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Sud - cronaca

Nocera Inferiore, omicidio dello stalker: due verità

Gli inquirenti ascolteranno oggi Domenico Senatore per l’omicidio volontario avvenuto a Nocera nella notte tra sabato 7 e domenica 8 aprile

Il sostituto procuratore Roberto ha chiesto la convalida del fermo, dunque il carcere, per il 35enne di Nocera Superiore Domenico Senatore. L’uomo, atteso dall’interrogatorio del gip, Alfonso Scermino, è in stato di fermo d’indiziato di delitto con l’accusa di omicidio volontario aggravato da futili motivi.

La vittima è Fabrizio Senatore, 43enne di Salerno, morto nei pressi della casa della ex in via Fiuminale nella notte tra sabato e domenica scorsa. La vittima, un mese fa era stata sottoposta agli arresti domiciliari, è rimasta schiacciata dalla Fiat Bravo guidata dal 35enne. Una retromarcia di almeno 30 metri, risultata fatale. La Polizia di Stato sta proseguendo le indagini per ricostruire la dinamica dei fatti, dato che ci sono ancora dei punti non chiari sulla vicenda.

Secondo gli investigatori tra le due dichiarazioni fornite dalle persone ascoltate in quanto informate sui fatti, c’è un buco di 5-6 minuti. Le dichiarazioni coincidono solo fino ad un certo punto, i dubbi sono legati a chi abbia aggredito per prima. Se Domenico o Fabrizio. Dalle ricostruzioni fatte: Fabrizio Senatore sabato sera avrebbe chiesto all’amico di accompagnarlo a Nocera Inferiore. L’amico era consapevole che Fabrizio fosse agli arresti domiciliari e dunque non poteva uscire di casa. Nel frattempo, Domenico sarebbe andato a prendere una birra in un locale dove lavora la donna. I due si conoscono, avrebbero chiacchierato poi lui si sarebbe allontanato. Si sarebbero rivisti al bar Petruccelli, a Cicalesi. La donna ha parcheggiato lì la sua auto. Avrebbero consumato un caffè, che avevano deciso di prendere insieme in precedenza, poi lei torna a casa con la sua auto, accompagnata da Domenico, a bordo invece della sua di automobile. Si salutano e e la donna sale in casa.

Fino al momento in cui la donna sale in casa le dichiarazioni coincidono, da qui in poi gli inquirenti notano delle discrepanze. La ragazza sarebbe stata avvertita al citofono da Domenico, che le avrebbe chiesto di chiamare la Polizia, spiegandole di aver subito un’aggressione, forse un tentativo di rapina. Il ragazzo è in stato di agitazione e chiamerà anche lui la Polizia. La donna sarebbe scesa in strada e trova l’auto di Domenico attaccata al muretto, con lo sportello aperto, spenta. Dopo alcuni istante dalle mani e dalla felpa riconosce quella che sembrerebbe essere la sagoma di Fabrizio. Il racconto dell’amico di Fabrizio coincide fino a quando la ragazza sale in casa. Agli inquirenti, l’uomo nega che Fabrizio abbia aggredito il 35enne, ma di essersi fermato insieme a lui dinanzi all’auto «per parlare».

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