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Alessandro Romei
Juve Stabia juvestabia - news

Esclusiva – Alessandro Romei: “Amo la Juve Stabia e i suoi tifosi. Il presidente Fiore..”

Alessandro Romei è intervenuto al Pungiglione Stabiese

Nel corso della trasmissione di ViViRadioWeb, Il Pungiglione Stabiese, abbiamo ascoltato in collegamento telefonico l’ex calciatore della Juve Stabia, Alessandro Romei

Di seguito le sue dichiarazioni.

Cinque anni di militanza nella prima Juve Stabia targata Fiore, nel ’92 arrivò una risicata salvezza, poi l’anno seguente la vittoria del campionato di C2: Si, il primo anno fu di transizione, il presidente Fiore si insediò a Gennaio, si programmarono le basi per l’anno successivo. La squadra poi fu rinforzata, arrivò Nino Musella, Talevi, Onorato, Veronici, furono sicuramente anni indimenticabili, senza dimenticare che il primo anno di serie C1 sfiorammo la serie B in finale contro la Salernitana. Sono stati anni molto belli e intensi vissuti con grande partecipazione, c’era trasporto da parte di tutti per cercare di raggiungere gli obiettivi che si era prefissata la società, in particolar modo il Presidente Fiore che ci stimolava. Giocavo per divertimento senza avere una necessità economica? È una di quelle storie che mi ha sempre accompagnato nella mia carriera, e che mi ha creato danni ed equivoci. La serie C di allora era un campionato già abbastanza duro, e lo era ancor di più per giocatori tecnici, come nel mio caso, all’epoca ero molto giovane e avevo grandi ambizioni in tal senso.

Otto gol in maglia gialloblu, qual’è stato il più bello: I gol per principio sono tutti belli. Ogni rete ha un significato speciale anche a seconda della circostanza e del match in questione. In particolar modo ricordo la rete messa a segno al Flaminio contro la Lodigiani allenata da mister Specchia che poi successivamente fu nostro allenatore. Loro erano primi in classifica, mentre noi invece lottavamo per non retrocedere. Ricordo la marcatura che alla fine ci permise di espugnare il Flaminio e l’azione da cui nacque fu ben orchestrata a centrocampo.

Se ti dico Mariano De Francesco, tu cosa ricordi e ci puoi raccontare: Lo ricordo con piacere visto che lo portai io dal Napoli alla Juve Stabia. Un ragazzo perbene, ci incontrammo a Capri e sua madre mi spiegò la sua problematica visto che aveva avuto problemi con la Berretti del Napoli. Lo accompagnai da mister Chiancone per un provino, lui aveva talento e subito fu promosso in prima squadra, ritagliandosi un ruolo da protagonista. Mariano fu determinante soprattutto nell’annata 93-94 laddove per un soffio sfiorammo la promozione in serie B.

Nell’anno della cavalcata che ci portò alla finale contro la Salernitana, quale partita ricordi con più affetto tra due gare sofferte. La vittoria a Caserta contro la Sambenedettese decisiva per la qualificazione ai play-off, o la sconfitta a Reggio Calabria, preziosa comunque per l’approdo in finale: Furono due tappe entrambe decisive in quanto nelle due circostanze si giocava in maniera diretta. A Reggio fu molto più sentito perché perdemmo 3-2 ai supplementari e dopo 120 minuti di sofferenza ci qualificammo per la finale. Purtroppo tutti sono a conoscenza di quell’epilogo. In quel di Reggio perdemmo molti elementi della difesa, furono ammoniti diversi diffidati e in finale giocammo con una difesa improvvisata. Va anche detto che la Salernitana era una squadra molto forte, allenata da Delio Rossi, aveva calciatori del calibro di Pisano, Fresi, Chimenti, Breda. Ricordo i volti tesi dei calciatori granata al sottopassaggio, ci temevano e avevano paura di noi. Credo che se fossimo stati al completo, avremmo vinto sicuramente. Vi dirò di più, la Salernitana perse l’ultima di campionato per evitare proprio la Juve Stabia nel doppio confronto in semifinale. Scelsero la Lodigiani, visto che noi eravamo superiori e a loro conveniva giocare contro i capitolini.

Hai lasciato il calcio giocato abbastanza presto per quale motivo?: Bella domanda. Fare delle valutazioni a posteriori non è mai facile, si rischia di essere di parte. Per mia filosofia di vita, reputo che la vita calcistica di un calciatore abbia un percorso di crescita, nel quale il calciatore può riuscire a fare il salto di qualità. Le mie caratteristiche erano abbastanza specifiche, e forse proprio per questo non sono riuscito ad andare oltre la serie C dopo aver varcato la soglia dei 25 anni. È stata una decisione dolorosa, visto che per le mie caratteristiche mi sarebbe risultato sempre più difficile poter ambire poi al salto di categoria.

Il tuo ricordo di Roberto Fiore: Spesso ci vediamo, vado da lui ben volentieri. Abitiamo vicino, ho grande stima e affetto nei suoi confronti. Mi dispiace non aver centrato la promozione e di esaudire i suoi buoni propositi che aveva nei miei riguardi. In realtà non ho una grande colpa, in quegli anni le vicende si alternavano abbastanza velocemente, i programmi venivano ribaltati, si cambiava spesso idea e le ambizioni di inizio stagione venivano disattese.

Il tuo ricordo dei tifosi: Sono legatissimo ai tifosi e alla piazza. Saluto i tifosi con affetto, la Juve Stabia mi è sempre rimasta nel cuore. Seguo tutt’ora la squadra, ho avuto modo di festeggiare da tifoso la promozione in serie B e da affezionato nutro un grande amore per la maglia ed eterna riconoscenza verso la città di Castellammare.

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Armando Mandara

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