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Il Presidente del Governo regionale siciliano di centrodestra naviga in acque agitate

Quattro assessori su undici del Presidente Musumeci sono sotto inchiesta. Nominata una Commissione per il buco da 2100milioni di euro.

“…Non sono in commissione antimafia Nico’? Appena arrivano le lettere anonime sulla massoneria… Nico’ appena ti arrivano quattro lettere anonime, non si capisce?… arrivano cose sulla massoneria … tutte cose arrivano e io se sono cose di altri paesi… quando sono cose di qui le prendo io e le strappiamo. Se sono cose serie le mandiamo alla procura, ma devono essere cose serie con riscontro, capito, che fai scherzi, secondo te non le so?”. Parlava così Giovanni Lo Sciuto con un consigliere comunale di Partanna. Perché il politico di Castelvetrano finito agli arresti nell’inchiesta trapanese, lo stesso che in privato si vantava della sua conoscenza con Matteo Messina Denaro, sedeva proprio nella Commissione Regionale Antimafia, allora presieduta da Nello Musumeci.

I 5stelle, nel silenzio generale degli altri partiti, commentano attraverso il loro capogruppo Francesco Cappello “i voti di chi è ora indagato o peggio arrestato hanno contribuito a portare Musumeci alla guida della Regione”.

Il Presidente della Regione Musumeci ribatte che bisogna “rispettare nel silenzio il lavoro dei Magistrati”.

Nel frattempo sono quattro gli assessori regionali sotto inchiesta tra gli undici attuali: Mimmo Turano, Marco Falcone, Toto Cordaro e Roberto Lagalla. Il primo a finire in una inchiesta, alla fine di novembre dello scorso anno è stato Mimmo Turano, assessore Udc alle Attività Produttive che è stato raggiunto da un avviso di garanzia con l’accusa di corruzione e abuso d’ufficio. Ad inviarlo è stata la Procura di Trapani nell’ambito dell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari Giuseppe Pirrello, 59 anni, di Alcamo, l’ingegnere capo del Genio Civile che a febbraio era stato nominato anche commissario dell’Istituto Autonomo Case Popolari, arrestato insieme ad un assessore di Castellamare e a due imprenditori. La seconda vicenda si ebbe a gennaio, quando a finire indagato e a dirsi comunque sereno, è stato l’assessore alle Infrastrutture Marco Falcone che è finito nel mirino della Magistratura insieme al capogruppo di Forza Italia Milazzo. L’indagine verte su presunte pressioni fatte da Milazzo nei confronti di Falcone per sostituire alla guida dell’Iacp Calogero Belingheri. In quel caso Musumeci ribadì la sua fiducia in Falcone. La terza vicenda è più recente e riguarda l’assessore al Territorio e ambiente Toto Cordaro finito fra i 96 indagati dalla Procura di Termini Imerese in un calderone di accuse variegato che riguarda le campagne elettorali dal 2014 al 2017. In questa inchiesta c’è anche un giallo su una omonimia denunciata dallo stesso Cordaro e poi parzialmente smentita dalla Procura di Termini Imerese ma non per vie ufficiali. Infine il terremoto politico giudiziario di ieri nel quale compare anche il nome dell’assessore regionale all’iIstruzione e Formazione professionale Roberto Lagalla in un ruolo marginale e per vicende che lo riguardano come Rettore dell’Università di Palermo per le quali si dice sereno.

Inoltre, tra eletti e trombati, sono una ventina le candidature finite sotto le indagini degli inquirenti. Si stima che muovessero circa 150mila voti in tutto, tantissimi se si pensa che Musumeci sconfisse Cancelleri con centomila voti di scarto. Centomila voti di differenza che delle inchieste appaiono di allarmante derivazione ?  Dei sedici deputati indagati, tredici fanno capo alla coalizione che sostiene il governo.

Nel frattempo Claudio Fava del Movimento Cento Passi e Presidente dell’attuale Commissione Regionale Antimafia fa sapere con una lettera al Presidente dell’Assemblea Regionale “Ho chiesto al Presidente Miccichè di calendarizzare urgentemente un dibattito in aula con la presenza del governatore Musumeci. Non pensiamo che il tema sia quello di chiedere in maniera ripetitiva e ossessiva le dimissioni del Presidente della Regione o dei suoi Assessori, ma è indispensabile una discussione parlamentare su quanto sta avvenendo nella Giunta di governo e nella sua maggioranza. Un quarto dei deputati dell’Ars e quattro assessori su undici sono indagati. Solo Musumeci, con il suo pervicace silenzio, può fare finta che questo sia in quadro politico normale. Noi non lo riteniamo normale e vogliamo discuterne in Aula”.

“Le indagini della magistratura condotte su ambienti e uomini politici sono sempre una garanzia per la buona politica. Garanzia di costante monitoraggio, controllo, verifica ma anche deterrenza, specie in una terra assai difficile come la Sicilia. Ma attenti a non trasformare l’indagato in colpevole. Voglio essere più chiaro: mi fanno paura i politici giacobini, i sanculotti in servizio permanente, quelli che come iene e sciacalli aspettano, dietro l’angolo, la notizia di giornale per emettere sentenze di condanna e dare lezioni di moralità. I moralisti per professione sono una brutta categoria: usano la giustizia inquirente come arma politica per colpire un avversario altrimenti invulnerabile o per coprire proprie inefficienze, colpe e persino doli, come fatti anche recenti dimostrano”. Lo dichiara, in una nota, il Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, in risposta ad “alcune prese di posizione dell’opposizione all’Ars sul “silenzio” del governatore” dopo le vicende giudiziarie dei giorni scorsi.

A Musumeci replica Cancelleri dei 5stelle: <<Invocavamo l’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa ) per il controllo del voto in Sicilia durante le ultime elezioni regionali e ci prendevano in giro, qualche deputato “illuminato” ironizzava, invitandoci perfino a chiedere l’intervento dei Caschi blu. Purtroppo non esageravamo e i fatti ci stanno dando ragione, ed è dovuta intervenire la magistratura per portare alla luce parecchi presunti episodi di voto di scambio e di corruzione. Il risultato è che le ultime consultazioni regionali rischiano di essere state pesantemente falsate, mentre all’Ars abbiamo 16 indagati, quasi tutti della maggioranza di Musumeci. Musumeci ha ritrovato la parola? Sono contento e speriamo che trovi ora anche la strada delle riforme. Se ne avesse fatta una per ogni indagato della sua maggioranza, la Sicilia sarebbe l’Eldorado e invece l’isola affonda senza che questo Esecutivo riesca a cavare un misero ragno dal buco>>.

Intanto è stata creata una Commissione d’indagine per accertare l’origine e la configurazione dei 2,1 miliardi di disavanzo maturato durante le precedenti legislature con cui il governo Musumeci si è ritrovato a gestire le conseguenti difficoltà a riequilibrare i conti pubblici. I componenti sono tutti esterni all’Amministrazione e svolgeranno l’incarico a titolo gratuito. La Commissione istituita dal vicepresidente e assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, sarà coordinata da Giovanni Sapienza, già direttore generale del dipartimento del Bilancio e costituita da: Esmeralda Bucalo, docente di diritto costituzionale dell’Università di Palermo, Riccardo Compagnino, commercialista e da Raffaele Mazzeo, commercialista, esperto in controllo dei conti pubblici. E come previsto dal rispettivo decreto assessoriale, dovrà “accertare in tempi brevi le cause che hanno prodotto il disavanzo acclarato dalla Corte dei Conti con la sentenza 1/2019, l’effettiva configurazione e la composizione”. Sullo sfondo c’è, infatti, la sentenza del gennaio scorso della magistratura contabile (Sezioni riunite della Corte dei Conti in speciale composizione) che ha confermato l’entità del disavanzo già accertata dalla sezione siciliana della Corte dei Conti. Infatti il disavanzo accertato al 2017 è diventato un ordigno ad orologeria, dice il vicepresidente e assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao “che abbiamo, tuttavia, in gran parte disinnescato grazie all’accordo concluso il 22 dicembre scorso con lo Stato, che ci consente di spalmare 1,6 milioni di disavanzo in 30 anni. Nel frattempo, prosegue il negoziato con lo Stato per garantire, nonostante questa pesante eredità, gli equilibri di bilancio. Il Governo regionale è impegnato direttamente e da parte del Mef c’è ampia disponibilità”.

Frattanto nell’inchiesta della Procura di Termini Imerese che sta ricostruendo in Sicilia un sistema fondato su favori e promesse di posti di lavoro in cambio di voti e di cui ci siamo occupati in un precedente articolo “Sicilia, favori in cambio di voti, 96 indagati tra assessori, deputati, sindaci e l’ex governatore Cuffaro” si è dimesso Il sindaco di Termini Imerese Francesco Giunta, eletto nel 2017 in una lista civica di centrodestra, dopo la chiusura indagini a carico suo e di altre 95 persone per voto di scambio alle elezioni regionali e comunali di due anni fa. Giunta è indagato anche per peculato in relazione a un presunto uso privato dell’auto di servizio del Comune. Un nuovo colpo per la città dopo gli arresti dei vertici della Blutec [“Termini imerese (PA) arrestati presidente e ad della Blutec, spariti 21 milioni“], la società che ha rilevato l’ex stabilimento Fiat.

Adduso Sebastiano

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