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Sud - cronaca

Carcere di Salerno, la denuncia di PaP: “Sovraffollamento al 135% e fino a 7 detenuti in tre metri quadri, una vergogna!”

Carcere di Salerno, la denuncia di Potere al Popolo: “Sovraffollamento al 135% e fino a 7 detenuti in tre metri quadri, una vergogna!”

Fino a sette detenuti in tre metri quadri, con un sovraffollamento medio del 135% rispetto al numero di posti previsti, 164 detenuti in più della capienza massima. E ancora: in un anno 786 eventi critici, di cui 94 scioperi della fame e 136 casi di autolesionismo. Queste alcune delle criticità rilevate dagli attivisti di Potere al Popolo che hanno fatto visita alla Casa Circondariale di Salerno dove hanno constatato “condizioni esistenziali inaccettabili in cui versano i detenuti nell’indifferenza dell’amministrazione penitenziaria, la cui direzione è affidata a Stefano Martone“.
Significativo anche il numero degli scioperi della fame, ben 94, cui si sono sottoposti i detenuti “per denunciare le condizioni di vita all’interno del carcere“.
“Nella casa circondariale di Salerno gli spazi vitali sono ridotti all’osso. – denuncia Potere al Popolo – Costruito nell’80 e attivo dall’81 il carcere di Fuorni-Salerno, in barba a tutte le pronunce CEDU di condanna dell’Italia per trattamenti inumani, urge di ristrutturazioni importanti: le condizioni delle celle di detenzione sono quelle di una favela brasiliana, in cui alle donne da quasi due mesi è impossibile lavarsi per mancanza assoluta di acqua calda all’interno del reparto femminile; tutta la rete idrica dovrebbe essere rimodernata ma non lo è per carenza di fondi statali adeguati. Tutti i lavori di ristrutturazione o riparazione sono affidati esclusivamente alle capacità dei detenuti ‘lavoranti’ non essendo possibile appaltare a ditte specializzate sempre per carenza di fondi. Una struttura in cui le donne non possono usufruire di una cucina, di nessun progetto di scolarizzazione o avviamento al lavoro, di un’adeguata cura per le loro malattie”.

Tra le criticità emerse, la dimensione delle camere, di circa 3 mq “in difformità dai 6 mq calpestabili per detenuto previsti dagli standard del CPT”. E ancora: “I bagni sono stretti e sporchi, alcuni senza doccia all’interno. Non tutti i bagni della struttura hanno la finestra, quelli che non ce l’hanno sono provvisti di aeratore. Non ci sono spazi per la socialità e le aree per i colloqui e la palestra sono ambienti piccoli. L’idea – a detta degli operatori – è stata quella di ridurli per creare più stanze“.
Insoddisfacente anche il rapporto numerico tra agenti di guardia (in servizio 193) e detenuti, appena 4 gli operatori a fronte degli 8 previsti da pianta organica. “Il carcere – denuncia Potere al Popolo – dovrebbe essere luogo di riabilitazione, e non luogo dove seppellire, torturare e poi dimenticare il diverso, o chi ha sbagliato. Perché ogni reato è spesso un segno del fallimento dello Stato, un frutto della povertà e dell’abbandono in cui lo Stato stesso lascia i suoi figli, sopraffatti dal capitale, dal mercato, dalla solitudine“.
E sulla vicenda interviene anche Cosimo D. Matteucci, presidente del Sindacato Nazionale Forense: “MGA (Mobilitazione Generale Avvocati) è convinta che la pena debba essere scontata, ma ritiene anche che debba essere rieducativa e non vendicativa, in osservanza all’articolo 27 della Costituzione italiana. Dal 2016 chiediamo al Ministero della Giustizia un piano straordinario di investimenti sia per l’adeguamento delle condizioni strutturali delle carceri che dell’organico sottodimensionato. La condizione del detenuto deve inoltre essere affiancata da un programma di riabilitazione, attraverso percorsi di formazione e reinserimento che di solito sono totalmente assenti“.

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Mario Calabrese

Nato a Gragnano, diplomato al Liceo Classico "Plinio Seniore" di Castellammare di Stabia, attualmente iscritto al corso di laurea "Scienze per l'investigazione e la sicurezza" dell'Università degli Studi di Perugia

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