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Sono 67 in Italia, 4 in Sicilia
Cronaca SICILIA

In Sicilia 4 potenziali aree per il deposito di scorie nucleari. 7 le Regioni in Italia

Sono 67 in Italia, 4 in Sicilia, nei Comuni di Palermo, Caltanissetta, Trapani, Calatafimi, Segesta, Castellana, Petralia, Butera.

Sono sette le regioni in cui sono state individuate le aree potenzialmente idonee alla costruzione del deposito nucleare nazionale. Sono Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia. In Italia infatti i rifiuti nucleari non si inceneriscono poiché non consentito dalla legge per una volontà politica, mentre in diverse altre nazioni è consentito.

Nella Tavola generale allegata alla Cnapi (Carta nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee alla localizzazione del Deposito Nazionale dei Rifiuti Radioattivi) sono indicati anche i Comuni interessati nelle sette regioni.

In Sicilia sono state individuate quattro aree potenzialmente idonee per la costruzione del deposito nazionale nucleare. Si trovano nelle province di Trapani, Palermo e Caltanissetta. Nel dettaglio, nei Comuni di Trapani, Calatafimi-Segesta, Castellana Sicula, Petralia Sottana, Butera.

Qui la pagina ove è possibile consultare:

l’avvio della procedura per la localizzazione, costruzione ed esercizio del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e Parco Tecnologico, ex D.lgs. n. 31/2010;

proposta di Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee.

Grazie a molti comitati e associazioni ambientaliste piemontesi (in particolare del vercellese e della Valsesia) che avevano scritto ai ministri Stefano Patuanelli e Sergio Costa per sollecitare la pubblicazione della documentazione inerente lo smaltimento di rifiuti radioattivi, qualche giorno addietro i ministeri dello Sviluppo economico e quello dell’Ambiente avevano finalmente dato il «nulla osta» alla rispettiva pubblicazione della mappa, tenuta rigorosamente chiusa nei cassetti della Sogin, la società di Stato che si occupa dello smantellamento delle vecchie centrali, per tutto questo tempo. La Sogin ha tenuto un consiglio straordinario lo scorso 31 dicembre.

Dalla pubblicazione del 5 gennaio inizia il processo che nel giro di qualche anno porterà alla localizzazione del sito che in un primo momento dovrà contenere 78 mila metri cubi di rifiuti a bassa e media intensità e poi anche 17 mila metri cubi ad alta attività, questi ultimi per un massimo di 50 anni (per poi essere sistemati in un deposito geologico di profondità di cui al momento poco si sa).

Per il Deposito e il Parco tecnologico è prevista una spesa di 900 milioni di euro, che saranno prelevati dalle componenti della bolletta elettrica pagata dai consumatori.

Nei sessanta giorni successivi alla pubblicazione del 5 gennaio parte la «consultazione pubblica». Le Regioni, gli enti locali e i soggetti interessati potranno formulare le loro osservazioni e proposte tecniche alla Sogin.

È la prima consultazione pubblica che si svolge in Italia. In generale l’iter non si preannuncia facile, visto che bisognerà raccogliere il consenso delle comunità interessate e delle istituzioni locali. La consultazione pubblica durerà in tutto quattro mesi, compreso anche il «seminario nazionale» che Sogin dovrà organizzare, e una successiva rielaborazione di tre mesi che darà luogo alla «Carta nazionale delle aree idonee».

Poi si passerà alla fase delle «manifestazioni di interesse» dei territori. Il tutto in un periodo di pandemia, con le immaginabili difficoltà che si aggiungeranno ad una procedura di per sé complessa. Una volta individuato il sito serviranno quattro anni per la costruzione.

La Sogin è la società dello Stato italiano responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare.

È nata nel 2001 e costa agli italiani di sole spese di gestione circa 130 milioni l’anno, pagati in bolletta. Di rinvio in rinvio ha programmato la fine del decommissioning nucleare al 2036, 49 anni dopo il referendum del 1987. La società ha accumulato enormi ritardi nella messa in sicurezza dei rifiuti nucleari nazionali e nello smantellamento degli impianti, spendendo sinora, tutti prelevati sempre dalla bolletta elettrica, più di 4 miliardi di euro per completare circa il 30% dei lavori (che dovrebbero finire, appunto, nel 2036).

In atto i rifiuti nucleari da attività medicale e industriale e quelli derivanti dallo smantellamento delle centrali atomiche italiane, oggi sono 23 i siti provvisori, come l’area vercellese di Saluggia in Piemonte o i depositi nucleari della Casaccia alle porte di Roma, dove sono conservati nelle more della realizzazione del deposito nazionale di superficie.

Il Centro per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione dell’ISPRA, oggi confluito nell’ISIN, a fine 2020 ha pubblicato a partire dal 2000, l’Inventario nazionale dei rifiuti radioattivi, aggiornato annualmente. L’Inventario, che comprende anche il combustibile esaurito e le sorgenti dismesse, viene elaborato con dati relativi a volumi, masse, caratteristiche fisiche, chimiche e radiologiche, caratteristiche dei contenitori e condizioni di stoccaggio dei rifiuti. Il documento è predisposto sulla base dei dati che annualmente i diversi operatori, ai quali compete la responsabilità primaria della detenzione e gestione in sicurezza dei rifiuti stessi, trasmettono all’Ispettorato.

Esercente Impianto
SO.G.I.N. SpA Centrale di Caorso
Centrale del Garigliano
Centrale di Latina
Centrale “Enrico Fermi”
Impianto EUREX
Impianto Plutonio
Impianto ITREC
Impianto OPEC 1
Impianto Bosco Marengo
ENEA NUCLECO1
Reattore di ricerca Tapiro
Reattore di ricerca TRIGA RC1
Commissione Europea CCR EURATOM di ISPRA
Deposito Avogadro S.P.A. Deposito Avogadro
Altri Operatori
Campoverde srl Deposito Campoverde
Campoverde srl, in seguito a fallimento Controlsonic Deposito Controlsonic
CEMERAD (in custodia giudiziaria) Deposito Cemerad
CESNEF Reattore L54M CESNEF
PROTEX Depositi Protex
SICURAD Deposito SICURAD
LivaNova Site Management (già SORIN Biomedica SpA) Deposito LivaNova
Università di Pavia Reattore LENA
Università di Palermo Reattore AGN

Adduso Sebastiano

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