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BASTA LA SALUTE! Caffaro: un caso italiano

BASTA LA SALUTE! Caffaro: un caso italiano
BASTA LA SALUTE! Caffaro: un caso italiano

BASTA LA SALUTE!
Caffaro: un caso italiano

Di Pietro Mazzoldi
Regia Fabio Maccarinelli
Con Sergio Mascherpa

Durata dello spettacolo: 1 ora

Il 2016 vede la ripresa della collaborazione tra CTB e Teatro Laboratorio per la Rassegna Pressione Bassa, un’esperienza teatrale consolidata di impegno sul territorio che giunge quest’anno alla 22° edizione.

Una sinergia che, attraverso la direzione di Sergio Mascherpa, consentirà un ampliamento dell’offerta di spettacolo e l’utilizzo di nuovi spazi nel Comune di Brescia, grazie alla collaborazione con L.A.B.A, Libera Accademia di Belle Arti e Aità Spazio Prove, e che permetterà di rafforzare le azioni di promozione e diffusione teatrale sul territorio provinciale, con la proposta di un cartellone articolato ed attento alle esigenze di numerose realtà locali aderenti, quali i Comuni di Castenedolo, Gussago, Offlaga, Ome, San Zeno Naviglio, Borgo San Giacomo, Botticino, Cellatica, Meano di Corzano, Desenzano d/Garda, Ghedi, Gottolengo, Gussago, Leno, Lograto, Orzinuovi, Rezzato, Roncadelle, Oratorio di San Luigi di Bagnolo Mella.

Il teatro Laboratorio Aità propone nello spazio della LABA Libera Accademia di Belle Arti, martedì 13 settembre alle ore 21.00, la rappresentazione dello spettacolo dal titolo “BASTA LA SALUTE – Caffaro : un caso italiano”, testo di Pietro Mazzoldi, per la regia di Fabio Maccarinelli con Sergio Mascherpa, che replicherà fino a domenica 18 settembre.

“Basta la salute” ripercorre con rigore storico e scientifico la storia del Pcb a Brescia dal 1976 a oggi, ricostruisce nel dettaglio il succedersi di sopraffazioni, omertà e aspetti grotteschi del caso Caffaro, il caso di una città che può con diritto primeggiare in Italia per il suo triste stato ambientale.

Lo spettacolo si pone come voce in un coro di voci. Voce senza compromessi nel rovinoso paesaggio dell’inquinamento. Non dovrebbe mancare la comicità tipica di chi, giocando a fare lo struzzo, si ritrovò senza sabbia dove nascondersi.

Prezzo unico € 8,00

INFO e prenotazione: Teatro Laboratorio – [email protected]

E’ consigliata la prenotazione allo 030 – 302696 o 320/2160715

13 agosto 2001, scoppia sulle pagine di Repubblica il caso Caffaro. Nella zona sud di Brescia, la città è cresciuta insieme e attorno alla Caffaro, che ha prodotto per 50 anni Pcb. Oggi il policlorobifenile non si può più produrre nel mondo intero, perché è considerato fortemente cancerogeno. Anche se è apparentemente innocuo, è una molecola simile alla diossina e come quel veleno non si degrada, rimane a lungo nel terreno.

Tutti i quartieri intorno alla fabbrica sono inquinati. Per 50 anni la Caffaro ha disperso ogni giorno 10 kg di Pcb. In tutto 150 tonnellate. Quando la sua tossicità per l’uomo si calcola in ordine di nanogrammi.

Dal 2002 tutti a Brescia e a Roma lo sanno: ma la bonifica non è mai cominciata e si è lasciato che 25.000 persone continuassero a vivere nel veleno. È proibito camminare sull’erba, nessun suolo verde, non asfaltato o cementificato, può entrare in contatto con l’uomo.

La storia che vi raccontiamo non riguarda solo Brescia, perché l’Italia è piena di siti inquinati, contaminati e non bonificati, non lontani dall’abitato, ma vicino alle case, alla gente, alle scuole. Sono 100 mila gli ettari inquinati da Nord a Sud, tutti in attesa di bonifica. Solo in tre siti di interesse nazionale è stato approvato il 100% dei progetti di bonifica previsti.

Da Taranto a Mantova, da Gela a Marghera, da Manfredonia a Casale Monferrato: un business da 30 miliardi di euro tra ritardi, inchieste giudiziarie e commissariamenti, frutto della superficialità, della corruzione, dell'indifferenza per le vite degli altri e per la nostra terra.

“Basta la salute” ripercorre con rigore storico e scientifico la storia del Pcb a Brescia dal 1976 a oggi, ricostruisce nel dettaglio il succedersi di sopraffazioni, omertà e aspetti grotteschi del caso Caffaro, il caso di una città che può con diritto primeggiare in Italia per il suo triste stato ambientale.

“Vedete, come faccio, come faccio a farla diventare una tragedia questa storia? Ogni volta che sembra che la situazione degeneri, una trovata geniale, da commediuccia all’italiana, la fa diventare opera buffa, barzelletta. E noi siamo qui che ridiamo …”.

Lo facciamo perché è un’urgenza parlarne: siamo costretti, accerchiati, messi alle corde.

Lo facciamo per chiedere che la salute dei cittadini diventi la priorità assoluta, anche se a Brescia questa necessità sembra quasi un tabù, forse perché la situazione è troppo grave. E la gente preferisce girarsi dall’altra parte, fare finta di niente, piuttosto che aprire gli occhi su quello che sta succedendo sulla nostra pelle.

Lo facciamo attraverso un’ironia leggera e spiazzante, capace di coniugare poesia e tragedia.

Lo facciamo perché bisogna sapere, per resistere meglio alla prepotenza e alla menzogna di chi dovrebbe tutelarci.

Lo spettacolo si pone come voce in un coro di voci.

Voce senza compromessi nel rovinoso paesaggio dell’inquinamento. Non dovrebbe mancare la comicità tipica di chi, giocando a fare lo struzzo, si ritrovò senza sabbia dove nascondersi.

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