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DNA dell’indagato confermano il reato di violenza sessuale aggravata
Cronaca Sicilia

Il Dna del nascituro conferma la violenza dell’operatore socio sanitario sulla disabile

I primi accertamenti effettuati dalla Polizia Scientifica di Enna sul DNA dell’indagato confermano il reato di violenza sessuale aggravata.

Ci eravamo occupati di questo caso nell’articolo “8 Ottobre 2020 In carcere per violenza sessuale su una donna disabile a lui affidata (VIDEO) … La Polizia di Stato ha eseguito la decorsa notte, il fermo in carcere disposto dalla Procura della Repubblica di Enna del reo confesso”.

I Pubblici Ministeri, Dott.ssa Leonte Stefania e Dott. Orazio Longo della Procura della Repubblica di Enna diretta dal Dott. Palmeri Massimo, a seguito del fermo di indiziato di delitto dell’indagato L.A. di anni 39 nato in provincia di Enna, operatore socio sanitario – infermiere professionale, per il reato di violenza sessuale aggravata dall’aver commesso il fatto ai danni di una donna disabile e nel momento in cui la stessa era a lui affidata, hanno disposto di effettuare la comparazione del DNA dell’indagato con quello del nascituro.

Si ricorda che l’uomo era stato sottoposto a fermo in data 7 ottobre u.s. e che il GIP aveva convalidato il provvedimento restrittivo accogliendo la richiesta di misura cautelare in carcere, difatti il soggetto si trova ancora ristretto presso un istituto di pena siciliano.

Proprio durante il prelievo salivare mediante tampone buccale effettuato dalla Polizia Scientifica presso gli uffici della Squadra Mobile di Enna, l’uomo manifestava segni di insofferenza ed agitazione, motivo che induceva gli investigatori a metterlo alle strette fino a farlo “crollare”, ottenendo una piena confessione che da lì a poco veniva confermata ai due Pubblici Ministeri.

La Squadra Mobile e gli uomini del Gabinetto Provinciale Polizia Scientifica della Questura di Enna, avevano quindi prelevato un campione salivare dell’indagato al fine di procedere ad una eventuale comparazione del DNA in attesa della nascita del bambino.

La donna, che si trovava anche in un reparto dove erano stati trasferiti tutti i soggetti risultati positivi al COVID-19, a seguito del reato di violenza sessuale, è incinta, pertanto bisognava procedere con tecniche di estrapolazione del DNA dal sangue materno, questo per non mettere a rischio la vita del nascituro e della mamma.

A tal uopo, la Procura della Repubblica di Enna si è rivolta, tanto alla Polizia Scientifica quanto alla Dott.ssa Baldi dell’<<Eurofins Genoma Group srl>> per procedere ad una complessa estrapolazione del DNA del nascituro grazie a tecniche di analisi all’avanguardia da effettuare sul sangue della mamma.

Grazie alle conoscenze tecniche del laboratorio italiano è stato possibile comparare il DNA dell’indagato prelevato dalla Polizia Scientifica con quello del nascituro, stabilendo, ad oggi, una compatibilità pari al 99.9%, questo significa che l’indagato è il padre del bambino. Al momento della nascita verrà effettuata, comunque, un’altra comparazione per motivi medico legali ottenendo un dato certo.

Questo ulteriore passo in avanti delle attività investigative permette di escludere la responsabilità, ad oggi, di altri soggetti e rafforza l’ipotesi che l’indagato abbia reiterato nel tempo il reato di violenza sessuale. Proprio i medici ginecologi, interpellati dagli investigatori della Polizia di Stato, escludono che vi sia stato un unico rapporto sessuale, difatti, seppur possibile, è altamente improbabile che l’indagato abbia consumato, contro la volontà della vittima, un solo atto sessuale.

La Procura della Repubblica ha inoltre incaricato due esperte, una neuropsichiatra (dott.ssa Mattina) ed una psicologa (dott.ssa Fazio), per accertare la capacità cognitiva della vittima. Le due consulenti in questi giorni hanno effettuato un’accurata visita della vittima, confermando quanto dichiarato dai testimoni alla Squadra Mobile di Enna, ovvero la totale incapacità della ragazza a prestare qualsivoglia consenso nel consumare un rapporto sessuale, poiché la vittima riesce, con difficoltà, a rispondere ai bisogni primari.

Sono in corso accertamenti per verificare se l’uomo abbia avuto in affidamento altre donne presso la struttura sanitaria “I.R.C.C.S. associazione Oasi di Troina”. Al termine dell’analisi dei dati raccolti dalla Squadra Mobile, la Procura della Repubblica valuterà se disporre accertamenti di carattere sanitario per verificare l’esistenza di segni di violenza sessuale ai danni di altre ospiti della suddetta struttura.

Adduso Sebastiano

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