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Gioia Tauro Reggio Calabria, eseguite dai Carabinieri misure cautelari nei confronti di 29 persone
Sud - cronaca

Gioia Tauro (RC), eseguite dai Carabinieri 29 misure cautelari VIDEO

Gioia Tauro (RC) – Sottoposte a sequestro preventivo 3 attività imprenditoriali, a Polistena, Rizziconi e Laureana di Borrello, e 18 beni mobili registrati per un valore di oltre un milione di euro.

Gioia Tauro (RC), eseguite dai Carabinieri misure cautelari nei confronti di 29 persone

I Carabinieri della Stazione Carabinieri di San Ferdinando e dalla Compagnia di Gioia Tauro competenti per territorio, col supporto specialistico del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Reggio Calabria, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 29 soggetti emessa dal Gip presso il Tribunale di Palmi, su richiesta del procuratore capo Ottavio Sferlazza, che ha coordinato l’indagine condotta dai Carabinieri su una vasta rete di caporalato ai danni dei braccianti agricoli immigrati nella Piana di Gioia Tauro.

Le ventinove persone fermate sono ritenute responsabili, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Tra i 29 indagati raggiunti da misura cautelare ci sono 18 presunti “caporali” dei quali 13 sono già in carcere, per lo più cittadini extracomunitari di origine centrafricana, e 11 imprenditori agricoli. Per 7 di questi sono scattate le misure cautelari dei domiciliari, per tutti gli altri, onvece, sono scattate varie altre misure quali obbligo di dimora, divieto di dimora o obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Durante le indagini si è appurato, e documentatoo che i caporali prelevavano i braccianti, alle 5 del mattino, presso la baraccopoli di San Ferdinando e il campo containers di Rosarno e li caricavano a bordo di minivan e veicoli, inadatti il più delle volte alla circolazione su strada e al trasporto di persone, per raggiungere i fondi agricoli dove si lavorava 7 giorni su 7, festivi compresi, per 10-12 ore consecutive in cambio di una paga giornaliera di circa un euro a cassetta di frutta raccolta il che, alla resa dei conti, portava a percepire una paga non superiore a somme oscillanti tra 2 e 3 euro per ogni ora di lavoro.

Durante le indagini sono stati documentati anche alcuni episodi di detenzione ai fini di spaccio di marijuana nonché condotte di favoreggiamento della prostituzione da parte di un cittadino liberiano, che trasportava le donne nigeriane da Rosarno fino alla baraccopoli, dove erano costrette a prostituirsi e a cedere poi parte dei guadagni al loro protettore.

Stanislao Barretta

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