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Tangenti all’Anas in Sicilia, altri arresti

Tangenti a Catania nella sostituzione di barriere guardrail o nella manutenzione del verde lungo le arterie stradali. Un sistema quasi impenetrabile.

Ci eravamo già occupati delle tangenti Anas in Sicilia “22 Settembre 2019 Mazzette e omertà all’Anas di Catania. Un classico del sistema pubblico”, “18 Ottobre 2019 Sicilia e corruzione, altri arresti all’Anas per tangenti”.

Ma come si dice: non c’è due senza tre. E così sono nuovamente scattate le manette per nove persone, tra cui Giorgio Gugliotta, il capo nucleo C dell’area gestione Anas di Catania gli imprenditori Amedeo Perna (della «Ifir tecnologie stradali» di Milano), Santo Orazio Torrisi (della «Sicileverde Srl» di Aci Sant’Antonio), Giuseppe Ciriacono (della ditta «Italpress costruzioni Group Srl» di Caltagirone) e Vincenzo Baiamonte (dipendente della «Safe road Srl» di Misilmeri). Una nuova misura cautelare ha inoltre raggiunto i tre funzionari Anas già arrestati Riccardo Carmelo Contino, Giuseppe Panzica e Giuseppe Romano che erano ai domiciliari e che vi restano e l’imprenditore di Termini Imrese Pietro Matteo Iacuzzo (della «Iasp Srl») che dagli arresti domiciliari va in carcere. Il nuovo provvedimento è la terza misura cautelare adottata nell’ambito dell’inchiesta sulla corruzione all’Anas che ha già portato all’arresto di nove persone, al controllo di appalti per quattro milioni di euro e all’individuazione di profitti criminali per 500 mila euro.

Questa volta è emerso che gli affari dietro le mazzette erano incentrati nella sostituzione di barriere guard-rail incidentate e nella manutenzione del verde lungo le arterie stradali. Il provvedimento di oggi è la terza misura firmata dal Gip del Tribunale di Catania su richiesta della Procura distrettuale, condotta dal nucleo di Polizia economico-finanziaria di Catania. Nelle due precedenti ordinanze sono state emesse nove misure restrittive relative al controllo di appalti per milioni di euro.

Ma sono le parole del Colonnello Francesco Ruis, Comandante del Nucleo di polizia economico e finanziaria della Guardia di finanza di Catania che dovrebbero fare riflettere, ma tutti, dallo scranno più alto all’ultimo sgabello del sistema Italia e Sicilia (e figurarsi in questa Nazione Italia ove regna culturalmente l’omertà e la corruzione compulsiva e persino legalizzata) “Avevano la consapevolezza di avere messo in piedi un sistema che difficilmente poteva essere scoperto se non attraverso la collaborazione di qualche imprenditore che nel tempo si stancava“.

E ancora aggiunge il Colonnello della Guardia di FinanzaAll’interno dell’Anas come tutti gli uffici pubblici non è facile entrare. Non sono luoghi accessibili in cui gli investigatori riescono a passare inosservati. E oggi i delinquenti sanno quali sono le tecniche di indagine adottate e fanno bene attenzione all’utilizzo di telefoni, pc, apparati. Anche le modalità con cui si consegnavano le mazzette era fatta in modo che se ci stava una ripresa comunque era l’imprenditore che volontariamente stava lasciando non si sa che cosa dentro l’ufficio“.

L’opinione.

Proprio ieri sera raccontavo che diversi anni addietro (quando ero un po’ ingenuo e inconsapevole come d’altronde tantissimi giovani di oggi che non sanno di vivere in una giungla fatta anche di predoni costituzionali), in una riunione di categoria salì sul palco e dissi che era ora di finirla in assessorato regionale di entrare in ascensore al primo piano con il borsello per poi uscirne senza (avevo iniziato a firmare la mia condanna lavorativa). Un avvocato nella sala chiese la mia espulsione. Un presidente di un’associazione mi disse che non dovevo neanche avvicinarmi a lui. Ecco perché, memore di quel mio “errore” (e tanti altri analoghi) lancio oggi un maturo accorato appello a tutte le “giustamente” corrotte forze politiche e sociali, di destra, sinistra e centro, nonché alle Istituzioni, Giustizia, Burocrazie, Ordini Professionali e Società Civile. Unitevi per fare urgentemente cadere questo Governo, così che il prossimo, il vostro Governo, finalmente spazzerà quell’obbrobrio, la cosiddetta “Spazzacorrotti” che è stato ’insulto, una vera e propria blasfemia, alla democratica mentalità corruttiva dell’Italia e soprattutto della Sicilia. Ma fate presto, diversamente così continuando, altri pochi anni e si rischia di fare debellare la corruzione, ovverosia quell’annosa quanto mimetizzata sociopatia culturale del sistema italiano e specialmente siciliano che aveva ormai “finalmente” avvelenato buona parte della società adulta, innanzitutto nei trasversali “Piani alti”, intossicando a cascata pure quella giovane.

Adduso Sebastiano

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