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Cronaca Sud - cronaca

Sesso, soldi e regali in cambio di favori nei processi (VIDEO)

Sesso, soldi e regali, per corrompere il presidente della terza sezione civile della Corte d’appello di Catanzaro e Commissione provinciale tributaria.

Sesso, soldi e regali in cambio di favori nei processi (VIDEO)

Sedici rapporti sessuali in pochi mesi con un’avvocatessa, alla quale dispensava consigli in materia legale, dall’alto del suo ufficio di presidente di una sezione di Corte di appello di Catanzaro. Poi, ad un’altra avvocatessa (una penalista indicata dalla Pg come «sua amante»), avrebbe sistematicamente offerto il suo appoggio per definire processi che potevano finire dinanzi alla sua sezione.

Quando non è il sesso la materia di scambio per il giudice (indagini anche su una terza legale indagata), sulla scrivania del magistrato arrivano migliaia di euro, mentre c’era chi gli offriva vacanze in un resort in Val d’Aosta, cibi e bevande, casse di pesce fresco e vino di quello pregiato.

L’ordinanza del Gip del Tribunale di Salerno su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, è stata eseguita nei confronti di otto indagati da Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza dì Crotone, del Servizio Centrale Operativo Criminalità Organizzata di Roma (SCICO) e di altri reparti delle Fiamme Gialle.

L’ inchiesta della Procura di Salerno, ha portato in cella il giudice Marco Petrini, presidente di sezione della Corte di appello di Catanzaro, ma anche presidente della commissione tributaria. Ed è proprio in quest’ultimo ufficio, che gli inquirenti hanno piazzato una videocamera che ha registrato in tempo reale scambi di soldi, scene di sesso esplicito e semplici effusioni (a seconda dei favori richiesti dalle rispettive interlocutrici). Inchiesta condotta dalla Procura di Salerno, sotto la guida dei Procuratori aggiunti Luigi Alberto Cannavale, Luca Masini e dal Pm Vincenzo Senatore, ieri in trasferta in Calabria per eseguire gli ordini di arresto.

Nei video si vede anche l’indagato che conta i soldi. Banconote da 100 euro. Una sull’altra. Apre la busta bianca, si accomoda sulla sedia nel suo ufficio e comincia a contare. Separa le banconote quando arriva a mille euro e le poggia sulla scrivania. A mazzetti da 10. E poi lo “scambio” all’esterno”.

Tra gli arrestati anche due avvocati: Marzia Tassone (ai domiciliari) e Francesco Saraco. L’ordinanza riguarda anche Emilio Santoro detto Mario, Luigi Falzetta, Giuseppe Tursi Prato, Vincenzo Arcuri e Giuseppe Caligiuri. Coinvolto nell’inchiesta Ottavio Rizzuto (presidente del cda della Banca di Credito cooperativo del Crotonese e già dirigente, dal 2007 al 2015, dell’Area tecnica del Comune di Cutro), indagato senza alcuna misura cautelare come Virginia Carusi, Lorenzo Catizone, Antonio Saraco , Antonio Claudio Schiavone, Palma Spina.

Tutti gli indagati destinatari delle misure cautelari sono gravemente indiziati, a vario titolo, del reato di corruzione in atti giudiziari, in taluni casi, aggravato dall’art. 416 bis. c.p. Le indagini, avviate nell’anno 2018 e interamente coordinate e dirette dalla DDA di Salerno hanno permesso di ricostruire una sistematica attività corruttiva.

Gli indagati accusati di corruzione promettevano e consegnavano a più riprese, consistenti somme di denaro contante, oggetti preziosi, altri beni ed utilità, tra le quali prestazioni sessuali, in cambio dell’intervento del magistrato per ottenere, in processi penali, civili e in cause tributarie, sentenze o comunque provvedimenti a loro favorevoli o favorevoli a terze persone concorrenti nel reato corruttivo. In taluni casi i provvedimenti favorevoli richiesti al magistrato e da quest’ultimo promessi e/o assicurati erano diretti a vanificare, mediante assoluzioni o consistenti riduzioni di pena, sentenze di condanna pronunciate in primo grado dai Tribunali del Distretto di Catanzaro, provvedimenti di misure di prevenzione, già definite in primo grado, o sequestri patrimoniali in applicazione della normativa antimafia, nonché sentenze in cause civili e accertamenti tributari.

Oltre al giudice Marco Petrini, una figura centrale del sistema corruttivo, era costituita da una persona insospettabile ed in particolare da un medico in pensione ed ex dirigente dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza. Costui, oltre a “stipendiare” mensilmente il magistrato per garantirsi l’asservimento stabile delle funzioni dello stesso, si prodigava altresì per procacciare nuove occasioni di corruzione, proponendo a imputati o a parenti di imputati condannati in primo grado, nonché a privati soccombenti in cause civili, decisioni favorevoli in cambio del versamento di denaro, di beni o di altre utilità.

Le azioni corruttive, documentate anche con attività di intercettazione audio e video, servivano, oltre a quanto già sopra illustrato, anche a far riottenere il vitalizio a un ex politico calabrese che, nel corso della V Legislatura regionale, ricopriva la carica di Consigliere della Regione Calabria. Quest’ultimo era stato condannato nel 2004 alla pena detentiva di anni sei di reclusione, con interdizione perpetua dai pubblici uffici, per i reati, tra l’altro, di cui agli arti. 110 e 416 bis., commi 1, 3, 4 e 5 c.p. e, per tali motivi, decadeva dal relativo assegno vitalizio per la carica rivestita.

Le azioni corruttive arrivavano anche ad agevolare, per alcuni candidati, il superamento del concorso per l’abilitazione alla professione di avvocato.

È stata altresì accertata, nel corso delle indagini, la grave situazione di sofferenza finanziaria in cui versava il magistrato arrestato, compiutamente ricostruita sulla base di accertamenti bancari e sulla base delle conversazioni intercettate. Si trattava di una condizione cronicizzata ed assolutamente non risolvibile nel breve periodo che poneva il magistrato stabilmente nella necessità di procurarsi la disponibilità, oltre allo stipendio di magistrato ed ai compensi quale Giudice Tributario, di somme di denaro in contanti, anche per mantenere l’elevato tenore di vita. Durante la perquisizione nell’abitazione del magistrato è stata rinvenuta e sequestrata la somma contante di 7.000,00 C (settemilaeuro) custodita all’interno di una busta. Oltre all’esecuzione delle misure cautelati, sono state disposte ed effettuate numerose perquisizioni nei confronti di altri coindagati, terzi e società.

Adduso Sebastiano

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Sebastiano Adduso

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