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IL NUMERO 22 PER UN FARAONE VENTITREENNE, EL SHAARAWY E’ IL PRIMO COLPO

Dal 25 gennaio c’è un’altra cresta a Trigoria oltre a quella di Nainngolan: il mercato di riparazione ha portato El Shaarawy all’ombra del Colosseo. Del resto in zona Ostiense si erge pure la Piramide e per uno che è stato ribattezzato come “il faraone” deve essere un po’ come sentirsi a casa. Per un numero 27 che se ne va (Gervinho si è accasato nel club cinese Hebei Fortune per 18 milioni di euro alla Roma e ben 8 stagionali al calciatore) c’è un 22 che arriva. Sì, perché il ragazzo ha scelto il numero che è stato di Borriello, Destro e Ljajic quando vestivano la casacca giallorossa, ma anche di Kakà ai tempi del grande Milan, di Di Maria al Real, di Rossi al Villareal e poi alla Viola, del pocho Lavezzi al Napoli, di Milito nell’Inter del triplete … Di anni, invece, ne ha 23 e l’identikit è quello del cavallo di razza.

Un’ala sinistra classe ‘92 che prometteva grandi cose quando nella stagione 2011-2012, dopo aver fatto vedere ottime cose a Padova passò dal Genoa (società detentrice del suo cartellino) al Milan di Ibrahimovic, ritagliandosi il suo spazio in qualche scampolo di partita quando ormai il risultato era maturato e ad Allegri servivano forze fresche da gettare nella mischia. L’anno successivo, con il ridimensionamento della squadra e la vendita dello svedese e di Thiago Silva si caricò il peso di una maglia così prestigiosa sulle spalle non ancora abbastanza forti per un ragazzo di soli vent’anni sebbene pieno di talento. Tecnica, dribbling, velocità, lo spirito di sacrificio di chi corre prima per la squadra che per se stesso. Disputò un girone d’andata ad effetti speciali chiudendolo con 14 centri in 19 gare tanto da assicurarsi il premio “giovane rivelazione della serie a” ed al termine della stagione arrivò terzo nella classifica marcatori del torneo dietro a Di Natale e Cavani. Poi c’è stato il periodo buio, caratterizzato da delicati infortuni e dal rincorrersi di voci non troppo edificanti sulla sua vita privata. Nell’estate 2015 si trasferisce al Monaco segnando solo 3 reti in competizioni europee e nessuno in Ligue 1, tant’è che il club del Principato ne ha dosato scrupolosamente l’utilizzo per evitare di dover esercitare l’obbligo di riscatto fissato a 13 milioni. Sabatini, però, ama le scommesse complicate, quelle in cui il rischio è alto ma altrettanto elevato sarà il guadagno in caso di investimento azzeccato. Il ds colleziona plusvalenze (ultima in ordine di tempo quella su Gervinho, acquistato dall’Arsenal ad 8 milioni e rivenduto a ben 18) ed è certo che il Faraone, nelle mani di un grande mestierante come il tecnico di Certaldo potrà tornare agli antichi splendori, puntando sulla sua sete si riscatto ora che i campionati europei sono alle porte.

L’idea di Spalletti è quella di cucire addosso ai suoi ragazzi un inedito 3-4-3 con due trequartisti che si inseriscano negli spazi senza palla e Dzeko punto di riferimento centrale. Tutto molto logico se non fosse che nello stesso ruolo potrebbe essere impiegato anche Perotti, destinato a vestire i colori giallorossi a strettissimo giro di posta. Nessuna novità significativa, invece, sul fronte difensore centrale, che servirebbe come il pane visti i problemi di Castan (contro la Juventus De Rossi è dovuto arretrare sulla linea di difesa per mancanza di alternative, giocando da centrale accanto a Rudiger e Manolas). Sembrava ormai in dirittura d’arrivo la trattativa con la Samp per Zukanovic. Stamattina si è registrato un deciso raffreddamento di questa pista con il calciatore vicino allo Stoccarda, ma nel corso della giornata le parti si sono notevolmente ravvicinate.

Sabatini sta facendo le scelte giuste? Lo scopriremo solo vivendo, intanto buona fortuna Stephan.

Claudia Demenica

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