Chi è appassionato di cronaca, anche quella che esula dal terreno di gioco ma continua a ruotare attorno al mondo dello sport, potrebbe tranquillamente aprire il cassetto dedicato a Castellammare di Stabia e trovare, sotto la voce Juve Stabia, una quantità di storie sufficienti a riempire interi capitoli. Per la città delle acque, oggi purtroppo orfana anche delle sue Terme, e per il club gialloblù, sembra davvero non esserci pace.
Questa volta non siamo chiamati a commentare una formazione, un risultato o una prestazione. Non parliamo di mercato, di tattica o di palloni da mettere in rete. Eppure, ancora una volta, ci troviamo costretti a raccontare vicende che riguardano direttamente la Juve Stabia e, più in generale, la città.
Una sorta di maledizione che sembra accompagnare da tempo il mondo gialloblù. Basta riavvolgere il nastro per ricordare l’amministrazione controllata, il caso Solmate, la cessione del club a Francesco Agnello per la simbolica cifra di un euro e un progetto che, almeno nelle aspettative, non è mai realmente decollato. Poi i dirigenti che sono arrivati, partiti e in alcuni casi tornati, come nel caso di Andrea Polcino, senza dimenticare la breve parentesi legata a Scacciavillani.
Una sequenza di vicende societarie che ha avuto il suo culmine con il sequestro delle quote e che sembrava essersi finalmente lasciata alle spalle una lunga stagione di incertezze con l’arrivo di Alfredo Guerri. L’imprenditore ha raccolto una situazione delicata, ha garantito la continuità del progetto e ha rilanciato le ambizioni della Juve Stabia, restituendo alla piazza una sensazione di stabilità e, soprattutto, di futuro.
Per un momento sembrava che la cronaca potesse finalmente lasciare spazio al calcio. Si tornava a parlare di acquisti, cessioni, nuovi giocatori e di un pallone pronto a rotolare nuovamente sul campo. La città stava lentamente ritrovando entusiasmo e il popolo gialloblù ricominciava a guardare avanti con maggiore fiducia.
Poi, nel giro di poche ore, due notizie hanno nuovamente riportato tutto sul terreno della cronaca.
Da una parte la vicenda politica che ha coinvolto l’amministrazione guidata dal sindaco Luigi Vicinanza, dall’altra una questione di natura fiscale che ha interessato lo stesso presidente Alfredo Guerri. Due fatti distinti, ma arrivati contemporaneamente e capaci di generare inevitabilmente preoccupazione e interrogativi in una piazza che stava cercando di ritrovare serenità.
Sulla vicenda che riguarda Guerri sarà naturalmente necessario attendere gli sviluppi e conoscere nel dettaglio tutti gli elementi prima di esprimere valutazioni. È una storia che dovrà essere approfondita e raccontata con attenzione, senza lasciarsi andare a conclusioni affrettate.
Sul fronte politico, invece, il quadro appare decisamente più chiaro e non lascia spazio a interpretazioni o speranze: lo scioglimento del Comune rappresenta un altro momento delicato per Castellammare di Stabia, una città che avrebbe bisogno di stabilità, programmazione e di una prospettiva di crescita.
Il problema, ancora una volta, è che tutto questo finisce inevitabilmente per riflettersi anche sulla Juve Stabia. Perché in una realtà come quella stabiese calcio e città sono legati da un filo difficile da spezzare. Le sorti del club interessano migliaia di persone e ogni vicenda che coinvolge la società diventa automaticamente una questione che riguarda un’intera comunità.
E così, mentre la squadra prepara la nuova stagione e il mercato prova a costruire una Juve Stabia competitiva, la città si ritrova ancora una volta a fare i conti con vicende che poco hanno a che vedere con il pallone, ma che finiscono per condizionare inevitabilmente l’ambiente.
Sembra quasi una fiction a puntate, una storia infinita nella quale ogni capitolo porta con sé un nuovo colpo di scena. Peccato che, questa volta come tante altre, non ci sia nulla da applaudire o da festeggiare.
Castellammare e la Juve Stabia avrebbero bisogno di parlare finalmente di calcio, di sogni, di vittorie e di futuro. Invece, ancora una volta, la cronaca ha deciso di prendersi la scena. E per i colori gialloblù è l’ennesimo schiaffo in un film che, ormai da troppo tempo, sembra non arrivare mai ai titoli di coda.
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