferma partner d’eccellenza nell’innovazione tecnologica e nei programmi di Training ed Education”.  All’interno dell’unità mobile ‘Your Heart Matters’, cardiologi e infermieri specializzati possono approfondire le loro conoscenze sulla terapia Tavi ed esercitarsi con simulatori e workshop pratici che replicano le fasi principali del percorso di diagnosi e cura che affronta un paziente affetto da stenosi aortica (Sa) severa.La stenosi valvolare aortica – spiega una nota – è la malattia delle valvole cardiache più comune negli adulti, con una prevalenza che aumenta con l’età.

La Tavi è nata come alternativa, in casi limitati, all’intervento di sostituzione valvolare aortica per via tradizionale cardiochirurgica.I risultati positivi e la minore invasività della procedura hanno significativamente ampliato il numero di pazienti idonei: attualmente, l’indicazione si estende ai pazienti con più di 75 anni e a quelli con elevate comorbidità. È probabile che questo bacino si allargherà ulteriormente e che il numero di interventi Tavi raggiungerà e supererà a breve quelli tradizionali.Questa prospettiva sottolinea l’attualità e l’esigenza di estendere la formazione, permettendo ai centri specializzati di rispondere alla crescente domanda e di ridurre le liste di attesa.

Attualmente, infatti, la metà dei pazienti che potrebbe trarre vantaggio dalla procedura Tavi non vi ha accesso e sono significative le disparità territoriali e la frammentazione a livello regionale del Servizio sanitario nazionale. La campagna ‘Your Heart Matters’ non promuove soltanto la crescita della tecnologia e delle competenze ma si rivolge anche a tutti gli stakeholder, contribuendo allo sviluppo delle relazioni all’interno della rete sanitaria. “È indispensabile – osserva Luciano – favorire un dialogo costante tra centri hub e spoke, tra personale medico e infermieristico, e i produttori delle tecnologie più avanzate per migliorare la qualità delle cure e garantire che i pazienti possano beneficiare delle innovazioni oggi disponibili”. La prima tappa si è svolta il 4 giugno a Pisa, presso la Scuola Superiore S.Anna, dove l’unità mobile attrezzata è giunta nell’area del Cnr.

La giornata in compagnia del truck è stata dedicata alla simulazione delle varie fasi del percorso del paziente.Realizzato insieme a Sergio Berti, Coordinatore scientifico del Master e Direttore della Cardiologia Diagnostica e Interventistica di Monasterio, l’evento ha affrontato diverse tematiche rilevanti.

Si è discusso dell’importanza della collaborazione con aziende del settore nella formazione continua sulla terapia Tavi e dell’approccio integrato al percorso di cura del paziente.Inoltre, è stato sottolineato come il concetto di innovazione tecnologica comprenda oggi anche il tema della sostenibilità e fruibilità della stessa.

Infine, sono stati esplorati gli obiettivi per garantire un equo accesso alle cure e la sostenibilità dei percorsi. “La stenosi valvolare aortica – illustra Berti – sta emergendo come una patologia significativa, principalmente a causa della sua natura degenerativa e dell’invecchiamento della popolazione.Attualmente, la sua prevalenza è leggermente superiore al 3%.

Non tutti i pazienti necessitano di un intervento; le indicazioni riguardano quelli con stenosi valvolare aortica severa sintomatica.Secondo l’Haute Autorité de Santé francese, la necessità di terapia è di circa 400 interventi per milione di abitanti. È fondamentale che il sistema sanitario nazionale sia organizzato per erogare questi interventi in modo efficiente, garantendo a tutti i pazienti il miglior trattamento possibile.

Tuttavia, non tutte le regioni dispongono delle risorse economiche e degli operatori necessari per eseguire questa procedura”.  La seconda tappa ha raggiunto il 5 giugno Bologna, in occasione del congresso mondiale di cardiochirurgia delle patologie cardiache congenite e del congresso Sicp ha previsto il workshop pratico in Interventional Cardiology con il Professor Massimo Chessa, rivolto a giovani cardiologi interventisti e cardiochirurghi.La terza tappa, l’11 e 12 giugno presso l’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino, ha offerto sessioni educative con simulatori Tavi a ecocardiografisti e cardiologi interventisti.

Tra i professionisti presenti ci sono stati anche i cardiologi Innocenzo Scrocca, Tiziana Aranzulla, Gianmarco Annibali e Giorgio Quadri.  “Nonostante gli incrementi nazionali e regionali di interventi con protesi Tavi – ribadisce Giuseppe Musumeci, direttore di Cardiologia presso l’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino – il numero di pazienti trattati risulta purtroppo basso rispetto al fabbisogno di salute. È importante aumentare il bacino di medici e centri esperti così da poter rispondere alla crescente domanda dell’intervento “.L’unità mobile attrezzata di Your Heart Matters proseguirà poi il suo viaggio in Italia ed infine, l’ultima tappa del roadshow avrà luogo il 20 giugno all’Ospedale Vito Fazzi di Lecce e sarà organizzata con il contributo del Giuseppe Colonna, direttore del reparto di Cardiologia interventistica ed emodinamica. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ucraina-Russia, guerra accelera crisi climatica globale: l’allarme

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(Adnkronos) – Oltre a due anni di morti e distruzione, la guerra in corso in Ucraina, a seguito dell’invasione russa, sta accelerando la crisi climatica globale, con una emissione di gas serra pari a quella provocata da 175 Paesi.E’ questo l’allarme lanciato da un rapporto della Initiative on Greenhouse Gas Accounting of War, un collettivo di ricerca parzialmente finanziato dai governi tedesco e svedese e dalla Fondazione europea per il clima.  “La Russia sta recando danni all’Ucraina ma anche al nostro clima, le emissioni da conflitto sono significative e verranno avvertite a livello globale.

La Russia deve essere costretta a pagare per questo, un debito che ha verso l’Ucraina e i Paesi del sud globale che soffriranno maggiormente per i danni climatici”, afferma Lennard de Klerk, principale autore del rapporto che stima che Mosca abbia accumulato finora riparazioni di guerra sul fronte climatico per oltre 30 miliardi di dollari, e suggerisce che si usino gli asset russi congelati per pagare il costo del “conflict carbon”.  L’invasione della Russia ha generato almeno 175 milioni di tonnellate di diossido di carbonio equivalente (tCo2e), provocate dall’aumento di emissioni belliche, gli incendi, i voli deviati, le migrazioni forzate e le perdite provocate da attacchi militari alle infrastrutture dei carbon fossili, compresi i costi futuri di emissioni per la ricostruzione. I 175 milioni di tonnellate comprendono diossido di carbonio, ossido nitroso e esafluoruro di zolfo, il più potente dei gas serra.Questo è l’equivalente di far andare a motore acceso per un anno intero 90 milioni di macchine. Storicamente l’impatto dei costi climatici dei conflitti, e in generale dell’industria bellica, è stato poco calcolato, dal momento che dati ufficiali sono scarsi o inesistenti a causa del segreto militare e viene quindi dato poco accesso ai ricercatori.

Ancora più difficile quindi fare la stima del costo economico dei gas serra, che hanno conseguenze globali.Ma secondo il nuovo rapporto la Russia nei primi 24 mesi di conflitto ha accumulato danni di guerra per 32 miliardi di dollari sul fronte climatico.  L’Assemblea Generale dell’Onu ha stabilito che la Russia dovrà pagare le riparazioni belliche all’Ucraina, e il Consiglio d’Europa ha istituito un registro dei danni, che comprende quelli climatici.

E gli asset congelati russi potrebbero essere usati per pagare questi danni.  Il rapporto dettaglia maggiormente la provenienza di questo “conflict carbon”: un terzo delle emissioni – circa 35 milioni di diossido di carbonio – viene dalle attività militari, in particolare dai miliardi di litri di carburante usato dai veicoli russi.Un altro terzo viene dall’enorme quantità di acciaio e cemento armato che saranno necessari per la ricostruzione, una parte della quale è già avvenuta, in alcuni casi seguita da nuove distruzioni.  Infine, un altro terzo viene da una serie di fonti diverse, come l’aver dovuto cambiare le rotte di aerei commerciali per evitare le zone di conflitto, cosa che ha provocato un maggior uso di carburante.

Poi c’è stato il danneggiamento nei bombardamenti mirati russi delle infrastrutture energetiche, che ha provocato imponenti perdite di gas inquinanti.  E un 13% del totale delle emissioni di gas inquinanti è dovuto agli incendi che si sono verificati su entrambi i lati del fronte, circa 27mila che hanno bruciato quasi un milione di ettari di terra.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Confindustria Lombardia Giovani, 26 giugno il ‘Main regional summit 2024’

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(Adnkronos) – Giovedì 26 giugno i Giovani Imprenditori di Confindustria Lombardia organizzano la terza edizione del ‘Main Regional Summit 2024’, rinnovando l’appuntamento annuale di confronto con istituzioni, aziende e protagonisti del territorio lombardo.Al centro del Summit 2024, che quest’anno si terrà nella splendida cornice del Palazzo Ducale di Mantova, il rapporto tra le nuove generazioni e il mondo imprenditoriale: tema attorno al quale si svilupperà la relazione del Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Lombardia, Jacopo Moschini, in apertura del convegno, e che sarà il filo conduttore dei dibattiti. In particolare, nel corso delle tavole rotonde, moderate dalla giornalista e conduttrice di Mediaset Stefania Scordio, si parlerà di come la politica può supportare la crescita dei giovani, come comunicare con le nuove generazioni, degli strumenti a disposizione per fare innovazione e di come attrarre e trattenere in azienda i talenti con un particolare focus sul ruolo dell’associazionismo. Per approfondire le opportunità e i cambiamenti che le sfide contemporanee impongono anche a Confindustria, è previsto un confronto tra il Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Lombardia, Jacopo Moschini, e la collega e Vicepresidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Maria Anghileri, moderati dal conduttore di Radio Deejay Gianluca Gazzoli. Nel corso del Summit sarà inoltre presentato il progetto di UniversityBox ‘Meet your future’ nato per avvicinare e agevolare partnership tra imprese e i giovani talenti lombardi, e nel corso dell’evento sarà effettuata una survey tra i partecipanti con l’obiettivo tastare il polso sulla percezione e la conoscenza che hanno i giovani del mondo imprenditoriale e del mercato del lavoro. Intervengono al Summit: Mattia Palazzi, Sindaco di Mantova, Gurkan Yildirim, Presidente Yes for Europe, Simona Tironi, Assessore Istruzione Formazione Lavoro Regione Lombardia, Bianca Arrighini, ceo & co-founder Factanza Media, Guido Guidesi, Assessore allo Sviluppo Economico Regione Lombardia, Marco Maillaro, Manager Area Nord e Sardegna Telematica Italia Srl, Giovanni Schiaffino, head of team Imprenditori Banca Investis S.p.A., Rachele Grassini, Presidente Politics Hub, Vittorio Marenghi, Presidente Giovani Imprenditori Confindustria Mantova, Federico Chiarini, Presidente Giovani Imprenditori Assolombarda, Emiliano Novelli, ceo Universitybox, Giangiacomo Corno, Managing Director Triboo, Matteo Lucchi, ceo Eumetra e Barbara Cimmino, Vicepresidente per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti Confindustria, L’evento si terrà presso Atrio degli Arcieri, Palazzo Ducale di Mantova, Piazza Lega Lombarda 2, a partire dalle ore 14:30. —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Belgio, esplode edificio ad Anversa: 1 morto e 5 feriti

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(Adnkronos) – Una persona è rimasta uccisa, altre 5 ferite nell’esplosione che ha colpito un edificio nella città belga di Anversa.A riferirne è l’agenzia Belga, precisano che le squadre di soccorso stanno cercando altre possibili vittime.

Non si conoscono le cause della deflagrazione che ha causato il crollo di due piani dell’edificio.La vittima era un uomo di 44 anni, residente nello stabile.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ronzulli: “Dieta mediterranea patrimonio da difendere da attacchi Ue”

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(Adnkronos) – “Numerose ricerche scientifiche confermano benefici della dieta mediterranea nel prevedere malattie cardiovascolari, obesità e patologie croniche.Seguire questo tipo di dieta può ridurre il rischio di infarto, di ictus, migliorare la gestione del peso corporeo, avere effetti positivi sulla salute mentale e migliorare le difese immunitarie.

Inoltre, ha rilevanti implicazioni economiche e sociali: può contribuire a ridurre i costi sanitari generati dalle malattie croniche e sostenere le economie locali, attraverso la valorizzazione dei prodotti chimici della filiera agroalimentare.In un’epoca di crescente attenzione verso la sostenibilità, la dieta mediterranea emerge come modello alimentare eco-compatibile.

Le pratiche agricole che rispettano la biodiversità utilizzano tecniche di coltivazione che minimizzano l’impatto ambientale”.Lo ha detto la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli nel suo intervento durante la presentazione del libro ‘Proteine nella dieta mediterranea’, iniziativa promossa – oggi nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera – da Fondazione Istituto Danone.  “Il consumo di prodotti stagionali e locali riduce le emissioni di CO2 legati proprio al trasporto e promuove un’agricoltura più sostenibile – ha sottolineato Ronzulli – È doveroso menzionare come negli ultimi anni l’Europa abbia tentato, per fortuna senza successo, di mettere in discussione alcuni dei nostri alimenti non solo buonissimi ma anche dall’enorme apporto nutritivo.

Ad esempio, hanno tentato di introdurre il Nutriscore, sistema di etichettatura a semaforo che avrebbe potuto penalizzare ingiustamente molti prodotti della dieta mediterranea dando invece via libera a un genere di alimento del tutto discutibile”.Inoltre, c’è stato un tentativo “di introdurre il bollino nero sulle etichette dei nostri vini”, un altro “attacco scongiurato grazie all’incessante lavoro di sensibilizzazione e di promozione dei nostri prodotti – ha ricordato la senatrice di FI – La dieta mediterranea è anche cultura del cibo, un modo di vivere che include convivialità, condivisione, rispetto per le stagioni, per i prodotti locali. È fondamentale preservare e tramandare queste tradizioni alle nuove generazioni”. Educare e “sensibilizzare la popolazione sui benefici” della dieta mediterranea è “una delle sfide più importanti – ha poi concluso Ronzulli – Bisogna promuovere uno stile di vita sano fin dall’infanzia verso i programmi educativi nelle scuole, campagne di informazione e iniziative comunitarie.

E dobbiamo instillare nei giovani il rispetto per il cibo, per la nostra eredità culturale.Questo significa creare un circolo virtuoso nel quale necessariamente devono far parte anche i produttori che sono il vero e proprio anello di collegamento con i consumatori.

L’approccio alla dieta mediterranea deve essere globale.Significa tutelare il benessere degli agricoltori, assicurarsi che vengono preservate le tecniche di coltivazione tradizionale, sostenere le piccole imprese familiari e contrastare le pratiche industriali che minacciano la biodiversità.

Le politiche in questo campo devono incentivare pratiche agricole sostenibili, finanziare la ricerca scientifica e promuovere progetti che valorizzino le zone rurali e i prodotti tipici”.  —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Morelli (Fondazione Danone): “Le proteine sono i mattoni dell’organismo”

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(Adnkronos) – “Quando parliamo di nutrizione parliamo di grassi, carboidrati ma in realtà le proteine sono i mattoni fondanti della nostra vita, del nostro corpo e della nostra alimentazione.Proteine che però possono essere di origine animale, vegetale o provenire dal latte, tutte presenti nella nostra dieta mediterranea da secoli”.

Così all’Adnkronos Salute il direttore scientifico dell’Istituto Fondazione Danone Lorenzo Morelli in occasione della presentazione – oggi alla Camera (Aula dei Gruppi Parlamentari) – del libro ‘Proteine nella dieta mediterranea’. “Anche se tutti parliamo di dieta mediterranea – spiega Morelli che è anche direttore di Dipartimento Università Cattolica Piacenza Cremona – e come italiani siamo orgogliosi del nostro regime alimentare” più famoso al mondo “in realtà i dati ci smentiscono: sotto il 20%, appena il 13% infatti seguono la dieta mediterranea.Da qui l’idea di fare il punto della situazione con un libro per provare a far riscoprire uno stile alimentare, quello mediterraneo, che ha valori chiari sia per il benessere e la prevenzione di malattie per il singolo che per il pianeta.

Dobbiamo informare meglio gli italiani”. La Fondazione Istituto Danone “ha da oltre 30 anni un preciso obiettivo – sottolinea Morelli – fornire una informazione basata su solide basi scientifiche e dati reali per contrastare le fake news.Per anni abbiamo prodotto volumi per medici ed esperti del settore, oggi vogliamo arrivare anche al grande pubblico.

Inoltre, con questa iniziativa aggiungiamo un ultimo tassello di collaborazione con le istituzioni, proprio per dialogare insieme per una corretta informazione nutrizionale.Dobbiamo tutti insieme rilanciare un modello alimentare virtuoso che l’Unesco ha dichiarato patrimonio immateriale dell’umanità”. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)