università – Vivicentro https://vivicentro.it Sun, 03 May 2026 18:19:46 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0.1 https://vivicentro.it/wp-content/uploads/2022/04/cropped-vivicentro_logo_gnews-1-60x60.png università – Vivicentro https://vivicentro.it 32 32 122098584 Trasformazione Digitale in Sanità: L’Università Federico II ospita il SIDREA International Workshop https://vivicentro.it/cronaca-napoli/trasformazione-digitale-in-sanita-luniversita-federico-ii-ospita-il-sidrea-international-workshop Sun, 03 May 2026 18:19:46 +0000 https://vivicentro.it/?p=654926 Il Centro Congressi federiciano ospita studiosi ed esperti internazionali per discutere le nuove sfide della governance e della rendicontazione nel sistema salute.

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L’11 maggio 2026, la suggestiva cornice del Centro Congressi di via Partenope dell’Università degli Studi di Napoli Federico II ospiterà il SIDREA International Workshop (SIW). Il convegno, dal titolo “Digital Transformation in Healthcare: Governance, Performance and Accountability Challenges”, si preannuncia come un appuntamento di spicco per esplorare le frontiere e le sfide del settore sanitario nell’era della transizione tecnologica.

Il cuore del dibattito: Governance, Performance e Accountability

Al centro dei lavori ci sarà un’analisi approfondita delle implicazioni che la digitalizzazione comporta per le aziende e le organizzazioni sanitarie. Il workshop fornirà un’importante opportunità di confronto per comprendere come l’innovazione tecnologica stia ridefinendo i modelli di:

  • Governance: le nuove strutture decisionali e di gestione necessarie per guidare il cambiamento.

  • Performance: la misurazione dei risultati e l’impatto delle tecnologie sull’efficienza e sull’efficacia delle cure.

  • Accountability: la trasparenza, la rendicontazione e le nuove responsabilità derivanti dalla gestione dei dati e dai processi digitalizzati.

I risultati del progetto PRIN e l’organizzazione

L’evento è stato organizzato e promosso da un comitato scientifico d’eccellenza del Dipartimento di Economia, Management, Istituzioni, composto dai Professori Francesca Manes Rossi, Sara Saggese, Fabrizia Sarto e Riccardo Viganò.

Oltre a rappresentare un momento di alto profilo scientifico, il workshop sarà l’occasione ideale per presentare e discutere pubblicamente i risultati emersi da un progetto PRIN (Progetti di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale), specificamente incentrato sui delicati e attuali temi della trasformazione digitale in sanità.

Un respiro internazionale e una sinergia tra accademia e professioni

Il punto di forza del SIDREA International Workshop sarà la sua capacità di unire la teoria alla pratica, creando un ponte solido tra il mondo accademico e quello dei professionisti. L’evento vedrà infatti una ricca platea:

  • Studiosi italiani e stranieri, provenienti da prestigiosi Atenei, per condividere la ricerca di base e applicata.

  • Due keynote speaker internazionali, che porteranno visioni e best practice di respiro globale.

  • Un Partner di KPMG esperto del settore, che interverrà per arricchire il dibattito con la prospettiva del mondo della consulenza e le dinamiche operative sul campo.

Il SIW di Napoli si configura dunque come un crocevia fondamentale per delineare le traiettorie future della sanità digitale, unendo la ricerca d’avanguardia alle reali esigenze operative per un sistema salute sempre più efficiente, sicuro e all’avanguardia.

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Dopo la laurea: 10 motivi per scegliere un master. La guida dell’ex studente, diventato top manager in 5 anni https://vivicentro.it/scuola/dopo-la-laurea-10-motivi-per-scegliere-un-master-la-guida-dellex-studente-diventato-top-manager-in-5-anni Tue, 10 Mar 2026 11:26:32 +0000 https://vivicentro.it/?p=652948 Il master è un’ulteriore perdita di tempo prima dell’ingresso nel mercato del lavoro oppure un acceleratore verso i piani alti? Insomma, vale la pena prendere in considerazione questo ulteriore titolo accademico dopo aver “collezionato” già una laurea di primo livello e, magari, pure una di secondo livello? Per trovare la risposta a queste domande, molto […]

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Il master è un’ulteriore perdita di tempo prima dell’ingresso nel mercato del lavoro oppure un acceleratore verso i piani alti? Insomma, vale la pena prendere in considerazione questo ulteriore titolo accademico dopo aver “collezionato” già una laurea di primo livello e, magari, pure una di secondo livello?

Per trovare la risposta a queste domande, molto comuni tra gli studenti all’indomani dell’incoronazione con l’alloro, il portale Skuola.net ha colto l’occasione dell’apertura delle iscrizioni a uno dei corsi più apprezzati d’Italia – il Master Publitalia in Marketing, Digital Communication, Sales Management – per intervistare uno dei suoi migliori ex-alunni: Matteo Casnati, attualmente Country Business Manager della filiale Malta, Albania e Sicilia in Monster Energy, colosso degli energy drink.

Il decalogo dell’ex alunno (ora manager d’azienda)

Grazie al suo contributo e al suo excursus di carriera, che lo ha visto raggiungere questa prestigiosa carica dopo appena sei anni dal conseguimento del titolo, il sito studentesco ne ha approfittato per stilare una guida in 10 punti per la scelta del master, da parte di chi ha provato (in positivo) sulla propria pelle cosa vuol dire frequentare un corso di qualità.

Ecco i suoi consigli-chiave per chi, come ha fatto lui all’indomani della laurea, si è posto l’interrogativo su cosa fare “dopo”.

  1. Fare le conoscenze giuste (senza essere nati con la camicia)

Uno dei motivi principali che deve guidare nella scelta di un master è la possibilità di costruire velocemente un nucleo iniziale di relazioni professionali significative – il cosiddetto network – a partire da zero.

  1. Vietato essere timidi: scambia numeri e contatti su LinkedIn

Il networking non è, però, una rubrica con nomi e numeri di telefono, che viene consegnata all’ingresso, bensì un’attività di cui si devono occupare con impegno gli stessi studenti, che inizia con i propri compagni di corso e che prosegue con i docenti e i testimoni aziendali coinvolti nella formazione in aula durante il master.

Chiaramente, allo studente è richiesto di vincere la timidezza e di interagire, ponendo domande interessanti: basta una buona impressione in aula e un contatto su piattaforme come LinkedIn per riattivare, anche ad anni di distanza, quella connessione, per chiedere ad esempio un consiglio professionale.

  1. Entrare nel mondo del lavoro prima ancora di essere assunti

La qualità del networking deriva, chiaramente, dal posizionamento del master in tema di rapporti con le aziende: prima di iscriversi è, perciò, fondamentale valutare l’aura – come direbbero i giovani di oggi – dei docenti e delle aziende partner coinvolte.

Ma questo non è l’unico elemento che prepara al mondo del lavoro. Anche la metodologia didattica è centrale: se l’università ti consegna un metodo di apprendimento, il master te lo fa applicare. Se all’università prevalgono spesso teoria e studio individuale, in un master “giusto” il paradigma si capovolge, permettendo di affrontare casi pratici, magari in gruppo, maturando quelle competenze cruciali poi nel mondo del lavoro.

  1. Un master che vale (più) di una laurea magistrale

Fatte salve alcune discipline di ambito STEM, in cui la laurea magistrale è un must, in tutti gli altri casi il master può tranquillamente seguire immediatamente la laurea triennale e, anzi, può risultare più efficace in ottica di “fast moving” nel mondo del lavoro. Come nel caso di Casnati, passato da una laurea in giurisprudenza a un percorso di carriera nel marketing e sales.

  1. I numeri di un master non mentono

Per distinguere un corso di qualità dalle tante offerte sul mercato, bisogna verificare parallelamente altri due indicatori quantitativi imprescindibili: il numero di iscritti – meglio se non superiore a 30, per non essere “uno dei tanti in aula” – e la percentuale di placement – unico vero certificato di garanzia per il futuro professionale – che però deve necessariamente essere vicinissima al 100%.

  1. Master a prima vista, l’importanza del colloquio di ammissione

Al di là dei freddi dati, esiste poi un fattore umano decisivo: la relazione con il corpo docente e il team del master. Queste figure, infatti, potrebbero diventare un “faro” capace di orientare le scelte professionali e consigliare lo studente durante (e dopo) il percorso formativo.

  1. I consigli da insider per guadagnare di più

Attenzione, però: frequentare un master non si traduce automaticamente in uno stipendio d’ingresso più alto per magia. Ma fornisce gli strumenti per ottenerlo. Grazie ai benchmark di mercato e ai consigli dell’organizzazione, il neolaureato – se esce da un corso di qualità – impara sicuramente a porsi correttamente durante i colloqui, capendo fin dove spingersi nella negoziazione e quale pacchetto retributivo sia corretto richiedere per il proprio profilo.

  1. Mentorship e Alumni, due green flag

Un asset fondamentale, spesso assente nei percorsi universitari standard, è la presenza di una comunità attiva. I master da scegliere, perciò, sono quelli che si differenziano per un ecosistema in cui gli “ex-master” (alumni) supportano gli studenti in corso facendo da mentori: questo circolo virtuoso offre, infatti, una guida basata sull’esperienza vissuta e facilita concretamente l’ingresso in azienda.

  1. La presenza fisica batte l’online

In un mondo sempre più digitale, anche il proliferare di master online va valutato con attenzione: i corsi a distanza non possono sostituire quelli in presenza, specie se l’obiettivo è la trasformazione professionale.

Le relazioni vere si costruiscono dal vivo: la didattica digitale resta uno strumento valido solo per acquisire competenze tecniche verticali o per moduli brevi e specialistici, non per costruire il network che servirà per tutta la carriera.

  1. Master all’università o fuori?

Se la formazione universitaria è una esclusiva delle realtà accademiche, i master possono invece nascere in ambiti completamente diversi, spesso correlati a realtà aziendali. Quale dei due mondi preferire?

L’esperienza suggerisce che i master promossi da enti formativi non accademici o da Business School tendano a essere più performanti nell’inserimento immediato nel mondo del lavoro. Questo soprattutto per via di una struttura più agile e di un legame più stretto con il tessuto imprenditoriale di riferimento.

Per il manager il master Publitalia è uno di quelli “giusti”

Chiaramente lo stesso Casnati sottolinea come il percorso da cui proviene rispetti tutti questi requisiti: il Master Publitalia in Marketing, Digital Communication, Sales Management viene organizzato direttamente da Publitalia ‘80, la concessionaria pubblicitaria delle reti Mediaset, dal 1988. E si rivolge a laureati dei corsi universitari triennali e magistrali, di ogni facoltà, garantendo loro tassi di placement elevatissimi: 100% ad ogni edizione.

Al termine degli 8 mesi d’aula, almeno 6 mesi sono dedicati allo stage, in aziende di primaria importanza. La parte in classe, invece, si trascorre nella storica sede di Mediaset a Cologno Monzese, alle porte di Milano, dove non mancano workshop e attività pratiche con esperti del settore.

Tutti questi elementi fanno sì che ogni anno le candidature siano nettamente superiori ai posti disponibili. Le selezioni per la prossima edizione sono aperte, ma ancora per poche settimane.

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Facoltà di Medicina, Odontoiatria e Veterinaria, abolizione del test d’ingresso? Pura demagogia? https://vivicentro.it/attualita/facolta-di-medicina-odontoiatria-e-veterinaria-abolizione-del-test-dingresso-pura-demagogia Wed, 02 Jul 2025 11:47:57 +0000 https://vivicentro.it/?p=643973 I Requisiti per Accedere ai Corsi di Laurea in Medicina, Odontoiatria e Veterinaria e le Alternative per chi non Riesce

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In questi giorni e fino al 25 luglio, sono aperte le iscrizioni e precisiamo non immatricolazioni, degli aspiranti Medici attraverso la piattaforma Universitaly, così come previsto, dal Dm N.418 DEL 30-05-2025 che è entrato in vigor il 30-05-2025.

Dal Dm n.418, si evince che non ci saranno più i test a numero chiuso e ci sarà un “Semestre aperto” con accesso libero, ma con un’iscrizione contemporanea ad altri corsi di studio affini ed un Secondo Semestre ad accesso selettivo con graduatoria e quindi non ad accesso libero.

Entrando nel dettaglio della procedura, gli aspiranti dovranno in primis collegarsi alla piattaforma Universitaly, iscriversi ed indicare almeno 9 sedi alternative a quella scelta e quindi in totale 10 sedi e in contemporanea decidere il corso affine.

Il Semestre Aperto e le relative attività, si svolgeranno dal 1Settembre 2025 al 30 Novembre 2025, probabilmente con molte difficoltà da parte degli Atenei per gli spazi a disposizione ed infatti, ci sono alcune Università che probabilmente procederanno con corsi on line di frequenza per il primo semestre.

Il Ministero ha stabilito, che nella prima fase gli studenti dovranno affrontare gli esami obbligatori di: Chimica e propedeutica biochimica, Fisica e Biologia tutti da 6 crediti formativi (CFU) per un totale di 18 CFU. Quindi superati tali esami , gli stessi varranno per i corsi affini, proprio perché nel secondo semestre comincerà la selezione vera e propria e chi non ha un certo punteggio alto in graduatoria non potrà proseguire il corso di studi di Medicina, Odontoiatria e Veterinaria , ma indirizzarsi verso altri indirizzi universitari, quali Biotecnologie (L-2), Scienze Biologiche( L-13), Laurea Magistrale in Farmacia e Farmacia Industriale(LM-13), Scienze Zootecniche e Tecnologie delle Produzioni Animali (L-38), oppure alcuni corsi delle Professioni Sanitarie scelti secondo dei criteri oggettivi ed aggiornati annualmente dallo stesso MIUR (Ministero dell’Università e della Ricerca). Quindi al secondo Semestre assisteremo al numero chiuso e non libero.La selezione e quindi la possibile immatricolazione che coronerebbe il sogno di questi ragazzi, dipenderà dai risultati raggiunti negli esami specifici e dalla posizione in graduatoria.

Chi non riesce ad accedere al secondo semestre può utilizzare i crediti acquisiti, per altri percorsi universitari.La riforma in atto da parte del MIUR, se da un lato si è posta un problema iniziale di futuri Medici e quindi di 30000 unità da formare per il futuro, di contro non prende in considerazione, il problema delle specializzazioni, dove vi è carenza, come nei pronto soccorso ed altri settori, dove non si riesce a trovare, medici disposti ad adempiere quel ruolo specifico.

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Fuga dei cervelli: 97 mila laureati in 10 anni lasciano l’Italia, il Paese perde capitale umano e futuro https://vivicentro.it/attualita/fuga-dei-cervelli-97-mila-laureati-in-10-anni-lasciano-litalia-il-paese-perde-capitale-umano-e-futuro Mon, 16 Jun 2025 10:23:35 +0000 https://vivicentro.it/?p=643066 I Giovani reclamano la” meritocrazia” e reclamano soluzioni politiche

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Negli ultimi dieci anni, l’Italia ha visto partire circa 97 mila giovani laureati tra i 25 e i 34 anni.Un esodo costante e forse inarrestabile, che rappresenta una delle più gravi emorragie di capitale umano e potenziale economico per il Paese.

Solo nel 2023, l’incremento ha raggiunto un +21,2% rispetto all’anno precedente, con oltre 21 mila giovani che hanno deciso di costruire il proprio futuro lontano dai confini nazionali.

La quota di laureati nella fascia 25-34 anni è passata dal 7,2% del 1992 al 30,6% del 2023, il Paese e il Sistema Universitario Italiano producono menti ma continua a perdere i suoi migliori talenti.Il saldo migratorio dei laureati resta drammaticamente negativo: i rientri sono molto inferiori rispetto alle partenze, e le nuove generazioni altamente formate faticano a trovare motivi validi per restare.

I Nostri giovani, lamentano ed affermano che i fattori alla base di questa emigrazione sono molteplici. La mancanza di opportunità adeguate nel mercato del lavoro italiano, salari non competitivi e un sistema poco meritocratico, spingono molti all’estero, dove i giovani laureati trovano ambienti professionali dinamici, stipendi più alti e concrete prospettive di crescita.

Nei Paesi Bassi e in Belgio, la percentuale di italiani emigrati con laurea raggiunge rispettivamente il 45,1% e il 39,1%.

Secondo un rapporto del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), Il fenomeno ha costi enormi, sia da un punto di vista economico che sociale.Secondo questo Ente Governativo, la perdita di capitale umano legata alla “fuga dei cervelli” potrebbe ammontare a 134 miliardi di euro, una cifra che rischia addirittura di triplicare se si considerano anche i dati sommersi.

La conseguenza più grave è la compromissione del futuro stesso del Paese: meno innovazione, meno competitività, meno sviluppo.Naturalmente leggendo tale rapporto, tale mancanza di visione a lungo termine, si ripercuote sulle pensioni da pagare ai futuri pensionati, sulla Sanità, istruzione, welfare sociale ecc.

Abbiamo bisogno di lavoratori giovani e bravi.

Servono misure di politica pro giovani, una vera e propria inversione di tendenza. Investire nei giovani, creare un mercato del lavoro meritocratico, attrattivo e aperto alla mobilità verticale, garantire stipendi dignitosi e riconoscimento del merito non sono più opzioni, ma necessità.L’Italia non può permettersi di formare talenti per poi lasciarli andare.

Valorizzare chi ha studiato e investito in sé stesso è l’unica strada per costruire una società più giusta, competitiva e sostenibile.

In Conclusione, La “fuga dei cervelli” non è solo un problema demografico o economico: è il sintomo di un Paese che non riesce ancora a premiare il valore.Ma invertire la rotta è possibile, se la politica e le istituzioni sapranno ascoltare e rispondere con visione, coraggio e determinazione, le richieste e le esigenze dei nostri giovani laureati.

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Lezioni private, quando gli studenti diventano tutor: L’indagine di Ripetizioni.it https://vivicentro.it/lesperto/lezioni-private-quando-gli-studenti-diventano-tutor-lindagine-di-ripetizioni-it Tue, 14 Jan 2025 18:15:01 +0000 https://vivicentro.it/?p=617370 I risultati mostrano che 1 universitario su 5 impartisce lezioni per mantenersi

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Le ripetizioni private sono tra i lavoretti da studenti più diffusi: si inizia quasi per gioco ma per alcuni può diventare un’attività di rilievo.Gli alunni delle superiori – coinvolto circa 1 su 10 – si specializzano soprattutto nelle materie scientifiche, gli universitari in quelle umanistiche.

Come trovano i “clienti”?Tramite il passaparola e le piattaforme specializzate.

Si può essere studente e insegnante nello stesso momento?

Assolutamente sì: magia delle ripetizioni private.Sono tanti, infatti, i giovani che proprio mentre vestono i panni del discente – a scuola come all’università – si adoperano per “aiutare” altri colleghi in difficoltà a fronte di un compenso.

Un lavoretto che, soprattutto per i più grandi, può diventare un vero e proprio aiuto finanziario: basti pensare che, in Italia, se in media uno studente-tutor si porta a casa oltre 200 euro al mese, il 5% di loro riesce a superare anche la quota dei fatidici 1.000 euro.Si inizia già alle superiori.

Qui circa 1 su 10 tiene (o ha tenuto in passato) lezioni private nelle materie in cui va più forte.E tra chi insegue l’obiettivo laurea la quota raddoppia, coinvolgendo 2 studenti su 10, che nella metà dei casi proseguono quanto iniziato sin dai banchi di scuola.

A delineare questo scenario, che osserva da un punto di vista inedito la figura del docente personale, è una ricerca condotta da Ripetizioni.it – portale di riferimento in Italia per le lezioni private e il supporto allo studio – raccogliendo le testimonianze di oltre 3.500 giovani, tra alunni della scuola secondaria superiore e iscritti all’università.Mostrando, tra le altre cose, quanto sia grande il potenziale di questo mercato.

Visto che, oltre ai docenti in erba già “attivi”, molti altri si mostrano perlomeno incuriositi: circa 1 intervistato su 3 vorrebbe provare a fare ripetizioni ma non ha ancora trovato l’occasione giusta.Ma come si organizzano gli studenti per riuscire a sdoppiarsi?

Le modalità di svolgimento del “tutoraggio”, la clientela e i contenuti delle lezioni cambiano a seconda del livello formativo in cui ci si trova.Per quanto riguarda, ad esempio, i momenti dell’anno in cui si è operativi: alle superiori la platea si divide equamente tra chi fa ripetizioni solo durante i periodi di lezione (34%), chi le tiene solamente quando ci sono pause e vacanze (32%) e chi lo fa continuativamente (34%); la maggior parte degli universitari (46%) è, invece, disponibile lungo tutti i dodici mesi.

Che i ragazzi più adulti siano quelli che affrontano l’impegno con un approccio più strutturato lo si capisce anche da un altro dettaglio: la quantità di studenti “gestiti” nello stesso momento.Mentre tra gli “scolari” si preferisce affiancare un alunno per volta (così per il 60%), tra gli “accademici” è elevata la quota di chi ne riesce a supportate anche due in parallelo (41%) che di fatto si allinea a quella di chi lavora in esclusiva (44%).

Un ulteriore elemento di differenziazione tra studenti di scuola e universitari è rappresentato dalle materie in cui si specializzano in qualità di “insegnante”.Tra i più giovani, la forte richiesta di ripetizioni in discipline scientifiche ha prodotto soprattutto tutor di matematica, fisica, chimica e similari: quasi un terzo (31%) opera in questo settore.

E solo in subordine in area umanistica: è circa un quinto (21%) a prestare una mano in italiano.Mentre al terzo posto – con il 16% delle candidature – ci sono i docenti junior di una o più lingue straniere.

Minoritaria la proposta nelle lingue classiche (10%) o in storia, geografia, filosofia (10%).Che hanno la stessa diffusione dell’aiuto compiti (9%).

Se, invece, il tutor-studente è iscritto a un corso di laurea, ci sono alte probabilità che fornisca supporto in materie umanistiche (italiano, lingue classiche, storia, filosofia, ecc.): è il focus del 40% del campione di riferimento.Ma, tra gli universitari, è comunque facile trovare pure un insegnante in area STEM (matematica e dintorni): a offrire questa tipologia di ripetizioni è oltre un terzo dei “docenti” (34%).

Gradino più basso del podio, anche qui, per le lingue straniere: specialità del 17%.Mentre il 7% si è orientato sulle discipline più tecniche – come economia, diritto e quant’altro – che magari sono le stesse che caratterizzano il proprio percorso di studi.

Quello che accomuna i due gruppi di insegnanti è l’utenza a cui si rivolgono.In cima alla lista ci sono gli alunni praticamente prossimi al diploma di Maturità.

Quasi la metà degli studenti delle superiori (47%) fa ripetizioni ad alunni di tutte le età, compresi quelli della secondaria superiore; l’altra metà si concentra sui più piccoli, delle elementari (24%) o delle medie (23%); il 6% si rivolge a entrambe le ultime due categorie.Tra gli universitari, altresì, è il 33% a preferire ragazze e ragazzi delle superiori, il 17% punta sulle elementari, il 22% sulle medie, il 24% accetta un po’ di tutto, il 6% si dedica ad aiutare altri “accademici”.

Un discorso simile si può fare anche riguardo ai canali attraverso cui ci si promuove come tutor: il passaparola resta la via maestra, scelta da circa 6 su 10, sia per gli studenti di scuola sia per chi è all’università.Vanno però sempre più considerate le piattaforme specializzate nel far incontrare domanda e offerta di lezioni private.

Come, ad esempio, Ripetizioni.it.Queste vengono scelte come vetrina da quasi 1 candidato su 10.

Su tali piattaforme, infatti, è possibile candidarsi facilmente come tutor per dare lezioni private, semplicemente cliccando su un pulsante.Dopo un rapido processo di verifica dell’identità e del curriculum, si può immediatamente iniziare a proporsi al mercato.

“Le ripetizioni private sono quei ‘lavoretti’ spesso dati per scontati nell’immaginario collettivo, quando in realtà rappresentano una straordinaria opportunità per acquisire soft skills che poi saranno fondamentali nel mondo del lavoro, dall’orientamento al servizio al problem solving passando per la leadership e la capacità di lavorare in un team come quello docente-discente.

In più, permettono agli studenti di accedere a un’attività lavorativa flessibile e gratificante, che si può coniugare con le proprie esigenze accademiche o scolastiche.Ed è per questo che continua ad essere una pratica molto diffusa.

Anche in questo settore, inoltre, la digitalizzazione dei servizi come quella offerta da Ripetizioni.it abbatte le barriere un tempo esistenti: oggi chi vuole iniziare da zero non deve andare in giro a tappezzare le bacheche di quartiere, bastano pochi click per connettersi con studenti e famiglie in tutta Italia, risolvendo due problemi”, così Marco Sbardella, founder e Chief of Marketing & Business Development di Ripetizioni.it.

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