La notizia, purtroppo, è arrivata ed è una di quelle che non avremmo mai voluto rilanciare. L’allenamento congiunto tra Potenza e Juve Stabia, in programma domenica 26 luglio alle ore 17:30 allo Stadio Comunale di Latronico, si disputerà a porte chiuse. Una decisione legata a motivi di sicurezza che, ancora una volta, finisce per penalizzare proprio chi il calcio lo vive con passione, entusiasmo e rispetto.
Sarebbe dovuto essere un semplice allenamento congiunto, certo, ma per le due tifoserie avrebbe rappresentato molto di più. La possibilità di rivedere in campo Potenza e Juve Stabia, anche se in una gara senza punti in palio, avrebbe richiamato sicuramente un numero importante di appassionati, desiderosi di accompagnare la propria squadra anche in una fase delicata e affascinante come quella della preparazione estiva.
E poi c’era un ulteriore elemento a rendere speciale questo appuntamento. Sulla panchina e nell’area tecnica della Juve Stabia ci sarebbero stati due protagonisti della passata stagione del Potenza: il direttore tecnico Vincenzo De Vito e l’allenatore Pietro De Giorgio. Due figure che hanno lasciato il segno nel club lucano e che avrebbero ritrovato, seppur per una sola giornata e in un contesto amichevole, un ambiente conosciuto e una tifoseria con la quale hanno condiviso un percorso importante.
Ci sarebbero state, dunque, tutte le condizioni per vivere una bella giornata di sport. Una festa estiva, un’occasione per riabbracciare vecchi protagonisti, per vedere all’opera le nuove squadre e, soprattutto, per consentire ai tifosi di fare ciò che amano: seguire la propria squadra.
Invece, ancora una volta, il calcio si deve fermare davanti alla questione sicurezza.
E questa vicenda apre inevitabilmente a due riflessioni. La prima riguarda il sistema di sicurezza che, nonostante gli anni e i tanti strumenti introdotti, sembra ancora non essere riuscito a sradicare dalle curve e dalle tifoserie le frange più violente. Una minoranza che continua a condizionare la maggioranza e che finisce per rendere necessarie decisioni drastiche, come quella di vietare l’accesso a tutti.
La seconda riflessione riguarda proprio i tifosi. Quelli veri, quelli che affrontano chilometri, acquistano un biglietto, indossano una sciarpa e seguono la propria squadra senza cercare lo scontro. Sono loro, ancora una volta, a pagare il prezzo più alto. Una maggioranza silenziosa e appassionata che si ritrova privata della possibilità di assistere a una partita a causa delle azioni di una minoranza.
È questo, forse, il paradosso più grande. La violenza nasce da pochi, ma le conseguenze ricadono su tutti. E così chi vorrebbe semplicemente vivere il calcio come una festa, sostenere la propria squadra e condividere una giornata di sport con amici e familiari, si ritrova a essere spettatore da lontano.
Potenza-Juve Stabia a porte chiuse non sarà soltanto un allenamento senza pubblico. Sarà l’ennesima occasione persa per dimostrare che il calcio può essere passione, rivalità sportiva, appartenenza e rispetto. Perché la vera libertà di un tifoso dovrebbe essere quella di poter seguire la propria squadra del cuore senza paura, senza limitazioni e senza essere condizionato dalle azioni di chi con il calcio e con i suoi valori ha ben poco a che fare.
La speranza è che, prima o poi, si possa tornare a parlare di partite e non di divieti, di gol e non di sicurezza, di tifosi e non di emergenze. Perché quando un impianto resta vuoto per evitare problemi, a perdere non sono soltanto le società e le tifoserie: perde il calcio intero.