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Sud - sanità

Coronavirus situazione a Castellammare e dintorni con MMG e specialisti

Coronavirus  Castellammare. Si cerca di fare il punto della situazione, soprattutto per cercare di dare informazioni corrette ed evitare inutili allarmismi sui quali stanno giocando un po’ tutti in Italia, social in primo piano, giornalisti e politici senza scrupoli.

Coronavirus la situazione a Castellammare e dintorni con MMG e specialisti.
Abbiamo sentito Medici di Medicina Generale e specialisti che operano tra Castellammare e la provincia di Salerno, ponendo loro alcune domande:
-Nei mesi di dicembre e gennaio gli ambulatori di MMG e specialistici, come anche i presidi ospedalieri, erano già affollati da persone con febbre alta, tosse persistente e difficoltà respiratorie, sintomi che oggi colleghiamo immediatamente al coronavirus, sarebbe troppo inverosimile pensare che tale virus fosse già in circolo ma semplicemente non lo si sapeva?
Per il dottor Emilio Fiorenza, medico di base in uno dei poliambulatori più affollati di Castellammare, non può essere una ipotesi plausibile “Io lo escludo perché altrimenti avremmo dovuto avere un’epidemia” non dello stesso parere risulta essere la sua collega, la dottoressa Marilena Carbonaro “Per me non è inverosimile pensare che fosse già arrivato perché oggettivamente in Cina si dice che l’epidemia sia partita dai primi di novembre e quanta gente da novembre a metà gennaio ha viaggiato da e per la Cina attraversando altri paesi – continua la drssa – secondo me, quindi, ha già viaggiato in tutto il mondo. Tant’è vero che con il collega in guarda medica ci stupivamo del fatto che già a novembre ci fossero i primi casi di influenza quando solitamente arriva a dicembre”


Il dr Giuseppe D’Ambrosio, cardiologo, dirigente medico dell’unità operativa del reparto di Cardiologia e UTIC dell’ospedale Martiri di Sarno, è anch’egli scettico sulla probabile presenza di coronavirus nei mesi precedenti all’allarme ufficiale e ci tiene a sottolineare un dato, rispondendo così anche alla nostra successiva domanda e cioè:
-Come state gestendo ora i pazienti con tali sintomi “influenzali”? La popolazione sta rispondendo alle indicazioni fornite?
“Ci tengo a precisare – afferma il dr D’Ambrosio – quanto le testate giornalistiche e i mass media in genere fanno passare in altro modo, non si muore “per” coronavirus ma “con” coronavirus. I pazienti finora, purtroppo, deceduti, erano tutti affetti da altre patologie pregresse gravi, il che non significa fossero vittime predestinate ma solo che si tratta di soggetti a rischio esattamente come lo sarebbero stati per quella che definiamo “semplice” influenza, per cui il nostro modo di gestire i pazienti con tali sintomi in definitiva non è cambiato di molto se non per la decisione di effettuare il tampone su quelli che riteniamo siano casi sospetti”
“Tampone che, ovviamente, non si effettua su tutti in modo indiscriminato” – precisa la drssa Carbonaro – per me i casi sospetti sono quelli in cui c’è una provenienza dalle cosiddette zone rosse o se c’è una polmonite in atto”. Per quanto riguarda la gestione dei pazienti, l‘ambulatorio del medico di famiglia si trova ad affrontare ancora qualche difficoltà, perché, nella maggior parte dei casi, è il primo con cui si confronta il paziente “La popolazione stabiese sta rispondendo abbastanza bene, si lasciano guidare telefonicamente dalle indicazioni che noi riteniamo più opportuno seguire, ma la cosa più importante è che debbono essere tranquilli perché non è che noi non vogliamo che vengano in ambulatorio con la febbre o con la tosse perché vogliamo vederli morti, no. Non vogliamo che il vecchietto di 85 anni o la paziente immunodepressa possano contagiarsi e rischiare, loro si, la morte” conclude la drssa Carbonaro.
Al polo pneumologico di Scafati abbiamo interpellato il dirigente medico dr Francesco Ferrigno “Per me potrebbe essere probabile la presenza del coronavirus già nei mesi di novembre e dicembre ed anche ora credo che i casi di contagio siano enormemente più numerosi di quelli che vengono elencati, se facessimo controlli a tappeto ne avremmo la conferma, ma la cosa non deve assolutamente spaventare- continua il dr Ferrigno – stiamo trattando i pazienti nel modo dovuto ma vi invito a riflettere che se la popolazione tenesse in considerazione i dati della mortalità dell’influenza che affrontiamo tutti gli anni scoprirebbe che fa molti più morti del coronavirus . Nonostante questo però posso testimoniare che non c’è un affollamento al pronto soccorso, per cui ciò ci permette di dire che si sta forse affrontando il tutto con la dovuta tranquillità”
Per entrambi gli specialisti è, inoltre, basilare specificare che anche le forme di precauzione riguardanti gli stili di vita dovrebbero far già parte del nostro vivere quotidiano “Lavarsi le mani più volte, ad esempio – precisa il dr D’Ambrosio – è una pratica da adottare sempre e non solo in questo che riteniamo un periodo di emergenza, per cui mi auguro che una cosa buona che ci lascerà questo coronavirus sia proprio l’acquisire un maggior senso civico di responsabilità sia verso se stessi sia verso la collettività”
-Come giudicate le misure preventive come la chiusura della scuola fino a fine mese? Tra l’altro, se confermato, sembrerebbe che questo virus abbia una bassa incidenza di contagio proprio tra i giovanissimi, non risulterebbe, quindi, inutile sospendere le attività didattiche quando poi gli stessi ragazzi non rimarranno certamente chiusi in casa e avranno a che fare con familiari che continuano a frequentare posti di lavoro, supermercati, uffici postali ecc.?
Il dr Emilio Fiorenza non concorda con questo provvedimento “L’unica cosa che può avere senso – afferma – è fermare il più possibile i viaggi, cerchiamo di stare più a casa e di evitare i contatti, anche perché io, persona sana e giovane, posso prendere il virus e combatterlo efficacemente senza nessuna conseguenza ma potrei avere contatti in famiglia e oltre con soggetti a rischio, per cui limitiamo gli spostamenti almeno per queste due settimane, io ritengo infatti che dopo tale periodo si sgonfierà tutto” Per la drssa Carbonaro trattasi di misura ugualmente parziale ma dal momento che non sappiamo come si comporta il virus anche comprensibile perché ci sta che i comuni si mettano al sicuro “I soggetti più giovani, infatti – ribadisce la drssa – potrebbero non manifestare la malattia ma essere ugualmente vettori”, una sciocchezza invece per il dr Ferrigno che ritiene il provvedimento inutile.
-Come combattere efficacemente la valanga di fake news che imperversa sui social e in tv, dai vari casi di presunto contagio alle ricette di disinfettanti home-made, tenendo conto che oggi le fake news arrivano anche da alcune di quelle fonti generalmente ritenute attendibili?
“Il miglior modo è di non aprire i social e spegnere la tv” breve e drastica la risposta del dr Ferrigno. “Le autorità devono dare la corretta informazione, ma mi pare che si stia enfatizzando troppo – chiarisce il dr Fiorenza – anche alcuni giornalisti, come Mentana, che ritengo di buon livello, dovrebbero rendersi conto che utilizzare un tono “ansiogeno” non è una buona e bella cosa”


“Ritengo che nonostante i vari allarmismi e le diffuse fake news, l’Italia si stia comportando meglio di tutti gli altri paesi, credo fortemente che il nostro sistema sanitario sia, a dispetto di tutto, uno dei migliori al mondo, sta adottando tutte le misure, pure estreme, e questo non perché, come si può pensare, ci sia il maggior numero di contagi – afferma sicura la drssa Carbonaro – perché non è così! Semplicemente l’Italia li sta certificando mentre gli altri paesi, come Spagna e Francia, posso affermare per testimonianze dirette, non stanno facendo nulla, nessun controllo in aeroporto e non si ha notizia di tamponi, ma è sicuro che ci sia contagio anche in altri paesi” E’ forse proprio questa quindi la più grande fake news, come sarebbe plausibile pensare infatti, che in una metropoli come Londra, per esempio, dove c’è praticamente il “mondo” che interagisce in vari modi 24 ore su 24 non ci sia nessun contagio? Fermiamoci a pensare, fermiamoci ad utilizzare il cervello, a non farci spaventare dai numeri, dai titoli dei giornali o dalle trasmissioni che ci vogliono rincretinire, proviamo ad andare oltre e a porci domande, a fidarci dei nostri medici.
Giusy Somma

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