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Pistone: “La società non ha rispettato gli impegni. Solo il mister aveva a cuore il Barano"
Jacopo Pistone centrocampista Barano
Calcio - Eccellenza campana

Pistone: “La società non ha rispettato gli impegni. Solo il mister aveva a cuore il Barano”

L’INTERVISTA- L’ex centrocampista degli aquilotti Pistone ci parla della seconda parte di stagione vissuta alle “Chianole” spiegandoci i motivi del suo addio e commentando la retrocessione dei baranesi in Promozione

Simone Vicidomini– La stagione calcistica del Barano è finita nel peggiore dei modi. Il 28 Aprile 2019 verso le 18:30 gli aquilotti sono retrocessi in Promozione, una data che in molti ricorderanno. Dopo tre stagioni di fila giocate in Eccellenza, la squadra del Presidente Gaudioso lascia così la massima categoria regionale. Fatale purtroppo è stata la sconfitta di misura per 1-0 al “Conte” di Pozzuoli contro la Puteolana 1902 nella gara valevole per il play-out. La formazione di Gianni Di Meglio nonostante abbia disputato un’ottima gara in cui ha avuto tre nitide occasioni per vincere la partita,anche perché aveva un solo risultato a disposizione,la vittoria. Il verdetto arrivato sul campo dei flegrei,ha racchiuso l’intera stagione vissuta tra più bassi che alti. Spesso durante il campionato,abbiamo più volte analizzato e sottolineato i vari problemi e le cause di una possibile retrocessione che potesse arrivare. Va dato merito però a mister Gianni Di Meglio che tra le tante problematiche è riuscito comunque a dare un’impronta di gioco con un gruppo molto giovane, dove spesso le prestazioni sono state molto positive. Magari in alcune gare è mancata la cattiveria sotto porta per fare gol e per portare a casa l’intera posta in palio. Una retrocessione che lascia davvero l’amaro in bocca ma dovuta a forse alla mancanza di organizzazione da parte della società. Non c’è ne vogliano dalle parti delle “Chianole” però in Eccellenza per fare calcio ci vuole in primis una società solida e non come si vuol dire in terra ischitana a tarallucci e vino. Ischia perde una squadra nella massima categoria regionale: per ora (chissà poi come andrà a finire). Certo dopo una prima parte di stagione dove si è raccolto davvero poco,e dopo i tanti addii di giocatori importanti come Martucci, Accurso, Andres e Monti si pensava che i bianconeri ormai avevano tirato i remi in barca. Invece nonostante ciò, a Barano nel mercato di dicembre tra i tanti reparti che andavano rinforzati, a centrocampo è arrivato Jacopo Pistone dall’Afragolese. L’esperto classe 1992’ gestito sotto la procura di Peppe Scotti, ha dato fin da subito il suo contributo facendo conquistare anche punti pesanti alla sua squadra. Nel girone di ritorno il Barano va detto che ha fatto meglio di tutte le formazioni che erano impelagate nella zona bassa della classifica. Pistone quando arrivò disse: “Il mister subito mi ha convinto con una semplice chiacchierata e ho accettato di sposare questo progetto”. Con il passare dei mesi però, quella corda si stava per andare a spezzare dove le cose non andavano nel verso giusto. E’ vero l’ex Afragolese è stato costretto a stare fuori anche in alcune partite importanti a causa di un infortunio, però nello spareggio salvezza contro i flegrei non era ne presente in distinta ne tanto meno sugli spalti ad assistere i suoi ex ormai compagni. Proprio per questo abbiamo intervistato a Pistone per farci raccontare il motivo per cui ha lasciato anticipatamente la troupe degli aquilotti. Ecco le sue parole.

Pistone, ormai il campionato è concluso e come si vuol dire a bocce ferme si può parlare più tranquillamente. Purtroppo il Barano non è riuscito a fare il miracolo. Dopo tre stagioni vissute in Eccellenza è retrocesso in Promozione, in virtù della sconfitta maturata sul campo della Puteolana per 1-0. Innanzitutto le chiedo il Barano si poteva salvare e se si aspettava questo verdetto,cosa ha provato quando ha saputo che i suoi compagni erano retrocessi?

“Visto come si erano messe le cose io penso che il Barano si poteva salvare. Siamo arrivati ad un punto dove bastavano davvero pochi punti per raggiungere il traguardo. La società però ci doveva stare molto più vicina e darci una grossa mano per conquistare qualche punto in più. In queste categoria una società solida e forte è determinante per fare passi importanti per la salvezza. Purtroppo è venuta mancare. Noi eravamo abbandonati da tutti, c’era solo il mister con noi. Questo fattore ha influito nel non raggiungere la salvezza”.

C’è stato un momento della stagione in cui il Barano,anche dopo il suo arrivo a dicembre, e con gli ultimi risultati positivi conquistati, l’ambiente era apparso davvero molto carico e motivato per raggiungere una salvezza che sarebbe stata storica. Strano che poi ad un certo punto le cose non siano andate più così. Cosa è successo esattamente?

“Non so cosa sia stato a non farci superare quella soglia di crederci e raggiungere la salvezza diretta. Può darsi sia stato un calo di concentrazione, l’inesperienza essendo che eravamo una squadra molto giovane”.

Ma lo spogliatoio era davvero così compatto ed unito nell’ultimo periodo ?

“Io ti dico  verità non ho visto uno spogliatoio compatto, si stavamo bene e tutto però non ho visto quel gruppo unito che veramente combatteva uno per l’altro. Se c’era qualche problema ognuno se lo teneva per se. Tutte queste cose non hanno aiutato”.

Lei è vero ha saltato qualche partita per via di qualche infortunio. Però ci spiega il motivo e il perché non era presente nello spareggio play-out contro la Puteolana?

“Si è vero io ho saltato qualche partita. Mi sono infortunato con la Frattese dove ho avuto uno stiramento. Sono stato fuori 15-20 giorni ,poi sono rientrato però eravamo in calo perché ricordo che giocammo contro l’Afro Napoli che venne a Barano a giocarsi la sua modesta partita e non riuscivamo a fare bene. Quando sono rientrato in quel periodo sono successe un po’ di cose con la società che riguardavano gli aspetti economici. Mi è stato detto che io dovevo percepire di meno di quanto avevamo accordato all’inizio. Loro dopo due mesi che non pagavano invece di fare il loro dovere si sono presentati sul campo con la metà degli stipendi che ci spettavano. Io vivo di calcio. Io ho 27 anni e non posso stare dietro al Presidente o al direttore che in base ai risultati che otteniamo decidono loro quando pagarti. Io sono venuto sull’isola tutti i giorni ad allenarmi e fare sacrifici. Quando vedi che poi non vieni ripagato per tutti gli sforzi che fai è normale che ti scoraggi. Ho preferito tornare a casa e non dare fastidio ai miei compagni di squadra per farli giocare lo spareggio contro la Puteolana”.

Il Barano si è presentato all’appuntamento più importante della sua stagione un po’ incerottato. Il mister ha dichiarato che lei aveva recuperato dall’infortunio ma poi nuovamente si era fatto male. Quanto c’è di vero in questa cosa?

“Io nella settimana che dovevamo giocare il play out contro la Puteolana ero a disposizione. Sono stati loro che quando è sorto il problema dei soldi hanno fatto finta che non è successo niente. Io mi ricordo un episodio che mi ha ferito davvero tanto. Quando sono andato sul campo il mister non mi ha nemmeno chiesto Pistone cosa è successo? Visto che sapeva che avevamo avuti problemi a livello economico. Io da lì in poi ho capito che Pistone non era importante. Mi son detto se le cose stanno così non sono disposto a dare il mio contributo. Perché penso che almeno un 50/60 % potevo dare e ho capito che a loro nemmeno quello gli importava più. Ho pensato è meglio tornare a casa e non farmi più il fegato amaro. Ripeto io ero a disposizione”.

Quindi possiamo dire che lei è andato via da Barano perché ci sono stati seri problemi con la società a livello economico?

“Si è stato quello principalmente che mi ha deluso e mi ha stabilizzato. La società non ha rispetto i patti che erano stati presi all’inizio. Io sono venuto a Barano con un accordo completamente diverso rispetto a quello che ora è successo. Secondo loro io dovevo ricevere solo una metà di quello che mi spettava,cioè cose proprio assurde”.

E pure quando arrivò sull’isola le sue ambizioni erano completamente positive. Cosa è cambiato con il passare dei mesi ?

“Non è stato un episodio che ha riguardato solo il problema economico. Ma i fattori sono stati tanti. C’è chi lavorava, c’è chi andava a scuola ed usciva tardi, chi andava in viaggio per conto suo,altri venivano una settimana ed una no. C’erano tantissimi problemi di organizzazione che messi uno dietro l’altro ti compromettono l’andamento del campionato e delle partite che vai a giocare in campo. Vuoi o non vuoi,l’Eccellenza è un campionato difficile. Vai a giocare la domenica su dei campi contro squadre che ti aspettano proprio e hanno la voglia di vincere e tu non puoi permetterti di avere questi tipi di problemi. Poi eravamo una squadra giovane e poi spesso i giovani si lasciano trasportare e spesso partivamo già sconfitti”.

Come lei ha detto non è facile fare calcio così,soprattutto quando si hanno questi problemi. Però ci sono stati anche quelli di natura logistica o sbaglio?

“Si noi siamo stati in una casa ad Ischia,poi siamo stati trasferiti in un albergo poi in un altro e così via. Nella settimana dei play out invece si viaggiava ogni giorno dalla terraferma per arrivare sull’isola. La società era completamente assente. L’unico che c’è sempre stato era il mister per il resto nessuno si preoccupava di noi. Tutte queste cose hanno influito. Noi ad un certo punto ci siamo trovati come i rom,a girare l’isola negli alberghi. Il mister era l’unico che voleva il bene del Barano.

Secondo lei il Barano avrà la possibilità di presentare domanda di ripescaggio e di affrontare un degno campionato di Eccellenza?

“Io spero che il Barano venga ripescato,perché se viene fatta la giusta programmazione può diventare una bella realtà. Bisogna essere presenti, in primis la società e soprattutto un preparatore,un medico, tutto quello che serve per poter disputare un degno campionato di Eccellenza. Non come quest’anno che si deve arrivare all’ultimo per fare quei punti che ti servono per salvarti. Così si parte già sconfitti e non bello per chi fa dei sacrifici.

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