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Ricordo delle Foibe al monumento ai caduti a Castellammare
Cultura Eventi Sud - terza pagina

Il Capitano Acanfora, uno stabiese alle foibe (VIDEO)

Nella mattinata di ieri 9 febbraio, nello splendido scenario della Villa Comunale di Castellammare di Stabia, si è svolta la “Celebrazione della giornata del Ricordo e Commemorazione delle vittime delle foibe”, una festa civile nazionale per ricordare le migliaia di persone che morirono nelle foibe o deportate nei campi di sterminio, barbaramente uccise dalle milizie jugoslave di Tito.

Il Capitano Acanfora, uno stabiese alle foibe

Quest’anno la celebrazione è stata anticipata di un giorno, di domenica mattina (la ricorrenza cade oggi, il 10 febbraio), proprio per consentire a molti stabiesi di prendervi parte, perché questa commemorazione ha un valore particolare per gli abitanti di Castellammare.

Capitano Acanfora, vittima delle FoibeSi commemora infatti l’uccisione di uno dei suoi figli, lo stabiese Capitano della Guardia di Finanza Giovanni Battista Acanfora, che fu barbaramente ucciso, insieme a decine di altri colleghi, solo per essere rimasto al suo posto, per avere onorato quella divisa a cui aveva giurato fedeltà.

Nato a Castellammare di Stabia in via Santa Caterina il 7 febbraio 1911, Giovanni Battista Acanfora frequentò il Collegio Militare “Nunziatella” di Napoli e poi si arruolò nel Corpo della Regia Guardia di Finanza, il 15 ottobre 1929, e frequentò la Scuola Allievi Ufficiali di Roma.

Durante la sua carriera militare “ partecipò ad eventi bellici in Italia e all’Estero, dimostrando sempre altissimo spirito di sacrificio, umiltà e umanità, unite a straordinarie doti organizzative e militari”. Nel 1944 assunse il comando della 2ª Compagnia di Trieste, dove si trovò ad affrontare una fase critica, quella della fine del secondo conflitto mondiale.

Nel 1945, secondo una relazione del col. Persinio Marini, comandante della Legione di Trieste, già da marzo i finanzieri della Legione di Trieste collaborarono con il Comitato di Liberazione Nazionale alla cacciata dei tedeschi dalla città. Il Col. Marini aveva messo a disposizione del C.L.N. “tutte le armi occultate ai tedeschi e tutte le forze alle sue dipendenze ufficiali e gregari preparati e concordi, pronti ad insorgere al primo segnale di riscossa”.

Alla Guardia di Finanza era stato affidato dal C.N.L. il compito di occupare gli impianti ed i depositi più importanti. Il capitano Acanfora e i suoi uomini si impossessarono di tre caserme: quella dell’artiglieria repubblichina; quella della milizia portuaria; e la caserma tedesca di “Villa Micher”.

In seguito a tutte queste azioni fatte di concerto dal C.N.L., dalla Guardia di Finanza, dai Carabinieri e dai tanti partigiani si poteva dire che già il 30 aprile 1945 la città di Trieste fosse stata liberata. (cfr. il sito www.gdf.gov.it).

Inaspettatamente, contro ogni logica o senso di giustizia verso coloro che avevano combattuto con loro per cacciare i tedeschi e violando ogni diritto, gli slavi nel pomeriggio del 2 maggio arrestarono tutti i militari trovati nelle caserme, principalmente in quelle di Campo Marzio e di via Udine 42 e li massacrarono brutalmente o li inviarono a morire nei campi di sterminio.

È ciò che accadde al Capitano Acanfora, arrestato dalle truppe jugoslave insieme ai suoi militari nella Caserma di Trieste “Campo Marzio” e scomparso presumibilmente nella foiba di Basovizza.

La storia del Capitano Acanfora è l’emblema di quella di tanti nostri militari che sacrificarono la vita per un ideale, quello della Patria.

Il 10 febbraio 2015 suo nipote Andrea ha ricevuto dal Presidente della Repubblica la medaglia d’onore in memoria del nonno. Successivamente, la città di Castellammare ha reso omaggio al Capitano Giovanni Battista Acanfora, intitolandogli alla memoria il 7 novembre del 2019 un viale della Villa comunale stabiese.

Ricordo delle Foibe al monumento ai caduti a CastellammareAlla celebrazione di ieri erano presenti, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale, il Sindaco della città, Ing. Gaetano Cimmino e i Consiglieri comunali Sabrina Di Gennaro, Ernesto Sica e Catello Tito, la Polizia Municipale e rappresentanti delle Forze Armate, l’Associazione Marinai d’Italia e di altri esponenti dell’associazionismo e della società civile.

“Questo è un giorno importante per la nostra città, perché vogliamo ricordare tutti i nostri fratelli che sono state vittime di ingiustizie, torturati, assassinati o lanciati nelle foibe dalle milizie jugoslave di Tito” – ha affermato il Sindaco di Castellammare, Ing. Gaetano Cimmino, sottolineando l’importanza di tenere viva la memoria di questi eventi.

“Come istituzione, – ha continuato il Sindaco – abbiamo il diritto/dovere di portare avanti la nostra storia e di tramandarla alle nuove generazioni, perché solo così possiamo dare a tutte le vittime il giusto riconoscimento per il loro sacrificio”.

Dello stesso parere il Consigliere comunale Ernesto Sica:

“La nostra identità di stabiesi e di italiani va coltivata anche tramite la memoria di eventi tragici come le foibe e tramite l’orgoglio e l’appartenenza alla nostra Patria.” – ha sottolineato.

“Manifestazioni come questa aiutano a sradicare dal buio della memoria storica le migliaia di italiani trucidati nelle foibe o che sono stati costretti a scappare dalla loro terra a causa dei comunisti di Tito”.

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo discorso pronunciato ieri per il “Giorno del Ricordo”, commemorando la tragedia di quegli anni, ha parlato dell’importanza di non dimenticare mai quei tragici eventi, ed ha affermato che è stata: “Una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono – per superficialità o per calcolo – il dovuto rilievo”.

Il capo dello Stato, che già in precedenza aveva condannato senza giri di parole il “negazionismo delle foibe”, ha continuato dicendo:

“Esistono ancora piccole sacche di deprecabile negazionismo militante” e “oggi il vero avversario da battere, più forte e più insidioso, è quello dell’indifferenza, del disinteresse, della noncuranza, che si nutrono spesso della mancata conoscenza della storia e dei suoi eventi”.

Adelaide Cesarano

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