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La GdF di Palermo ha proceduto sequestro per l’associazione a delinquere
PALERMO

Sequestro di beni per 700.000 euro a Palermo ad un pluripregiudicato di origini tunisine

La GdF di Palermo ha proceduto al sequestro per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e furto aggravato (VIDEO).

Il Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ha emesso un provvedimento di sequestro di immobili, rapporti bancari e autovetture nei confronti di LAUSGI Khemais (classe ‘88) di origini tunisine ma nato e cresciuto a Palermo e ritenuto uno dei rais della droga allo Zen2, per un valore stimato di circa 700.000 euro, eseguito dai finanzieri del Comando Provinciale di Palermo.

 LAUSGI Khemais è un pluripregiudicato resosi responsabile di numerosi, gravi reati, fra i quali, spicca l’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, oltre al furto aggravato, commesso in concorso con altri nel dicembre 2006 (per il quale è stato condannato alla pena di anni 2 mesi 8 di reclusione) e la ricettazione commessa da ottobre 2006 a gennaio 2007 (condannato alla pena di mesi 10 di reclusione con pena sospesa).

Le indagini dei finanzieri del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo, condotte nell’ambito dell’operazione RAILWAY, dimostrarono il ruolo di vertice di LAUSGI Khemais, inteso “Gabriele” o “il turco”, di un gruppo criminale dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti operante nel quartiere palermitano “ZEN 2” tra giugno 2011 e marzo 2016. Per tali fatti ha riportato una condanna in primo grado alla pena di anni 10 e mesi 8 di reclusione.

Attualmente il LAUSGI è detenuto agli arresti domiciliari, dopo aver trascorso due anni in carcere per i reati di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti commesso nel settembre 2016 e violenza sessuale commessa nel settembre 2018, per i quali è in attesa di primo giudizio.

La Procura della Repubblica di Palermo, tenuto conto di tali condotte, ha pertanto delegato accertamenti economico-patrimoniali agli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, che hanno evidenziato una significativa sproporzione, pari ad oltre 580.000 euro, tra i redditi dichiarati e gli investimenti effettuati nel tempo.

Sulla scorta di tali accertamenti, il Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione ha quindi ritenuto che i beni oggetto dell’odierno sequestro (una villa con piscina e n. 2 appartamenti siti in Carini (PA), n. 2 rapporti finanziari e n. 3 autovetture) fossero in concreto nella disponibilità del proposto e costituissero il reimpiego di guadagni provenienti dalle attività illecite.

Continua l’azione che la Guardia di Finanza palermitana svolge, nell’ambito delle indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Palermo, a contrasto dei patrimoni di origine illecita con la duplice finalità di disarticolare in maniera radicale le organizzazioni criminali e di liberare l’economia legale da indebite infiltrazioni della criminalità consentendo agli imprenditori onesti di operare in regime di leale concorrenza.

Adduso Sebastiano

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