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Rosolini, Noto, Pachino ...
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Sicilia, le stazioni ferroviarie chiuse: Rosolini, Noto, Pachino …

Dei cittadini, al grido “Non c’è un Nord e un Sud ma solo un’Italia” raccontano l’abbandono in cui sono state lasciate le loro stazioni e i rispettivi collegamenti.

Siamo nella stazione ferroviaria di Rosoliniinizia così il video delle otto persone che alternandosi, con evidente amarezza, raccontano le condizioni di totale abbandono in cui versano le stazioni ferroviarie e i collegamenti dei loro rispettivi paesi – come potente ben vedere è rimasta solo la panchina per potere prendere il treno. La stazione ferroviaria ormai è dismessa, è chiusa, in quanto è stata adibita ad un ristorante albergo, non ci sono i servizi igienici e non c’è neppure la possibilità di fare un biglietto in questa zona, è tutto nel totale abbandono”.

Si cambia la zona e prosegue nella descrizione un altro del gruppoQui siamo a Noto Marina, oggi meta di turismo mondiale, migliaia e migliaia di turisti vengono da tutto il mondo per visitare questi splendidi luoghi. Eppure un tempo esisteva una linea ferrata che da noto conduceva a Noto marina. Oggi purtroppo questa linea ferrata è stata dismessa e questa grande opportunità per il turismo non esiste più”.

Ci si sposta ancora e cambia pure l’interlocutore che dice Siamo a Noto Città patrimonio dell’umanità, Qui la stazione è stata dismessa ed esistono solo le panchine per il transito dei treni. Da qui una volta attraverso la linea ferroviaria che conduceva a Pachino si potevano raggiungere le località balneari di Noto marina e di Vendicari, oggi non è più possibile seppure queste località siano divenute mete turistiche importati e affollatissime. Bene, analizzata la triste realtà della ferrovia netina ora ci spostiamo a Pachino”.

E nuovamente si cambia luogo e anche chi espone la situazioneQua ci troviamo nella stazione ferroviaria di Pachino abbandonata anche questa, siamo nella parte più a Sud della Sicilia perché siamo vicino a Capo Passero. Si parla sempre di grandi opere, della freccia rossa, freccia grigia, freccia di tutti i colori a Nord e qua non ci è rimasta neanche una freccia spuntata”. Continua un altro del gruppo La stazione di Pachino, come ben Giuseppe ha preceduto nella discussione, anche aggiungo che negli ani passati che ormai è stata chiusa la stazione, si sono persi tante opportunità per quanto riguarda lo scalo merci, visto che Pachino, grande produzione mondiale del ciliegino, ovviamente aveva uno scalo merce per lo smercio e la spedizione di produzione di Pachino. Oggi viene tutto trasportato su gomma, quindi l’opportunità che aveva Pachino sulla ferrovia ormai non c’è più”. Cambia ancora colui che parlaCome potete vedere qui abbiamo quattro linee ferrate. Questa stazione che ora è completamente in disarmo dovrebbe essere pienamente attiva, pullulante di persone, di merci, di attività, sia per quanto riguarda il traposto di persone che per quanto riguarda il traffico commerciale e invece è completamente in disuso. Giorno 11 gennaio venite con noi, noi faremo questa esperienza, vedremo insieme le condizioni della ferrovia siciliana, noi abbiamo fatto l’esempio della zona Sud dove viviamo, riteniamo purtroppo che le condizioni di tutta la ferrovia siciliana sicuramente non saranno diverse da quelle che riguardano la nostra zona. Venite con noi, ci scambieremo le reciproche impressioni, e cercheremo di capire per quale motivo siamo arrivati a questo punto e che è arrivato il momento, è arrivato il momento di reagire”.

A questo punto tutto il gruppo all’unisono fa sentire un’ultima voce: “Non c’è un Nord e un Sud, ma solo un’Italia”.

La pagina Facebook di questi nostri conterranei che stanno cercando di mostrare le condizioni di abbandono nelle quali si trova la viabilità siciliana, nella fattispecie quella ferroviaria e capirne anche le motivazioni, è  Movimento 24 Agosto – Equità Territoriale – Sicilia.

L’opinione.

Dalle nostre pagine di Vivicentro, redazione siciliana, non possiamo che purtroppo confermare e anche più in generale, le amare considerazioni del gruppo di cittadini di cui sopra. La Sicilia è una Regione forzosamente assoggettata, abbandonata e svuotata da sempre: dallo Stato, Regione, una volta le Province ora le Città metropolitane, Enti vari e innumerevoli, Comuni, Partecipate, Giustizia, Burocrazia, Ordini professionali, Associazioni di categoria, Imprenditoria, Sindacati e cosiddetta nobile società civile. Un’Isola tradita dai trasversali siciliani eletti negli anni che la dovevano e la dovrebbero rappresentare nei due Parlamenti, regionale e nazionali nonché in Europa; sprezzata nel tempo dai Governi regionali e nazionali; ingannata dalle Istituzioni e dai boiardi. I siciliani sono stati in un certo senso obbligati ad adeguarsi, assuefarsi, opportunamente quasi a rassegnarsi, poiché il bisogno poi detta legge, come anche il senso ancora della famiglia impone di preoccuparsi dei figli e, soprattutto, la consapevolezza che si è impotenti innanzi a norme e interpretazioni arroganti, oppressive e subdole, diventa depressione, regressione, appiattimento. Se poi si aggiunge a tutto questo la (guarda caso) parallela mafia, i cittadini sono come in una trappola. Dalle nostre pagine spesso si deve ancora concludere: Come se ne esce ?

Adduso Sebastiano

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Sebastiano Adduso

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