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Cronaca Sicilia

Chiede l’esercito il Presidente della Regione Siciliana

L’esercito, poiché teme le conseguenze dei 31 mila siciliani che dal Nord-Italia sono giunti nell’Isola. I casi di Coronavirus in Sicilia.

Il Presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci chiede “l’intervento dell’Esercito” per “contrastare chi arriva dal Nord Italia nell’isola”. Lo ha annunciato a Mezz’ora in più su Rai3.

“I prefetti sono stati avvertiti – ha detto Musumeci – si tratta di destinare una parte dei soldati che già sono su strada ai controlli nei punti di arrivo nell’Isola. In Sicilia ci prepariamo al peggio, anche se fino a questo momento la diffusione appare contenuta con 188 positivi e 71 ricoverati, di cui 15 in terapia intensiva e due decessi. È chiaro che bisogna essere preparati al peggio e abbiamo già preparato reparti da convertire per realizzare 1.000-1.500 posti per ospedalizzazione ordinaria e 200 posti per terapia intensiva”.

Per il Presidente Musumeci “è chiaro che bisogna prepararsi al peggio” poiché – ha detto “siamo preoccupati per le 31 mila persone che sono arrivate in Sicilia. Abbiamo istituito un numero verde per autodenunciarsi e 31 mila persone si sono denunciate, ma quante altre migliaia non si sono registrate? Servono uomini in divisa per controllare i punti di arrivo contro lo sciocco e il furbo e che mette a rischio il sacrificio fatto da 5 milioni di persone. Ho chiesto pure l’esercito, non ci rimane che altra soluzione che l’impiego dell’esercito, bisogna modificare l’assetto e destinare soldati ai punti di arrivo. Se diamo la possibilità ai soldati di essere anche agenti di sicurezza si viene a creare un deterrente. Ieri ho parlato con la Ministra dell’interno Lamorgese”.

E ancora sui trasporti ha aggiunto il Presidente della Regione Siciliana “Ho chiesto al Ministero dei trasporti di predisporre una ordinanza che blocchi non solo tutti gli arrivi di notte in Sicilia ma che li limiti anche di giorno”. Come avevamo pubblicato ieri, il limite era solo per i treni notturni “14 Marzo 2020 A Messina arriva l’Intercity. Il Ministero dei Trasporti ferma i treni notturni per il Sud”.

Intanto si è messo in auto-isolamento domiciliare il sindaco di Licata, Pino Galanti, disponendo che lo stesso facciano i ventidue impiegati del Comune dell’Agrigentino. La decisione è stata presa dopo che è risultata positiva al coronavirus la moglie di un impiegato. Disposta la sanificazione dei locali del Municipio.

E c’è allarme “dopo i 19 casi di contagio da coronavirus all’ospedale di Sciacca, richiede le stesse misure di tutela sanitaria approntate nel Lodigiano e del Veneto”. A sostenerlo oggi sono i sindaci di 17 comuni del versante occidentale della provincia di Agrigento, i quali si sono rivolti alle massime autorità dello Stato per manifestare preoccupazione per quella che hanno definito “la condizione di incalzante emergenza che si sta determinando per la potenziale diffusione del contagio”.

E a Catania, in atto la provincia con più casi accertati di Covid-19, una coppia catanese, marito e moglie, sono stati entrambi contagiati e c’è stata la necessità di doverli porre in rianimazione, però in due ospedali diversi, poiché la città è arrivata al limite dei numeri di posti disponibili a causa dell’aumentare di pazienti da intubare per via della polmonite virale da coronavirus. Finora il sistema ha retto, ma soltanto perché – sostengono molti medici – i casi sono pochi. Ma se dovessero aumentare la situazione potrebbe diventare insostenibile in quanto ancora non si sa quando in città scatteranno i Covid Hospital e soprattutto quando i posti di rianimazione saranno disponibili.

La Caritas di Catania, in accordo con la Curia di Catania, ha disposto la chiusura di tutti i servizi fino al 25 marzo, salvo ulteriore proroga stabilita dal Presidente del Consiglio dei Ministri. La decisione fa seguito al Dpcm dell’11 marzo poiché, ha comunicato la Caritas, non è più possibile garantire per gli assistiti, i volontari e gli operatori, quelle misure anti-contagio che risultano necessarie per arginare il diffondersi del Covid-19.

“Un gesto, quello della sospensione dei servizi, che consideriamo di estrema sofferenza – ha sottolineato don Piero Galvano, direttore dell’organismo diocesano – a Catania ci sono almeno un centinaio di senza dimora e pertanto chiediamo alle Istituzioni e alla Protezione Civile di pensare anche a loro in questi momenti di estrema difficoltà, perché la loro fragilità e l’assenza di una casa li espongono ancora maggiormente a questa situazione”.

Nell’immagine di coperti i casi di Coronavirus riscontrati nelle varie province dell’Isola, aggiornati alle ore 12 di oggi domenica 15 marzo, così come segnalati dalla Regione Siciliana all’Unità di crisi nazionale. In totale sono 188 i casi positivi registrati dall’inizio, di cui 71 ricoverati (15 in terapia intensiva), 108 in isolamento domiciliare, sette guariti e due deceduti. Questa la divisione nelle varie province: Agrigento, 20; Caltanissetta, 2; Catania, 91; Enna, 2; Messina, 10; Palermo, 33; Ragusa, 4; Siracusa, 15; Trapani, 11. Il prossimo aggiornamento avverrà domani. Si raccomanda di attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dal Ministero della Salute per contenere la diffusione del virus. Per ulteriori approfondimenti visitare il sito dedicato www.siciliacoronavirus.it o chiamare il numero verde 800.45.87.87.

L’opinione.

In una Nazione civile, un’emergenza dovrebbe valere per tutti. E invece appare e si direbbe di tutta evidenza, che già ancora prima della sua ufficialità, è stato da qualcuno diffuso anticipatamente il Dpcm dell’8 marzo, come per innescare una partenza allarmistica e incontrollata verso il Sud. Evento che in un certo senso, da un lato avrà alleggerito la potenziale ulteriore pressione sanitaria-sociale al Nord (poichè, tanto per adesso i cittadini del meridione non giovano alle imprese private e pubbliche della Lombardia e Regioni limitrofi), ma per un altro verso ha di certo posto il Sud e la Sicilia in una situazione potenzialmente drammatica, come d’altronde sta accadendo.

Adduso Sebastiano

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