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Dopo l’ispezione antimafia disposta dal Prefetto di Catania, dei Consiglieri
Cronaca Sicilia

Dei Consiglieri Comunali di Calatabiano (CT) prendono le distanze dal Sindaco

Dopo l’ispezione antimafia disposta dal Prefetto di Catania, dei Consiglieri dichiarano di non essere sorpresi, menzionando fatti e indagini.

I Consiglieri Comunali di Calatabiano, paese in provincia di Catania: Petralia Antonio Filippo, Franco Francesco, Briguglio Giuseppe e D’Allura Silvana, scrivono:

<<L’accesso ispettivo antimafia al comune di Calatabiano disposto dal Prefetto di Catania non ci ha per niente sorpreso, anche perché da diverso tempo avevamo sensibilizzato le istituzioni democratiche del governo nazionale a verificare la regolarità e legalità dell’azione amministrativa locale, soprattutto dopo aver appreso, tramite la lettura di copiosi atti di trascrizione di intercettazioni telefoniche resi accessibili a conclusione dell’operazione giudiziaria della procura di Catania risalente allo scorso giugno 2019 denominata “Isola Bella”, la presenza di gravissimi elementi di indagine concernenti degli anomali rapporti con le organizzazioni mafiose locali a carico del primo cittadino sia in tema elettorale che nella gestione dei pubblici appalti, tanto che avevano formalizzato allo stesso, lo scorso dicembre 2019, una interrogazione con richiesta di chiarimenti con risposta in consiglio comunale. In quell’occasione il dott. Intelisano, nonostante la nostra successiva reitera, si rifiutò di partecipare alla seduta pubblica del consiglio comunale adducendo motivazioni ritenute da noi incoerenti e pretestuose.

Evidentemente, visto quello che è successo ieri al Comune, la strategia portata avanti dal dott. Intelisano in questi anni di fregiarsi del titolo di sindaco per la legalità antimafia solo adottando iniziative quali il cambio di intitolazione di una parco pubblico a favore di una vittima della mafia o, meno recentemente, organizzando l’inaugurazione con inviti altisonanti alle istituzioni militari e politiche per l’inizio dei lavori di un’area mercatale da realizzarsi su un immobile confiscato alla mafia, non gli ha portato i risultati che avrebbe voluto.

In merito all’area mercatale i cui lavori risultano essere stati completati da diversi anni, abbiamo già presentato due interrogazioni sull’abnorme costo dei lavori e sul mancato utilizzo della struttura e il primo cittadino ha risposto che per inaugurare ed aprire al pubblico la struttura attendeva la disponibilità a presenziare l’inaugurazione dell’ex Procuratore Capo della Repubblica di Palermo dott. Caselli, a suo dire, già data ma rinviata per questioni di covid.

Stamane abbiamo chiesto formalmente al segretario comunale dott.ssa Concetta Puglisi di ottenere copia dell’atto del Prefetto Sammartino che ha istituito la commissione ispettiva, alla quale, se ci verrà richiesta, daremo la massima collaborazione>>. Seguono le firme dei Consiglieri.

Ci eravamo occupati della recente commissione ispettiva antimafia presso il Comune di Calatabiano disposta dal Prefetto di Catania su delega del Ministro dell’Interno “28 Dicembre 2020 Una Commissione di indagine disposta al comune di Calatabiano (CT) … L’attività ispettiva della Commissione di indagine, insediatasi in data odierna, sarà supportata nell’espletamento dell’incarico da personale delle Forze di Polizia e dovrà essere perfezionata entro tre mesi dall’insediamento, periodo prorogabile di ulteriori tre qualora necessario … Nel 2000, poco tempo dopo un’altra ispezione prefettizia. Il sindaco di Calatabiano, Giuseppe Intelisano e un consigliere provinciale furono arrestati dai Carabinieri della compagnia di Giarre nell’operazione “Vurpitta”. L’accusa fu di voto di scambio. Il Consiglio comunale venne poi sciolto per infiltrazioni mafiose. Il sindaco venne poi assolto per non avere commesso il fatto e denunciato per associazione a delinquere di stampo mafioso (archiviata).

Come pure l’anno passato abbiamo scritto dell’Operazione ‘Isola Bella’ citata nella nota dei Consiglieri comunali di Calatabiano “18 Giugno 2019 Indagati per mafia, gestivano anche il business a Taormina delle barche per escursione“. Operazione che a chiusura delle indagini da parte della Procura di Catania si concluse con 43 indagati accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, rapina, usura, intestazione fittizia di beni, trasferimento fraudolento di valori e spaccio di stupefacenti.

Di tale investigazione si legge anche nellaRelazione del Ministro dell’Interno al Palamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia” del 2 luglio 2020, nella parte “CRIMINALITÀ ORGANIZZATA SICILIANA” a pagina 178 “… Tra le consorterie mafose di minor rango, ma di pari efferatezza criminale, il clan CAPPELLO BONACCORSI si avvale di gruppi e squadre che agiscono come “braccio armato”, continuando a perseguire i propri interessi nel traffico di stupefacenti e nel settore delle scommesse illegali, nonostante uno dei più noti referenti sia diventato collaboratore di giustizia457. Stessa scelta collaborativa è stata intrapresa da un esponente del gruppo dei CINTORINO, articolazione dei CAPPELLO operante sulla fascia ionica, ai confini delle province di Catania e Messina, in particolare nel comune di Calatabiano (CT). Il soggetto, diventato referente del sodalizio in seguito alla cattura e detenzione di precedenti boss, è stato arrestato nel corso dell’operazione “Isola Bella”458, con la quale è stata disvelata l’operatività delle citate consorterie in estorsioni, usura, trasferimento fraudolento di valori nonché spaccio di stupefacenti …”.

Il 10 dicembre 2020 nel processo abbreviato davanti al Gup (Giudice per le Udienze Preliminari) Stefano Montoneri del Tribunale di Catania, la sentenza ha visto 21 condanne e 4 assoluzioni per uno dei tronconi della maxi operazione “Isola Bella” con cui, nel 2019, il Gico (Gruppi d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata) della Guardia di Finanza di Catania con i colleghi della Compagnia di Taormina hanno documentato le mani dei clan mafiosi etnei dei Cintorino-Cappello e dei Santapaola-Ercolano sull’industria delle vacanze all’Isola Bella, la punta di mare vip a Taormina, arcinota in tutto il mondo. Un’indagine che oltre a fotografare le pressioni mafiose nell’ambito del redditizio settore delle attività economiche legate all’Isola Bella, ha pure monitorato per mesi la “piazza di spaccio” gestita dal gruppo mafioso catanese tra Calatabiano, Giardini Naxos e Taormina, incentrata sullo smercio di cocaina, hashish e marijuana. Un’indagine che s’è avvalsa anche delle rivelazioni del pentito Carmelo Porto, uomo storico del clan Cintorino, che pochi giorni dopo il blitz decise di collaborare con la giustizia. La pena più alta è stata inflitta al boss Sebastiano Trovato, venti anni di reclusione. A Mario Pace, esponente storico del clan Cappello, ai figli Antonino e Giuseppe e alla compagna Agnese Brucato sono stati inflitti rispettivamente 12 mesi di isolamento in continuazione con la pena dell’ergastolo che sta scontando, e poi la pena di 6 anni e 8 mesi ciascuno. Ecco tutte le condanne inflitte dal Gup: Pasqualino Bonaccorsi, 12 anni 10 mesi e 20 giorni; Agnese Brucato, 6 anni e 8 mesi; Domenico Calabrò, 3 anni 4 mesi e 28 mila euro di multa; Fortunato Cicirello, 3 anni (in “continuazione” con un’altra condanna); Francesca Colosi, 10 anni, 2 mesi e 20 giorni; Giuseppe D’Arrigo, 10 anni, 2 mesi e 20 giorni; Gaetano Di Bella, 15 anni, 6 mesi e 20 giorni; Luigi Franco, 12 anni, 6 mesi e 20 giorni; Gaetano Grillo, 11 anni, un mese e 10 giorni; Giuseppe Leo, 3 anni, 4 mesi e 28 mila euro di multa; Salvatore Leonardi, 4 anni, 8 mesi e 1400 euro di multa; Silvestro Macrì, 13 anni, 5 mesi e 9 giorni; Giuseppe Messina, 10 anni, 6 mesi e 20 giorni; Antonio Pace, 6 anni e 8 mesi; Giuseppe Pace, 6 anni e 8 mesi; Mario Pace, 12 mesi di isolamento diurno a titolo di continuazione dall’ergastolo; Carmelo Pennisi, 6 anni 8 mesi e 60 mila euro di multa; Carmelo Porto, 9 anni 9 mesi e 10 giorni; Gaetano Scalora, 4 anni (in “continuazione” con un’altra condanna); Damiano Sciacca, 4 anni, 6 mesi e 42 mila euro di multa; Sebastiano Trovato, 20 anni. Il Gup Montoneri ha invece assolto Francesco Bellingheri, Carmelo Bonaccorsi (difeso dall’avvocato Maria Caterina Caltabiano), Salvatore Fichera (assistito dall’avvocato Michele Pansera) e Giuseppe Timpanaro. Assoluzioni parziali per Agnese Brucato, Gaetano Di Bella, Salvatore Leonardi, Mario Pace. Antonino e Giuseppe Pace, difesi dall’avvocato Maria Lucia D’Anna, sono stati assolti da alcune estorsioni. Il Gup ha emesso sentenza di non luogo a procedere per Emanuele Sorrentino per morte del reo. Le motivazioni saranno depositate tra novanta giorni dal dispositivo.

Adduso Sebastiano

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