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Sud - cronaca

Cardito, bimbo ucciso di botte dal patrigno: la Procura indaga sulla scuola

L’uomo ha pestato gravemente anche la sorellina

Tutti, nell’istituto comprensivo frequentato dal piccolo Giuseppe ucciso di botte a Cardito (Napoli) dal patrigno (che ha pestato gravemente anche la sorellina) sapevano probabilmente delle violenze che i due bimbi subivano tra le mura di casa ma nessuno avrebbe mai denunciato nulla.

Emerge un’altra verità nella tragica vicenda sulla quale ha iniziato a fare luce la Procura di Napoli Nord e che chiama in causa il ruolo fondamentale della scuola. In questo caso si tratta dell’istituto comprensivo Quasimodo di Crispano ( Napoli): l’ipotesi è quello di omissioni gravi.
La circostanza delle mancate denunce è scritta nero su bianco nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere la madre del bambino. La Procura di Napoli Nord non ha ancora indagato nessuno, ma nelle prossime ore qualche responsabile potrebbe essere iscritto nel registro degli indagati. A Cardito, Giuseppe e la sorellina, come evidenziato dal Gip, si sono trovati abbandonati a sé stessi, senza che nessuno abbia prestato la dovuta attenzione alla loro situazione di difficoltà, in particolare al fatto che si presentavano in classe con ferite e tumefazioni.
Dall’ordinanza di arresto della madre dei due bimbi, la 31enne Valentina Casa, finita in carcere l’11 aprile scorso (il convivente e principale responsabile del pestaggio mortale Tony Sessoubti Badre fu arrestato dopo il fatto ed è tuttora detenuto) emergono, tra le pieghe di quanto scrive il Gip Antonella Terzi le accuse all’istituto che non avrebbe mai segnalato alle autorità le violenze subite dai bimbi; le maestre avrebbero saputo ma non denunciato. Per questo sono in corso verifiche sul loro comportamento.
Nella scuola sono già arrivati gli ispettori inviati dal ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. Secondo quanto si è appreso, una delle maestre, è emerso da un’intercettazione allegata alla misura, avrebbe definito il piccolo Giuseppe ‘scimmiettella’ (piccola scimmia), perché il bimbo si buttava a terra. La donna, intercettata al telefono con il fratello, mostrava tutta la sua preoccupazione per la vicenda del piccolo, che sarebbe arrivato a scuola con il volto tumefatto. “Io non so niente, io non ho visto niente” dice la maestra al fratello. Le maestre della sorellina invece avrebbero segnalato con una nota alla direttrice le pessime condizioni in cui arrivava la bimba.

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