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Sud - cronaca

Castellammare, l’ombra del clan nei seggi elettorali: spuntano pacchi alimentari “imbottiti”

La Procura di Torre Annunziata ha aperto un’inchiesta sulla regolarità del voto in città

La Procura di Torre Annunziata ha già aperto due inchieste sulla regolarità del voto, alle elezioni dello scorso 10 giugno, a Castellammare di Stabia dopo la consegna di pacchi alimentari e buste della spesa ritenute anomale ed anche a causa della presenza di alcuni membri di spicco del clan D’Alessandro ai seggi del Ponte Persica.

A Castellammare l’ombra del voto di scambio e la pesante presenza di camorristi durante le operazioni elettorali preoccupa non poco. Ad appena una settimana dal ballottaggio, i temi prettamente politici passano in secondo piano, anche dopo le denunce tutt’altro che velate fatte dall’ex sindaco Antonio Pannullo, sfiduciato da parte della sua maggioranza lo scorso gennaio. L’ex sindaco aveva denunciato pressioni del crimine organizzato sulla macchina amministrativa e per questo motivo era stata ascoltato dalla Dda in commissione antimafia.

Dopo una campagna elettorale caratterizzata da toni soft e scontri pacati, lo scenario dopo il primo turno appare tristemente preoccupante. Il primo campanello d’allarme era scattato domenica, di primo mattino, con l’episodio della scheda elettorale fotografata da padre e figlia all’interno del seggio del rione Cicerone, uno dei quartieri più a rischio di Castellammare. L’intervento immediato dei poliziotti del commissariato stabiese ha cristallizzato le prove, con il sequestro del telefonino e delle schede, e con la denuncia a piede libero di due elettori. Nel contempo, è stata aperta un’indagine per capire quanto ci fosse di vero sui 50 euro promessi in caso di foto alla preferenza e sul candidato che avrebbe promesso denaro in cambio del voto. Nei prossimi giorni, infatti, sarà ascoltato anche l’aspirante consigliere comunale per il quale era stato espresso il voto. Su questo episodio c’è una serie di querele per calunnia anche da parte dei candidati accostati alla vicenda, che negano il loro coinvolgimento.
Adesso, però, l’attenzione della Procura di Torre Annunziata si è accesa su alcuni esposti arrivati sulle scrivanie dei magistrati nei giorni che hanno preceduto l’apertura delle urne. Pacchi alimentari e buste della spesa, veicolati da alcune associazioni di volontariato, contenevano in realtà un vero e proprio indirizzo di voto. Tra pasta, pomodori e latte, infatti, nei pacchi consegnati in via Raiola sono spuntati anche bigliettini e volantini con fac-simile di schede elettorali. Un suggerimento tutt’altro che velato che, però, non ha neanche portato ad un risultato concreto. Infatti, il candidato che aveva provato a sfruttare questo veicolo un’assistenza spesso essenziale per i meno abbienti per ottenere qualche preferenza in più non sarà in consiglio comunale, né in caso di vittoria di Gaetano Cimmino e del centrodestra, né in caso di trionfo da parte di Andrea Di Martino e delle sue civiche di estrazione moderata e di centrosinistra. Su questo episodio, però, è stato aperto un fascicolo, per ora ancora contro ignoti, per voto di scambio, anche se il reato consumato non ha portato al raggiungimento del risultato elettorale.
Ma a preoccupare maggiormente è la presenza di alcuni camorristi nei pressi e all’interno del seggio di Ponte Persica, proprio durante le ultime ore utili per il voto. Lì nel quartiere ritenuto la roccaforte del clan fondato dal boss dei trenta ergastoli e delle due lauree Ferdinando Cesarano, un suo parente recentemente scarcerato e un altro suo vecchio uomo di fiducia avrebbero presidiato «con molta attenzione» la zona, anche dando indicazioni di voto. Questo è quanto raccontato da più testimoni alle forze dell’ordine, che stanno verificando i fatti e che hanno comunque documentato tutto quanto accaduto nei seggi. Tra le 21 e le 23 di domenica scorsa, inoltre, è stato segnalato un insolito viavai di scooter per dirottare elettori svogliati dalle proprie abitazioni direttamente alle cabine per votare. In questo caso, il candidato «prescelto» potrebbe arrivare in consiglio comunale.

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