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Napoletanità il libro di Di Fiore
da sinistra Vicinanza, Di Fiore, Fiorenza
Sud - terza pagina

La napoletanità di Gigi Di Fiore alla Mondadori di Castellammare

Presentata alla Mondadori di Castellammare la nuova fatica di Gigi Di Fiore, protagonista sempre la sua Napoli e il concetto di Napoletanità.

La napoletanità di Gigi Di Fiore alla Mondadori di Castellammare

Castellammare di Stabia – Un vivo e stimolante dibattito si è sviluppato ieri pomeriggio nella saletta della libreria Mondadori a seguito della presentazione del libro “Napoletanità” del giornalista e saggista Gigi Di Fiore, un viaggio nell’anima di un popolo, come dice il sottotitolo, attraverso le ascese e le tante discese di quel mondo a sé che è Napoli.

A moderare la presentazione il giornalista Pierluigi Fiorenza che, insieme a Luigi Vicinanza, condirettore editoriale di Gedi News Network e presidente del Museo Mav di Ercolano, ha dato il via ad una serie di interventi e scambi di battute con un pubblico molto attento e partecipe tra cui vi era l’assessore alla scuola e famiglia Diana Carosella e il giornalista e saggista Gianandrea De Antonellis.

Ancora una volta sottolineato dall’autore stesso il dualismo tra napoletanità e la sua degenerazione infida: la napoletaneria che Di Fiore, e non solo, vede incarnata soprattutto nella raffigurazione del napoletano trash che indulge e imperversa in tanta televisione che continua a fare audience.

“Napoli ha perso tutti i suoi centri pensanti, dal Banco di Napoli alla sede storica de Il Mattino – afferma Gigi Di Fiore – anche l’idea progettuale di futuro industriale che ebbe il suo culmine con la legge speciale per Napoli, fortemente voluta da Nitti nel 1904, è completamente scomparsa”.

Il declino dell’attenzione industriale sulla città in generale e su Bagnoli in particolare ha poi aperto la strada al proliferare dei clan che hanno poi preso il sopravvento e oggi l’autore si chiede cosa sia diventata Napoli.

Alla luce di un risveglio turistico che vede coinvolta la nostra città e l’Italia in generale come meta “tranquilla” dopo l’ondata degli attentati terroristici, Di Fiore denuncia la visione di una città come un grande B&B incontrollato laddove i turisti sembrano essere più divertiti e attratti dalla napoletaneria che il cittadino è costretto a recitare che non dalle innumerevoli attrazioni artistiche e culturali.

Una visione un po’ troppo pessimistica, forse, quella del Di Fiore, dettata però da uno sguardo da figlio innamorato che getta su quella che vorrebbe fosse la rinascita della sua città, questo volume è, infatti, “un atto d’amore privato e collettivo” che auspica una svolta basata sulla dignità.

Tanti gli episodi enunciati dall’autore che ha vissuto, è il caso di dirlo, il “ventre di Napoli” e a tal proposito, come non citare lo scoramento provato due anni fa quando, insieme a tutta la redazione de Il Mattino, fu costretto a lasciare la sede storica di via Chiatamone per andare in un “non-luogo”, Gigi Di Fiore ricorda gi sforzi fatti per tentare di denunciare la cosa pensando di poter sentire la vicinanza della città “Nulla di tutto questo è accaduto” afferma invece amaramente.

Incisivo e chiarificatore l’intervento di Luigi Vicinanza che ha portato l’esempio di Torino, di come da città con i ritmi scanditi dalla fabbrica (non c’è bisogno di precisare quale) si sia trasformata, cogliendo la grande opportunità delle olimpiadi invernali del 2006, in una prolifica città turistica con importanti appuntamenti ed eventi che segnano continui sold out a livello di presenze e durante tutto l’arco dell’anno.

Quale il segreto di una tale magia? Varie sono state le risposte dalla platea molto vivace che, come detto prima, ha animato il dibattito durante la presentazione ma, con amarezza, c’è da constatare che tutte andavano verso la direzione che sottogiace allo sviluppo di quella napoletaneria che tanto nuoce all’immagine della città e cioè la tendenza a vedere sempre in “altro o negli altri” la ragione di tutti i mali, che sia la politica o un mancato amalgama fra i vari ceti della società.

Vicinanza ha ben evidenziato quanto la realtà vincente di Torino si basi sulla capacità di fare sistema che ha portato a tali risultati, con la collaborazione tra comune, provincia e regione, ed uno sguardo allargato al bene comune, contrapposto alla visione delimitata ai propri interessi che da troppi anni impregna l’azione politica e sociale di Napoli e provincia associata alla scomparsa del senso civico individuale che finché non saremo disposti a riconoscere per combattere ed eliminare condizionerà la nostra storia.
Giusy Somma

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