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Sud - cronaca

Napoli, “Voglio uscire dal giro ma non ci riesco”: il racconto

Parla un ragazzo stanco del suo “lavoro”

Il ragionamento di Salvatore M. è semplice ma chiaro: “Sono stanco. Voglio uscire da questo sistema che mi imprigiona. Ma poi guardo questa pistola e penso: e mo’? dove la metto?”. Non è contento di come trascorre le sue giornate. Ventidue anni a giugno, un padre in galera per associazione per delinquere di stampo camorristico, un monolocale in cui vivono lui, la madre, la nonna e due fratelli minori, Salvatore si arma la mano ogni qualvolta c’è da intimidire gli avversari con una stesa di camorra. Una vita questa, che ormai gli sta stretta, a dispetto della sua giovane età.

Ecco le sue dichiarazioni raccolte da Il Mattino:

Com’è la tua vita?
“Non proprio bella. O meglio, pensavo lo fosse. Quando ero più piccolo ero convinto che – se un giorno fossi diventato un boss – sarei diventato ricco e avrei potuto comprare una casa per la mia famiglia. Invece rischio la vita ogni giorno e temo di finire in cella”.

Perché?
“Quello che faccio non è proprio lecito. Quando si presenta l’occasione di guadagnare un po’ di soldi, non ci penso due volte. Lo faccio per la mia famiglia”.

Che cosa fai?
“Spaccio e, quando mi capita, stese di camorra”.

Non hai paura di finire ammazzato?
“Sì. Infatti penso spesso alla possibilità di cambiare vita ma poi…”.

Poi che succede?
“Guardo quella pistola con cui sparo insieme ai miei compagni per far vedere agli altri chi è il più forte e poi penso ‘sì, ma questa dove la metto? Che ne faccio?’. Non è una carta che posso buttare nel cestino”.

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