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Attualità Sud - terza pagina

Anche il caffè napoletano, come la pizza, vuole entrare a far parte dell’Unesco

Anche il caffè napoletano vuole che i suoi meriti siano riconosciuti

Sono passati solo pochi giorni da quando la pizza, una delle tante eccellenze campane, e italiane, è entra a di diritto a far parte del patrimonio dell’Unesco. Ma dato che, appunto, le eccellenze del Bel Paese non sono certo poche, ieri, in occasione della giornata nazionale del caffè sospeso, è partita la raccolta firme per sostenere la candidatura del caffè tipico napoletano a patrimonio dell’Unesco.

Non abbiamo ancora finito di brindare per la vittoria dell’arte dei pizzaioli, che l’instancabile consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli s’è messo al lavoro per allungare la tavola imbandita.

L’appuntamento era al Gambrinus, ovviamente, che ieri mattina era già pieno di suo, con napoletani e turisti in fila alla cassa e al banco. Nella apposita sala erano stati allestiti un paio di tavolini con i fogli da firmare. Su un altro caffettiere napoletane e due torte: una con la riproduzione della scena della «Banda degli onesti» con Totò e Peppino pronti a sorbire l’oro nero e un’altra, più sobria, con il semplice logo dell’organizzazione culturale dell’Onu. Con Borrelli a officiare uno dei padroni di casa, Michele Sergio, Massimiliano Rosati del caffè omonimo (entrambi promotori ufficiali dell’iniziativa) e il consigliere comunale Marco Gaudini. A metà serata, Borrelli ha annunciato che era stato raggiunto il traguardo delle prime mille firme. Ad aprire la lista i nomi di due clochard che hanno approfittato dell’occasione per concedersi un caffè sospeso.

«Invieremo subito al presidente della Regione, Vincenzo De Luca, e al sindaco Luigi de Magistris le note per avviare le procedure» ha spiegato Borrelli.

Alla domanda se non fosse un’iniziativa un po’ prematura, Borrelli ha risposto:«Occorre molto tempo per ottenere un risultato così importante, bisogna muoversi con celerità. Per preparare questa nuova importantissima candidatura abbiamo già parlato con Pier Luigi Petrillo, capo delegazione che ha portato in Italia il riconoscimento dell’arte della pizza».

«Così come già avvenuto per il caffè turco e per quello viennese, chiediamo che venga riconosciuto il caffè tipico napoletano» hanno incalzato Sergio e Rosati «la cui storia e tradizione sono tutt’uno con il nostro popolo e ci fa piacere aver avuto qui Toto Sorbillo, in rappresentanza dei pizzaioli napoletani che sono riusciti a ottenere il prestigioso riconoscimento, un segno tangibile della fratellanza che ci unisce e ci aiuterà a tagliare questo traguardo».

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