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Sud - cronaca

Incredibile proposta del Cto: “Di notte il Pronto Soccorso va chiuso”

“Per tenere aperto il Pronto Soccorso c’è bisogno di un’organizzazione precisa”

Il Cto di Napoli come l’ospedale Rizzoli di Bologna: chiudere il pronto soccorso durante le ore notturne. a proposta choc che giunge a un mese e mezzo di distanza dalla riapertura dell’emergency del presidio dei Colli ed è stata idea di quattro primari (Stelio Baccari della prima Ortopedia, Luigi Cioffi della seconda divisione di Traumatologia, Feliciano Crovella a capo della Chirurgia, Michele Rotondo al timone della Neurochirurgia), da altrettanti responsabili di unità dipartimentali (Vincenzo di Martino della Gatroenterologia, Andrea Lombardi della Chirurgia della mano, Fortuna Marcucci della Riabilitazione e Massimo Natale della Chirurgia Vertebrale) e da tre dirigenti di unità semplici del Cto (Guido Cesarasuolo per l’Artroscopia, Mario Coviello per l’Ortopedia post trauma e Salvatore D’Alterio anestesista).

Gli uomini del personale medico scrivono agli organi regionali e aziendali: “L’Emilia dal 2009 ha deliberato la chiusura notturna del pronto soccorso dell’istituto ortopedico Rizzoli con funzionamento dalle 7,30 alle 19,30. Una riorganizzazione operativa da 9 anni. Proponiamo di applicare quel modello al Cto di Napoli con la massima urgenza. Tenere aperto il pronto soccorso spiega Michele Rotondo, uno dei firmatari – non è sbagliato ma serve un’organizzazione precisa, tutto deve funzionare come un orologio. Attualmente sono ferme le attività programmate, mancano medici, infermieri e personale sociosanitario. Le tecnologie limitate a una Tac e alcuni ecografi. Sono stati acquistati e dovranno arrivare un secondo tomografo, una Risonanza, e un agiografo digitale. Ma attualmente ci sono limiti oggettivi nei tempi di utilizzo della sala operatoria. In pronto soccorso si crea un collo di bottiglia. Intendiamoci conclude Rotondo l’idea che noi non vogliamo fare il pronto soccorso è del tutto infondata. Dovremmo lavorare in condizioni ottimali però, a garanzia dei pazienti in urgenza e anche di quelli che a casa aspettano per un intervento che, allo stato, bisogna rimandare per mesi”.

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