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65enne positivo al coronavirus
SARDEGNA

Positivo al nuovo coronavirus muore durante i soccorsi. Fatale una crisi respiratoria

Una crisi respiratoria causata da una polmonite ha ucciso un 65enne di Seui positivo al coronavirus. Operatori del 118 indagati.

Seui è un comune italiano di 1 253 abitanti della provincia del Sud Sardegna (SU) il cui capoluogo e Carbonia, nella subregione storica della Barbagia di Seùlo (una regione storica della Sardegna centrale) che si trova a 820 metri sul livello del mare, risultando il sesto paese della Sardegna per altimetria.

Eppure il nuovo coronavirus Sar-cov-2 è arrivato anche lì, causando la pericolosa e a volte letale malattia Covid-19.

È stata infatti una crisi respiratoria, derivata da una contemporanea polmonite, ad uccidere Carlo Lobina, il 65enne di Seui, positivo al coronavirus, morto sabato scorso mentre tentava di raggiungere a piedi, attraverso una stradina di 200 metri tutta in salita, l’ambulanza del 118 che lo avrebbe dovuto trasportare a Cagliari, visto l’aggravarsi delle sue condizioni.

Questa relazione clinica sarebbe emersa dall’autopsia eseguita oggi nell’ospedale cagliaritano Santissima Trinità dal medico legale Nicola Lenigno, perito della Procura di Lanusei che indaga sul decesso.

Nel frattempo per questa morte ci sono stati degli indagati. Il Sostituto procuratore di Lanusei, Gualtiero Battisti, ha iscritto sul registro i 4 operatori del 118 che si erano occupati dell’intervento. Per tutti l’ipotesi di reato è omicidio colposo.

Il Pm ha notificato ai 4 indagati la facoltà di poter nominare un proprio consulente in vista dell’autopsia sul corpo della vittima che verrà effettuata domani dal medico legale Nicola Lenigno in una sala speciale messa a disposizione dal Santissima Trinità, unico ospedale Covid di Cagliari. Anche la famiglia del 65enne, assistita dall’avvocato Marcello Caddori, ha indicato un proprio esperto che parteciperà all’accertamento tecnico non ripetibile.

Sottoposti ieri a un primo interrogatorio, la versione fornita al Magistrato dai soccorritori del 118 non collima con la ricostruzione dell’avvocato Caddori: nessuno avrebbe chiesto al paziente di raggiungere l’ambulanza a piedi – l’abitazione di Lobina è in una viuzza stretta e il mezzo non poteva passare – ma lo avrebbe deciso di sua iniziativa.

Gli stessi operatori avrebbero anche detto di non essersi accorti che l’uomo caduto a terra esanime a pochi metri dall’ambulanza fosse il paziente che avrebbero dovuto trasferire a Cagliari. Quando se ne sono resi conto, hanno tentato anche di rianimarlo con un messaggio cardiaco manuale, senza quindi defribillatore, ma per lui non c’era più nulla da fare.

Adduso Sebastiano

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