teatro karol – Vivicentro https://vivicentro.it Mon, 13 Apr 2026 16:44:03 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0.1 https://vivicentro.it/wp-content/uploads/2022/04/cropped-vivicentro_logo_gnews-1-60x60.png teatro karol – Vivicentro https://vivicentro.it 32 32 122098584 Castellammare Celebra Viviani: Straordinario Successo per i Giovani Studenti con “Noi e Don Rafele” https://vivicentro.it/spettacoli/castellammare-celebra-viviani-straordinario-successo-per-i-giovani-studenti-con-noi-e-don-rafele Mon, 13 Apr 2026 16:44:03 +0000 https://vivicentro.it/?p=654138 Si conclude con il progetto "Noi e Don Rafele" l’anno di celebrazioni per il 75° anniversario del drammaturgo. Stasera la replica aperta alla cittadinanza.

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Il Teatro Karol si riempie di entusiasmo e passione nel nome di Raffaele Viviani. È andato in scena questa mattina, registrando una grandissima partecipazione, l’esito del laboratorio teatrale “Noi e Don Rafele”. Il progetto, rivolto agli studenti delle scuole superiori cittadine, ha permesso ai più giovani di riscoprire da vicino l’immenso patrimonio del drammaturgo stabiese.

I Giovani Protagonisti sul Palco

L’iniziativa, sapientemente curata da Anna Spagnuolo e Camilla Scala, ha rappresentato il coronamento di un lungo ed emozionante percorso didattico e artistico. Dopo il successo del debutto mattutino dedicato alle scuole, lo spettacolo prevede una replica aperta al pubblico questa sera alle ore 20:30 presso il Teatro Karol, offrendo a tutta la cittadinanza l’opportunità di applaudire il lavoro dei ragazzi.

Questo laboratorio è il momento conclusivo del vasto programma di celebrazioni promosso e finanziato dal Comune di Castellammare di Stabia – attraverso l’Assessorato all’Istruzione e all’Identità – inaugurato a marzo 2025 per onorare il 75esimo anniversario della scomparsa del grande maestro.

Un Anno di Iniziative e Riscoperta Culturale

Il lungo percorso celebrativo ha saputo coinvolgere attivamente la città e il mondo scolastico, con il chiaro obiettivo di valorizzare e tramandare l’eredità di Viviani alle nuove generazioni. Tra gli appuntamenti di maggior rilievo che hanno scandito questi mesi, spiccano:

  • Convegni e Tavole Rotonde: Incontri e momenti di approfondimento con studiosi ed esperti del settore per sviscerare l’opera vivianea.

  • La Digitalizzazione dell’Opera: Un prezioso dono alla città da parte della professoressa Antonia Lezza e dell’Università degli Studi di Salerno, che ha reso fruibile l’intera produzione del drammaturgo in formato digitale.

  • La Mostra Fotografica: Grande interesse ha suscitato “Viviani in un click”, un’esposizione realizzata da Pietro Masturzo su iniziativa del Centro Studi sul Teatro Napoletano, Meridionale ed Europeo, presieduto dalla stessa Antonia Lezza.

Il Centro Antico come Teatro a Cielo Aperto

Oltre agli spazi teatrali convenzionali, le celebrazioni hanno invaso le strade cittadine. Parallelamente agli appuntamenti istituzionali, il centro antico di Castellammare si è trasformato in un palcoscenico diffuso. Tra le iniziative più apprezzate, una vibrante serata teatrale e musicale organizzata dalla “Tavole da Palcoscenico Academy” di Iolanda e Maia Salvato, in sinergia con il Comitato Borgo Antico e con il prezioso coinvolgimento delle varie scuole di teatro del territorio.

Il Prossimo Appuntamento: “Cortile di donna”

A completamento di questa ricca programmazione, la Città di Castellammare proporrà al pubblico un ultimo spettacolo teatrale: mercoledì 15 aprile alle ore 20:30, sempre sul palco del Teatro Karol, andrà in scena “Cortile di donna”. Lo spettacolo, di Renato Giordano e con Antonella Morea, è un suggestivo omaggio ispirato alla figura di Luisella Viviani, amata sorella del drammaturgo. (Per informazioni e prenotazioni è possibile rivolgersi direttamente al botteghino del teatro, fino a esaurimento dei posti disponibili).

L’Orgoglio delle Istituzioni

L’intera rassegna ha dimostrato concretamente come il teatro possa essere un potente collante sociale e formativo. A sottolineare l’importanza dell’evento e la risposta della città sono le parole congiunte del Sindaco Luigi Vicinanza e dell’Assessore all’Educazione e all’Identità Annalisa Di Nuzzo:

“Un percorso ricco e partecipato che ha restituito centralità alla figura di Raffaele Viviani, confermando il valore della cultura e del linguaggio del teatro come strumenti di crescita, identità e coesione per l’intera comunità. Grazie a queste iniziative, che hanno coinvolto soprattutto il tessuto giovanile della città, i nostri ragazzi si sono riappropriati di un’importante eredità culturale rendendola viva e attuale.”

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Teatro Karol presentato Il Museo Archeologico di Stabia – Il Catalogo i Maria Rispoli e Gabriel Zuchtriegel https://vivicentro.it/cronaca-napoli/teatro-karol-presentato-il-museo-archeologico-di-stabia-il-catalogo-i-maria-rispoli-e-gabriel-zuchtriegel Mon, 13 Apr 2026 12:45:12 +0000 https://vivicentro.it/?p=654118 Castellammare di Stabia. Presentato al Teatro Karol nell’ambito della rassegna “Platealmente - Dal libro alla scena” il volume "Il Museo Archeologico di Stabia – Il Catalogo", strumento fondamentale per la valorizzazione del territorio.

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Presso il Teatro Karol a Castellammare di Stabia si è svolta, lo scorso venerdì 10 aprile 2026, la presentazione del volume “Il Museo Archeologico di Stabia – Il Catalogo”, curato dalla Direttrice del Museo, Maria Rispoli, in collaborazione con Gabriel Zuchtriegel, Direttore del Parco Archeologico di Pompei.

Il catalogo, un lavoro corale, raccoglie nuovi studi e ipotesi interpretative che posizionano Stabiae come centro fondamentale per comprendere la vita dell’aristocrazia romana, distinguendola dalle realtà commerciali di Pompei ed Ercolano.

Hanno conversato con la Dott.ssa Rispoli il giornalista Pierluigi Fiorenza e la prof.ssa Eliana Bianco e l’incontro, nell’ambito della rassegna “Platealmente – Dal libro alla scena”, è stato un momento di grande rilievo per la comunità stabiese, attirando l’attenzione delle associazioni culturali e degli istituti scolastici del territorio.

Tra i presenti, il Consigliere comunale Valeria Longobardi e l’editore della Eidos Publishing and Design, casa editrice specializzata nel settore storico-archeologico, Nicola Longobardi.

In platea anche Le Dirigenti Scolastiche Angela Cambri D. S. dell’I. C. “Francesco Di Capua” di Castellammare di Stabia, Adriana Miro D. S. dell’I. I. S.Antonio Pacinotti” di Scafati, Fortunella Santaniello D. S. del L. Cl. “Plinio Seniore” di Castellammare di Stabia, Fabiola Toricco D. S. dell’IPSSEOA “Raffaele Viviani” di Castellammare di Stabia.

La presenza di docenti e dirigenti scolastici sottolinea come il Museo “Libero D’Orsi” sia ormai percepito come un’estensione dell’aula scolastica, un laboratorio vivo per lo studio della storia locale. Gli alunni, coinvolti non solo come spettatori ma come destinatari diretti della divulgazione scientifica, rappresentano il legame tra la ricerca archeologica e il futuro del territorio.

Tra le associazioni presenti, che con la loro partecipazione contribuiscono a trasformare l’archeologia in un bene comune: Archeoclub d’Italia APS – Sede di Stabia, una delle realtà più attive, che collabora costantemente per l’organizzazione di visite guidate e attività di sensibilizzazione sulla storia locale e l’Associazione Antica Necropoli di Stabia, impegnata nella tutela e nella divulgazione dei siti archeologici periferici del territorio.

Fin dall’età arcaica per la sua posizione all’interno del territorio della Campania meridionale, collegata al territorio dell’Agro Nocerino, Stabiae era un centro ben strutturato a livello politico ed economico in stretta connessione con Pompei sia a livello viario sia verso il mare – ha affermato la Dott.ssa Rispoli:

“I reperti ci dicono della presenza di una comunità nutrita di aristocratici che erano i soli a poter organizzare banchetti, e la presenza tanti santuari come quelli che si trovavano a Privati di cui abbiamo tanti reperti nel Museo, e a Pozzano.”

Uno dei meriti principali del testo è quello della contestualizzazione architettonica, perché ricolloca idealmente gli affreschi nei loro ambienti originari (come la Villa San Marco o la Villa Arianna). Grazie a quest’analisi tecnica, sono emersi dettagli stilistici inediti, che rivelano la presenza di botteghe di altissimo livello, capaci di competere con quelle di Roma.

In questo studio le pareti decorate delle ville non sono viste più solo come manifestazioni del prestigio sociale dei proprietari, ma come messaggi politici e culturali di un’élite che sceglieva Stabia per il riposo intellettuale.

La Dott.ssa Rispoli ha anche valorizzato il lavoro pionieristico del Preside Libero D’Orsi, “l’archeologo romantico”, a cui è dedicato il catalogo, trasformando i suoi appunti di scavo in una base scientifica moderna per il nuovo allestimento del Museo di Stabia.

“In quest’uomo vedo non solo un grande esempio per tutti noi – ha affermato la Direttrice – ma un uomo di grande passione, di grande concretezza, che ha dovuto affrontare non pochi problemi perché tutto questo accadesse. Soprattutto la sua concretezza la vedo nella volontà di affidare il futuro della sua città alla cultura, vista come l’asset principale dello sviluppo di questo territorio.”

Questo approccio trasforma il museo da semplice “deposito di reperti” a un percorso attivo, dove l’affresco diventa una finestra aperta sulla vita quotidiana e sulle aspirazioni di duemila anni fa.

Il Museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” detiene un primato straordinario: è il secondo museo al mondo, subito dopo il MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli), per la quantità e la qualità di pitture parietali di epoca romana (I secolo d.C.).

Questa incredibile concentrazione di affreschi è dovuta alla natura stessa dell’antica Stabiae, dove c’erano Le Ville d’Otium. A differenza di Pompei (città commerciale) o Ercolano, Stabiae era una zona residenziale d’élite. Le enormi ville (come Villa Arianna e Villa San Marco) erano decorate con cicli pittorici di una raffinatezza superiore, destinati a impressionare gli ospiti più illustri dell’impero.

Il catalogo curato da Maria Rispoli e Gabriel Zuchtriegel rende finalmente giustizia a questo primato, offrendo una documentazione scientifica che mancava da decenni.

Gli studi della direttrice Maria Rispoli gettano inoltre una luce nuova sugli affreschi dei paesaggi, che sono tra i più preziosi del museo perché sono vere e proprie “fotografie” dell’antichità.

Molti affreschi dei paesaggi nell’ager stabianus esposti al Museo D’Orsi (provenienti soprattutto da Villa Arianna) mostrano vedute di ville con porticati affacciati direttamente sul mare.

Si vedono moli, padiglioni panoramici e giardini pensili. Questi dipinti confermano che la costa di Stabia era una sfilata ininterrotta di lussuose residenze che sfruttavano il ciglio della collina di Varano per dominare il Golfo.

Le pitture evidenziano una natura dominata da pini marittimi e cipressi, suggerendo un paesaggio costiero molto simile a quello attuale, ma punteggiato da architetture monumentali oggi in gran parte perdute. Alcuni dettagli mostrano piccole imbarcazioni, pescatori e pontili.

Questi affreschi hanno permesso alla Rispoli di documentare l’intensa attività marittima di Stabia, che non era solo un luogo di ozio ma anche un nodo logistico importante, con approdi privati per le grandi famiglie romane.

Altri affreschi ritraggono paesaggi “Sacro-Idilliaci”. Si tratta di vedute campestri che mostrano piccoli santuari isolati, alberi sacri decorati con bende (le vittae) e pastori con le loro greggi.

Questi dipinti raccontano la vita nelle campagne dell’ager stabianus, un territorio fertile e rigoglioso dedicato non solo all’agricoltura ma anche a culti rurali molto sentiti.

Questi paesaggi sono fondamentali perché, a differenza dei temi mitologici, ci restituiscono l’aspetto reale del territorio prima che l’eruzione del 79 d.C. ne modificasse per sempre la morfologia.

Gli studi di Maria Rispoli mettono in luce un dettaglio affascinante riguardante il culto di Mercurio e la viabilità antica dell’ager stabianus.

La strada che collegava Stabia a Nuceria Alfaterna (l’attuale Nocera) era un’arteria vitale che attraversava la valle del Sarno. Lungo questa via, il culto di Mercurio non era solo religioso, ma strettamente funzionale:

Mercurio era il dio dei commerci, dei messaggeri e dei viandanti. La sua presenza lungo la strada serviva a invocare protezione per chi trasportava merci dalle ville dell’ager verso l’interno o verso il porto. Edicole o piccoli altari dedicati a Mercurio fungevano da punti di riferimento geografico e spirituale lungo il percorso.

Nel catalogo e nel percorso espositivo, si evidenzia come alcuni reperti (piccole sculture, bronzetti o riferimenti in affreschi di ambito rurale) documentino questa devozione “popolare” e “mercantile” che si differenziava dai grandi cicli mitologici delle ville d’otium:

La direttrice ha sottolineato come la diffusione del culto di Mercurio nell’area stabiese confermi la doppia anima del territorio: non solo luogo di svago imperiale, ma anche centro di produzione agricola e di scambi commerciali intensi.

L’analisi degli affreschi con paesaggi sacro-idilliaci (di cui parlavamo prima) mostra spesso piccoli santuari isolati (sacella) posti proprio ai bivi o lungo le strade. Molti di questi erano dedicati a divinità protettrici delle vie, come Mercurio o i Lari Compitali.

La direttrice, integrando i dati archeologici con la topografia storica, ha ricostruito la rete viaria dell’ager stabianus individuando la direttrice principale che collegava la costa all’interno.

La strada partiva dal nucleo abitato di Stabia (situato sulla collina di Varano, dove oggi si trovano le ville San Marco e Arianna). Da qui, scendeva verso la piana sottostante per immettersi nella valle del Sarno.

Il percorso seguiva una linea pedemontana, mantenendosi leggermente elevato rispetto alle aree più paludose della foce del Sarno. La strada, in direzione Sud-Est, puntava verso le attuali zone di Sant’Antonio Abate e Santa Maria la Carità e passava attraverso i fondi agricoli dove sorgevano le cosiddette “Ville Rustiche” (dedicate alla produzione di vino e olio), come la Villa del Petraro o la Villa di Carmiano.

Lungo questo tracciato, la Dott. Rispoli ha evidenziato punti strategici dove il culto di Mercurio era più sentito. Le edicole di Mercurio (e dei Lari) erano poste solitamente ai compita (incroci stradali). Un punto critico era l’intersezione tra la via per Nuceria e le strade minori che portavano ai singoli poderi.

Nel nuovo allestimento del Museo, la Dott.ssa Rispoli ha dato grande rilievo al legame tra Stabia e la corte imperiale. Viene evidenziato come la qualità artistica degli affreschi e dei marmi ritrovati a Stabia sia di “livello palatino”, ovvero paragonabile a quella dei palazzi imperiali di Roma. Questo conferma che chi viveva a Stabia faceva parte della cerchia ristretta di Nerone.

Chi erano i proprietari di queste meravigliose Ville d’Otium stabiane?

Sicuramente di altissimo rango. – sottolinea Maria Rispoli – Oggi grazie a nuovi studi per alcune di esse, per esempio Villa San Marco e Villa del Fauno si pensa che siano appartenute alla famiglia imperiale, a partire da un certo periodo.

Per Villa San Marco, Villa d’Otium per eccellenza con i suoi 11.000 metri quadrati, una delle residenze più grandiose dell’epoca, abbiamo come prova una tegola con un bollo che ci riporta il nome di Narcissus Augusti, cioè Narciso liberto dell’Imperatore, ma il liberto Narciso occupava una posizione di grandissimo prestigio, perché gestiva le domus dell’Imperatore.

Sicuramente la proprietà sarà appartenuta alla famiglia imperiale, così come Villa del Fauno da dove proviene un dipinto esposto nel Museo di Stabia, oggi interpretato come il ritratto di Ottavia, moglie di Nerone e figlia di Claudio.”

Anche una nuova lettura degli affreschi mitologici presenti nella Villa di Arianna consente significative considerazioni:

“Due sono gli effetti importanti di questa lettura – ha affermato Maria Rispoli – il primo è la testimonianza di una pratica che comincia da Nerone, che aveva ambizioni teatrali e estrapolava dei passi da queste tragedie e le recitava come se fossero assoli; l’altro aspetto molto importante è l’adesione e la visione totale del proprietario alla poetica di Seneca, in particolare a tutte le tragedie di Seneca che sono qui rappresentate.”

“Qual è questo committente di così grande spessore culturale, ma anche artistico? Sicuramente un proprietario di grande livello socioculturale. Sono state rinvenute delle iscrizioni che si riferiscono a Poppea, e possiamo immaginare che esse siano state realizzate quando, alla morte di Poppea, la villa sia passata alla proprietà di Nerone.”

Il catalogo dedica anche ampio spazio agli oggetti di lusso che completavano lo stile di vita nelle Ville d’Otium. Questi reperti, esposti al Museo “Libero D’Orsi”, sono fondamentali perché ci mostrano la dimensione privata e preziosa della vita a Stabiae.

Questi oggetti non vanno visti solo come “tesori”, ma come indicatori socioeconomici. La loro presenza costante nelle ville di Stabiae conferma che il territorio non era solo una periferia di lusso, ma una vera e propria estensione della corte imperiale di Roma.

Il volume, che comprende circa 20 saggi critici e oltre 500 schede illustrate che descrivono i singoli reperti del percorso espositivo inaugurato nel 2024, documenta lo straordinario patrimonio del Museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” ed è un testo cruciale per la valorizzazione dell’antica Stabiae per diversi motivi scientifici e storici.

“Il Museo Archeologico di Stabia – Il Catalogo”, edito da Eidos Publishing and Design,  con 352 pagine completamente illustrate a colori, non è solo un libro fotografico, ma uno strumento fondamentale per la valorizzazione del Museo “Libero D’Orsi” per diversi motivi.

Prima di tutto perché fissa su carta il nuovo percorso scientifico del museo, rinnovato nel 2024. Senza un catalogo, infatti, l’allestimento sembrerebbe un’esperienza effimera, con esso, invece, diventa un punto di riferimento per la comunità scientifica internazionale.

Le schede dei reperti e i saggi critici permettono di andare oltre la semplice osservazione, contestualizzando gli affreschi e gli oggetti nelle Ville d’Otium di Stabiae, spiegano perché quei pezzi sono unici al mondo.

Un lavoro determinante perché gli studi, confluiti nel catalogo, hanno permesso di evidenziare aspetti meno noti al grande pubblico, fornendo una nuova chiave di lettura sull’affascinante storia dell’Antica Stabiae.

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Teatro Karol di Castellammare, Platealmente: Presentato “Storia di una famiglia imperfetta” di Luca Trapanese https://vivicentro.it/spettacoli/teatro-karol-di-castellammare-platealmente-presentato-storia-di-una-famiglia-imperfetta-di-luca-trapanese Sat, 21 Feb 2026 11:54:51 +0000 https://vivicentro.it/?p=652184 Presentato al Teatro Karol di Castellammare di Stabia "Storia di una famiglia imperfetta", un romanzo autobiografico che esplora il concetto di famiglia oltre i modelli tradizionali e normativi

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Il cattivo tempo non ferma l’amore per la letteratura, che riesce ad attirare spettatori anche durante eventi atmosferici avversi. Nonostante il maltempo, infatti, giovedì sera al Teatro Karol di Castellammare c’è stata una grande affluenza di pubblico per l’incontro con l’autore di “Storia di una famiglia imperfetta”.

“Storia di una famiglia imperfetta” di Luca Trapanese (Salani, 2026) scava nel concetto di legame familiare, mostrando come l’amore e la scelta possano creare un “filo rosso” più forte di quello biologico.

A presentare l’autore e la sua opera, il noto giornalista stabiese Pierluigi Fiorenza e l’Archi-prof. Eliana Bianco, che con la consueta professionalità hanno creato un ponte tra l’autore e il pubblico con le loro domande, atte ad approfondire aspetti significativi dell’opera.

Eliana Bianco ha letto anche alcuni passi iconici del testo insieme al giovane e promettente attore stabiese Luigi D’Oriano, noto per il ruolo di protagonista nel film Mixed by Erry del 2023.

Sul palco è salito anche Il Sindaco di Castellammare di Stabia, dott. Luigi Vicinanza, che ha espresso grande apprezzamento per il libro, che, come tutte le opere dell’autore: “ci fa capire di quanto amore abbiamo bisogno.”

“Abbiamo bisogno di amore – ha continuato il Primo cittadino – perché senza cura della cosa pubblica non si va da nessuna parte. Da rilevare che Castellammare – ha affermato – nonostante il maltempo, è riuscita a garantire una platea così significativa”, sottolineando l’amore per la cultura che accomuna molti cittadini stabiesi.

Hanno salutato l‘autore anche Giovanna Starace che con Raffaele Musella gestisce la libreria Ubik di Castellammare e la prof. Maria Regina Tuccillo, docente di sostegno dell’istituto Viviani di Castellammare e madre di un ragazzo speciale che, salita sul palco, ha raccontato il suo percorso come genitore e docente, parlando di problemi legati alla disabilità, primo fra tutti quello della disinformazione.

Per Pierluigi Fiorenza: “Il romanzo autobiografico di Luca Trapanese riflette su un’evoluzione sociale e culturale in atto, ed è un invito ad aprirsi agli altri, a instaurare legami autentici, a non chiudersi nei “fortini domestici” o nella pretesa dei propri uffici.”

“Non a caso – ha sottolineato il giornalista – l’autore scrive: ‘Mi meravigliavo di quanta incredibile ricchezza fosse nascosta in ogni essere umano’. Non è una frase retorica, visto che l’autore è stato volontario più volte in Africa, barelliere sui treni per Lourdes, ha conosciuto Maria Teresa di Calcutta ed è stato il primo padre single d’Italia.”

“Non gli è mai mancato il coraggio di mettersi in gioco – ha continuato – infatti, da ex seminarista, decide di cambiare corso e di vivere la vita pienamente tra gioie e dolori, con amori intensi esprimere la propria spiritualità, aiutare il prossimo in modo differente, mettendo in pratica il principio di essere utile all’umanità.”

Trapanese inoltre è stato fondatore della Onlus A Ruota Libera, che si occupa di persone con disabilità, ed è stato assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, oggi consigliere regionale della Campania.

Ha fondato varie comunità di accoglienza, in particolare “La casa di Matteo”, unica in tutto il Sud Italia, che accoglie minori disabili gravi anche in stato terminale. La sua storia precedente il racconto dell’adozione come padre di Alba, è diventata il film del 2023 Nata per te.

In “Storia di una famiglia imperfetta” l’autore esplora il tema dell’accettazione della diversità, partendo dalle radici personali dell’autore per ridefinire il concetto stesso di famiglia e scardinare l’idea che esista un unico modello “perfetto” di famiglia.

Raccontando la sua esperienza di padre adottivo single di una bambina con la sindrome di Down (Alba), dimostra che la famiglia è definita dall’amore e dalle scelte quotidiane, non dalla composizione biologica o sociale.

Un tema centrale è la necessità di guardare le persone per quello che sono veramente. Trapanese desidera che Alba sia vista come un individuo con le proprie aspirazioni e “straordinarie imperfezioni”, e non solo attraverso l’etichetta della sua disabilità.

Lo scrittore ribalta, dunque, lo stigma della “perfezione” familiare, sostenendo che ogni famiglia è imperfetta a modo suo e che in questa imperfezione risiedono la bellezza e la forza del legame.

Egli rifiuta l’idea che la felicità dipenda dalla perfezione fisica o sociale, dimostra che una famiglia “imperfetta” (un padre single, una figlia con disabilità, una storia di adozione) può essere più solida e autentica di molti modelli convenzionali.

In sintesi, il libro spinge il lettore a chiedersi: cosa definisce davvero una famiglia? La risposta di Luca Trapanese è che la famiglia è il luogo dove le fragilità non vengono nascoste, ma diventano il punto di forza del legame.

“In questo romanzo – ha spiegato lo scrittore – sentivo l’esigenza di parlare della mia famiglia, di parlare soprattutto di un’esperienza, non tanto quella di Alba, che già conoscete, ma quella di una famiglia imperfetta tra le altre, perché credo che la famiglia tradizionale non sia mai esistita, ma esistono le famiglie. Ognuno ha una famiglia diversa dall’altra con errori, tradimenti, ripensamenti, fatiche.”

“Oggi ci sono famiglie diverse e io ho avuto la fortuna di avere una famiglia diversa da ogni canone. Sono stato adottato da Florinda che era una donna di quasi 85 anni, ma io l’ho conosciuta una ventina di anni prima”.

“Florinda aveva un figlio con disabilità che aveva la mia stessa età – racconta l’autore – e, da piccolo, era stato unico superstite della sua famiglia d’origine nel terremoto dell’Ottanta. Fu adottato a quattro anni da Florinda e da Carlo. Quando ho conosciuto Florinda, Carlo già era morto e lei viveva da sola con il figlio con disabilità.”

Nel testo lo scrittore utilizza la metafora del filo rosso non solo come legame sentimentale, ma come una vera e propria missione esistenziale che unisce destini apparentemente lontani.

Per Trapanese, il filo rosso rappresenta quella forza invisibile che ha guidato Alba (una neonata con sindrome di Down rifiutata da diverse famiglie) verso di lui e Francesco verso Florinda e Carlo, che a sua volta era stato adottato.

Questo filo lega le persone attraverso la scelta consapevole e la cura quotidiana. È un legame che si poggia sulla vulnerabilità condivisa piuttosto che sulla perfezione genetica. L’adozione non è vista come un atto di carità, ma come l’incontro necessario tra due “imperfezioni” che insieme trovano la completezza.

“Storia di una famiglia imperfetta” ha il merito di aprire uno squarcio su un grave problema sociale di cui lo Stato si fa carico solo marginalmente, quello dell’inclusione dei disabili.

Luca Trapanese utilizza la sua esperienza personale per denunciare come la società italiana sia ancora profondamente impreparata a una reale inclusione, spesso ferma a un approccio puramente assistenziale o pietistico invece che basato sui diritti della persona.

“Tutto quello che voi vedete sul territorio italiano – ha affermato Luca Trapanese – è esclusivamente costruito da genitori, fratelli, fondazioni, associazioni. “

“I fondi a livello nazionale sono scarsi, cambiano di anno in anno, molto spesso diminuiscono e c’è una burocrazia enorme nella quale tu devi immaginare di dover essere un commercialista, un avvocato, un economo, tutto questo perché non c’è la visione di una necessità, cioè quella di creare indipendenza, autonomia, formazione, ed è tutto molto improvvisato.”

Trapanese indica le barriere architettoniche, burocratiche e sociali che una famiglia “imperfetta” incontra ogni giorno ed evidenzia come, in assenza di un welfare strutturato e capillare, il carico dell’inclusione ricada quasi interamente sulle spalle dei genitori o dei caregiver.

Raccontando la sua storia, trasforma la disabilità da un problema medico a una questione di diritti civili, sottolineando che l’inclusione non è un favore, ma una necessità sociale, ed evidenzia come il cammino sia ancora lungo, a causa di risposte istituzionali inadeguate e di una politica spesso distante dalle necessità concrete delle famiglie.

In sintesi, il libro è una denuncia silenziosa ma forte: l’amore non basta se non è supportato da una società e da uno Stato che garantiscano pari opportunità fin dalla nascita.

L’autore, inoltre, critica la tendenza a sovrapporre i due concetti di disabilità e malattia: mentre il malato attende una cura, la persona disabile ha bisogno di una società che le offra strumenti e opportunità per esprimere le proprie abilità:

“Da un punto di vista cultuale – ha evidenziato – abbiamo una visione sociosanitaria della disabilità. Stamattina sono stato in un liceo ed ho chiesto ai ragazzi la differenza tra malattia e disabilità, ma nessuno me l’ha saputo dire”.

“La persona malata è in una condizione in cui guarisce o muore, la persona con disabilità è nata con quella condizione, ha una prospettiva di vita, di intraprendere delle relazioni, di vivere la propria sessualità, il mondo del lavoro, l’indipendenza, l’autonomia.”

Trapanese ha poi raccontato dell’incontro con Florinda e Francesco, figlio adottivo di Florinda, della decisione della donna di adottare anche Luca, così alla sua morte Francesco avrebbe avuto un fratello ad occuparsi di lui, ma che il destino ha deciso diversamente.

L’autore ha narrato anche di come ha aperto il centro per disabili “A ruota libera” al Vomero, e della mancata accettazione dei condomini del palazzo:

“Se ogni famiglia conoscesse la disabilità, – ha sottolineato – comprenderebbe anche la fatica, la frustrazione, la solitudine, sarebbe tutto più semplice. E prima o poi l’avremo questa conoscenza, perché i genitori invecchiano, e anche quella è una forma di disabilità.”

Un incontro con l’autore veramente coinvolgente al Teatro Karol, un’esperienza che, andando oltre la semplice presentazione del libro, ha stimolato la curiosità e creato nuove prospettive di lettura.

Nel romanzo “Storia di una famiglia imperfetta”, pur affrontando temi complessi, l’autore racconta le sue radici familiari e il percorso che l’ha portato all’adozione della figlia Alba con un approccio intimo e personale, e in uno stile lineare e diretto, che rende la lettura piacevole e fluida.

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Teatro Karol di Castellammare: Maurizio de Giovanni presenta il suo nuovo romanzo “L’orologiaio di Brest” https://vivicentro.it/cronaca-campania/teatro-karol-di-castellammare-maurizio-de-giovanni-presenta-il-suo-nuovo-romanzo-lorologiaio-di-brest Sat, 24 Jan 2026 20:53:51 +0000 https://vivicentro.it/?p=651167 Ritorna sul palco del Teatro Karol di Castellammare di Stabia Maurizio De Giovanni con “L’orologiaio di Brest”, un noir dalla trama carica di tensione emotiva e mistero

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Al Teatro Karol di Castellammare di Stabia, nell’ambito della Rassegna “Platealmente – Dal libro alla Scena” un autore dal grande carisma: Maurizio de Giovanni, col romanzo “L’orologiaio di Brest”.

Teatro Karol gremito lo scorso giovedì sera per l’incontro con Maurizio de Giovanni, un autore che durante le presentazioni dei suoi romanzi riesce a mobilitare il pubblico e riempire i teatri, creando eventi letterari di grande richiamo.

A fare gli onori di casa e ad accogliere sul palco il famoso scrittore partenopeo, il giornalista Pierluigi Fiorenza e la prof. Eliana Bianco, che con la consueta verve e simpatia hanno interloquito con un de Giovanni affabile e divertente che, tra l’altro, è anche un estimatore di Castellammare di Stabia e ci torna sempre volentieri.

“Se non si viene a Castellammare, non vedo in quale altro luogo della nostra regione si debba venire – ha esordito – È un posto pieno di cultura, di bellezza, di consapevolezza. Castellammare è ricchissima e deve sempre ricordarsi di esserlo in ogni momento.”

Anche stavolta con “L’orologiaio di Brest” de Giovanni non ha deluso il suo pubblico, presentando un noir dalla trama carica di tensione emotiva e mistero, dove il destino e le coincidenze temporali muovono le vite dei protagonisti.

L’opera, una narrazione complessa che si muove tra il 1984 e il 2025 indagando le dinamiche oscure della storia italiana, si discosta dalle precedenti (come le serie del Commissario Ricciardi o dei Bastardi di Pizzofalcone) per esplorare contesti e atmosfere diverse.

È un noir storico, ambientato tra Italia e Francia, che intreccia le vite di Vera Coen, giornalista in cerca della verità sulla morte del padre, e dell’abitudinario professor Andrea Malchiodi.

Al centro della storia c’è l’enigmatica figura di un ex militante degli anni di piombo, un esperto di armi ed esplosivi noto come “l’orologiaio”, custode di segreti inconfessabili legati alla lotta armata e a tradimenti istituzionali.

La trama scava nei meandri della “notte della Repubblica”, rivelando l’esistenza di una “Entità” governata da una persona con un potere immenso, e suggerisce connessioni tra il terrorismo degli anni ’70/’80 e i centri di potere oscuro.

Il tema dell’amore emerge soprattutto nel rapporto padri-figli, spesso segnato da assenze, silenzi e consapevolezza tardiva, e nelle conseguenze emotive che le scelte politiche e criminali del passato hanno avuto sulla vita privata dei personaggi.

Nel romanzo, il tempo non è solo un’ambientazione, ma il vero protagonista. La narrazione esplora il rapporto tra passato e presente, rivelando come la memoria, il ricordo e l’assenza condizionino l’identità e le azioni dei personaggi.

Evocato sin dalle prime pagine, il tempo scorre, si ferma e ritorna, creando un’atmosfera intensa e sospesa. La struttura narrativa mette in luce come il passato non passi mai veramente, ma influenzi il presente.

“Questo romanzo nasce da una riflessione sul tempo. Il tempo è una convenzione, quindi è oggettivo da un punto di vista – ha affermato de Giovanni – Dal punto di vista personale il tempo è qualcosa di diverso, per esempio, l’ultima volta che abbiamo visto una persona molto cara. Abbiamo un tempo fino ad allora e uno vissuto dopo. Siamo persone diverse da quel momento in poi.”

“Anche il tempo comune ha avuto degli snodi – ha sottolineato l’autore – e quello della stazione di Bologna, con l’orologio fermo all’ora della strage, è qualcosa che ci portiamo dentro. Questo Paese è stato una cosa fino a quell’ora e qualcosa di diverso da quell’ora in poi.”

“Se il telefono avesse suonato un minuto dopo, Marco (uno dei personaggi del noir) sarebbe già uscito per andare al mare. Sono cose banali e immediate che possono cambiare la vita delle persone. Sono piccoli eventi: vai a una festa dove non dovevi andare, oppure non ci vai perché hai la febbre, incontrerai o non incontrerai qualcuno che ti cambierà la vita.”

“Se una barca che affonda al largo della Libia, uccidendo tutti, avesse a bordo un ragazzino di sei anni che un giorno avrebbe scoperto la cura per i tumori? Questi snodi dell’essere e del non essere sono la materia della narrazione.”

Le riflessioni di Maurizio de Giovanni non sono mai banali perché si radicano in temi sociali profondi. De Giovanni contrappone il tempo vissuto individualmente a quello storico, evocando gli anni di piombo e il loro strascico sulla coscienza contemporanea.

In sintesi, il tempo in quest’opera non è una semplice linea cronologica, ma una ferita aperta e un’indagine sulla memoria.

È proprio questa la cifra distintiva di Maurizio de Giovanni: la capacità di usare il genere noir o poliziesco come un “cavallo di Troia” per esplorare le fragilità umane e le contraddizioni della società contemporanea.

Tra i presenti all’evento il sindaco di Castellammare dott. Luigi Vicinanza, il dott. Luigi Riello, procuratore generale presso la Corte d’Appello di Napoli dal 2015 al 2023, e dirigenti scolastici, docenti e alunni di vari istituti stabiesi, che con la loro presenza hanno testimoniato l’attenzione con cui la scuola promuove la lettura come esperienza viva e non solo come dovere scolastico.

Il sindaco Luigi Vicinanza è salito sul palco per salutare il noto scrittore che nel suo romanzo racconta un periodo buio della nostra storia.

Il primo cittadino, dopo aver fraternamente salutato de Giovanni, in riferimento agli anni ’80 ha affermato:

“Sono stati anni tremendi, i peggiori della storia italiana, della Nostra Repubblica. Le uniche cose positive che eravamo giovani e che arrivò Maradona a Napoli e vinse lo scudetto. Che grande invidia per questa “Entità”, il cui potere dura da cinquecento anni, mentre qui a Castellammare non lo fanno durare neanche cinque anni!”

Un evento letterario che ci ha lasciato qualcosa su cui riflettere, suggerendo che il libro non sia solo un oggetto di consumo, ma uno strumento di resistenza intellettuale, in un mondo dominato da contenuti rapidi e frammentati.

“L’orologiaio di Brest” di Maurizio de Giovanni (Feltrinelli, 2025) è un romanzo noir dalla trama coinvolgente, il ritmo incalzante e i personaggi ben delineati, che culmina con un colpo di scena finale, lasciando il lettore con il fiato sospeso.

È il primo capitolo di una nuova e promettente serie letteraria che indaga il rapporto tra memoria e oblio: non vediamo l’ora di leggerne il prossimo.

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Teatro Karol Castellammare parte la rassegna Platealmente col romanzo “Il filo nero” di Ferdinando Martino https://vivicentro.it/cronaca-napoli/teatro-karol-castellammare-parte-la-rassegna-platealmente-col-romanzo-il-filo-nero-di-ferdinando-martino Sun, 11 Jan 2026 12:39:46 +0000 https://vivicentro.it/?p=650819 Presentato al Teatro Karol di Castellammare di Stabia per la rassegna Platealmente – Dal libro alla scena il romanzo Il filo nero. Storia di tre coscienze

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Ad inaugurare il nuovo anno al Teatro Karol di Castellammare nell’ambito della rassegna “Platealmente – Dal libro alla scena” un romanzo intenso e dal forte impatto emotivo: Il filo nero. Storia di tre coscienze di Ferdinando Martino.

A dialogare con l’autore il giornalista Pierluigi Fiorenza e la professoressa Eliana Bianco, che con competenza analitica hanno raccolto il messaggio profondo che lo scrittore vuole trasmetterci, dando vita a interessanti spunti di riflessione.

Sul palco anche i talentuosi attori Anna Spagnuolo, Michele di Nocera, Nando Staiano e Benito Previtera, che hanno interpretato alcuni dialoghi del romanzo, trasformando la lettura in un’esperienza coinvolgente e multisensoriale.

Teatro Karol Platealmente Il FIlo Nero (1)“Il filo nero: Storia di tre coscienze” è un noir psicologico che intreccia le vite di tre personaggi profondamente segnati da traumi e segreti: Elena, Davide e Salvatore, lontani per estrazione socioeconomica e culturale, le cui esistenze si incrociano in modo inaspettato.

Li unisce un legame invisibile, costringendoli a confrontarsi con le proprie zone d’ombra e i segreti del passato.

La storia è caratterizzata da una forte introspezione psicologica. L’autore scava nei pensieri più reconditi dei protagonisti, rendendo il lettore partecipe del loro tormento interiore e della tensione emotiva che cresce fino alla risoluzione finale.

Più che sull’azione, il testo si concentra sull’indagine delle coscienze. I tre punti di vista si alternano per esplorare temi come la responsabilità, il destino e la labilità del confine tra bene e male.

Che cosa spinge i protagonisti del romanzo a commettere un delitto? Credere di essere superiore alla morale comune? Un atto di ribellione contro le leggi? Totale indifferenza verso la vita? Rabbia o desiderio di rivalsa?

L’opera unisce la profondità dello scavo psicologico ad un’attenta osservazione sociale, offrendo una visione sfaccettata e soggettiva degli eventi che intrecciano le vite dei protagonisti.

Il racconto si snoda in momenti storici differenti, a partire dal 1939, con Elena preadolescente, e attraversa alcuni decenni, ripercorrendo episodi decisivi per i protagonisti, fino al 2001, anno della morte di uno dei tre.

Elena Acquaviva, contessa del Massico, nel suo paese natale, Roccamonfina, era detta “la sciancata”, perché da piccola era stata colpita dalla poliomielite che le aveva lasciato una malformazione alla gamba.

Poiché aveva “la ciampa del diavolo” la ragazza era isolata e ghettizzata dai suoi coetanei. Da qui i problemi psicologici che la porteranno in età preadolescenziale a comportamenti inopportuni e spingeranno la famiglia a mandarla a vivere a Napoli dalla zia.

Il secondo protagonista è Davide Pinto, professore e geologo dallo sguardo ambiguo, anche lui discriminato per le sue origini ebraiche: “Un personaggio negativo che ha subito tutto quello che poteva subire e che – afferma lo scrittore – con un senso di rivalsa, un po’ di male l’ha restituito alla società. Il problema è che in alcune persone il male si radica in una maniera ancora più forte e porta anche a delle perversioni”.

Il terzo è Salvatore Granato, alias Tatore, sagrestano della Chiesa di Santa Caterina al Pallonetto, muto per un trauma infantile, che l’autore definisce “il più napoletano dei tre, un ragazzo cresciuto con il dolore di questo trauma avuto da bambino, un personaggio forse più crudo ma più sensibile degli altri”.

Il romanzo esplora l’oscurità dell’animo umano, in un viaggio emotivo tra le ombre e le ferite dell’anima, concentrandosi sulla sottile linea che separa il bene dal male e sulla difficoltà di convivere con le proprie scelte passate.

Teatro Karol Platealmente Il FIlo Nero (2)Sullo sfondo delle vicende c’è Napoli, una città a tratti cupa e noir, con i suoi vicoli e i suoi interni, a tratti luminosa e colorata, con i suoi palazzi, le sue vetrine ed il suo mare, una “città dai misteriosi contrasti tra le anime solari e gli spiriti oscuri”.

“Tra i tanti colori di Napoli, i cosiddetti mille colori – ha sottolineato l’autore – credo ci sia anche il nero, il nero di Napoli, come dice in una lettera Salvatore, è fatto dal mare, dal Vesuvio, dalle strade bagnate dei vicoli, anche dalle coscienze.”

“Qualcuno pensa che il nero non sia un colore, ma è un colore che a Napoli è ancora più in contrasto con gli altri.”

Oltre che a Napoli, un episodio dell’infanzia di Salvatore il sagrestano muto, è ambientato a Castellammare di Stabia, precisamente nella Colonia dei Ferrovieri.

La Colonia era un luogo ameno col suo mare cristallino e l’orizzonte azzurro, un sito dove i bambini dei ferrovieri e molti orfani negli anni Cinquanta e Sessanta potevano trascorrere l’estate per i bagni di mare.

La struttura oggi è in completo abbandono e ormai preclusa al pubblico per l’ignavia di chi avrebbe dovuto invece preservarla.

Castellammare o, meglio, le sue sorgenti, ritornano anche nelle parole del secondo protagonista, Davide Pinto, il professore e geologo di fama internazionale.

Nella narrazione, durante un’intervista del 1997 in uno studio televisivo, Davide afferma che le falde acquifere sono prioritarie, ma lamenta il completo disinteresse dei politici per questa fondamentale risorsa ambientale.

Lo stile narrativo de Il filo nero. Storia di tre coscienze si distingue per un linguaggio che ricerca profondità emotiva e realismo. È un testo che parla di diversità, di amori impossibili, del peso dell’eredità familiare, di problemi sociali.

La prosa è caratterizzata da uno stile colto, che integrando voci dialettali, espressioni idiomatiche e proverbi, arricchisce la lingua italiana e crea atmosfere autentiche e vivaci.

Ferdinando Martino, già autore de La banda dei Calioti (2022) e curatore di sceneggiature storiche, conferma in questo suo ultimo romanzo l’attenzione per l’analisi della società e per i conflitti morali.

Il filo nero. Storia di tre coscienze di Ferdinando Martino, pubblicato da Eretica Edizioni (2025) è un’opera coinvolgente e densa di spessore umano, un romanzo intenso che offre spunti universali e che non può mancare nella nostra biblioteca.

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