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La vita migliore? A Mantova, tra storia, arte e affari

Mantova, Storia, bellezza e affari

E’ Mantova la città nella quale si vive meglio in Italia. E a dar retta a quel che si scopre nella capitale dei Gonzaga sarebbe merito dei vigili urbani, del risotto con la salamella e dello scrittore Jonathan Safran Foer. Le visite ai monumenti crescono (+48%), gli hotel le inseguono e via così: Niccolò Zancan è andato sul posto per indagare i segreti di un successo annunciato. E, chissà, forse perfino replicabile.

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MANTOVA – Cosa c’entrano, tutti insieme, i vigili urbani, il risotto con la salamella e lo scrittore Jonathan Safran Foer? Dicono che sia merito di tutti e tre se Mantova nel 2016 è diventata la città dove si vive meglio in Italia. Era storicamente seconda dietro a Trento, fino a quando è successo qualcosa, i cui effetti sono visibili in tre dati che raccontano bene cosa potrebbe essere il futuro italiano: +48% di visite nei musei, +28% per cento di pernottamenti negli hotel, +1,1 per cento nel rapporto fra natalità e mortalità delle imprese (+0,8 in Lombardia, +0,3 in Italia).

Vita semplice  

È successo che, dopo anni di sfiducia, Mantova ha ritrovato soldi da investire sbloccati dal patto di stabilità e orgoglio per se stessa. Ha spolverato i suoi gioielli, ha cambiato le luci delle strade. È stata capitale della cultura, e lo è ancora fino alla fine dell’anno. Resta sempre provincia, certo: vita semplice, nebbia e zanzare giganti, i laghi e il silenzio di certe passeggiate notturne in Piazza delle Erbe senza un’anima viva già alle undici di sera. Però, nel frattempo, si è anche sprovincializzata. Con il primo treno veloce che la collega a Roma. Con la mappatura digitalizzata di tutti i suoi capolavori, fatta da Google con un nuovo sistema a 5 miliardi di pixel. Prima città italiana a finire in rete con una definizione superiore a quella dell’occhio umano.

«Quello che ci contraddistingue, ed è forse la cosa più bella di Mantova, è proprio questo connubio unico fra paesaggio, patrimonio culturale e enogastronomia», dice il sindaco Mattia Palazzi. Ha 38 anni, nato e cresciuto qui, ex dirigente dell’Arci, una compagna e un cane trovatello che porta a spasso di notte per le strade della sua città. Sulla scrivania tiene orgogliosamente una foto con il presidente del consiglio Matteo Renzi. «La prima cosa che ho fatto appena eletto, ormai un anno e sei mesi fa, è stata istituire il vigili urbani di quartiere. La seconda decisione, pagare gli straordinari per le pattuglie notturne degli agenti. La terza, investire 1 milione e 400 mila euro nella nuova illuminazione. Perché la percezione della sicurezza conta quanto la sicurezza stessa».

Per intenderci. Omicidi a Mantova nel 2016? Nessuno. Ma questo è un territorio dove i confini fra la città e la campagna sfumano subito, ed iniziano le cascine e le imprese che lavorano la carne, quelle del legno e del tessile. «Sono orgoglioso di questo riconoscimento», dice il presidente della Confindustria di Mantova Alberto Marenghi. «Vorrei che fosse un punto di partenza e non di arrivo. Perché negli ultimi anni purtroppo nella nostra provincia abbiamo perso molti posti di lavoro. Sono andate bene le aziende che hanno esportato e investito su nuovi prodotti, stanno soffrendo quelle inevitabilmente legate al mercato locale. Penso all’edilizia. Tutto il nostro comparto industriale è calato da 75 mila a 62.500 posti nel giro di dieci anni».

E la cultura, cosa c’entra con l’industria? «Tanto. Sono molto più vicine di quanto non si creda. La bellezza serve anche agli imprenditori. Una città conosciuta ed apprezzata aiuta ad esportare i nostri prodotti nel mondo e ad attrarre nuovi investimenti. Io credo che il futuro di Mantova sarà sempre nel manifatturiero, ma quello che è successo quest’anno va preso ad esempio e potenziato». Ci sarebbe poi anche un fattore difficile da vedere nelle statistiche, ma forse non meno importante, quello che il presidente degli industriali riassume così: «Siamo diventati una città che fa squadra».

Servizi che funzionano  

Gli ospedali che funzionano, la navetta gratuita per il centro storico ogni dieci minuti. I turisti vengono a vedere il Festival della Letteratura, passato da 15 mila a 130 mila presenze nel giro di vent’anni. Scrittori come Julian Barnes, Jonathan Coe, Alain De Botton e Safran Foer. Vengono per l’eredità lasciate dai principi Gonzaga. Ovunque ti giri, una meraviglia. Palazzo Ducale, Palazzo Te. La rotonda di San Lorenzo. La casa del Mantegna. Il teatro scientifico del Bibiena. La possibilità di dormire nella Casa di Palazzo Gonzaga, un hotel museo. Ma non è tutto un sogno, certo. Neppure qui, nella città dove si vive meglio in Italia. C’è la decisione tormentata sulla costruzione di un supermercato forse in antitesi a tutta questa bellezza. C’è la storica cartiera Burgo chiusa, che attende il progetto di ristrutturazione dalla nuova proprietà. C’è il porto fluviale e la via per Venezia, ancora più un sogno che una realtà. Ci sono, soprattutto, le indagini in corso sull’inquinamento lasciato negli anni dal petrolchimico. Saranno queste le prossime sfide da vincere per rimanere in testa alla classifica.

Ma intanto quest’anno Mantova, la capitale del Rinascimento, è rinata. Cultura, sicurezza, cibo. Certe volte bastano solo i nomi per capire di cosa stiamo parlando: tortelli di zucca, agnolini, salamelle, torta sbrisolona…

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