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Salvini su unioni civili
Nord - politica

Elezioni Milano, Salvini e Parisi divisi sulle unioni civili. Il candidato contro l’obiezione di coscienza

Mentre la Lega invita tutti i sindaci della Lombardia alla disobbedienza (“Pronti a farci commissariare”), l’aspirante primo cittadino per il centrodestra: “Bisogna amministrare seguendo le leggi”

Unioni civili, la legge c’è. Ma il sindaco che deve fare quando arriverà il decreto attuativo del governo? Questioni di punti di vista, che non convergono proprio nel caso di Stefano Parisi, candidato sindaco a Milano per il centrodestra (“un sindaco applica la legge”), e di Matteo Salvini, leader di uno dei partiti che appoggia Parisi nella corsa per Palazzo Marino e che invita, invece, i primi cittadini alla “disobbedienza civile”. I due, impegnati, in tour elettorali si sono incrociati brevemente in via Ripamonti a una festa di via, si sono stretti la mano e il leader leghista gli ha anche regalato una felpa gialla con su scritto “Stefano Parisi”. Il candidato ha anche avuto parole di apprezzamento per Salvini: “Con Matteo è tutto a posto, lavora molto per Milano, lui fa il militante nei mercati, fa un gran lavoro di supporto alla mia candidatura, non ci sono problemi”.

Celebrare sì o no? Ma la domanda è: quando si tratterà di celebrare le unioni civili, le cose tra i due saranno ancora “a posto”? Parisi – nell’ipotesi dovesse diventare sindaco di Milano – dubbi non ne ha: “Non esiste l’obiezione di coscienza per un sindaco” dice prima di arrivare in via Ripamonti, quando ancora è ai Chiostri dell’Umanitaria per il 68esimo anniversario della costituzione dello stato d’Israele. “Un sindaco deve rispondere ai cittadini e deve amministrare la città applicando le leggi. Quindi, nel caso delle unioni civili, si applicano le leggi”. Anche Salvini di dubbi non ne ha. Solo che le sue parole sono di segno opposto e invita i sindaci a “disobbedire attenendosi alla propria coscienza”. Poi spiega: “È una legge sbagliata che porterà numerosissimi problemi in Tribunale in ogni genere di coppia e soprattutto è l’anticamera delle adozioni gay che, secondo me, sono una follia”.

“Pronti a farci commissariare”. Più avanti ancora di Salvini va Paolo Grimoldi, segretario della Lega Lombarda che spiega come tutti i loro primi cittadini “seguiranno l’esempio del sindaco leghista di Canzo, Fabrizio Turba” che ha già detto “che non farà celebrare nel suo Comune nessun matrimonio omosessuale, e non lo farà celebrare da nessuno dei suoi assessori, e per questo è pronto a farsi commissariare dal prefetto”. Più conciliante, ma altrettanto chiaro, è Matteo Bianchi, sindaco di Morazzone (Varese) dice che “farà obiezione di coscienza per rispetto della sua comunità”.

Salvini vs Parisi. Ma a chi chiede a Salvini come si regolerebbe con un ipotetico Parisi sindaco, lui risponde: “E’ un invito, io non costringo nessuno a fare niente. Qualunque sindaco sarà sostenuto dalla Lega sarà invitato a fare questo, poi ognuno sceglie secondo coscienza”. Infine, a chi chiede se ne avesse parlato con Parisi, Salvini ha risposto con un secco “no”.

Il precedente di Pavesi (gruppo Alpha). Tornando a Milano, non è la prima volta che tra Salvini e Parisi vanno in due direzioni diverse. Anzi più che una divergenza di opionioni ha originato un vero e proprio scontro la candidatura di Stefano Pavesi, militante del gruppo Alpha della destra radicale, legato a Lealtà e azione in Zona 8 con la lista del Carroccio. “Mi auguro che questo ragazzo non sia eletto – aveva chiarito bene Parisi ai microfoni di Radio Popolare – resta per la Lega un nodo da sciogliere comunque, perché si tratta di una persona antisemita e fascista e nel mio lavoro non può trovare spazio. La Lega lo ha inserito prepotentemente”.

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