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La storia di Teresa Buonocore a Castellammare di Stabia

La storia di Teresa Buonocore a Castellammare di Stabia. La donna di Portici ammazzata per aver denunciato il pedofilo che abusò della figlia, raccontata dal magistrato Carlo Spagna, al tempo del processo Presidente della Corte d’Assise ed estensore della sentenza che condannò Enrico Perillo all’ergastolo. 

La storia di Teresa Buonocore a Castellammare. La donna di Portici ammazzata 10 anni fa

Si è tenuto nel pomeriggio al circolo della Legalità di Castellammare di Stabia la presentazione di questo libro, che presto diventerà anche un film.

“Sono passati 10 anni ma la storia di Teresa Buonocore a Castellammare come altrove, non è stata mai dimenticata – inizia la presentazione così Fiorella Girace, Presidente della sezione stabiese del Cif – ho detto a tante persone che oggi avremmo parlato di Teresa Buonocore e non vi è stato nessuno che non si sia ricordato di lei, della sua storia, della sua terribile fine”

Anche il luogo scelto per la presentazione della storia di Teresa Buonocore a Castellammare e per i personaggi che accoglie oggi, è altamente simbolico, i locali che ospitano il Circolo della Legalità di Castellammare, infatti, fanno parte dei beni confiscati alla camorra. Un tempo lì c’era il bar dei D’Alessandro, il clan malavitoso che imperava in città, particolarmente soddisfatto della scelta si è detto Carlo Spagna “Non succede spesso che lo Stato riesca a perseguire lo scopo per cui è stata varata la legge sui beni confiscati”

Si entra subito nel vivo della presentazione anche perché la storia è forte e i visi di tutti sono un po’ tirati per l’emozione, Carlo Spagna ci tiene subito a precisare una cosa invitando i presenti a leggere il suo libro “Tutti i proventi della vendita di questo libro andranno alla figlia di Teresa Buonocore, come anche quelli del film o fiction che se ne farà, è stata già finanziata la sceneggiatura”

Per chi non avesse bene in mente la storia ricordiamo che Teresa Buonocore è stata ammazzata nella sua macchina mentre andava a lavoro a Napoli da due balordi. Il mandante dell’omicidio è Enrico Perillo, il pedofilo, vicino di casa, che aveva abusato di una delle sue figlie e che lei aveva denunciato. Perillo fu processato e condannato, ma tenuto agli arresti domiciliari, una condizione che gli permise di contattare ed accordarsi con i due sicari. “Questa vicenda mi ha colpito per due motivi fondamentali – continua il dottor Spagna – innanzitutto  ritengo che le due figlie avessero diritto ad un risarcimento morale ed economico e invece non hanno percepito 1 euro per entrambi i reati perché il Perillo ha fatto in modo di risultare nullatenente. Poi ritengo che anche la giustizia abbia un debito nei confronti di Teresa perché in questo processo, come in tanti, troppi altri, si è pensato a tutelare più l’imputato che la vittima”

Non si può fare a meno di pensare, infatti, che se il Perillo non fosse stato messo ai domiciliari, forse Teresa sarebbe ancora viva. Questa storia, pur lambendo settori del malaffare, matura nell’ambito della borghesia di provincia, una borghesia fondamentalmente sana, dove però, talvolta, s’incunea la vicinanza della criminalità.

“Sono partito dalla genesi dei reati di genere – continua Carlo Spagna – e mi sono soffermato sulla pedofilia in particolare, un reato che gode ancora di una sottovalutazione che appartiene più alla borghesia che non al sottoproletariato”, è di conoscenza comune, infatti, che in carcere i pedofili subiscono trattamenti punitivi, anche da parte di mafiosi e camorristi che hanno una loro, sicuramente discutibile “moralità”. L’argomento  pedofilia e la sua sottovalutazione porta la discussione inevitabilmente nell’ambito ecclesiastico e sull’intervento del papa emerito Ratzinger sul celibato dei sacerdoti “Se si vuole scardinare la pedofilia dalla chiesa – afferma Spagna – si deve passare per il celibato”

La vicenda umana di Teresa parte dal caso di pedofilia per arrivare all’omicidio, non è stato semplice, racconta ancora Carlo Spagna, acquisire le testimonianze della piccola, la quale è stata sentita a porte chiuse e dietro una vetrata che la proteggesse dallo sguardo del mostro “a 9 anni ha raccontato per la prima volta gli abusi sessuali, a 12 ha dovuto testimoniare al processo e a 14 anni in corte d’Assise per l’omicidio, il cui movente erano gli abusi”

Vorrei che ci fermassimo a riflettere, infatti, che Enrico Perillo ha ammazzato Teresa non per evitare una condanna, ormai era già stato processato, ma solo e soltanto per punirla di non aver ritirato la denuncia, un’aggravante che rende ancora più efferato il pensiero del delitto, la sua maturazione nella mente perversa del pedofilo assassino.

“In questo caso però devo anche ribadire i lati positivi che ci sono stati – dichiara Spagna – credo che le istituzioni pubbliche abbiano ben funzionato a partire dalla scuola, che ha raccolto i primi segnali di disagio della bambina, per poi parlare delle testimonianze rese da tantissime persone di Portici contro Perillo durante il processo, mentre di solito devo fare il dentista per estirpare delle verità che non vogliono venir fuori”.

Una città che si è stretta, quindi, intorno a Teresa e alle sue due figlie che, dopo il processo e la condanna si sono trasferite a Salerno dove vivono con la zia materna Pina, la quale ha recapitato un commovente messaggio di soddisfazione a Fiorella Girace.

A Portici però la figlia di Teresa è ritornata proprio nelle ultime settimane, grazie al libro di Carlo Spagna e vi è ritornata a testa alta

“Quando le ho chiesto se con questo racconto avrei acuito la sua sofferenza o se in qualche modo avrei potuto aiutarla, non dico ad elaborare il lutto, perché certi lutti non si elaborano mai, ma almeno a cercare di alleviare la pena, lei mi ha risposto ‘dopo 10 anni di buio per me è ritornata la luce’ e questa è la mia più grande soddisfazione”

L’intervento del dottor Riello ha riportato l’attenzione sulla borghesia cui si era già accennato in precedenza “Napoli è lo scenario in cui si muove questa storia, uno scenario, troppo spesso, a tinte fosche – afferma il giudice – in cui si muove quella borghesia intellettuale che dovrebbe essere trainante nel denunciare il malaffare e invece nel migliore dei casi è silente, nel peggiore addirittura connivente” Le grandi piazze di spaccio, ad esempio, ricorda Riello, sono localizzate nei quartieri più degradati “Scampia a Napoli, Aranciata Faito qui a Castellammare, ma chi credete che siano i clienti più fedeli di queste piazze se non proprio quella borghesia indolente?”

Un’ulteriore conferma, confessione quasi, che qualcosa nel sistema giudiziario non funziona, quando, ad esempio, ricorda ancora Riello “Marco Di Lauro si può permettere di trascorrere ben 14 anni di latitanza non nascosto in un bunker ma tranquillo nella sua casa, uscendo tutti i giorni” nascosto dal rione mentre la polizia di tutto il mondo gli dava la caccia, allo stesso modo gli inquirenti con tutti i dati in loro possesso non avrebbero dovuto concedere a Enrico Perillo i domiciliari “Il problema è grave – conferma Riello – e riguarda anche e soprattutto i minori, con l’impunità diffusa (i reati fino a 4 anni non si scontano ad esempio) si è raggiunto un disvalore sociale dell’azione per cui oggi i minori sanno che non li si può toccare e ciò andrà tutto a loro discapito perché non siamo in grado di fargli comprendere gli errori commessi”

Un ultimo ricordo di Teresa, con il pensiero della figlia che non la vuole ricordare come un’eroina ne come una madre coraggio, era una mamma che ha fatto quello che dovrebbero fare tutte le mamme!

Giusy Somma

 

 

 

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