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Juve Stabia, il Podio Gialloblu di un nefasto 2020

Come di consueto, fine anno è tempo di bilanci. Non fa eccezione la Juve Stabia, che si lecca le ferite dopo un 2020 che l’ha vista retrocedere amaramente in Serie C dopo appena un anno di permanenza in cadetteria.

Analizzata nel complesso la stagione passata, dedichiamo quindi ai 365 giorni appena trascorsi il Podio Gialloblu che evidenzia i tre calciatori, uno per ruolo, che si sono distinti nel bene e nel male nel 2020 della Juve Stabia.

PODIO

ATTACCANTE: La sorpresa più bella del 2020 della Juve Stabia non può che essere stata Francesco Forte. L’attaccante romano è arrivato a Castellammare dopo le prime due sconfitte in campionato, definito come “regalo per i tifosi” da Gianni Improta. Quel nome e quella definizione non hanno scaldato subito i tifosi stabiesi che invece ci hanno impiegato poco a ricredersi. Abituato al freddo del Belgio, Forte si è lasciato travolgere dal calore, di ogni tipo, di Castellammare, tornando ad essere il letale squalo dell’area – anzi acqua – di rigore avversaria. 17 reti in campionato, più cinque annullate in modo più e meno corretto, lo hanno avvicinato nelle statistiche e nei cuori della tifoseria a quel Marco Sau, volto della prima annata in Serie B del 2011. Il trasferimento al Venezia non ha intaccato l’affetto reciproco che legherà per sempre la Juve Stabia ed i suoi tifosi a Francesco Forte.

CENTROCAMPISTA: I 14 assist vincenti  e i 4 gol dello scorso campionato premiano Giacomo Calò, che in Serie B ha confermato quanto siano ampi i suoi margini di crescita. Impressionante la trasformazione avuta in tre stagioni dal ragazzo cresciuto nella Sampdoria, passato da timido rincalzo nel suo primo campionato stabiese, a magistrale direttore d’orchestra nei due anni successivi. Se la promozione in serie B già portava la chiara firma dell’ex numero 5, non ha fatto eccezione il campionato cadetto, in cui Calò ha fatto la fortuna non solo di Forte e Canotto ma di tutta la squadra. Una capacità di guidare la squadra accentuata dalla mancanza nella attuale Juve Stabia, di un regista che abbia capacità balistiche che possano avvicinarsi alle sue. Inevitabile e giusta la sua permanenza in serie cadetta, con un affaccio pronto sulla Serie A.

DIFENSORE: Nel reparto più martoriato della scorsa stagione Magnus Troest si è distinto ancora una volta quale leader imprescindibile. Il danese ha all’inizio accusato il ritorno in Serie B, dove la qualità è decisamente più alta rispetto alla Serie C, confermandosi poi inamovibile al cui fianco si sono alternati gli altri centrali della rosa. Da apprezzare la sua scelta di rimanere alla Juve Stabia nonostante le dinamiche economiche facessero sembrare il club rassegnato alla sua perdita; un atteggiamento maturo e volto a riscattare una retrocessione in cui non è certo lui ad avere colpe maggiori, purtroppo non imitato da altri elementi che hanno preferito lasciare la nave. Ovviamente positiva la sua prima parte di stagione agli ordini di Padalino.

CONTROPODIO

ATTACCANTE: A parte la vena di gol di Forte, le scelte fatte in attacco si sono rivelate catastrofiche. Al di là dell’apporto nullo dato da Rossi, da cui in pochi si attendevano valanghe di gol e per cui a dir poco azzardato è stato il paragone fatto dalla dirigenza a Rivisondoli tra l’attaccante scuola Lazio e il Moncini di qualche stagione fa, la delusione maggiore sul fronte offensivo è stata Karamoko Cissè. Arrivato con l’aura di chi avrebbe retto su di sé il peso dell’attacco, il guineano non ha mai offerto prestazioni degne di nota, nonostante qualche gol estemporaneo che raramente ha portato punti alla squadra gialloblu. Fermo per metà della stagione (solo 18 presenze all’attivo) a causa di pubalgia ed altri problemi fisici, non si comprende tutt’ora il motivo per cui la dirigenza a gennaio, quando le valutazioni su Rossi e Cissè erano complete ormai, non sia intervenuta per rinforzare il reparto offensivo.

CENTROCAMPISTA: Nella mediana la sfilza di aspiranti alla nomination di flop sono tanti, con Addae che si salva appena per la parentesi invernale di buon livello offerta. L’amarezza arriva da chi con la sua qualità doveva far svoltare la Juve Stabia: Davide Di Gennaro e Marcel Buchel. I due hanno fatto pochissimo per la causa, venendo meno sin da subito in primis mentalmente e poi fisicamente e tatticamente. Una rondine che non ha fatto primavera la rete di Di Gennaro al Pisa, mentre nemmeno un episodio positivo isolato può inquadrarsi nella stagione di Buchel. Scommesse clamorosamente perse entrambe, con buona pace del centrocampo stabiese – reparto anch’esso ignorato nel mercato di gennaio – e degli ingaggi non certo leggeri dei due. A braccetto non solo il rendimento dei due ma anche i loro saluti anticipati, dopo la gara di Benevento e senza tentare di offrire un guizzo nelle ultime gare.

DIFENSORE: Doveva essere il muro di protezione per la porta stabiese ma invece Denis Tonucci si è rivelata un’opera incompiuta. 19 presenze in stagione per l’ex Foggia, per cui valgono in toto le considerazioni fatte in attacco per Cissè. Nelle poche volte in cui lo si è visto in campo il suo rendimento raramente è stato impeccabile. La sua ultima immagine in campo racconta dell’inutile gol al Cosenza, un sorriso amaro in un destino ormai segnato. Non la sua ultima immagine però alla Juve Stabia, quella è arrivata al Menti in cui, nell’esordio stagionale in Coppa Italia, ha osservato i suoi “compagni” da ex prima ancora del suo passaggio al Catania.

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