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Gli artisti: “Salviamo il Supercinema”. Salvarlo, ma da cosa?
Cronaca Campania NAPOLI

Gli artisti: “Salviamo il Supercinema”. Salvarlo per donarlo alla città

Gli artisti: “Salviamo il Supercinema”. Il teatro storico di Castellammare è in vendita e le associazioni del territorio sono preoccupate di perdere un pezzo di storia della cultura stabiese.

Gli artisti: “Salviamo il Supercinema”. Salvarlo per donarlo alla città.

Il Supercinema è in vendita e gli artisti delle associazioni teatrali del territorio richiedono un incontro con il sindaco per discuterne e trovare insieme una soluzione.

In apertura la lettera testualmente recita:

“[La] vendita del Teatro Supercinema di Castellammare non può e non deve riguardare solo ed esclusivamente gli interessi della famiglia Montillo che ha deciso di alienare lo stabile e/o una sola quota di un pezzo di storia della nostra città”.

La situazione del Supercinema, definito nella lettera “polmone culturale”, è da anni sotto gli occhi di tutti: un polmone bisognoso d’ossigeno, ovvero il pubblico. Un pubblico che è stato quasi sempre assente, che ora si fa sentire commentando post su Facebook relativi alla necessità di salvare il Supercinema. Salvarlo, ma da cosa?

“Tante le compagnie, i personaggi illustri che hanno calcato quel palco. Tanti gli uomini e le donne che su quelle tavole hanno vissuto anche per pochi istanti l’esperienza magica che solo il teatro e le arti figurative sanno dare. Sì, perché il teatro è magia, una magia che può intrecciarsi con le vite degli abitanti che oltre i muri della stessa città, soprattutto i più giovani, non immaginano”.

Queste le parole sottoscritte, tra le altre, dall’Associazione Alegrìa, che lo scorso ottobre aveva programmato una lettura di presentazione di libri per bambini ma che non ha avuto luogo nel posto designato, cioè il Secret Garden di via Nocera, a causa dell’emergenza dovuta al COVID. Fino al 15 febbraio la stessa associazione era stata disposta, come ha fatto, ad esibirsi nel teatro Supercinema, anche se non comunale. Ma purtroppo con il COVID ha dovuto interrompere ogni attività teatrale.

Gli artisti: “Ed è ancora più magia in una città teatro come la nostra che ha dato i natali a Raffaele Viviani, ad Annibale Ruccello, a Ciro Madonna, a Vanni Baiano, a Lello Radice, a Piero Pepe ed il compianto Italo Celoro, che voleva fortemente un teatro stabile pubblico comunale e fece di questa battaglia un terreno di impegno nell’ultimo cammino della sua vita”.

E, per fortuna, Italo Celoro a conquistare uno spazio, ci è riuscito. La cooperativa di teatro C.A.T., infatti, da anni rappresenta sul territorio una rimarchevole alternativa al simbolo del Supercinema. Questo soprattutto grazie alla sua struttura di 1000mq, come sottolineato nel post per la sponsorizzazione delle iscrizioni al nuovo anno accademico di scuola teatrale che offre. E in cui ha (e ha sempre avuto) tutto lo spazio per sviluppare corsi e laboratori a prescindere dalla struttura Supercinema. Una firma che ha un valore solidale nei confronti di una battaglia che ha visto il fondatore Italo Celoro “lottare” come un “Don Chisciotte contro i mulini a vento” per la realizzazione di un teatro comunale.

“La mancanza di un teatro nella propria città, se non si è un addetto ai lavori, non si sente fino a quando non si parla con qualcuno che invece nel teatro ha vissuto momenti importanti in varie fasi della sua esistenza, perché un teatro è molto più di un luogo dove si va a vedere uno spettacolo pagando un biglietto”. Mai parole furono più vere, specie se si considera che l’acquisto di un biglietto per uno spettacolo teatrale o cinematografico sia un’attività alquanto ignota al pubblico stabiese. Questo può testimoniarlo chiunque entrasse in sala: era quasi sempre vuota. Quanti spettatori hanno effettivamente dovuto sedersi al posto assegnato e non hanno potuto scegliere di accomodarsi dove preferivano?

“I teatri, però, non sono certo i luoghi esclusivi delle rappresentazioni sceniche. Sono ben altro. Il Supercinema potrebbe diventare il simbolo della rinascita culturale della città”. Purtroppo, ciò è difficile che accada: anzi, sicuramente non accadrà se il sindaco Cimmino continuerà ad impegnarsi nell’installazione di basi per il bike sharing e giostre nel rione Cmi invece di riqualificare i posti che la città già ha come ad esempio anche la Villa Gabola.

“In questo difficile momento storico si potrebbe prestare più attenzione a tutte le realtà teatrali che vivono sul territorio, fare insieme una rete e progettare non soltanto un cartellone nazionale, ma anche un cartellone nel quale anche le realtà regionali e provinciali possano esprimersi”.

Gli artisti avanzano una proposta indubbiamente auspicabile. Quello che non è chiaro perché non sia partita prima della crisi del Supercinema e sotto l’ala dei proprietari, ma possiamo dire sempre meglio tardi che mai. Di associazioni comunque che hanno voluto mantenere il rapporto col teatro Supercinema ce ne sono state; a tal proposito, possiamo citare la scuola ArteDanza di Demis Autellitano e Carla Palumbo che, anche insieme con Lello Radice, sviluppò corsi nella struttura e spettacoli ogni estate. Questo, ben prima che i proprietari fossero costretti a mettere in vendita la struttura.

“Le proposte messe in campo dall’Amministrazione Comunale inerenti il riattamento del Palazzetto del Mare, destinandolo a teatro potrebbe essere solo un’aggiunta per piccole rappresentazioni, in quanto la struttura è inadeguata per essere un teatro consono alla storia e al numero di abitanti della nostra città”. D’altronde gli artisti che hanno firmato la proposta sono stati costretti troppe volte ad utilizzare strutture non adeguate come teatro.

In ultima istanza, le associazioni dichiarano prioritaria “la donazione” del teatro alla città. Il nome è già deciso: si chiamerebbe “Raffaele Viviani”, e non “Lello Radice”. Un punto divergente tra l’idea del sindaco e quella delle associazioni. Ma poco importa; un teatro comunale, infatti, sarebbe “un’opera che la città aspetta da troppi anni”.

Il diritto è anche vendere ciò che è proprio. Il diritto è stato quello di decidere di continuare a lottare per non dover giungere a conclusioni così drastiche. Il diritto è quello di essere indignati, ed è proprio della cittadinanza: indignati, perché uno stabile storico non è stato tutelato abbastanza. Ma c’è ancora tempo per rimediare, occorre fare in fretta e attivare un tavolo di confronto affinché si giunga ad una soluzione. Saranno poi i cittadini che dovranno meritarsi questa struttura comunale, accorrendo numerosi ad ogni spettacolo che gli artisti di Castellammare metteranno in scena sulle tavole dello storico “Supercinema” o meglio, del nuovo teatro comunale “Raffaele Viviani”.

Lorenza Sabatino

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